ACCURSIO SOLDANO

STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"

venerdì 13 aprile 2018

COSA FARE DEI LOCALI DELLA BADIA GRANDE CHE LE SUORE LASCERANNO?

Insieme ad un gruppo di cittadini e consiglieri comunali abbiamo scritto una lettera al sindaco per evidenziare la situazione dell’asilo della badia grande.
Ecco il testo:
Nel mese di Gennaio, durante un incontro al Comune, Suor Gabriella Ruggieri, madre generale dell’istituto delle Figlie della Misericordia e dalla Croce le ha comunicato di non avere più suore disponibili per gestire il complesso monumentale Badia Grande nella parte dove sorge una chiesa e una scuola per l’infanzia.
Si profila dunque la chiusura dello storico edificio fondato nel 1380 da Guglielmo Peralta conte di Caltabellotta e della scuola istituita nel lontano 1942 e che presenta al suo interno importanti vestigia chiaramontane da tutelare.
La decisione, come Lei saprà, è stata già comunicata ai genitori delle famiglie che hanno bambini piccoli che frequentano la scuola per l’infanzia.
Fermo restando che è auspicabile per tutta la città e in particolar modo per i bambini, che le suore continuino il loro egregio lavoro di educazione, non ci risulta, allo stato attuale, nessuna azione intrapresa da questa amministrazione sull’uso futuro dei locali (che lo ricordiamo sono di proprietà comunale) nel caso in cui, a fine anno scolastico, la decisione dovesse essere messa in pratica.
Inutile qui sottolineare la valenza storica, culturale e artistica dei locali della Badia Grande che rischiano la chiusura e, come accade spesso in questa città, il degrado. Per scongiurare questa evenienza, crediamo che sarebbe oltremodo opportuno iniziare una interlocuzione non solo con le forze politiche, ma anche con la Soprintendenza e le associazioni culturali presenti in città al fine di individuare quale potrebbe essere l’uso più idoneo.
Si vuole istituire un asilo comunale? Si è pensato ad un centro di aggregazione per giovani o magari utilizzare gli ampi locali ed adibirle a sale espositive dove allocare una serie di opere che allo stato attuale non sono valorizzate o peggio ancora, pur essendo di proprietà della città di Sciacca sono disseminate in altre città? La città attende risposte chiare su quale sia la politica culturale di questa amministrazione.

venerdì 23 marzo 2018

I VASI COMUNICANTI DI COSIMO BARNA ESISTONO DA DECENNI


La mostra 'Vasi Comunicanti' sarà inaugurata sabato, 24 Marzo alle ore 18,30 nella Galleria D'Arte Contemporanea 'Santo Vassallo' nel complesso monumentale Filippo Corridoni a Mazara del Vallo
L'esposizione nasce grazie alla collaborazione di 20 artisti ceramisti, e vuole essere un omaggio a Cosimo Barna, artista universale recentemente scomparso che, fra le altre cose, ha voluto la nascita del gruppo artistico Sciamart, dal quale la mostra prende spunto. La prima esposizione collettiva del gruppo avvenne, sempre a Mazara del vallo, nel mese di Luglio del 2013.

Ho conosciuto Cosimo quando avevo sei anni e quando cominciò a dipingere i suoi primi lavori, nella sua casa di Rione Fratelli Bandiera me li faceva vedere chiedendomi un parere. Ricordo che entrando nella casa dei suoi genitori c’erano quadri appesi dappertutto. 
Poi Cosimo Barna ed io prendemmo due strade diverse mantenendo sempre contatti fatti da una amicizia che durava nel tempo.

Nel 2005 mio zio, Nino Soldano, famoso gallerista in quel di Milano, propose al Sindaco di Gibellina Vito Bonanno una scultura da inserire nell’arredo urbano della cittadina –museo, (dove già esistono opere di grandi maestri scultori e pittori come Fausto Melotti, Pietro Consagra, Arnaldo Pomodoro, Albero Burri, Mimmo Rotella, Mario Schifano, Giulio Turcato) e curò la personale di opere su tela che si tenne al Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina

Nel catalogo della mostra Domenico Catagnano scrisse: “ecco allora perché “Mediterraneo” rappresenta contemporaneamente un approdo, quindi un punto d’arrivo, ma anche una partenza in quanto il Mediterraneo è mare aperto”. 
Dal canto mio, contattato da “Casa & Giardino” rivista di arredamento, scrissi che quelle alici “sono viaggiatori dentro un foglio di mare...” una frase che piacque molto a Cosimo.

Non voglio ripercorrere la storia di Cosimo Barna artista e di quanto Sciacca, malgrado una bellissima mostra personale del 2008 dal titolo “Avanti e attraverso” gli deve, perché è notorio, che in casi sporadici le politiche culturali di questa città sono state assenti, o se vogliamo essere buoni, distratte, perché ci vorrebbero pagine intere. Ma una cosa è sicura: i vasi comunicanti di Cosimo Barna esistono da decenni perché in lui era innata la voglia di comunicare e collaborare.

