ACCURSIO SOLDANO

STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"

martedì 21 febbraio 2017

CARNEVALE 2017 ... QUARTO ME!

Finiti i primi due giorni di Carnevale con una buona affluenza di pubblico, adesso tocca aspettare sabato prossimo per rivedere i sei carri allegorici sfilare per le vie del centro. Quest'anno a suscitare maggiore ammirazione però sono stati i gruppi mascherati, numerosi, colorati e con belle coreografie, mentre per i sei carri a concorso, qualcuno ha usato (ma è normale), rivisitandole e ricolorandole vecchie opere di carpapesta dei carnevali passati, qualche altro ha fatto un carro non all'altezza della storia carnascialesca e il Peppe Nnappa, simbolo della festa, ha cambiato faccia assumendo le sembianze dell'assessore Salvatore Monte. Sembrerebbe che lo storico e centenario carnevale non abbia una maschera simbolo ma cambi a seconda dei gusti del costruttore.
Ed a proposito di costruttori c'è da considerare che le associazioni partecipanti a questa manifestazione sono composte da ragazzi e ragazzi che rasentano l'eroismo visto che lavoravano per almeno tre mesi in condizioni davvero precarie, in capannoni improvvisati dove non è possibile assemblare un carro. Dei capannoni (così come esistono a Viareggio) se ne parla da decenni, ma pare che nemmeno i nostri nipoti avranno la possibilità di vederli, così come appare complicato creare una “Fondazione Carnevale” che si occupi della festa sgravando il Comune da esborsi che superano i 300 mila euro.
I sei carri in concorso, oltre al Peppe Nappa, diventato quest'anno Totò Nnappa sono: Raggi di luce, Ma che Burlesque, Dacci un taglio, Sarà perché ti amo, Battito animale e Attaccaticci che si contenderanno i premi in palio. Al primo classificato andranno 28 mila euro, 27.000 al secondo e poi 24 mila al terzo, 23 mila al quarto, 20 mila al quinto e 19mila al sesto. Considerato che il finanziamento regionale è stato di soli 8330, tutto il resto uscirà dalle casse comunali. Compresi i 35 mila euro per pulire piazze e strade da coriandoli e affini.
Perché la Regione abbia deciso di destinare questa misera somma a quello che si definisce “Il più bel carnevale di Sicilia” e il più antico non ci è dato sapere, forse ha pesato nella valutazione il fatto che negli ultimi cinque anni, per due anni (2012 e 2013) non si è svolto e nel 2014 è stato affidato ad una società privata, la Costruzioni Generali Esserre, che aveva nel suo palmares l'organizzazione di eventi ma che si è scontrata con la pioggia di febbraio.

La festa riprenderà sabato 25 febbraio e si chiuderà il 28 febbraio, sempre con sfilate dei carri che partiranno dal Corso Vittorio Emanuele e con il consueto rogo del carro che apre la sfilata, mentre il 24 febbraio a riaprire le danze ci penseranno i Tinturia con un concerto in Piazza Angelo Scandaliato.

sabato 18 febbraio 2017

C'ERA UN VOLTA UN RE...

C'era un volta un Re, che essendo Re aveva uno stuolo di servitori, consiglieri, consiglieri dei consiglieri, raccomandati e un pubblico privato per gli applausi. 
Il Re si dilettava nel canto e ogni tanto riuniva tutti per far ascoltare la sua nuova composizione. Scriveva poesie, e ogni giovedì riuniva le sue truppe e recitava i suoi versi, per farli stare meglio, diceva. Il Re era anche un grande artista e si dilettava nel difficile mestiere dell'equilibrista: faceva mettere per terra una tavola larga 10 centimetri e ci camminava sopra da una parte all'altra senza cadere. E tutti applaudivano. E dicevano "Ma quanto è bravo, il nostro Re"
Il Re era anche un grande pittore e ogni sei mesi tirava fuori i suoi quadri da dentro il palazzo e li metteva in esposizione per le vie della sua città cosicché tutti potessero vederli e tutti esclamavano “Ohhhh che bravo” con quattro e più acca!
Il Re era un artista, un pittore, un cantante, un musicista, un saltimbanco e tutto il popolo era felice perché non solo avevano un Re, ma questo, con tutte le sue qualità era sicuramente il migliore Re al mondo!
Un giorno in paese arrivò il carrozzone di un circo e il Re chiese che si esibissero a Palazzo per vedere cosa sapevano fare. I circensi montarono un piccolo palchetto col sipario e il Re vide che il sipario era bello e ben dipinto, vide che un tizio venuto da lontano e da chissà dove riusciva a camminare su un filo sospeso in aria, ascoltò la ragazza che con voce suadente cantava una bella canzone senza rima e il capo comico che recitava poesie un po' più belle delle sue.
Il Re colto da improvviso sentimento di invidia ordinò alle guardie di rinchiudere tutti nelle segrete del castello, fece edificare alte mura a protezione della città e vietò l'ingresso agli stranieri. 
"Ma come -disse- questi vorrebbero venire qui a sovvertire l'ordine? Non lo sanno che il miglior al mondo sono io? Cos'è questo spirito rivoluzionario?"
Poi prese in mano il suo spartito e cominciò a recitare le sue poesie con il pubblico che ripeteva: Ohhhh ma quanto è bravo! 

