mercoledì 27 novembre 2013

LA RIVISTA JP4 RECENSISCE IL BELLANCA

La rivista JP4, mensile specializzato in aeronautica e spazio, nel numero di dicembre dedica spazio, con una recensione al libro “Giuseppe Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti” scritto da Accursio Soldano e pubblicato dalla casa editrice Epsylon di Roma.
Dopo lo speciale che l'ANSA ha voluto dedicare al volume che ripercorre la storia del costruttore di aerei saccensi, anche le riviste specializzate recensiscono in maniera lusinghiera il libro. “ottimo questo omaggio sotto forma di libro di 182 pagine, ben scritto e documentato... una ricca raccolta di foto e una quarantina di interessanti giornali d'epoca”
“Il libro – si legge nella recensione- è il vivo ritratto di un uomo eccezionale, che centra il suo obiettivo, anche se non è una completa enciclopedia di tutti gli aerei di Bellanca. L'autore descrive bene l'atmisfera degli anni della febbre atlantica e svela come solo il caso diede la fama a Charles Lindberg e non a Bellanca.

Un lavoro, si legge ancora, non ponderoso, ma validissimo, ben scritto e dall'elegante realizzazione grafica. 

domenica 27 ottobre 2013

RECENSIONE SULLA RUBRICA LIBRI DELL'ANSA

ANSA > Legalità > Speciali > Libri: Bellanca, storia dell'ingegnere con il sogno del volo

Libri: Bellanca, storia dell'ingegnere 

con il sogno del volo

Sarà presentato nelle scuole volume sui pionieri dell'aviazione


(di Giovanni Franco) (ANSA) - PALERMO, 25 OTT - Nei pressi dell'aeroporto "Fiorello La Guardia" 
di New York c'è una strada dedicata a lui. E anche nel Maryland, in California. A Sciacca (Ag) 
invece paese natale di Giuseppe Bellanca, nato nel 1886 e morto nel 1960, c'è solo una striminzita stradina intitolata ai non meglio identificati "Fratelli Bellanca" (gli altri due erano un sindacalista e il direttore di un giornale locale, e viene da pensare che forse l'omaggio era rivolto a uno dei suoi due congiunti). Eppure scrive il giornalista Tano Gullo "era uno dei massimi cervelli scientifici che la 
Sicilia abbia generato. Nel settore aeronautico ha lo stesso peso specifico che hanno i Marconi,
 i Volta, i Pacinotti in altri comparti". A raccontare le gesta di questo personaggio è ora Accursio
 Soldano che ha scritto il libro "Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti" (Epsylon editrice; 182 pagine; 14 euro). Un volume ricco di immagini d'epoca e di manoscritti che sarà anche presentato nelle scuole. "Una raccolta sistematica di eventi, fatti, documenti che raccontano la vita, 
non solo di Bellanca, ma anche di tutti quei piloti, - afferma l'autore - quei temerari che sulle "macchine volanti" cercarono la gloria nel tentativo di attraversare gli oceani: qualcuno, pilotando un "Bellanca" 
ci riuscì, molti perirono, ma tutti contribuirono a spostare un po' più in là i confini del volo". Bellanca, afferma Soldano anche lui di Sciacca: "non è uno dei tanti siciliani nato in un piccolo paese in
 provincia di Agrigento ed emigrato giovanissimo in America in cerca di fortuna, era un ingegnere aeronautico e aveva un sogno: costruire aerei e volare dall'America in Europa senza scalo". 
Da giovane frequentò l'Istituto Tecnico di Milano, laureandosi nel 1908 in matematica e durante 
i suoi studi per la seconda laurea in ingegneria aeronautica decise di disegnare e costruire il suo primo aereo.

Non avendo i fondi disponibili per realizzarlo, pensò di farlo con canne di bambù, montandolo dentro

