STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"

lunedì 5 settembre 2016

CHARLIE HEBDO: UNA REDAZIONE (SCARSA) DI PUBBLICITARI

Non ho cambiato la mia immagine nel profilo facebook con la scritta “Je suis Charlie” quando Il 7 gennaio 2015 due uomini incappucciati e armati entrarono nella redazione del giornale #charliehebdo e uccisero 12 persone. Sarò stato uno dei pochi.
Quel giorno fu bollato come un attentato alla libertà di opinione, ma io non credo che si possa definire così. Diciamo che fu un attentato alla libertà di satira. La colpa? Avere offeso con delle vignette il profeta Maometto. 
Per alcuni integralisti musulmani quelle vignette non erano satiriche, ma vere e proprie offese e bestemmie contro il profeta; nella sostanza, c'è chi bestemmia ad alta voce e chi lo fa disegnando.
Quindi, per alcuni, (a differenza di chi sostiene che la libertà di espressione, opinione etc non ha limiti) la satira (che dovrebbe far ridere) ha un limite che non può essere valicabile.
Ora, non volendo scomodare Omero o Aristofane, sennò andremmo troppo indietro nel tempo, con conseguente analisi dei cambiamenti di usi e costumi, è fuor di dubbio che l'ultima vignetta del giornale parigino riferita al terremoto del centro Italia non ha fatto ridere nessuno.
A giudizio di tutti, se il compito della satira è quello di mettere in ridicolo personaggi, ambienti o costumi con toni comici o sarcastici e intenti moralisti, quella vignetta ha fallito il suo scopo e il suo autore ha frainteso il concetto di satira. 
Ma questo, a guardare bene le vignette di Charlie, capita spesso.
Senza contare che anche la satira è un punto di vista (dell'autore) e quindi sottoponibile a giudizi.
Ma una cosa ha funzionato benissimo: il messaggio pubblicitario. 
Quella vignetta, pubblicata su un piccolo giornale parigino si è guadagnata l'apertura di tutti i telegiornali italiani, le dichiarazioni di indignazione di tutti i politici (dal locale al Presidente della Repubblica), le prime pagine di tutti i giornali, gli editoriali di tutti gli editorialisti in circolazione e centinaia di migliaia di post su tutti i social a disposizione del popolo: un successo che ha riportato l'attenzione della gente su quel piccolo giornale parigino che dal 2015, dopo aver incassato la solidarietà da tutto il mondo e milioni di abbonamenti solidali era quasi sparito dalla circolazione (in quanti se lo ricordavano?).
Ma la domanda di un buon pubblicitario è: come fare per attirare l'attenzione su un prodotto?
Nel caso di Charlie, i redattori avranno pensato che era meglio evitare vignette su Maometto, l'esperienza dice che se si incazzano i musulmani integralisti non spediscono un comunicato stampa e non fanno una dichiarazione in TV.
Una vignetta sulla religione cattolica? fatte a centinaia e nessuno si indigna, nemmeno la Chiesa, questo perché Gesù Cristo è a favore della libertà di satira, il Papa è un tipo scherzoso e i preti non leggono Charlie. 
E allora bisogna puntare su un tema di cui si parla spesso, ciò che nell'immaginario collettivo colpisce la coscienza. 
E al momento il soggetto è il terremoto in centro Italia.

Insomma, dal punto di vista satirico i disegnatori di Charlie Hebdo sono proprio scarsi, non fanno ridere, non fanno riflettere, non conoscono il tema e farebbero bene a rileggersi qualche testo di Bergson o qualche performance di Lenny Bruce, ma di sicuro sanno come attirare l'attenzione, anche se...
Lo confesso, ero quasi convinto che i vignettisti di Charlie potessero costituire una buona redazione di pubblicitari per bibite gassate ma poi... un'altra delusione... per rispondere alle accuse piovute da tutto il mondo hanno pubblicato un'altra vignetta in cui si legge (senza nessuna satira e nessun intento dissacratorio) "Non è stato Charlie Hebdo a costruire le vostre case, è stata la mafia".
Non si fa! che succede? Vi siete incazzati?


1 commento:

Anonimo ha detto...

Anche io non ho mai scritto :"Je suis Charlie", intendiamoci , mi è molto dispiaciuto della strage fatta nella redazione del giornale "satirico", ma non a tal punto da identificarmici. Sono a favore della piena libertà di stampa e di satira ma esiste il buon gusto e soprattutto esiste la decenza, due parole che ai redattori della rivista risultano sconosciute. Non mi fa ridere la satira quando urta la sensibilità di un paese colpito da una strage che se è pur vero in parte dovuta ad una mancata osservanza delle leggi che regolano la costruzione di edifici in zone sismiche , si deve anche e in misura maggiore alla natura ed al caso. La vignetta con le vittime fatte a strati come le lasagne è quanto di più orrido abbia mai visto. Non mi hanno fatto mai ridere, stavolta però mi hanno fatto schifo. Trovata pubblicitaria o no.

A.S.

A.S.