mercoledì 24 settembre 2014

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA "PER L'ECCELLENZA CULTURALE"

La Violetta d'Argento per il miglior film-documentario musicale ha premiato Francesco Guccini. Un premio a Claudio Fava. Il regista di Sciacca Accursio Soldano vince il Premio Speciale della Giuria per l'eccellenza culturale al PARMA INTERNATIONAL MUSIC FILM FESTIVAL con il documentario DON TURI E GANO DI MAGONZA, un omaggio al grande attore siciliano Ciccio Ingrassia, che compare nel film in una della ultime interviste rilasciate prima dell'abbandono delle scene, e all' Opera dei Pupi di Mimmo Cuticchio, iscritta oggi tra i Patrimoni orali e immateriali dell' Umanità dell' Unesco.
Sabato 20 settembre si è conclusa con la cerimonia di premiazione del la seconda edizione del PARMA INTERNATIONAL MUSIC FILM FESTIVAL, l'unico festival cinematografico europeo, e uno dei pochissimi a livello mondiale, dedicato alla colonna sonora. Con una grande affluenza di pubblico, l'evento ha avuto un’ eccellente eco grazie all'attenta selezione dei film in concorso che ha coinvolto e divertito gli spettatori. Il film di Soldano ha destato notevole interesse anche in campo accademico, grazie agli studi di alcuni docenti dell’ Ateneo parmigiano.

La premiazione si è svolta presso il Salone San Paolo del Circolo della Lettura a Parma, con la partecipazione dei candidati ai premi, tra i quali c’era anche Francesco Guccini, e delle autorità della città, nella persona dell’ assessore alla cultura Laura Ferraris. Era presente anche la giuria, formata dal docente di storia del cinema dell'Università di Parma Michele Guerra, che ha personalmente consegnato il premio a Soldano, dal critico della Gazzetta di Parma Filiberto Molossi e dal Vice Presidente della Federazione Italiana Cinema D'Essai Sino Caracappa.
La cerimonia è stata condotta da Eddy Lovaglio di Parma Operart, l' ideatrice ed organizzatrice del festival assieme al Presidente della Giuria, il compositore e docente di musica per il cinema del Conservatorio A. Boito di Parma Riccardo Joshua Moretti, Il premio più importante inerente alla tematica del festival, la Violetta d'Oro per la miglior colonna sonora, è andato al compositore Aleksandar Ilic per il film serbo ICE della regista Jelena Bajic-Jocic, un'opera che ha convinto la giuria grazie alle note indimenticabili che accompagnano le drammatiche e malinconiche immagini del film ambientato nella Serbia degli anni '70.
La Violetta d'Argento per il miglior film-documentario musicale ha premiato FRANCESCO GUCCINI – LA MIA THULE di Francesco Conversano e Nene Grignaffini, il lungometraggio che racconta la genesi dell'ultimo lavoro musicale del grande cantautore, registrato con i musicisti di sempre nel Mulino di Chicòn a Pàvana, sull' Appennino Tosco-Emiliano, un luogo frequentato da Guccini nell'infanzia, che rappresenta un viaggio nella memoria.

La Menzione d'Onore per la Miglior Sceneggiatura è andata al film L'ASSALTO di Ricky Tognazzi, scritto da Ricky Tognazzi, Monica Zappelli, Claudio Fava e Francesco Ranieri Martinotti. Il film ripercorre in modo realistico e veritiero le vicende di un imprenditore edile del nord, che, tormentato dai debiti a causa della persistente crisi economica, si trova ad accettare un aiuto, apparentemente amichevole, da parte di un boss della 'ndrangheta, che, poco alla volta prenderà potere su di lui, la sua famiglia e la sua azienda.

La Menzione d'Onore per il Miglior Cortometraggio è stata data al film austriaco IN DER STILLE DER NACHT di Erich Steiner, la struggente e drammatica immagine dell'amore e della disperazione di due genitori per i loro tre bambini durante la Seconda Guerra Mondiale.

martedì 16 settembre 2014

PARMA INTERNATIONAL MUSIC FILM FESTIVAL

Parma International Music Film Festival, Ciccio Ingrassia 

e il mondo dei pupi siciliani


Un omaggio al grande attore siciliano Ciccio Ingrassia e al mondo dei pupi di Mimmo Cuticchio. Nel documentario Don Turi e Gano di Magonza, in concorso al Parma International Music Film Festival (leggi), vi è una delle ultime interviste rilasciate da Ciccio Ingrassia, prima dell’abbandono definitivo dalle scene.
L’occasione fu, vent’anni fa, la partecipazione di Ingrassia, in veste di ‘puparo’, alla rappresentazione ‘Don Turi e Gano di Magonza’, una pièce dell’Opera dei Pupi, di cui il film racconta il backstage attraverso le interviste ai protagonisti. Il regista, Accursio Soldano, alterna i filmati di repertorio a immagini dei giorni nostri, e rappresenta una Sicilia poetica e stridente, nella sua infinita bellezza affiancata da mille contraddizioni. Il cortometraggio si avvale della colonna sonora di Ezio Noto.
Accursio Soldano è un giornalista del Tg di Tele Radio Sciacca, ha lavorato per la testata Repubblica ed è scrittore. I suoi ultimi due lavori sono ‘Il venditore di attimi’ e ‘Giuseppe Bellanca e i pionieri delle macchine volanti’. Don Turi e Gano di Magonza verrà proiettato alla Casa della Musica giovedì 18 settembre alle 18. Sarà presente il regista che farà una breve introduzione al film.

