STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"

sabato 5 novembre 2016

AMORE MIO... VAFFANCULO!

In amore, la differenza fra un uomo e una donna sta nei Tempi.
Quando un uomo e una donna si incontrano e capiscono che c'è quel “qualcosa” che li potrebbe avvicinare, che potrebbe far iniziare una bella storia d'amore, la donna (solitamente) aspetta che sia l'uomo a fare il primo passo e a dire il fatidico “ti amo”.
Al "ti amo" lei solitamente arrossisce e risponde: anch'io!
Anch'io... cosa?
Però l'uomo capisce!
In verità, durante questa attesa, la donna cerca in tutti i modi di farglielo capire. 
Per esempio, risponde sempre alle sue telefonate e dopo ogni frase ride divertita per testimoniare che con lui sta bene. Oppure capita (ma proprio per caso) che si ritrovino assieme nello stesso pub a bere una birra.
Certo, a seconda del soggetto capita che Lui perda tempo a dichiararsi, non è sicuro di essere corrisposto e voglia qualche indizio in più, e allora cominciano i problemi. 
Perché Lei vorrebbe dirglielo (lo ha già detto a tutte le sue amiche che hanno espresso un giudizio positivo), ma non si fa, dev'essere LUI a fare il primo passo. 
E si rimane in attesa, come se fosse a fare la fila alla Posta con in mano il numerino aspettando la chiamata!
Sono io, sono io!”
Quando finalmente LUI capisce che i tempi sono maturi (solitamente maturano un attimo prima di passare per scemo) si lancia nella fatidica sera con contorno di passeggiata romantica mano nella mano e finalmente pronuncia la fatidica frase.
Lei sorride, risponde “anch'io” e pensa: “E che cazzo, ce n'hai messo di tempo”!
Fin qui, i tempi li decide (volente o nolente) l'uomo. Perché non è cosa buona che una donna si lanci in... dimostrazioni palesi di sentimento amoroso!
Ora... però... capita che dopo un po' di tempo i due si lascino (non tutti i grandi amori vanno a lieto fine).
Qui i tempi di attesa si accorciano notevolmente e cade l'opzione uomo/donna.
Per iniziare con le parolacce, i rimproveri, le maledizioni, e per augurare che qualche auto lo/a travolga, un masso le cada sulla testa e sfondi quel suo cervello bacato, un treno lo/a investa in pieno, non bisogna aspettare giorni, settimane, mesi, in attesa del fatidico “Vaffanculo”, bastano pochi secondi dopo il tremendo “ci dobbiamo lasciare”.
Questo perché uno dei due soggetti è colto di sorpresa, non se l'aspetta, aveva già fatto gli inviti per il matrimonio, e allora chiede: 
“Perché?”
E mentre fa questa domanda il soggetto che ha davanti è passato, come per incanto, da “amore mio” a “brutto/a stronza/o”.
Io dico che potrei innamorarmi follemente di una donna che venisse da me e mi dicesse: “Senti, pensala come vuoi, io ti amo!”

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A.S.

A.S.