martedì 16 ottobre 2018

ANNA ROLLANDO: APPLAUDIRE CON I PIEDI... UN LIBRO DA ASCOLTARE

Ho letto il libro di Anna RollandoApplaudire con i piedi” edito dalla Graphofeel, casa editrice romana con la quale ho iniziato la mia ancora breve carriera di scrittore.
Potrei chiudere questa recensione qui, perché considerati gli anni in cui ho tentato di arrivare alla fine di un libro, leggerlo per intero è già una gran cosa. E ci ho tentato, ho comprato di tutto e iniziato a leggere di tutto (in verità, solo romanzi, ma quelli con una bella copertina, un titolo accattivamente e magari con qualche super premio in bella vista) ma la mia libreria (purtroppo) è contrassegnata da variopinti segnalibri infilati dentro storie lacrimevoli, gente depressa, oppressa e mal messa, donne alla ricerca di identità e di amori, piene di sogni spezzati malandati e ritrovati nelle pagine di Liala, uomini cattivi e altri ancor più cattivi (ma in fondo buoni) che ritrovano l’amore come i super eroi trovano i cattivi. E segnalibri dentro una fessura di una montagna rocciosa e nella tana del bianconiglio di colline affettate, ammantate, lavate e ricoperte di rifugi e pecore che neanche il nonno di Heidi possedeva. Insomma, più che una libreria sembra un arcobaleno di segnalibri infilati chi a pagina 30 chi a pagina 65 chi addirittura a pagina 100 (e questo è quello che mi ha annoiato di meno).
L’ultimo libro che avevo letto per intero era stato “La scopa del sistema” di Wallace (ma questa è un'altra storia) e adesso, anche se non è un cosiddetto romanzo, questo “Applaudire con i piedi” di Anna Rollando. (Applausi).
Credo che la conoscenza del senso estetico di Fernando Pessoa mi abbia “rovinato” le letture. Perché se è vero (ed è vero) che “scrivere è una presa di posizione fra due idee”, la maggior parte degli scrittori di oggi mette su carta la prima ideuzza che gli passa per la mente e ci ricava una storia con un lui, una lei e magari qualche altro che (malgrado gli sforzi, le sofferenze e gli occhiali da vista nuovi) non riesci ad arrivare alla fine perché già, dopo 30 pagine sai come finisce, e ti sei annoiato così tanto a leggere le disgrazie altrui che le tue sembrano gioie della vita.
Applaudire con i piedi” non è un romanzo e nemmeno un saggio, si potrebbe definire un dialogo sulla musica fra la Rollando e chi legge. Un dialogo che inizia con un “Ciao, mi chiamo Anna e suono la viola” e l’altro, con il libro in mano risponde: “Ciao, piacere di conoscerti, vediamo che hai da dire” e finisce (manco a farlo apposta) con la spiegazione di cos’è un virtuosismo, ovvero la necessità (in tempi antichi, ma anche no!) di stupire il pubblico.
Il libro, si legge in quarta di copertina, “si propone come una guida semplice per chi intende accostarsi alla musica classica” ma in realtà è una serie di domande alle quali la Rollando risponde con esempi semplici che persino un amante delle canzoni melodiche napoletane può capire. (con tutto il rispetto per i melodici napoletani e nessuno per il tizio che passa con la sua auto stereotizzata sotto la tua finestra con le casse a tutto volume e ti fa sentire il nuovo successo dell'insuccesso melodico).
Ma cos'è che spinge a non chiudere il libro della Rollando prima della fine? Manco a farlo apposta è un sostantivo femminile: la curiosità. Leggendolo, o sarebbe meglio dire, ascoltandolo, non si sa mai quali conoscenze nuove faremo nel prossimo capitolo. Conoscenze, segreti e curiosità della musica “colta” che vengono svelati e che ti fanno riascoltare Tom Waits in maniera diversa, Lakme di Delibes tutto per intero e rimettere nello stereo quel cd delle sorelle Katia e Marielle Labéque dedicato a Erik Satie che da anni non ascoltavi più.
E questo, assieme al fatto che arrivi alla fine del libro, credo sia un successo.

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