La cosa bella è che a Mazara saranno esposti, oltre ad alcune opere di Cosimo Barna, anche lavori di Vincenzo Crapanzano, Stiefnu De Battista, Francesca De Santi, Salvatore Catanzaro, Giovanna De Santi, Emmanuele Lombardo, Tania Lombardo, Eugenio Sclafani, Antonio Fiocco, Filippo Fratantoni, Hajto, Sebastiano Lupica, Deborah Zarb Marmara, Roberto Masullo, Enrico Meo, George Muscat, Maria Teresa Oliva, Nicolò Rizzo, Salvatore Sabella e Filadelfo Todaro, mentre a Sciacca si dorme cullandosi nella routine quotidiana.
Spero solo che all’inaugurazione ci sia un cartoccino con ricotta e un caffè.

mercoledì 21 febbraio 2018

L'AVVELENAMENTO DEI CANI HA AVVELENATO ANCHE IL WEB

L’avvelenamento dei cani randagi in contrada Muciare doveva e poteva essere un momento di seria riflessione fra associazioni, amministrazione e cittadini sul problema atavico del randagismo a Sciacca e in Sicilia e sulle misure da adottare affinché sessanta cani non si riunissero in una località dove insistono uffici di una società, una fabbrica di mattoni, case adibite a civile abitazione e accesso alla spiaggia di Muciare con relativo sbocco di acqua termale. 
Senza contare il nascente Museo del mare.
Doveva essere un momento di confronto e capire come risolvere il problema e poteva trovare tutti d’accordo nel condannare una strage di animali perpetrata da un singolo o da alcuni. E quando dico tutti d’accordo ci infilo anche chi ha paura dei cani (perché esistono pure queste persone) o chi è stato morso mentre faceva jogging, chi è caduto dal motorino perché inseguito da randagi ed è finito all’ospedale (ci sono pure questi) e chi non si recava più a raccogliere sassi a Muciare o fare una passeggiata in spiaggia (vedi anche contrada Foggia) per paura di essere attaccato (e ci sono pure questi).

 Invece, quasi subito, alla prima foto pubblicata sul web, la notizia si è trasformata in una specie di guerra di religione. La società civile contro i barbari assassini di cani indifesi, un esercito di crociati provenienti da tutta Italia che si sono scagliati contro il feroce e infedele Ṣalāḥ ad-Dīn.
Non si è andati alla ricerca del singolo individuo, ma si è preferito sparare nel mucchio, buttare bocconi avvelenati sul web cercando di colpire più persone possibili.

Il capo barbaro, il novello Vercingetorige colpevole della mattanza è stato, in ordine di intervento degli animalisti e con la benedizione di stiliste, politici e presentatrici TV,  l’assessore Paolo Mandracchia, il sindaco Francesca Valenti (alla quale l’esercito di crociati canini che si è messo in moto ha augurato le peggio cose e con tutti i mezzi disponibili), e per finire, il popolo di Sciacca che, essendo popolo barbaro è colpevole tanto quanto il capo. Una razza da sterminare, una città da radere al suolo. Una nuova crociata da portare avanti!
Il risultato è stato un susseguirsi di improperi, accuse, maledizioni, minacce al limite del dicibile e del linguaggio intimidatorio e mafioso verso tutto e tutti, catastrofi naturali e non, auguri di morire subito, senza messa e in ogni modo possibile, (compresa la flagellazione, l’avvelenamento, l’inondazione e il terremoto) accuse  lanciate come anatemi papali dai novelli crociati integralisti canini ad indirizzo della barbara popolazione sicula e sciacchitana in particolare.

E così, la solidarietà e la pietà verso quei poveri cani morti avvelenati è durata dieci  minuti. Il tempo esatto della prima “potessi morire avvelenata coi tuoi figli”, apparsa sui social e si è frantumata al primo manifesto di sedicenti amanti degli animali che come squadristi fascisti minacciavano tutto e tutti. Perché ad un certo punto (si arriva ad un limite per tutto) il popolo si è rotto la minchia di prenderle senza motivo e senza colpa!

Peccato! Doveva essere un’occasione per unire ed invece è servito solo a mettere in mostra il lato oscuro, velenoso e becero non solo di chi ha commesso l’atto ma anche di chi è convinto che tutti devono avere le stesse idee (fanno così anche gli integralisti islamici) ed ha inveito, o sarebbe meglio dire ringhiato indiscriminatamente, contro una città e un popolo che a cultura, storia e accoglienza può dare lezioni a molti.

L’ultimo atto, speriamo, sarà domenica. L’esercito di integralisti, pronto alla guerra, sbarcherà a Sciacca e cantando “Barbaro traditor” attaccherà le mura della città con i propri soldati armati di sacchetti e paletta per raccogliere eventuali defecazioni canine e si recherà in piazza Angelo Scandaliato (dedicata ad un eroe saccense Medaglia d’oro al valor militare) per far capire ai barbari locali assassini e senza cuore come si trattano gli animali e ricordare quali immani tragedie potranno colpire il popolo reo del barbaro assassinio.

Vedremo se ci saranno sopravvissuti

martedì 16 gennaio 2018

FENOMENOLOGIA DI CANNAVACCIUOLO

Qual è, oggi, il personaggio televisivo più famoso? Quello che ogni cinque minuti lo vedi in tutte le salse sul piccolo schermo, sia che conduca un programma o infilato in uno spot pubblicitario? Non è una popstar e neanche un calciatore o un presentatore e neppure un comico, è Antonino Cannavacciuolo, di professione cuoco (o meglio, chef). 
Un omone grande e grosso che supera il metro e novanta, di corporatura più che robusta, con un po' di "panza" e che, amorevolmente, da delle pacche sulle spalle che il malcapitato non accappotta per amore della diretta TV.

