lunedì 11 giugno 2018

UN FERMENTO CULTURALE TROPPO FERMENTATO


Nelle fiere, nelle manifestazioni e negli appuntamenti seriali, in alcuni casi si mettono in risalto i libri, in altri casi gli autori, in molte occasioni, nessuno dei due. E questo vale per tutte le manifestazioni di questo tipo. Soprattutto per quelle che durano settimane intere al solo scopo di fare "numero".

Ci sono momenti in cui le sale sono piene perché c’è lo scrittore famoso che presenta il suo libro che fino a quel momento ha letto solo il relatore. Questo perché (così dicono) avendo saputo in anticipo che sarebbe venuto di persona è meglio comprare il libro sul posto così ci scappa l’autografo con dedica e magari anche una foto ricordo. Capita anche che le sale siano piene perché lo scrittore “territoriale” ha tormentato per settimane intere amici e parenti tramite tutti i mezzi social conosciuti e ancora da inventare. A volte persino con velate minacce del tipo “Ti aspetto!” con un punto esclamativo che non lascia scampo. 
Riempire la sala è imperativo categorico per dimostrare di essere scrittore ben seguito non solo sui social! Se l’indomani nessuno si ricorderà di lui, se il libro non si troverà in nessuna libreria fa niente, i quindici minuti di notorietà li ha avuti.

E poi ci sono sempre i "gruppi social" su facebook di scrittori esordienti o emergenti che non emergono mai, dove pubblicare la copertina del proprio libro.

Poi ci sono quelli che scrivono perché non hanno niente di meglio da fare e siccome sono riusciti a riempire settanta pagine di seguito hanno eletto lo scritto a capolavoro da pubblicare ad ogni costo. E lo presentano, perché se hai scritto un libro e non lo presenti a nessuno, a che serve? Sono i cosiddetti scrittori accidentali.

Ma capita anche che (come dicevo prima) ci sia un sovraffollamento di scrittori e la gente, malgrado le minacce non sappia dove andare. 

Prendiamo Sciacca. Fatti i conti (approssimativamente per difetto) negli ultimi anni (fra romanzi, poesie e saggi) hanno pubblicato almeno un libro ben 34 (trentaquattro) scrittori diversi. Insomma ci sono più scrittori che medici all’ospedale. Questa situazione, in gergo, si chiama "fermento culturale". 
E vale anche per i paesi vicini.

E poi capita, a volte che, in mezzo a questa folla di intellettuali, scrittori, poeti, saggisti, alla presentazione di un libro che meriterebbe l’attenzione del pubblico ci siano poche persone, una decina al massimo. 

Questo accade in due occasioni. Quando l’autore non è territoriale e quando non è famoso. In questi due casi se ne ritornerà mestamente a casa col suo pacco di libri invenduti perché (in molti casi) non ha un editore che lo supporta adeguatamente e non fa parte del fermento culturale del territorio.
Insomma, fermentato malamente. 

A loro va la mia ammirazione e solidarietà. E allora, mi raccomando, seguite gli scrittori meritevoli di incoraggiamento, supportateli. 
Per gli altri le sale si riempiono a prescindere.

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