 una vecchia stalla. Poi, insieme a due suoi amici, Enea Bossi e Paolo Invernizzi produsse, nel 1909,
 il primo volo di un aereo totalmente italiano (come disegno e costruzione). Ma l'Italia di quegli anni
 non era ancora pronta per le innovazioni in campo aeronautico e allora, su pressione di suo fratello 
Carlo, il giovane Giuseppe emigrò in America e cominciò dapprima a dare lezioni di volo e poi a 
costruire aerei dal disegno innovativo e dalle performance fino a quel momento impensabili. 
I "Bellanca aircraft" erano diventati famosi in tutta l'America, al punto da meritarsi la copertina 
di "uomo dell'anno" nella popolare rivista "Time", ma il suo socio in affari Charles Levine non 
volle vendere un suo monoplano a Charles Lindberg per la trasvolata in solitario da New York a 
Parigi mancando quindi l'appuntamento con la storia. Eppure l'ingegnere saccense avrebbe avuto 
modi di rifarsi in seguito. I documenti sulle sue leggendarie imprese, a cavallo tra gli anni Venti e 
Trenta del Novecento, sono esposti nell'Archivio del Museo Nazionale dell'Aria e dello Spazio di Washington. Nel 1993 è stato inserito nella Hall of fame dell'aviazione mondiale.(ANSA).

sabato 19 ottobre 2013

RECENSIONE SU IL MATTINO DI PARMA

‘Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti’ di Accursio Soldano

di Laura Bonelli ottobre - 18 - 2013

Ci fu un’epoca in cui l’uomo aveva bisogno di conquistare il cielo e sentiva che il volo era l’espressione della propria libertà. Erano gli anni in cui Charles Lindberg,  giovane pilota delle linee aeree postali di S. Louis, partiva, in solitario, per il suo storico volo da New York a Parigi. L’inizio del Novecento vide molti sognatori tradurre in realtà i propri aneliti. Tra questi un italiano, forse meno conosciuto, ma che fu uno dei protagonisti della storia dell’aviazione mondiale a cavallo tra gli anni Venti e Trenta. La biografia dell’ingegnere e progettista Giuseppe Bellanca, siciliano, originario di Sciacca, viene tratteggiata da un suo conterraneo, il giornalista Accursio Soldano, nel libro ‘Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti’ (Epsylon Editrice).
Dagli esordi con un rudimentale apparecchio costruito con canne di bambù, all’arrivo in America, prima ad Omaha, in Nebraska, dove fonda la sua prima società di aircraft, per approdare infine nel Delawere, in un tragitto di vita costellato di progetti e realizzazioni di volo eroiche ed appassionate.
Soldano fa un minuzioso ed interessante lavoro di ricerca storica, includendo nel suo libro una selezione di articoli tratti da quotidiani dell’epoca e dando spazio anche ad altri pionieri che si distinsero per spirito di avventura, testando sulla propria pelle le possibilità dei nuovi velivoli che si andavano progettando in quegli anni.
La biografia di Bellanca viene pubblicata a breve distanza dal romanzo d’esordio di Soldano ‘Il venditore di attimi’ (Graphofeel Edizioni), in cui l’autore costruisce un racconto in cui si intersecano diverse vicende, con protagonisti in grado di trasmettere un’esperienza tale da essere di monito e riflessione. Quali sono le cose che davvero hanno importanza? Quali gli errori che portano a conseguenze irrimediabili? C’è sempre un modo per deviare da una via pericolosa, una maniera di pensare e di agire per evitare il peggio. Recentemente trasposto per il teatro e presentato al Roma Fringe Festival, ‘Il venditore di attimi’ si interroga in modo originale sulle esperienze dell’esistenza dell’uomo, dando nuova vita a personaggi intramontabili della letteratura classica.
C’è un’impercettibile linea di pensiero tra i due scritti di Soldano, ovvero l’espressione di un anelito dell’uomo che sembra lontano da questo tempo attuale, un tempo concentrato a guardare gli eventi esterni senza soffermarsi sulle potenzialità interne insite nell’animo umano, rimpiangendo tempi migliori.
“Nessuno si toglie la vita in un posto così pieno di vita. Bisogna solo dare alle cose la loro giusta dimensione, dare ad ogni evento la giusta valenza ed evitare di accumulare rimpianti. Il rimpianto, come si sa, è uno spreco di energia” (da Il Venditore di attimi)

mercoledì 18 settembre 2013

RECENSIONE SUL PERIODICO "L'ARALDO"