Lo trovi ovunque, e non perché è stato premiato con due stelle Michelin ed ha pure tre forchette Gambero Rosso, tre cappelli de L'Espresso ed ha scritto tre libri di cucina, ma per il semplice fatto che, pur essendo un energumeno con barba (che al solo vederlo dovrebbe incutere timore) uno di quelli che negli spot ti tira in faccia un coltello da macellaio, ispira simpatia. 
Non come Carlo Cracco (lui, anche con la barba terrorizza i concorrenti del Masterchef).
 Cannavacciuolo è un gigante buono e piace a tutte le età, a grandi e piccini, mamme e papà, nonni e nonne. Piace pure quando fa le "cazziate". 
Perché? Secondo il mio parere il fenomeno è da associare ai ricordi della nostra infanzia o giovinezza.
Per alcuni (i più anziani) ricorda il Gigante amico della pubblicità della Ferrero nei mitici "Carosello". Per intenderci quello che rimediava alle malefatte di Jo Condor. Poi i bambini in coro cantavano "gigante pensaci tu" ed arrivava sto gigante con barba e baffi che con due dita prendeva il malefico Jo Condor per il cappello e lo scaraventava giù. E tutti contenti! 

Ai più giovani, quelli che non hanno vissuto l'epoca di Carosello (termine ultimo prima di mettersi a letto) ricorda il mitico Bud Spencer e le risate che ci facevamo al cinema quando prendeva a pugni in testa una combriccola di banditi. Cannavacciuolo, bontà sua, da solo una pacca sulla spalla, ma lo fa con amore. Oserei dire per "riflesso incondizionato"!

Grazie Antonino per avermi fatto ritornare ai tempi della mia infanzia, quando il cattivo non era un mago o un licantropo, un cyber robot o un mega pazzo da eliminare, ma uno stralunato Jo Condor con occhiali, mirino sul naso e sdraio da mare per riposarsi. 
Mi manca qualcuno che prenda il posto di Caballero alla ricerca di Carmencita e poi sono a posto.

martedì 19 dicembre 2017

UN BELL'ARTICOLO SU OBSERVADOR

Accursio Soldano editado pela primeira vez em Portugal com romance de temática pessoana

O compositor italiano Mariano Deidda, que tem musicado a obra de Fernando Pessoa, torna-se “personagem” na ficção “A Viagem à Sicília de Alberto Caeiro”, primeira obra do escritor Accursio Soldano publicada em Portugal. “A Viagem à Sicília de Alberto Caeiro” é publicada pela Ler Devagar, numa tradução Ana Cláudia Santos e Andrea Ragusa.
A narrativa do autor italiano relata a viagem imaginária do heterónimo de Fernando Pessoa Alberto Caeiro, autor de “O Guardador de Rebanhos”, com um estranho companheiro, pela Sicília, para visitarem Filippo, que esculpe cabeças nas pedras e nas árvores da sua quinta.
“Entre Caeiro e este carrancudo artista-camponês, estabelece-se um diálogo singular, fio condutor deste assombroso encontro numa terra de lavradores e pescadores”, afirma em nota a editora, acrescentando que “os dois viajantes entram num mundo labiríntico de contos e crenças ancestrais, que separam a realidade da ilusão”.
Mariano Deidda, que, em fevereiro último, editou o CD “Pessoa sulla strada del jazz”, afirma na introdução que tudo que é narrado neste livro “aconteceu mesmo” e justifica: “Porque este é o diário que escrevi por incumbência do meu amigo Alberto Caeiro da Silva, e documenta (se o espírito se puder elevar à categoria de documento) a viagem que, há alguns anos, fizemos à Sicília”.
O “estranho companheiro” de viagem de Caeiro, nesta ficção, é o músico Mariano Deidda, que se torna personagem de Soldano. Entrando no espírito ficcional da obra, Deidda, na introdução, afirma ter conhecido “Alberto Caeiro e toda a sua extravagante companhia de amigos, composta por Fernando Pessoa, Mário de Sá-Carneiro, Ricardo Reis [e] Accursio Urbano”.
Falando de Caeiro, Mariano Deidda, nascido em 1961, em Iglesias, na ilha italiana da Sardenha, afirma que o poeta “costumava pedir uma bica demasiado forte”, enquanto “Fernando Pessoa costumava pedir um carioca de café, e Ricardo Reis tinha o hábito de beber um galão escuro”.
Esclarecendo antecipadamente esta viagem imaginária ficcionada por Accursio Soldano, o compositor afirma que o heterónimo de Pessoa lhe pediu para redigir um diário apontando minuciosamente tudo, e se ninguém estiver disposto a publicá-lo, aconselhou-o: “Senta-te num banco do Terreiro do Paço e conta a minha história a quem passar, como se contam histórias às crianças antes de dormir”.
O autor, Accursio Soldano, nasceu em 1957, em Sciacca, na ilha da Sicília, onde atualmente vive. Licenciado em Filosofia, foi jornalista, tendo colaborado nos jornais La Repubblica, L’Ora e Diario. É editor da secção de cultura da emissora Tele Radio Sciacca.
Soldano, que é publicado pela primeira vez em Portugal, tem editados os romances “Il venditore di attimi” (2012), “Aspettando Mr.Wolf” (2014) e “La maledizione dell’abbazia di Thelema” (2016), além do ensaio “Giuseppe Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti” (2013), sendo também autor de peças teatrais e de argumentos cinematográficos.
http://observador.pt/2017/12/16/accursio-soldano-editado-pela-primeira-vez-em-portugal-com-romance-de-tematica-pessoana/