venerdì 17 febbraio 2017

LA DIFFERENZA FRA CULTURA E SPETTACOLO ... TERZO ME!


Io credo che sia arrivato il momento di dare una svolta culturale a questa città che ha, da sempre fatto confusione fra spettacolo e cultura inserendo in questa ultima categoria qualsiasi cosa avesse una data e un pubblico. 
E’ spettacolo l’esibizione di una banda musicale, è spettacolo il carnevale, è spettacolo l’esibizione di un comico ed è spettacolo l’estemporanea organizzazione di manifestazioni paesane che, nella povertà del linguaggio vengono presentati col termine eventi
E' cultura qualsiasi manifestazione contribuisca a migliorare e ad arricchire il sapere di un singolo individuo o della massa indipendentemente dal grado di spettacolarizzazione con cui si presenta. E' cultura il confronto, ciò che genera dibattito e ciò che serve a formare o modificare una opinione.
I problemi, quelli che hanno contribuito a rendere questa città il paradiso della mediocrità culturale sono essenzialmente due: 
La mancanza di una politica culturale messa in atto da chi ha amministrato 
La scelta dell’esempio culturale da seguire.
Sull’esempio da seguire la situazione è drammatica. 
Mentre ad Agrigento l’esempio è il nobel per la letteratura Luigi Pirandello, a S. Margherita Belice è Tomasi di Lampedusa, a Porto Empedocle c’è Andrea Camilleri, a Racalmuto c’è Leonardo Sciascia, a Sciacca, (credo per necessità) non avendo scrittori, drammaturghi, storici, filosofi (penso a Giovanni Gentile di Castelvetrano) universalmente riconosciuti come tali, si è deciso che l'identità culturale sia rappresentata da una serie infinita di poeti dialettali che possibilmente abbiano scritto anche qualche copione di carnevale. Poi non importa se il loro nome non appare in nessun libro di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, se non ne parla nessuna rivista specializzata, questo è! Quindi, qualsiasi sia la sua produzione, diventa in automatico il miglior in Sicilia, sicuramente uno dei migliori al mondo. Perché un esempio da seguire lo dobbiamo avere!
Ovviamente è escluso dall’elenco il Tommaso Fazello, archeologo, storico e scrittore perché poco si addice a spettacolo. Non fa scena, però ha una statua in piazza!
Sulla mancanza di una politica culturale la situazione è sotto gli occhi di tutti. 
Non esiste nessuna manifestazione, a parte il carnevale (che sicuramente non arricchisce il fruitore dal punto di vista culturale), che possa avvalersi del marchio “Comune di Sciacca”. 
Non esiste un cartellone teatrale (come a Sambuca, Calamonaci, Ribera) non esiste una manifestazione di interesse storico (a meno che non si voglia far passare per storica la processione della Madonna del Soccorso) e tutto ciò che è durato e dura negli anni è organizzato da privati (SciaccaFilm fest, Letterando in fest, Ritrovarsi).
Credo che sia arrivato il momento di fare chiarezza, aprire il sipario davanti gli occhi e distinguere nettamente ciò che è spettacolo da ciò che arricchisce culturalmente una persona. Io ci spero!