Anche il periodico "L'araldo" diretto da Joseph Cacioppo pubblica un articolo sul libro "Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti" che sta riscuotendo apprezzamenti, eppure per l’Enciclopedia della Sicilia, pubblicata da Ricci grazie alle generosità di mamma Regione, Giuseppe Mario Bellanca, pioniere dell’aviazione mondiale, non esiste. Non c’è traccia nelle migliaia di pagine del volumone.
L’ingegnere aeronautico Bellanca, geniale inventore di caratura internazionale, come scrive il giornalista Tano Gullo nella introduzione al libro, è una delle tante vittime della sicula dimenticanza. Ed è un fantasma perfino a Sciacca, paese dove è nato nel 1886. Solo una striminzita stradina intitolata ai non meglio identificati "Fratelli Bellanca" (gli altri due erano un sindacalista e il direttore di un giornale locale, e viene da pensare che forse l’omaggio era rivolto a uno dei suoi due congiunti), e una targa nella scalcinata facciata di una vecchia casupola del porto che ne ricorda i natali posta dai familiari dopo la sua morte. Vale a dire poca roba rispetto ai meriti scientifici del personaggio.
Senza timori di smentite riteniamo che sia uno dei massimi cervelli scientifici che la Sicilia abbia generato. Nel settore aeronautico ha lo stesso peso specifico che hanno i Marconi, i Volta i Pacinotti in altri comparti.

mercoledì 11 settembre 2013

LE AUTORITA' CITTADINE REGALANO IL "BELLANCA"


Le autorità cittadine hanno ricevuto il generale di corpo d’armata Corrado Dalzini, comandante della Regione Militare Sud dell’Esercito Italiano. L’incontro è avvenuto nell’Ufficio di Gabinettto, al Palazzo di Città. A riceverlo il sindaco Fabrizio Di Paola, il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono, il segretario generale Carmelo Burgio, gli assessori Salvatore Monte e Ignazio Bivona, il consigliere comunale Filippo Falautano. Ad accompagnare il generale Corrado Dalzini, due architetti saccensi della cosiddetta Riserva Selezionata, corpo di professionisti in forza allo Stato Maggiore dell’Esercito: il consigliere comunale Pasquale Bentivegna (grado capitano) e Giacomo Filippo Lo Cicero (grado maggiore).
Nel corso dell’incontro si è parlato della situazione geopolitica nel Mediterraneo con riferimento agli eventi in Siria, del ruolo strategico della Sicilia, della bellezza dell’isola e della specificità di Sciacca. “Siete fortunati – ha detto il generale Corrado Dalzini -. Abitate in una realtà indescrivibile, da vivere. E’ una regione che non ha eguali, che merita tanto, che mette assieme tante diversità”.
Il sindaco Fabrizio Di Paola e il presidente del Consiglio comunale Calogero Bono hanno ringraziato il generale Corrado Dalzini per la cortese visita, illustrando le principali peculiarità di Sciacca e del suo ricco territorio, che intende costituirsi in un Libero Consorzio di Comuni che in sostituzione delle abolite Province.
Al termine dell’incontro, il sindaco Di Paola e il presidente del Consiglio Bono hanno donato al generale Dalzini un quadro in ceramica di Sciacca, un volume di foto sulle principali attrazioni della città e il libro dello scrittore Accursio Soldano su “Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti”.

martedì 23 luglio 2013

IN LIBRERIA IL LIBRO SU GIUSEPPE BELLANCA

Giancarlo Mazzuca
Direttore Responsabile
Il Giorno”

Dalla introduzione... 
"Mancava qualcosa che raccontasse la storia di Giuseppe Bellanca, un siciliano nato in un piccolo paese in provincia di Agrigento ed emigrato giovanissimo in America che, sebbene sia stato il pioniere dell'aviazione mondiale, sebbene sia conosciuto in tutto il mondo come colui che rivoluzionò il modo di volare, in Italia, e soprattutto nella sua terra natia è praticamente sconosciuto. Abituati a scrivere di poeti, biografie di politici più o meno famosi e persino di calciatori, molti “eroi” nostrani rimangono sconosciuti fino a quando qualcuno non va a spulciare nelle carte accatastate in qualche cassetto dimenticato.