sabato 9 dicembre 2017

PERCHE' "COME UN CANDITO A NATALE" VINCEREBBE IL FESTIVAL DI SANREMO

Ora immaginate la scena.
Siamo sul palco dell'Ariston per la nuova edizione del festival di Sanremo.
I giovani hanno cantato, hanno cantato pure due o tre cantautori e gruppi Indie che nessuno conosce e che per uscire dal limbo della musica indipendente hanno accolto con favore l'opportunità di esibirsi davanti al grande pubblico televisivo dell'Ariston. Ma quale Premio Tenco, quello non lo vede nessuno!
 I gruppi Indie si sa, evitano accuratamente i Talent show, non vanno a farsi giudicare da Fedez o dalla Littizzetto, loro fanno musica seria... con testi seri, arrangiamenti seri. 
C'è anche qualche Big, che come il panettone esce fuori una volta all'anno, mentre per i restanti undici mesi sparisce dalla circolazione canterina, e ci sono quelli tipo Fiorella Mannoia che prima di cantare la nuova canzone ricorda il suo successo dello scorso anno con la canzone "Che sia benedetta", un inno alla vita e all'amore etc etc...
Il bravo presentatore annuncia l'ospite d'onore, che è amico della Mannoia, l'ospite è Manu Chao, l'ultimo dei mohicani, e sul palco dell'Ariston canterà "Clandestino", un pezzo dedicato a tutti i migranti, a coloro che viaggiano sui barconi o che passano i confini col Messico alla faccia di Trump, a quelli che viaggiano stipati dentro i camion verso una vita migliore a coloro che si sentono clandestini anche a casa propria. 
"Pa' una ciudad del norte, Yo me fui a trabajar, Mi vida la dejé, Entre Ceuta y Gibraltar, Soy una raya en el mar, Fantasma en la ciudad, Mi vida va prohibida, Dice la autoridad"
Una canzone contro le discriminazioni razziali e sociali, un'apertura dei confini del mondo, con una opportunità per tutti". 
Applausi.
Il presentatore poi, quasi commosso (perché lui sa già tutto) annuncia la nuova canzone in gara, un testo contro le discriminazione molto i voga in questo secolo consumistico, un inno per chi nella vita non ha avuto grosse possibilità, una canzone dedicata a chi, malgrado sia sempre presente, dall'oratorio al marciapiede, non ha mai avuto la giusta considerazione da parte degli altri, una canzone per gli "ultimi" che potrebbe anche essere un buon sermone di Natale per ricordare le piccole gioie della vita, le poche soddisfazioni e le tante delusioni. Niente a che vedere con la "Canzone di Natale" dei Zen Circus, ma qualcosa che stringe il cuore e fa capire che siamo tutti uguali, che non possiamo "scartare" nessuna ipotesi di convivenza civile e d'amore.
Basta essere derisi, bistrattati, buttati via, e non bisogna nascondersi dietro un dito o una intera mano, ma affrontare la vita con determinazione, perché di vita ne abbiamo solo una e niente di quello che ci offre va buttato, deriso, scartato. 
Perché tutto ha un fine.
Una canzone politicamente scorretta, perchè potrebbe essere usata nei comizi di Bersani e Co, rottamati senza ritegno, buttati via come indesiderati, scartati dal nuovo che avanza.
Signore e signore, annuncia il presentatore, dal Palco dell'Ariston di Sanremo, di Catagnano, Pelan e De Martino "Come un candito a Natale", canta Jacopo Rondinelli. Applausi e lacrime.
La vittoria è assicurata!

venerdì 24 novembre 2017

I ROMANZI DELL'APPARENZA E IL VIAGGIO DI ALBERTO CAEIRO

ACCURSIO SOLDANO
La pubblicazione di un libro, per uno scrittore, è sempre una bella cosa, vuol dire che un editore ha deciso di spendere i suoi soldi ed il suo tempo su un lavoro fatto da altri. (il mio, in questo caso!).
Devo dire che sono stato fortunato, perché sin dal primo romanzo (Il venditore di attimi), eliminando a priori le case editrici a pagamento, quelle che offrono editing e chissà quanti passaggi televisivi e su quotidiani più o meno conosciuti, ho trovato editori (anche se con qualche problema di diffusione a livello nazionale) che hanno creduto in me.
Il primo romanzo è stato molto fortunato, perché
dopo alcuni mesi dall'uscita mi hanno chiamato da Roma chiedendomi se potevano farne una riduzione teatrale. Mariella Gravinese, attrice bravissima che all'epoca non conoscevo mi propose l'idea ed io accettai.
L'atto unico "Il venditore di attimi" tratto dal mio romanzo fu messo in scena al Fringe Festival di Roma.
MARIANO DEIDDA
Forte di questo successo venne "Aspettando Mr. Wolf". Il titolo che avevo pensato per quel romanzo era "Anche Mosè era un uomo d'onore" e secondo il mio parere era molto più adatto al genere di storia raccontata. Dove tutto si giocava sulla "apparenza", sull'essere qualcuno all'esterno, agli occhi degli altri ma in realtà nascondere la propria vera essenza. Ma a quanto pare, su consiglio di chi seguiva l'ufficio stampa dell'editore, il titolo fu bocciato perché, mi dissero, avrebbe suscitato reazioni da parte della comunità ebraica e cose simili. Quindi optai per "Aspettando Mr. Wolf" parafrasando la famosa commedia "Aspettando Godot". Anche quel romanzo ebbe un buon successo, ma se lo ristampassero oggi con il titolo originale avrebbe miglior fortuna.
Il terzo romanzo (il secondo sul filone dell'apparire) è "La maledizione dell'abbazia di Thelema". Anche qui, come in "Il venditore di attimi" personaggi realmente esistiti (Aleister Crowley) sono infilati in storie completamente inventate, amplificate da ricordi e situazioni non chiare (all'inizio) per poi assumere una veste verosimile se non veritiera. Il romanzo è sicuramente un inno al "quello che sono veramente non lo saprai mai".
E poi c'è questo nuovo "A viagem a Sicilia de Alberto Caeiro" che chiude il trittico dedicato all'apparire. Un romanzo che ha interessato editori portoghesi mentre (almeno fino ad oggi) non è stato preso in considerazione da alcuni (quattro) editori italiani. Ma prima o poi vedremo in libreria l'edizione italiana.
Pubblicato in Portogallo dall'editore Ler Devagar mi ha permesso di varcare i confini italiani della letteratura e di essere uno dei pochi scrittori siciliani pubblicati all'estero. Il che mi rende orgoglioso del mio lavoro. Vuol dire che, in fondo, non scrivo storie banali.
Per parlare di Alberto Caeiro senza urtare la sensibilità dei portoghesi potevo chiedere consigli solo a due persone: Mariano Deidda, sicuramente uno dei pochi autori italiani (musicista in questo caso) che può vantarsi di essere uno studioso di Fernando Pessoa e Antonio Tabucchi.
Deidda lo avevo conosciuto anni prima, in occasione dell'uscita di un suo Cd in cui metteva in musica le poesie di Pessoa quindi andavo sul sicuro e poi, inutile dirlo, per ovvi motivi non potevo chiedere nulla a Tabucchi.
Non volevo che Caeiro viaggiasse da solo in Sicilia (non sarebbe stato verosimile e poi ci sono troppi invidiosi in giro) volevo qualcuno che lo accompagnasse, che conoscesse sia Fernando Pessoa che la Sicilia e Deidda era perfetto!
Il viaggio di Caeiro parte da Lisbona ed io mi auguro che sia lungo e bellissimo!