lunedì 30 gennaio 2017

RECENSIONE DI DANIELA DOMENICI

IL VIAGGIO INCANTATO DI ALBERTO CAEIRO, 

DI DANIELA DOMENICI

 il-viaggio-incantato
Due anni dopo aver letto e recensito una sua opera
ho avuto il piacere di gustare la sua più recente: “Il viaggio incantato di Alberto Caeiro” e come mio solito non ho voluto leggere prima neanche la trama su Amazon per godermi il libro così com’è. Solo poco fa, dopo averlo concluso, ho visto la sinossi che non ha aggiunto niente al fascino della storia creata dall’autore intorno a un artista realmente vissuto a Sciacca tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.
Alberto Caeiro, colui che decide di fare questo viaggio che poi si rivelerà magico e incantato, è uno strano personaggio che cerca risposte alle sue domande, che non ha ricordi (e leggendo la sinossi ho poi capito perché ma non ve lo anticipo) e che sa di dover morire presto per la tubercolosi. Per questo decide di partire da Lisbona per la Sicilia con un amico cantastorie a cui affida l’incarico di scrivere tutto quello che vedranno e vivranno per sentirsi vivo almeno così.
Il luogo in cui andranno nei giorni di ferragosto si trova nel nord della provincia di Agrigento al confine con quella di Palermo (zona che l’autore conosce molto bene…) e lì i due conosceranno Filippo, un uomo che vive da solo, isolato per scelta dal resto del paese e dei suoi abitanti, nel suo “castello” incantato dove scolpisce centinaia di teste di pietra con cui interagisce dialogando come se fossero persone vive; i due amici avranno a che fare anche con la proprietaria della locanda, un altro personaggio un po’ magico a modo suo.
Splendide e appassionate le descrizioni dei momenti trascorsi da Alberto e dal suo amico cantastorie nel castello di Filippo e altrettanto belle e arricchenti sono le digressioni culturali che l’autore spesso fa sui miti e sulle leggende popolari di quell’angolo di Sicilia.

mercoledì 18 gennaio 2017

SU AMAZON: IL VIAGGIO INCANTATO DI ALBERTO CAEIRO

Dopo quattro libri (tre romanzi e un saggio) pubblicati da tre case editrici che, bontà loro, hanno creduto nel mio lavoro, ho deciso che era il momento di “regalare” ai miei lettori, a quelli che si sono fidati dei miei titoli o a cui è piaciuta la copertina del mio primo libro per poi comprare anche gli altri, un romanzo inedito che avevo nel cassetto ed al quale tengo parecchio perché nato da un dialogo fra me e un musicista sardo (Mariano Deidda) su Fernando Pessoa e i suoi eteronimi.
La scelta di non pubblicarlo in formato cartaceo, ma solo in e-book su Amazon nasce dalla necessità di coinvolgere sempre più persone alla lettura e allo stesso tempo dare a tutti la possibilità di leggere un libro, una storia, spendendo meno di tre euro.
Potevo tranquillamente inviare il testo ad una casa editrice, considerato l'argomento e, scusate l'immodestia, avendo già quattro pubblicazioni alle spalle, di sicuro sarebbe finito negli scaffali delle librerie ed io in giro a fare presentazioni, a dialogare con un pubblico più o meno numeroso e più o meno attento.
Invece credo che dopo “Il venditore di attimi” dal quale è stata tratta una commedia, “Giuseppe Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti” premiato come libro dell'anno, dopo “Aspettando Mr.Wolf” e quest'ultimo appena uscito in formato cartaceo “La maledizione dell'abbazia di Thelema” che mi ha proiettato in un mondo nuovo, nuove conoscenze e tanti attestati di stima, ho deciso di “regalare” questo nuovo libro "Il viaggio incantato di Alberto Caeiro" pubblicandolo solo su Amazon a 2,99 euro

Così i miei lettori non avranno la necessità di chiedere in quale libreria si trova il romanzo, se lo possono ordinare on line, se lo vengo a presentare nella loro città. E' lì, su Amazon e spero che vi piaccia!
https://www.amazon.it/Il-viaggio-incantato-Alberto-Caeiro-ebook/dp/B01MR6Q6XW/ref=sr_1_1?s=books&ie=UTF8&qid=1484641447&sr=1-1&keywords=il+viaggio+incantato+di+alberto+caeiro

Alberto Caeiro da Silva è uno degli eteronimi di Fernando Pessoa. Non ha una storia, non ha una vita, di lui si sa che probabilmente era poco istruito e visse quasi sempre in campagna senza esercitare alcuna professione. Ma cosa succede se un giorno Caeiro prende vita e, non potendo chiedere notizie di sé al suo creatore, non potendo ricevere risposte alle sue domande, decide di farsi accompagnare da un amico e recarsi in Sicilia a trovare uno sculture che fa, con le pietre, quello che Fernando Pessoa fa con la penna? Personaggio originale ed inquietante, Filippo Bentivegna è tra le figure emblematiche dell'Art Brut. La storia dell'artista saccense del novecento è infatti legata al suo mondo immaginario ed incantato fatto di teste umane scolpite nella pietra che teneva all'interno del suo piccolo appezzamento di terra denominato Castello Incantato. Il viaggio di Alberto Caeiro attraversa credenze popolari, storie d'amore, personaggi realmente esistiti e altri frutto di fantasia con un solo scopo: Essere nel mondo, anche con un ruolo irrilevante o immaginario.

mercoledì 7 dicembre 2016

PERCHE' RENZI HA PERSO SUL REFERENDUM?