Eppure all'uscita dall'aeroporto “Fiorello La Guardia” di New York c'è una strada dedicata a lui. E anche nel Maryland, in California, nel New Caste etc... Questo libro è una raccolta sistematica di eventi, fatti, documenti che ne testimoniano la grandezza. Ma non solo di Bellanca, anche di tutti quei piloti, quei temerari che sulle “macchine volanti” cercarono la gloria nel tentativo di attraversare gli oceani..."

martedì 25 giugno 2013

IL VENDITORE DI ATTIMI SUL MAGAZINE "PERIODICO ITALIANO"

Nessuno pone fine alla propria esistenza in un posto pieno di vita. Su questo assunto si sviluppa “Il venditore di attimi”, adattamento teatrale di Mariella Gravinese del romanzo omonimo di Accursio Soldano. Una tragedia familiare che ruota attorno al protagonista, Alfred, un cuoco che ha perso il lavoro e, di conseguenza, decide di farla finita recandosi sulla riva del mare. Proprio il lavoro era stato il motivo del suo allontanamento dal padre, che non ha più visto per cinque anni e che rivede giusto in tempo sul letto di morte. Ora quel lavoro non c’è più e rischia di rovinare anche le relazioni con il resto della famiglia: il peso della responsabilità familiare incombe al punto da spingere il padre-marito a recarsi su una spiaggia e tentare il suicidio. È qui che incontra casualmente un tizio ben vestito che incomincia a raccontargli storie. Dapprima Alfred si dichiara infastidito da quei racconti, i cui protagonisti sono tutti folli: dal medico di un ospedale psichiatrico a Ian, che trascorre ormai le sue giornate all’interno di una stanza coi suoi libri di geografia, in ricordo dei viaggi trascorsi. Il tempo, però, cambia le cose. Gli ‘amici’ di cui lo sconosciuto narra, hanno terminato male la loro esistenza, decidendo di ‘chiudere’ col passato, definitivamente. E Alfred?
Posto dinnanzi al suo dilemma personale, cosa deciderà di fare? Il suicidio è là che incombe sotto le spoglie di una subdola soluzione, pronto a sollevarlo da ogni responsabilità e da ogni incertezza.
Una rappresentazione suggestiva incornicia il dramma di un uomo, che crede di non aver più nulla da perdere, che accarezza la tentazione di un gesto estremo, un attimo in grado di spazzare via ogni angoscia. Un istante  che viene spazzato via dal racconto di altre storie, altre vite, altre difficoltà. “Vendo attimi, quelli che la gente perde quando sceglie”, racconta il personaggio misterioso. E forse, è proprio di qualche attimo in più che Alfred aveva bisogno per capire meglio se stesso. Una sorpresa finale rivelerà la verità di quei racconti e darà il senso alla storia.La pièce è un’occasione per riflettere sulla irripetibilità degli attimi che compongono un’intera vita e che spesso ci lasciamo sfuggire. Racconti orribili di ordinaria follia che “se ne va passeggiando per il mondo e non c’è luogo ove non risplenda”.
Gaetano Massimo Macrì

RECENSIONE SU TEATRO.ORG

IL VENDITORE DI ATTIMI
All'origine de Il venditore di attimi c'è l'omonimo romanzo di Accursio Soldano, pubblicato nel 2012 per i tipi della Graphofeel, casa editrice romana che ha all'attivo romanzi, biografie e saggi di argomento storico.

Giornalista, siciliano di Sciacca,  Soldano nel suo romanzo racconta dell'incontro tra un suicida e un uomo misterioso e senza nome (lo verremo a sapere solo alla fine e sarà  una chiara citazione letteraria) che lo
intrattiene suo malgrado raccontandogli le vicende di alcune delle persone che dice di avere conosciuto durante i suoi viaggi, in realtà personaggi di trame di romanzi celebri.

Sodano con una scrittura curiosa, divertente e divertita,  partendo dalla convinzione, discutibile e paternalistica, che il suicidio sia una fuga e una rinuncia alla vita, compone un inno alla lettura e alla vita (compresa quella familiare, con particolare attenzione per i rapporti genitori figli) tramite  un regesto di personaggi letterari dalla fine tragica grazie ai quali il protagonista del suo romanzo riesce a far desistere l'aspirante suicida dal suo intento.

Il romanzo non è passato inosservato all'attrice e regista Mariella Gravinese, che ha deciso di trarne un
adattamento teatrale per la compagnia pesarese La nuvola, presentandola in prima nazionale al Fringe. 