domenica 19 novembre 2017

ELOGIO DEL RUTTINO... E DELLA BUONA CREANZA

Vi è mai capitato di fare un ruttino, anche piccolo, magari seduti in pizzeria dopo aver ingoiato un pezzo di pizza margherita accompagnata da un sorso di coca cola ghiacciata frizzante? 
E ricordate la vostra faccia, a metà strada fra il divertito e il colpevole mentre gli occhi vanno avanti, indietro, a destra ed a sinistra per vedere (stando ben nascosti) chi l’ha sentito e quale reazione ha avuto a quel suono non proprio, come dire, di buona educazione emesso senza nessuna autorizzazione da parte vostra? Una specie di suono incondizionato come un riflesso non controllabile che vorreste non avesse nessuna immagine da associare. 
Tanto meno la vostra faccia!
E però è strano! Perché se quel ruttino proveniente da quel tavolo in fondo alla sala, quel suono sgradevole che qualsiasi decalogo, catalogo, libro di galateo e persino il Trattato dei Costumi di Monsignor Della Casa condanna senza appello l’avesse emesso un neonato sistemato comodamente nella sua carrozzella, nessuna avrebbe avuto niente da ridire, anzi, sarebbe stato accolto con un applauso da parte degli astanti e sorrisi di compiacimento per l’avvenuta buona digestione del neonato. Parrebbe che il ruttino liberatorio vada bene fino ad una certa età, poi diventa qualcosa di improponibile. 
Un uomo adulto deve contenersi, stringere la pancia, mettere la mano in bocca e in ultima analisi rifugiarsi sotto il tavolo sperando che lo stesso non faccia da eco.
E allora risulta chiaro che è arrivato il momento di eliminare questo cattivo uso del Bon Ton. 
Ed è quello che, divertentissimamente (si può dire?) fa Laura Bonelli nel suo “Elogio del ruttino” pubblicato dalla Babbomorto editore. Un testo snello, veloce, divertente, una sorta di trattato filosofico sulla non buona creanza che, se posso fare un paragone, ricorda le brevi performance del comico Paolo Rossi nel pieno della forma (sia mentale che intestinale). Una Bonelli in piena forma!
Il solo problema (se così si può definire) è che (ma questo fa della casa editrice di Antonio Castronuovo un esempio unico nel panorama letterario italiano di massa) il pamphlet è stato stampato in sole 107 copie. 
Quindi bisogna proprio essere fortunati ad averne uno nella propria biblioteca. 
Ma potete sempre chiedere all’autrice!

sabato 28 ottobre 2017

A VIAGEM IN PORTOGALLO

Sarà presentato in anteprima domenica 29 ottobre a “Folio” il Festival Literàrio Internacional di Obidos, in Portogallo il mio nuovo romanzo dal titolo “A viagem à Sicilia de Alberto Caeiro” e sarò in collegamento con la sede del Festival attraverso skype è edito Ler devagar | edições unipop. La traduzione è stata curata da Andrea Ragusa e Ana Cláudia Santos, la revisione del testo a cura di Maria Luísa Castelo.
Prima edizione quindi in lingua portoghese per poi approdare in Italia la prossima primavera.