Perché Matteo Renzi è riuscito a perdere un Referendum che gli italiani aspettavano da decenni? Sfido chiunque a dire che fino a pochi giorni fa non si lamentava dell'alto numero di parlamentari e senatori, che non si lamentava degli stipendi che percepivano, che volevano mandarli a casa per direttissima.
Ebbene, arriva uno che chiede: volete abolire il Senato e averne uno dimezzato che non percepisce quegli stipendi? E quasi il 60% risponde NO.
Beh, qualcosa non quadra!
Ovviamente, tutti a citare la Costituzione, la Resistenza, i padri fondatori ma pochi a leggere quello che la Riforma proponeva. Perché, in fondo, non gliene fregava niente a nessuno, era solo l'occasione per mandare un segnale forte all'ex sindaco di Firenze che dopo una campagna pubblicitaria orchestrata ad hoc su alcuni giornali quando era sindaco (intervistato un giorno si ed uno no, anche senza un motivo reale), prima ha messo le mani sul PD e poi sul Governo.
Il voto era: Renzi SI, Renzi NO, e il premier fiorentino per un eccesso di arroganza ha perso.
Quali sono i motivi? Ve li elenco (ma potrebbe essere incompleto).
Troppa presunzione di onnipotenza nella gestione politica (convinto che essendo Premier e segretario del PD poteva vincere a man bassa) 
Una Lotta Continua all'interno del suo partito (a cominciare dal siluramento di Letta per prenderne il posto), 
La difesa ad oltranza di un Ministro (Boschi) che in un Paese normale si sarebbe dimesso all'indomani dell'inchiesta in cui era coinvolto il padre, 
Il decreto Sala Banche volto a garantire il salvataggio di quattro banche italiane in dissesto (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti) fregandosene dei risparmiatori che ancora aspettano il risarcimento,
L'abbandono del fronte dei moderati e dei cattolici che dopo il varo della Legge Cirinnà sulle unioni civili e del cosiddetto divorzio breve (che tanto per cominciare ha spaccato la coalizione di Governo, Pd da una parte e NCD dall'altra) ed ha spaccato il paese in due (con manifestazioni di piazza e scontri) gliel'avevano giurata.
Senza contare tutti quegli italiani che per anni hanno visto la TV senza pagare il canone e un bel giorno se lo sono visti recapitare in bolletta.
E l'occasione l'hanno avuta: il referendum che Renzi, in un eccesso di auto-glorificazione si è intestato.
Il prossimo passo sarà quello di togliergli la segreteria del Partito Democratico dove, con la scusa del dibattito interno i suoi esponenti sparano colpi di cannone a questo e quello dimostrando chiaramente di non avere un'unità di idee e di posizione politica.

Il fatto è che la Politica è una cosa seria, ma da un po' di anni a questa parte si è ridotta a pochi tweet con hastag vari.

sabato 19 novembre 2016

SE IO FOSSI BOB DYLAN....

