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sabato 17 gennaio 2009

GIUDICI DI PACE: PROPOSTA DI MARINELLO


Si è svolto presso l'Hotel Nazionale di Roma (piazza Montecitorio) l'atteso convegno, organizzato dall'Associazione nazionale giudici di pace (Angdp) sul tema: “Continuità nell'incarico, previdenza, Consiglio superiore della magistratura. Aspetti di uno stesso problema: il giudice di pace, magistrato togato nell'ordinamento giudiziario“. Al centro del dibattito vi sarà la proposta di legge, atto C911 della camera dei deputati, d'iniziativa dei deputati, quali primi firmatari, Giuseppe Marinello, Vincenzo Antonio Fontana, Misuraca, Pagano: “Disposizioni in materia di durata dell'ufficio, trattamento previdenziale e ruolo organico dei giudici di pace“. Giova dire che nella precedente legislatura tale proposta vide, quale secondo firmatario, l'on. Angelino Alfano, attuale ministro della giustizia. Essa, molto schematica ed essenziale, si compone di soli undici articoli, il cui perno è rappresentato dai primi due:

a) art.1. Il rapporto di servizio del magistrato che esercita le funzioni di giudice di pace ha la durata di quattro anni a decorrere dalla data di giuramento e di immissione nel possesso delle funzioni; esso si protrae per ulteriori periodi di quattro anni, subordinatamente al giudizio di idoneità di cui al comma 2-bis (della legge istitutiva ). Viene cosi rimosso l'ostacolo degli attuali tre mandati, un macigno indecente che procura precarietà, contro cui si è espresso il ministro Alfano nella audizione che ebbe a conferire nell'ormai lontano 17 settembre 2008 anche alla nostra associazione (eravamo interlocutori attenti e presenti, ricorda sen. Caliendo, successivamente delegato dal ministro?);
b) art.2. Obbligo di assicurazione. 1. A decorrere dal 1° gennaio 2002 i giudici di pace in servizio in tale data e iscritti alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, di seguito denominata Cassa, sono assoggettati all'obbligo dell'assicurazione per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti. 2. I giudici di pace non scritti alla cassa sono iscritti alla gestione separata presso l'Inps. La premessa è che i gdp non possono essere ritenuti onorari, cioè sostituti del magistrato di carriera (gli ex vice pretori, gli attuali got e vpo ). Essi, occorre ripeterlo sempre, hanno un'autonomia giurisdizionale esclusiva per materia e per valore in civile; hanno una specifica competenza penale. In sostanza sono anch'essi magistrati togati, come tutti possono agevolmente verificare nelle aule penali. Applicano le leggi in nome del popolo italiano.
Mettere fine al precariato. Ci chiediamo, quotidianamente, nell'esercizio di tale gravosa incombenza, possono dei magistrati essere precari? Allo scadere del terzo mandato, tutti a casa con inevitabili effetti paralizzanti per gli uffici, con nuovi tirocini, corsi di formazione e nuova professionalità da creare. Con buona pace del milione e 300 mila sentenze emesse in un anno! Altro che bagattelle. Risposte concrete a chi chiede la tutela del proprio diritto contro vessazioni e abusi. Qual è la serenità di un magistrato, se è precario e privo anche di previdenza? Il reddito prodotto non serve a niente. Se si è avvocati non fa premio su quello professionale e non incide sulla pensione. E chi non è avvocato? Resta completamente a piedi. L'on .Marinello e quanti hanno sottoscritto e gli altri che sappiamo si stanno aggiungendo, hanno messo i piedi nel piatto .
Riforma a costo zero. La riforma è a costo zero per quanto attiene la continuità, anzi rappresenta un notevole risparmio. Si evita una parte delle spese per i concorsi e di formare circa 3 mila giudici, attualmente in servizio, la cui capacità operativa e professionale è garantita da milioni di sentenze emesse in questi anni. La riforma ha un costo minimo per la previdenza. E' previsto un ridimensionamento dell'organico con appropriate e allegate tabelle, che ovviamente non ripeta la frettolosa ed errata riformina Scotti, fatta sostanzialmente per riaprire i concorsi. Un esempio? Ufficio di Pordenone, attualmente composto da sette giudici, che nel decorso anno ha visto un carico di circa 1.500 cause, con un'attribuzione di circa 214 per ogni giudice. L'organico è stato incrementato a 13 componenti, senza un ragionevole bisogno. Ciascun giudice quindi si occuperà in futuro di circa 115 cause. Viva l'Italia che lavora e che vuole lavorare!
Aspetti significativi del disegno di legge Marinello. La presentazione della proposta di legge Marinello ed altri, che accompagna l'articolato è significativa.