Il romanzo completa il trittico dedicato alla “apparenza” iniziato con “Aspettando Mr. Wolf”, seguito da “La maledizione dell’Abbazia di Thelema”, in cui personaggi realmente esistiti vengono immersi in una realtà immaginaria con continui scambi di ruoli apparentemente senza soluzione di continuità ma che conducono tutti ad un unico fine: l’apparire per essere.
Il romanzo racconta un immaginario viaggio in Sicilia di Alberto Caeiro (un eteronimo di Pessoa) alla ricerca di risposte sulla sua non-esistenza e gli incontri non solo con Bentivegna ma anche con altri personaggi storici che hanno fatto tappa a Sciacca e in altri paesi della Sicilia.
Nel suo girovagare per le campagne siciliane Alberto Caeiro (personaggio nato dalla fantasia di Fernando Pessoa) scoprirà miti, storie e leggende della Sicilia mentre i suoi interlocutori avranno a che fare (in uno scambio necessario di ruoli) con personaggi immaginari. La continua ricerca di risposte sulla costruzione della sua vita è un pretesto per ricordare che ciò che conta è il presente!

Caeiro è come un quadro raffigurante un uomo, non sai chi sia, e per questo gli si può costruire addosso una vita intera, amplificarne e modificarne la realtà


lunedì 11 settembre 2017

BUONDI': E ADESSO TUTTI A CHIEDERSI: COSA ACCADRA' A NATALE?

La pubblicità del Buondì Motta ha sicuramente segnato un punto importante nella comunicazione pubblicitaria, uno spartiacque fra gli spot buonisti e "politicamente corretti" mandati in onda fino ad oggi, tutti uguali, tutti con lo stesso messaggio, con i pubblicitari a scervellarsi (mica tanto) su come fare apparire appetibile, buono e comprabile il loro prodotto in quindici o trenta secondi. E siccome, per chi fa pubblicità la merce che pubblicizza è la migliore, lo spot deve essere accattivante, socialmente accettabile, non osceno (nel senso di "fuori dalla scena") e che ispiri sentimenti. 
Poi arriva la Motta che decide di rompere con le brave mammine che uccidono i batteri di casa travestite da supergirl, con i cani che hanno problemi di gengive, con Banderas che dialoga con le galline dentro un mulino, con le mamme che mangiano tonno in scatola perché piace a Kevin Costner, e la situazione cambia radicalmente. La mammina in questione o ha poca conoscenza delle delizie che si possono trovare al supermercato, oppure, per non essere distratta dal suo lavoro (mettere i fiori nel vaso) da una figlia che sembra uscita da un vecchio spot, dice una bugia.
A voler fare un paragone linguistico/teatrale, la pubblicità del Buondì ricorda una performance di Lenny Bruce quando arrivava sul palco e diceva:
"Buonasera, state tutti bene? Andata bene la giornata?"
poi faceva una pausa e continuava
"Avete scopato ieri sera?"
Da un punto di vista di "tempi" e di "messaggio" il risultato è uguale: il cambio improvviso della comunicazione. Una variazione che trova impreparato chi ascolta e quindi con un effetto sorpresa incredibile: "questa non me l'aspettavo!"
Tanto per iniziare, mai spot pubblicitario ha avuto così tanta pubblicità da parte degli utenti, mai tanti articoli giornalistici, commenti e parodie. Lo spot della Motta è più conosciuto del recente vincitore del Leone D'oro a Venezia (di cui già non parla più nessuno) e del nuovo libro di Camilleri (di cui non ricordo il titolo), ma è politicamente scorretto. Se invece del Buondì Motta, al povero postino fosse piombato in testa il libro di Matteo Renzi, il PD vincerebbe le prossime elezioni regionali in Sicilia senza bisogno di fare campagna elettorale, semplicemente distribuendo merendine ai comizi.
Ora, abbiamo madre, padre e postino sepolti, chi da meteoriti chi da merendine, ma questo apre un paio di problemi.
1) I pubblicitari continueranno a farci vedere le solite famigliole felici oppure qualche battero costringerà la super mamma a prendere un antibiotico? I cani risolveranno il problema delle gengive con una visita da un veterinario, il tonno in scatola sarà venduto indipendentemente da Kevin? Vedremo!

2) A Natale, una colomba Motta farà la cacca in testa alla ragazzina? Babbo Natale ruberà il panettone? le renne si rifiuteranno di partire senza prima avere assaggiato una fetta di Pandoro?
Aspetteremo ansimanti e intanto faremo colazione dentro casa. Meglio evitare i giardini e i luoghi all'aperto. 