Il premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan ha fatto discutere molto.
Alla notizia, il popolo social che non vede l'ora di esprimere una opinione (come ovvio) si è diviso tra favorevoli e contrari, tra quelli che chiedevano e si chiedevano che c'entra Dylan con la Letteratura e quelli che vedevano nelle canzoni di Dylan un livello “alto” di poesia.
Non voglio soffermarmi su questo aspetto.
Se parliamo di poesia, credo che nessuno meriti il Nobel più di Dylan (peraltro scelse di chiamarsi così in onore al poeta, drammaturgo e scrittore gallese Dylan Thomas). Ma finite le manfrine sul “merito” sono iniziate quelle sulla “presenza” o meno di Dylan alla manifestazione di consegna del premio. Il buon vecchio Bob ha dichiarato che non potrà andarci per “impegni presi in precedenza”.
E sono ricominciate le scaramucce tra guelfi e ghibellini.
Ebbene, se io fossi stato Bob Dylan non sarei andato. E vi spiego perché.
Qual è il motivo che costringe uno scrittore, poeta o musicista (in questo caso) a ritirare il Premio Nobel? Fondamentalmente sono tre:
  1. Il prestigio del premio. Considerato il massimo in questo settore
  2. L'impennata di vendite (che siano essi romanzi o commedie o CD)
  3. Il tam tam mediatico che mi permette di farmi conoscere in tutto il mondo.
Il punto 2 non interessa Bob Dylan visto che non si contano quanti milioni di dischi e libri il cantautore americano ha venduto e continua a vendere ancora oggi e la quantità spropositata di concerti che ancora fa!
Non interessa neppure il punto 3 perché le canzoni di Bob Dylan le conoscono persino i bambini che sono ancora dentro la pancia delle donne. (Pare che fare ascoltare alcune sue canzoni ai feti faccia bene al futuro nascituro). Dylan non ha bisogno dell'articolo sul giornale che annuncia il conferimento del Nobel per farsi conoscere: è già abbastanza famoso di suo.
Sul punto 1 il discorso cambia.
Facciamo l'analisi dei nobel per la letteratura degli ultimi anni.
Ve li elenco in ordine.
Nel 2011 Tomas Tranströmer, nel 2012 Mo Yan, nel 2013 Alice Munro, nel 2014 Patrick Modiano, nel 2015 Svjatlana Aleksievič.
Ora, io non credo che prima del conferimento del Nobel, il grande pubblico dei lettori conoscesse questi autori, come non credo che, ancora oggi, in molti hanno un loro libro nello scaffale di casa.
E' naturale che scrittori come Modiano il quale alla notizia ha onestamente dichiarato «Sono felice, ma trovo tutto questo bizzarro» che documentaristi come la Aleksievic, perseguitata dal regime del suo Paese o la canadese Munro (autrice di racconti) si sentano onorati di ricevere il Nobel e lascino tutti gli impegni per andarlo a ritirare, perché per loro vanno bene tutti e tre i punti analizzati in precedenza. E' un riconoscimento di prestigio, venderà un sacco di copie del suo libro e il nome rimbalzerà nel mondo facendo fare la figura degli ignoranti a chi, fino a quel momento non li conosceva.
Certo, confesso la mia ignoranza (non sono un accademico), a parte Mo Yan (ma solo perché vidi il film “Sorgo rosso” di Zhang Yimou), non conoscevo nessuno di questi scrittori premiati col Nobel.
Buon per loro. Ho comprato un loro libro.

Ma dico, se io fossi Bob Dylan, considerate le precedenti assegnazioni, a che mi serve ricevere un Nobel? Per testimoniare cosa, che non si sappia già? Per farmi conoscere da chi, che non mi conosce già? 
Fondamentalmente non mi serve a niente, quindi... se non ho impegni vado, altrimenti, che lo diano ad un altro illustre sconosciuto.

lunedì 7 novembre 2016

QUALCUNO DA AMARE

Nella vita ci sono gli Amori che vanno e vengono, ci sono i grandi amori e le grandi delusioni. 
E poi ci sono donne con le quali non andrai mai a fare una passeggiata, con le quali non scambierai mai un abbraccio o un bacio, forse solo un semplice saluto. Ma che amerai a prescindere! 
In fondo... ognuno di noi ha qualcuno/a da amare!

sabato 5 novembre 2016

AMORE MIO... VAFFANCULO!

In amore, la differenza fra un uomo e una donna sta nei Tempi.
Quando un uomo e una donna si incontrano e capiscono che c'è quel “qualcosa” che li potrebbe avvicinare, che potrebbe far iniziare una bella storia d'amore, la donna (solitamente) aspetta che sia l'uomo a fare il primo passo e a dire il fatidico “ti amo”.
Al "ti amo" lei solitamente arrossisce e risponde: anch'io!
Anch'io... cosa?
Però l'uomo capisce!
In verità, durante questa attesa, la donna cerca in tutti i modi di farglielo capire. 
Per esempio, risponde sempre alle sue telefonate e dopo ogni frase ride divertita per testimoniare che con lui sta bene. Oppure capita (ma proprio per caso) che si ritrovino assieme nello stesso pub a bere una birra.
Certo, a seconda del soggetto capita che Lui perda tempo a dichiararsi, non è sicuro di essere corrisposto e voglia qualche indizio in più, e allora cominciano i problemi. 
Perché Lei vorrebbe dirglielo (lo ha già detto a tutte le sue amiche che hanno espresso un giudizio positivo), ma non si fa, dev'essere LUI a fare il primo passo. 
E si rimane in attesa, come se fosse a fare la fila alla Posta con in mano il numerino aspettando la chiamata!
Sono io, sono io!”
Quando finalmente LUI capisce che i tempi sono maturi (solitamente maturano un attimo prima di passare per scemo) si lancia nella fatidica sera con contorno di passeggiata romantica mano nella mano e finalmente pronuncia la fatidica frase.
Lei sorride, risponde “anch'io” e pensa: “E che cazzo, ce n'hai messo di tempo”!
Fin qui, i tempi li decide (volente o nolente) l'uomo. Perché non è cosa buona che una donna si lanci in... dimostrazioni palesi di sentimento amoroso!
Ora... però... capita che dopo un po' di tempo i due si lascino (non tutti i grandi amori vanno a lieto fine).
Qui i tempi di attesa si accorciano notevolmente e cade l'opzione uomo/donna.
Per iniziare con le parolacce, i rimproveri, le maledizioni, e per augurare che qualche auto lo/a travolga, un masso le cada sulla testa e sfondi quel suo cervello bacato, un treno lo/a investa in pieno, non bisogna aspettare giorni, settimane, mesi, in attesa del fatidico “Vaffanculo”, bastano pochi secondi dopo il tremendo “ci dobbiamo lasciare”.
Questo perché uno dei due soggetti è colto di sorpresa, non se l'aspetta, aveva già fatto gli inviti per il matrimonio, e allora chiede: 
“Perché?”
E mentre fa questa domanda il soggetto che ha davanti è passato, come per incanto, da “amore mio” a “brutto/a stronza/o”.
Io dico che potrei innamorarmi follemente di una donna che venisse da me e mi dicesse: “Senti, pensala come vuoi, io ti amo!”