Oltre a firmare la regia Gravinese interpreta il personaggio maschile misterioso che racconta le storie dei suoi amici al giovane padre di famiglia aspirante suicida, mitigando così la misoginia che, in tralice, percorre l'intero romanzo, nel quale si leggono perle come:
"Già non sopportava tutti questi predicatori in giro per la città figuriamoci se poi a farlo fosse una donna" (p. 55).
"Le donne, si sa, sono diffidenti e cominciano a fare domande. Che ci facevi in spiaggia? Mica è estate! E che ci facevi in spiaggia con un uomo? Non sarai mica diventato frocio?" (p.57).
Nell'adattamento di Gravinese rimane ben poco delle considerazioni fatte dall'io narrante del romanzo (esterno ai due personaggi) mentre le trame di romanzi sono ridotte all'essenziale,  togliendo in qualche caso un po' di prevedibilità e qualche naivetè all'originale (certe citazioni troppo scolastiche come il cartesiano cogito ergo sum, completamente fuori contesto) ma a volte anche spessore a certe riflessioni o
all'eleganza dell'impianto citazionale del romanzo.

Gravinese trova comunque una misura felice non solo nell'opera di selezione e di riduzione del testo letterario ma anche nell'allestimento teatrale potendo contare sulla propria notevole presenza scenica e su una recitazione calibratissima che sa farsi astratta quando serve e naturalistica in alcuni momenti indovinati.
Meno immediati e riusciti i personaggi interpretati da Demian Aprea e Roberto Siepi, che risentono soprattutto di una certa impacciataggine nel loro stare sul palco, caratteristica che, seguendo una buona intuizione, Gravinese non cerca di eliminare quanto di sfruttare, chiedendo a entrambi una serie di movimenti scenici e di esitazioni del personaggio con l'intento di far diventare quel loro limite cifra stilistica, riuscendoci però solo in parte.

Rimane il dubbio sul senso generale di questa riduzione che,  nonostante le scene d'apertura e di chiusura senza dialoghi, ha nella parola l'unico motore narrativo e non prova a sfruttare mai davvero le capacità visive del teatro tanto che una persona non vedente avrebbe potuto agevolmente seguire la storia raccontata senza mancare di nessuna informazione.
Una scelta dettata probabilmente anche dal senso di rispetto e di omaggio per il  testo letterario dal quale lo spettacolo è tratto, trad(uc)endo l'origine letteraria con un orizzonte naturalistico, dai rumori del mare alla birra bevuta al bar - e sulla scena si beve del cinematografico te -, che al romanzo manca.
Alessandro Paesano

UNA BELLA RECENSIONE SUL LAVORO TEATRALE

Il tempo è un’entità sfuggente, che nei millenni i filosofi hanno cercato di definire: del tempo, ci si rende conto solo dopo che è passato, o quando lo si prefigura nel futuro, ma molto raramente mentre passa, mentre accade. Gli attimi, quel frammento incommensurabilmente piccolo nel quale si può fare la differenza fra la vita e la morte, spesso non vengono percepiti in quanto tali.
Un uomo di fronte al mare, con un’intenzione precisa: farla finita. Con la vita, con la famiglia, con il lavoro, con il mondo. Far finire il mondo, e il tempo. Solo un attimo, lo divide dalla decisione sul continuare a vivere oppure terminare l’esistenza.
Ed è proprio in questo attimo di attesa, che interviene l’imponderabile: l’incontro con un’altra persona. Improvvisamente, l’attimo si dilata: appaiono storie, appaiono ricordi, immagini, emozioni. Appaiono le altre prospettive dalle quali guardare allo stesso profondissimo mare, fonte di gioia o di dolore, di nostalgia o di allegria. Quando si incontra qualcuno che la pensa diversamente da noi, sul mondo che ci circonda, ciò di cui ci si accorge è che anche noi abbiamo un pensiero e una proiezione sul mondo. Il mare, come il tempo, è sempre stato lì, ad aspettare qualcuno che lo guardasse e ne traesse ciò che gli serviva per la sua vita.
In questo coraggioso spettacolo, Mariella Gravinese e gli attori della Compagnia La Nuvola si confrontano con il lato oscuro della vita, il male di vivere che la nostra società ha bollato patologicamente come depressione, per sviscerarne il maggior numero possibile di aspetti e di declinazioni. È vero: alcune persone, non reggono il mare, e veramente, lasciano il tempo per l’eternità inconoscibile della morte. Altri, invece, lo guardano a lungo, molto a lungo, finché non rivela il suo aspetto propulsivo, dinamico.
Ed è solo allora, dopo aver affrontato i nostri lati oscuri, che finalmente nasce la danza finale dell’attore, rimasto solo sul palcoscenico, mentre si lancia in un ultimo valzer travolgente. Danza l’attore, danza il tempo che passa e l’innumerevole sequenza di attimi, in una musica che forse non finirà mai.