venerdì 4 agosto 2017

CRONACA PSEUDO-DRAMMATICA DI UN TURISTA CHE ARRIVA A SCIACCA

Facciamo finta che io sia un turista nordico che decide di passare le vacanze al mare in una bella cittadina della Sicilia a vocazione turistica terzo polo turistico di un non meglio precisato polo con una classifica che vede Sciacca al terzo posto non si sa per quale motivo. 
E comunque, per essere il terzo polo turistico  siciliano dovremmo essere davanti a Taormina, Cefalù, San Vito lo Capo, Erice, Favignana, Agrigento, Stromboli etc… etc.
Tolto di mezzo il terzo polo e eliminata la definizione di villaggio di pescatori, il turista nordico decide di venire a Sciacca per farsi il bagno e ammirare le bellezze naturalistiche. Considerato che non può ammirare quelle termali perché chiuse, gli basta una bella pineta non ancora andata a fuoco e una bella spiaggia pulita possibilmente con un servizio di bus che dal suo alloggio lo porti fino al mare. 
Non essendoci, per ovvi motivi, la metropolitana, un collegamento continuo fra la città e le spiagge ci sarà. 
O no?
Quindi prepara la sua bella valigia, ci infila la macchina fotografica, il costume e parte.
Oggi, 4 agosto. Il turista ha preso il volo per Palermo, è atterrato all’aeroporto stamattina alle 10.00 e si è seduto dentro la sala d’aspetto aspettando le 14.55 il primo e unico bus diretto a Sciacca.
 Il nostro eroe ha mangiato in un ristorante dell’aeroporto e su una panchina ha schiacciato un pisolino. Certo, poteva prendere un autobus che da Punta Raisi lo portasse a Palermo e un altro che da Palermo lo portasse a Sciacca, ma non ci sono indicazioni in tal senso. Anzi, i medici inseriscono questo tragitto nella lista delle contro indicazioni estive.
Arrivato a Sciacca nella ridente cittadina terzo polo turistico a vocazione turistica ha trovato cumuli di immondizia ai lati della strada, in mezzo alla strada, una specie di monumento ai caduti sui marciapiedi e dietro ogni curva, e per benvenuto un azzurro sacchetto solo e solitario poggiato accanto al vicolo. Il proprietario dell’hotel gli ha detto che ci sono problemi con il conferimento della spazzatura. Cose che capitano in tutte le città turistiche e gli ha spiegato che con l’aumento dei turisti aumenta l’immondizia e gli spazzini non ce la fanno a toglierla tutta. Insomma, un po’ è anche colpa sua. 
Arrivato in camera decide di sistemare tutto e farsi una doccia, ma ahimè il rubinetto non funziona, non esce acqua. Il proprietario gli comunica che il rubinetto funziona benissimo ma purtroppo c’è un guasto ai pozzi Grattavoli. Insomma per la doccia deve aspettare che riparino il guasto a Grattavoli e sperare che non ci sia una perdita da qualche altra parte. Male che va può comprarsi sei bottiglie di acqua minerale e lavarsi con quella.
Fa niente. Il turista non è uno che si scoraggia. Niente doccia? Facciamoci un bagno a mare. Il proprietario gli comunica che se vuole andare al mare deve affittarsi una macchina, perché non ci sono collegamenti con le spiagge. Essendo una città turistica sul mare i collegamenti non servono, siamo già al mare!
E allora, considerato che non si può fare niente, decide di farsi un bel giro per ammirare le bellezze del nostro centro storico. Il proprietario gli comunica che se vuole andare a piedi deve stare molto attento, perché tutto il centro storico è aperto al traffico veicolare, se vuole farsi un giro per la città e scattare qualche foto, può farlo dopo le 20. Tanto le macchine fotografiche hanno il flash. Ma dopo le 20 non può fare shopping perché la maggior parte dei negozi sono chiusi.

Il turista si siede sul suo letto, nella sua camera d’hotel e pensa: Ma il prossimo anno, verrò di nuovo qui?

lunedì 10 luglio 2017

UNA BELLA RECENSIONE SUL BLOG "Fimminachelegge"