martedì 25 ottobre 2016

PER CURIOSITA'... FATE SESSO, OGNI TANTO?

La sensazione che si ha, collegandosi a facebook e leggendo i post in bacheca è che i social network siano un po’ razzisti e che a differenza di quel che si pensi, abbiano notevoli limiti nel campo della comunicazione. E’ vero anche che con la scusa della democrazia e del “scrivo quello che mi pare” il livello linguistico si è assestato verso il basso. Questo perché in molti casi chi scrive i post lo fa solo ed esclusivamente per far sapere agli altri che è vivo. 
A volte scrive solo una frase e la lascia a imperitura memoria per amici mai visti, ma quella frase certifica senza ombra di dubbio che è capace di pensare.
Poi ci sono quelli che per darsi un “tono” e ritagliarsi un ruoloscrivono “frasi intelligenti” alle quali sarebbe da rispondere “ma mi faccia il piacere…” ma siccome usano facebook come se fossero su un palco ed i like come se fosse il loro personale pubblico, rispondergli in malo modo sarebbe un porre fine alla recita.  E al divertimento per chi legge.
Che i social network siano razzisti lo conferma le informazioni richieste dal profilo. Sembra di iscriversi ad una lista che ti offre la possibilità di essere vivo. Sono tali e tanti che se Gesù nascesse adesso avrebbe seri problemi a farsi qualche amico e considerati i tempi dovrebbe stare attento a quello che scrive nella sezione informazioni, quella dove c'è scritto chi sei e cosa fai. 
Gesù aprirebbe la pagina:
Dunque: professione...  disoccupato 
Ha studiato presso: istituto tecnico, scuola di falegnameria ... 
Vive a: un po' qui un po' là, diciamo che sono senza fissa dimora e che mi piace viaggiare
E con questa presentazione avrebbe un sacco di “mi piace”, soprattutto da aspiranti artisti e filosofi. Ma si dovrebbe fermare lì, perché se poi cominciasse a scrivere: 
Genitori: papà falegname. 
Ecco, col papà falegname oggi non hai dove andare, un centinaio di “mi piace” verrebbero cancellati automaticamente.
Madre: uhm... una colomba bianca, si insomma, a casa siamo io, il padre e lo spirito santo, che poi è il nome della colomba.
A questo punto gli amici si dimezzano. Se poi, come fra se di presentazione scrive in un post “lasciate che i fanciulli vengano a me” lo denunciano per pedofilia e la polizia postale gli chiude la pagina. 
Questo perché bisogna stare sempre attenti a quello che si dice, non sai mai come può essere interpretato. Ed io credo che sia per questo, per “l’interpretazione”, che sui social network non si scrive di sesso.
Voglio dire. Se ci fate caso, nella bacheca si legge di tutto.  In questo momento, ad esempio, scorrendola c’è la foto di una bella ragazza, il link di un sito web, una frase di autocelebrazione sul lavoro svolto, sei o sette foto di una città visitata da una che non conosco ma che ritrovo in bacheca perché amica di una mia amica, un commento ad una notizia che porta ad altri commenti alla notizia commentata, una notizia sulla guerra in Siria seguita dagli auguri per il nuovo nascituro, il cantante che posta la sua canzone etc…
Certe volte ci sono anche video di ragazzine che picchiano ragazzine, foto di cani abbandonati condite da male parole verso l’autore dell’insano gesto che deve morire fra atroci dolori e in alcuni casi, foto di parenti deceduti che (chissà perché) i propri congiunti mettono su facebook per far sapere (anche a chi non interessa) a che ora è il funerale e quanto dolore c’è in quel preciso momento e sotto quel post uno  con i cuoricini di due che si amano e fanno effusioni in chat mentre qualcun’altra/o maledice l’ex fidanzata/o.
Insomma c’è di tutto, ma non ho mai letto un post con su scritto: Ieri sera mi sono fatta/o proprio una bella scopataSono soddisfatto/a.
Come mai? Troppo pudichi? Non scopate? Avete paura dei like o di qualcuno che possa chiedere i particolari? Insomma… siete venuti o no? E perché non lo comunicate?
Ora… se c'è qualcuno in questa sala, o in tutto il mondo, che trova questa parola, questo verbo venire, indecente, volgare, osceno, decadente, amorale, immorale, asessuale, se il verbo venire lo mette a disagio, se mi giudica volgare perché lo pronuncio davanti a lui, ebbene, probabilmente costui non riesce a venire.