Leggiamone alcuni passi significativi: “(_) la figura del giudice di pace, anche per le caratteristiche precisate, esige uno stato giuridico che deve esser definito con riguardo all'impegno a tempo pieno richiesto dall'attività lavorativa svolta, nonché alla rappresentanza istituzionale che garantisca autonomia, indipendenza e durata della funzione (_).
Il rapporto di servizio non può essere limitato nel tempo, ma deve protrarsi secondo criteri di ragionevolezza e in ossequio ai principi della buona amministrazione. Esso deve esser sottoposto a verifiche periodiche sulla quantità e sulla qualità del lavoro svolto, nonché sulla coerenza della condotta alla funzione esercitata”. Sottoscriviamo in pieno. E' la posizione che da tempo stiamo portando avanti con realismo, senza dilatorie fughe in avanti , e che tanti consensi ha riversato nei confronti dei rappresentanti dell'Angdp in occasione delle recenti elezioni nei consigli giudiziari.
E conclude sul punto l'on Marinello: “Si ritiene che sia compito del legislatore intervenire in via di urgenza e nel senso indicato. Infatti un ordinamento giuridico democratico fondato sul lavoro, uno Stato sociale di diritto non può pretendere di adempiere alla funzione giurisdizionale attraverso giudici di pace dei quali voglia perpetuare lo stato giuridico di soggetti precari, né lo stato giuridico del giudice di pace può ancora continuare a ignorare gran parte dei diritti costituzionalmente garantiti a tutti lavoratori dagli articoli 35 e seguenti della Costituzione“.
Questo sul punto, che condividiamo totalmente. Prosegue la relazione accompagnatoria in tema di previdenza: “(_) dal maggio 1995, periodo di inizio dell'attività, i giudici di pace sono rimasti senza copertura previdenziale, a differenza di altre categorie di lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, professionisti e lavoratori parasubordinati ai quali da ultimi è stata garantita una tutela assicurativa previdenziale con la legge 8 agosto 1995, n. 335 .
Tale discriminazione è inaccettabile sia sotto il profilo giuridico-costituzionale sia sotto il profilo sociale. Il problema è maggiormente accentuato in quest'ultimo periodo per effetto della anticipazione da 50 a 30 anni dell'ingresso in funzione. Da qui l'insorgenza di maggiori e pressanti problemi di tutela non solo previdenziale, ma anche assicurativa per questa seconda generazione di giudici (_)”. Non occorre aggiungere altro da parte nostra. Il problema era ben chiaro anche all'on. Angelino Alfano, che, nella sua qualità di ministro, il 17 settembre scorso, ricevendo con molta attenzione la delegazione dell'Angdp e dell'Unagipa, ebbe a formulare chiari auspici di fine del precariato ed attribuzione della previdenza per i gdp , delegando a voce il sottosegretario Caliendo. La riunione si chiuse con l'intesa di un futuro incontro collaborativo per definire quanto era stato discusso. A distanza di quattro mesi il sen.Caliendo non ha inteso convocarci. Sappiamo che gli uffici ministeriali stanno lavorando su un disegno di legge complessivo, che sulla scia dell'affossato disegno di legge Scotti coinvolga anche i giudici onorari di tribunale, ponendoci al servizio dei giudici carriera.
Nulla è certo. Anche questa volta non vorremmo trovarci su un prendere o lasciare, a giochi fatti. Anche questa volta non potrà non essere adeguata .
Il gdp nel Csm. Il convegno infine si occuperà di una terza tematica: la partecipazione dei giudici di pace al Consiglio superiore della magistratura. Anche questa una vecchia battaglia dell'Angdp. Tutti ricordiamo la candidatura del presidente Petrelli, avanzata ovviamente per porre il problema, e il successivo pronunciamento negativo della Cassazione. La partecipazione dei gdp al Csm rappresenta la logica conclusione dei problemi posti, sul significato stesso di essere giudice di pace. Chiediamo una rappresentanza nella forma che la Costituzione permetterà, che comunque superi l'attuale contraddizione di magistrati, facenti parte dell'ordinamento giudiziario, dotati di autonomia funzionale per materia sia in civile che in penale, che in sede disciplinare e conferma nell'incarico sono etero diretti. Non è un problema da poco e anche questo è attuale. I tempi sono maturi, giacché si sta parlando di una riforma più complessiva del Consiglio superiore della magistratura. Con una legge ordinaria abbiamo ottenuto i consigli giudiziari per i giudici di pace. Altrettanto si può fare per il Csm con una forma di presenza compatibile con la costituzione. Certo che lo status quo non è più confacente ai tempi .

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A.S.

A.S.