Giuseppina Martorana ha dieci anni, la stessa età della nipote Rosalia, quando in contrada Santa Barbara, nella città siciliana di Cefalù scopre la verità su quell’edificio tanto chiacchierato, noto con il nome l’abbazia di Thelema.
Per tutti, quel vecchio rudere abbandonato con le mura bianche e  quella scritta all’ingresso – fa ciò che vuoi sarà la tua legge – altro non è che un covo funesto dove si consumano orge e riti satanici.
La casa, in un primo momento, di proprietà del barone Carlo La Calce, era stata affittata alla contessa Leah Harcourt e ad un uomo, un certo sir Alastor de Kerval che si scopre, solo dopo, essere il nome fittizio di Edward Alexander Crowley, meglio conosciuto come la Bestia 666.
Crowley  personaggio ambiguo e controverso, realmente esistito nei primi anni del Novecento, è stato considerato il fondatore del moderno occultismo. Le cronache lo ricordano come un uomo di vasta cultura, fonte di ispirazione del satanismo e creatore di una religione magica o sessuale chiamata Magick. Durante il suo soggiorno a Cefalù si era guadagnato l’appellativo di uomo perverso che incuteva paura alla gente. 
In quell’innominato luogo e dei fatti realmente accaduti, tutt’oggi scomodi e volutamente sottaciuti dagli abitanti del posto, si diceva che avvenissero cerimonie e baccanali  demoniaci.
Le donne che frequentavano l’abbazia, rigorosamente bionde o rosse, erano le concubine del diavolo e, insieme a Crowley,  consumavano orge e sortilegi che producevano un fluido maligno che si ripercuoteva per tutta Cefalù.
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I carabinieri, nell’aprile del 1923, erano arrivati in paese con un mandato firmato di pugno da Benito Mussolini che dava l’ordine di espulsione ai mercanti da quel tempio maledetto con l’accusa di spionaggio, maltrattamento e oltraggio al pudore. Tra i curiosi, accorsi a verificare se ciò che si diceva su quel posto fosse vero, vi  era anche Giuseppina Martorana, una ragazzina dell’età di dieci anni che voleva saperne di più su quell’uomo e quella casa.
“La maledizione dell’abbazia di Thelema” terzo romanzo del giornalista Accursio Soldano (Leucotea editore, pag, 143) però, non è solo questo: vi è una donna, un funerale, un’abbazia, una maledizione. Un tavolo da gioco e tanti segreti.
La Sicilia descritta è quella verghiana: superstiziosa e devota in un unico credo di sacro e pagano.  E’ la terra dei vinti, in cui la religione non fa miracoli e la gente muore sola o povera.
<< Ci sono padri che meritano di morire e quando arriva la loro ora si ritrovano i figli accanto al letto di morte e altri che fanno tutto per il bene dei figli e muoiono senza nessuno accanto.>>
Quando Giuseppina Martorana passa a miglior vita, ha 90 anni. Al suo capezzale, come solitamente accade durante i funerali siciliani, si precipitano parenti, amici, conoscenti, curiosi e vicini di casa. C’è chi piange, chi commenta con sorpresa l’accaduto, chi crede sia tutta colpa dell’influsso negativo proveniente dall’abbazia. E c’è, invece, chi in quell’occasione, trova terreno fertile per elargire battute impregnate di perfidia:
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Quando decide mettere fine al suo lavoro di fattucchiera e all’arte tarocchi, Giuseppina Martorana lo fa perché non è stata in grado di prevedere la sua rovinosa caduta, uno scivolone che era diventato il preludio di una morte lenta ed annunciata.  Trasforma così la targa di legno che attestava la sua capacità nell’arte divinatoria, in  un tavolo da gioco: Ogni uomo e ogni donna è una stella – così recitava la targa.
La sera, attorno a quel tavolo in casa Martorana, siedono  don Michele Mistretta detto  u fiurinuNina e Brigida Montalbano. E tutti, in quella stanza, hanno qualcosa da confessare; qualcosa di oscuro che nessuno in paese ha mai saputo: omicidi, impiccagioni, prostituzione.
La loro vita, proprio come in una partita a briscola, ha mescolato le carte. E’ stata giocata e nessuno di loro aveva mai saputo in anticipo quando sarebbe arrivata la mano vincente, neppure Giuseppina che aveva imparato a predire il futuro. Durante quelle partite, qualcosa scatta nella mente dei presenti: la necessità di confessare i loro peccati.
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Nina e Brigida le due sorelle, zitelle e acide hanno un nero segreto che in paese nessuno conosce perché l’immagine che la gente ha delle due povere donne è quello delle illibate ricamatrici, rimaste orfane troppo presto.
Michele Mistretta, il dandy, giunto a Cefalù con il suo carico di bellezza e boria, si era rinchiuso nella sua villa d’oro, ma piuttosto che vivere una vita di agi e frivolezze, si era ritrovato a piangere solitario come un bambino, ridotto a guardare spettacoli teatrali in solitudine  e ad avere sogni da buttare nel cesso: una vita da non ricordare.
Anche Giuseppina Martorana, mala fimmina caparbia e furba, per anni ha tenuto sotto chiave la sua verità. Chi era quella donna ritornata a Cefalù dalla Francia, con un figlio a carico,  la storia un marito defunto in guerra e l’arte di leggere l’oracolo cinese? Nessuno sapeva cosa aveva realmente fatto in tutti questi anni lontano dalla Sicilia.
Giuseppina Martorana ha una sensualità ammaliante. La sua esuberanza, peccaminosa e perturbante, disturba  le donne del paese. Ha un atteggiamento biasimevole. Per tutti è la fattucchiera di Cefalù che oltraggia i valori e distrugge i tabù, attirandosi gli sguardi e le maldicenze delle comari pettegole.
Nel romanzo, Giuseppina Martorana è una costruzione letteraria molto affascinante. Ha una concupiscenza tramata e misteriosa che non si piega ad un fatto meramente fisico, quanto ad uno spirituale e carismatico. La sua forza attraente riesce a bilanciare quella malefica di Crowley e ricorda, lontanamente, la lupa di Verga…
E’ la Sicilia dei vinti. La lotta per la sopravvivenza che induce i protagonisti a commettere azioni che li renderanno colpevoli, ma ingiudicati. Sfuggiti alla legge per fortuiti casi del destino, i personaggi raccontati da Soldano, hanno tutti un potenziale inespresso o incapace di essere sfruttato.
Sconfitti, delusi, solitari con una bellezza tutta verghiana.
La narrazione procede secondo un modo ondulatorio, per analessi, avanti e indietro nel tempo, regalando al lettore dei flashback che fanno luce sulla vita di alcuni personaggi chiave del romanzo.
Il 13 ricorre spesso nella narrazione e, conoscendo i vezzi di questo autore, dobbiamo creder che ci sia una relazione tra il numero scelto e il suo significato cabalistico. Stesso accorgimento anche per la scelta del venerdì come giorno in cui muore la protagonista Giuseppina.
Secondo le credenze popolari, infatti il  “venerino” – nato di venerdì – riesce a prevedere il futuro e gli spiriti maligni non hanno nessuna influenza su di lui. Chi nasce di venerdì può tranquillamente abitare in una casa invasa dagli spiriti, senza che venga da questi disturbato.
Le leggende raccontano che le donne di Palermo ogni venerdì si recavano alla chiesa delle Anime dei corpi decollati, dopo aver offerto il loro rosario, si avvicinavano alle lapidi dei loro defunti per sentire se ciò che esse desideravano venisse loro concesso.
Per gli esoterici, il 13 rappresenta il principio dell’ineluttabilità del cambiamento, il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione… i vinti. La morte, in attesa di riscatto e di rinascita.
“La maledizione dell’abbazia di Thelema” è romanzo di male fimmine, sortilegi, superstizioni e fatti di cronaca realmente accaduti, mischiati in un potpourri ben riuscito. Una libro affascinante che stregherà religiosi e miscredenti.
https://fimminachelegge.wordpress.com/2017/07/10/la-maledizione-dellabbazia-di-thelema-di-accursio-soldano-la-satanismo-di-crowley-la-sicilia-di-verga-i-vinti-la-lupa/

A.S.

A.S.

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