E allora non serve a niente. Perché questo è lo scopo della vita: ricrearla.
(Lenny Bruce)

mercoledì 21 settembre 2016

PREMIO "IL CONVIVIO" PER LA COMMEDIA "BALLATA PER COMICO SOLO"

Gentile Antonino Accursio Soldano,

la Giuria del Premio “Poesia, Prosa e Arti figurative” e del premio teatrale “Angelo Musco” Il Convivio 2016, presieduta da Carmela Tuccari, dopo aver esaminato  gli elaborati pervenuti, ha l’onore di comunicarLe che la sua Opera dal titolo “Ballata per comico solo” è giunta finalista, ottenendo una Segnalazione d’Onore Con dignità di pubblicazione nella sezione “Teatro inedito”. 

Nel congratularmi con Lei per il risultato raggiunto, Le comunico che la premiazione si svolgerà a Giardini Naxos, in provincia di Messina, domenica 30 ottobre 2016 alle ore 9:30 presso l’hotel Caesar Palace, sito in Via Consolare Valeria 130. Per un’ottima riuscita della manifestazione è gradita la Sua presenza che si prega in ogni caso di confermare entro e non oltre il 18 ottobre

La presente comunicazione vale anche da invito, da estendere ai Suoi familiari. A conclusione della cerimonia di premiazione, quale momento di amichevole incontro, sarà possibile pranzare presso il ristorante dello stesso Hotel Caesar Palace

mercoledì 7 settembre 2016

LUIGI DI MAIO E LE MAIL INCOMPRENSIBILI

La battuta più divertente che ho letto in questi giorni l’ha detta il Vice presidente della Camera dei Deputati, tal Luigi Di Maio che rispondendo a chi gli chiedeva conto della mail del 5 agosto speditagli dalla collega pentastellata Paola Taverna nella quale lo avvertiva che tal Paola Muraro, assessore della giunta Raggi, era indagata per reati ambientali, ha risposto: "Ho letto la mail, ma ho capito male".
Ovviamente (almeno così scrive Di Maio su facebook) su questa risposta che non avrebbe convinto nemmeno Peppino De Filippo mentre rileggeva la lettera che gli dettava Totò «Il sistema dei partiti e dell’informazione legata ad essi ha montato un caso incredibile. E oggi lo sta montando anche su di me».
Ma non solo il sistema dei partiti, anche Pinzarotti, sindaco di Parma (Tu quoque Brute fili mi) si è scagliato contro il povero Di Maio accusandolo di “incapacità ed inesperienza”. Come se a leggere una mail ci voglia esperienza, bah!
Voglio spezzare una lancia a favore di Di Maio così che non s’abbia a dire che il Vice presidente della Camera (non mio nonno che non sa come si accende un Pc) non sia nemmeno in grado di leggere una mail, figuriamoci se dovesse diventare premier pentastellare.
Anche io ho problemi con alcune mail che mi arrivano.
In particolar modo con quelle che mi annunciano di essere stato selezionato ed ho vinto qualcosa (uno smartphone, una caffettiera, un viaggio nei luoghi più inaccessibili e addirittura buoni spesa per anni interi). Ebbene, (a quanti di voi è capitato?) per capire che non ho ancora vinto niente ma che devo partecipare al concorso, ho bisogno di aprire un link e rispondere ad altre domande (come mi chiamo, cosa faccio, dove vado la sera, se faccio la raccolta differenziata, se vado in barca a raccogliere voti… cose del genere). Poi mi scoccio e non lo faccio, ma insomma, la mail iniziale non è chiara, non si capisce bene, può essere tranquillamente fraintesa. Uno pensa di aver vinto e invece è stato solo selezionato.
Lo stesso problema, secondo me, l’avrà avuto Di Maio. Avrà scambiato la mail della Taverna per un concorso a premi nel quale, partecipando, si vince un sindaco a Roma. E siccome il sindaco a Roma i grillini ce l’hanno già, non ha letto attentamente il contenuto. Sono cose che capitano!

Lo capisco, ha la mia solidarietà e mi permetto di dargli un suggerimento: faccia come me, non usi le mail per comunicare, rispolveri la vecchia Olivetti.

lunedì 5 settembre 2016

CHARLIE HEBDO: UNA REDAZIONE (SCARSA) DI PUBBLICITARI

Non ho cambiato la mia immagine nel profilo facebook con la scritta “Je suis Charlie” quando Il 7 gennaio 2015 due uomini incappucciati e armati entrarono nella redazione del giornale #charliehebdo e uccisero 12 persone. Sarò stato uno dei pochi.
Quel giorno fu bollato come un attentato alla libertà di opinione, ma io non credo che si possa definire così. Diciamo che fu un attentato alla libertà di satira. La colpa? Avere offeso con delle vignette il profeta Maometto. 
Per alcuni integralisti musulmani quelle vignette non erano satiriche, ma vere e proprie offese e bestemmie contro il profeta; nella sostanza, c'è chi bestemmia ad alta voce e chi lo fa disegnando.
Quindi, per alcuni, (a differenza di chi sostiene che la libertà di espressione, opinione etc non ha limiti) la satira (che dovrebbe far ridere) ha un limite che non può essere valicabile.
Ora, non volendo scomodare Omero o Aristofane, sennò andremmo troppo indietro nel tempo, con conseguente analisi dei cambiamenti di usi e costumi, è fuor di dubbio che l'ultima vignetta del giornale parigino riferita al terremoto del centro Italia non ha fatto ridere nessuno.
A giudizio di tutti, se il compito della satira è quello di mettere in ridicolo personaggi, ambienti o costumi con toni comici o sarcastici e intenti moralisti, quella vignetta ha fallito il suo scopo e il suo autore ha frainteso il concetto di satira. 
Ma questo, a guardare bene le vignette di Charlie, capita spesso.
Senza contare che anche la satira è un punto di vista (dell'autore) e quindi sottoponibile a giudizi.
Ma una cosa ha funzionato benissimo: il messaggio pubblicitario. 
Quella vignetta, pubblicata su un piccolo giornale parigino si è guadagnata l'apertura di tutti i telegiornali italiani, le dichiarazioni di indignazione di tutti i politici (dal locale al Presidente della Repubblica), le prime pagine di tutti i giornali, gli editoriali di tutti gli editorialisti in circolazione e centinaia di migliaia di post su tutti i social a disposizione del popolo: un successo che ha riportato l'attenzione della gente su quel piccolo giornale parigino che dal 2015, dopo aver incassato la solidarietà da tutto il mondo e milioni di abbonamenti solidali era quasi sparito dalla circolazione (in quanti se lo ricordavano?).
Ma la domanda di un buon pubblicitario è: come fare per attirare l'attenzione su un prodotto?
Nel caso di Charlie, i redattori avranno pensato che era meglio evitare vignette su Maometto, l'esperienza dice che se si incazzano i musulmani integralisti non spediscono un comunicato stampa e non fanno una dichiarazione in TV.
Una vignetta sulla religione cattolica? fatte a centinaia e nessuno si indigna, nemmeno la Chiesa, questo perché Gesù Cristo è a favore della libertà di satira, il Papa è un tipo scherzoso e i preti non leggono Charlie. 
E allora bisogna puntare su un tema di cui si parla spesso, ciò che nell'immaginario collettivo colpisce la coscienza. 
E al momento il soggetto è il terremoto in centro Italia.

Insomma, dal punto di vista satirico i disegnatori di Charlie Hebdo sono proprio scarsi, non fanno ridere, non fanno riflettere, non conoscono il tema e farebbero bene a rileggersi qualche testo di Bergson o qualche performance di Lenny Bruce, ma di sicuro sanno come attirare l'attenzione, anche se...
Lo confesso, ero quasi convinto che i vignettisti di Charlie potessero costituire una buona redazione di pubblicitari per bibite gassate ma poi... un'altra delusione... per rispondere alle accuse piovute da tutto il mondo hanno pubblicato un'altra vignetta in cui si legge (senza nessuna satira e nessun intento dissacratorio) "Non è stato Charlie Hebdo a costruire le vostre case, è stata la mafia".
Non si fa! che succede? Vi siete incazzati?


A.S.

A.S.

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