Come è nata l’idea del documentario Don Turi e Gano di Magonza?
“Nel 1994 volevo documentare i preparativi della messa in scena della commedia scritta da Vincenzo Licata. Quindi ci recammo a Palermo per parlare con il maestro Mimmo Cuticchio che, gentilmente, ci fece assistere alla preparazione di alcune scene. In quella occasione incontrammo quelli che sarebbero stati i protagonisti. Devo dire, per onestà intellettuale che noi eravamo interessati a quella commedia perché il suo autore era un nostro compaesano, molto conosciuto per le sue poesie dialettali, che recitava anche in Tv a Tele Radio Sciacca, ma poco apprezzato come commediografo anche se ‘Don Turi e Gano di Magonza’ era stata rappresentata dal Gruppo Teatro 13 di Sciacca. Però vedere una commedia di un autore saccense in scena al Teatro Biondo di Palermo, con Cuticchio, Ingrassia, Zappalà e Civiletti era tutta un’altra cosa. E così decidemmo di dedicare a quell’evento, uno speciale da trasmettere in Tv. Quella cassetta con le interviste ai protagonisti l’abbiamo conservata gelosamente per 20 anni io e il mio cameraman Accursio Puleo e, a venti anni di distanza abbiamo deciso di omaggiarli, rimontando il materiale che avevamo a disposizione e avvalendoci della colonna sonora del nostro amico musicista Ezio Noto”.

I Pupi sono una tradizione siciliana che è anche iscritta all’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. Che cosa rappresenta questo mondo e che caratteristiche ha?
“Se sono stati iscritti dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità, il merito va soprattutto a Mimmo Cuticchio che ha esportato ‘u cuntu’ e l’opera dei pupi in tutto il mondo. I pupi non hanno fili come le marionette, con le aste i pupari li muovono su scenari colorati che ricordano le gesta dei paladini di Francia, i loro eroi ridono, piangono, vanno in battaglia, lottano, tradiscono, e i pupari li muovono al ritmo degli scudi e delle spade. Posso dire che hanno per i i loro pupi lo stesso rispetto che un uomo avrebbe per un suo simile. Assistere ad una rappresentazione dell’opera dei pupi è come entrare dentro un mondo magico, fatto di colori e di rispetto. E come diceva Ciccio Ingrassia, un puparo è prima di tutto un grande attore, perché non è facile far emozionare o ridere o piangere, avendo solo dei ‘pupi’ in scena”.

Nel film c’è anche un’intervista a Ciccio Ingrassia. Tu sei uno degli ultimi giornalisti a cui il grande attore siciliano ha rilasciato un’intervista prima dell’abbandono delle scene. Che ricordo hai di lui?
“Spettacolare e al tempo stesso commovente. Lo vedevo al cinema con Franco Franchi e mai avrei pensato che un giorno l’avrei intervistato. Ingrassia non tornava a Palermo da almeno trent’anni, e l’occasione di rivedere la sua città gliela diede proprio Cuticchio proponendogli il copione di Don Turi e Gano di Magonza. Beh, averlo davanti a me è stato commovente ed emozionante. Umile, divertente, disponibile, una gran bella persona”.

venerdì 5 settembre 2014

SCIACCA FILM FEST 2014


http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2014/09/05/sciacca-film-fest-arriva-opera-dei-pupi_e60fc87d-36dc-4f34-a408-626a0d64d08e.html

martedì 15 luglio 2014

LE AMORIZZAZIONI DI SUSE

Ho finito di leggere un romanzo spassoso pubblicato dalla casa editrice siracusana "Verbavolant". Si chiama "Amorizzazioni" ed è di Suse Vertellein. E a dirvi la verità non so se definirlo (come è stato fatto) romanzo surreale o un libro per bambini mascherato da una buona dose di "lezioni private" sul mondo che ci circonda, o una sorta di piccolo saggio di estetica del linguaggio dove si analizza il valore delle virgole e dei punti, oppure la messa in pratica della teoria di Husserl (tedesco come la Vertellein) del concetto di fenomenologia secondo il quale un fenomeno non designa semplicemente il modo di apparire delle cose, ma anche le cose stesse in quanto si danno nei fenomeni; insomma dove la parola fenomeno ha un doppio senso per via dell’ essenziale correlazione fra l’apparire e ciò che appare.
Nel paese montano di “Alpo”, descritto da Suse Vertellein la giovane Mayde esperta suonatrice di campane alla ricerca del grande amore, constata "di persona personalmente" (come direbbe Camilleri) che le cose non sono più “belle bellissime” perché gli asini scioperano, le mucche si ribellano e la crisi è in agguato. Crisi economica e crisi amorosa che investiranno anche Maidy, la protagonista del romanzo.
Parlare del libro è complicato, bisogna leggerlo perché, in mezzo a tanti noiosi scrittori affermati che scrivono romanzi per contratto e volano nelle classifiche per abitudine dei lettori, questo "Amorizzazioni" è veramente carino. Ha un solo difetto, non si può leggere la sera perché i caratteri di stampa sono piccoli, ma questo è un dettaglio da occhialuti.

lunedì 23 giugno 2014

SCIACCA: UNA CITTA' SGARRUPATA, SBIADITA E CADENTE

Ci mancava solo che il giornalista Aldo Cazzullo si facesse un viaggio in Sicilia per ricordarci, a livello nazionale, sul Corriere della Sera (sette del 13 giugno 2014) che tra Ribera e Sciacca il “traffico procede a senso alternato, con code di chilometri, perché da due anni manca il guard-rail di un cavalcavia e nessuno provvede a metterlo”
Sapesse il buon Cazzullo quanti articoli giornalistici abbiamo scritto sull’argomento. Ma l’articolo può solo evidenziare una situazione o un problema, a chi gestisce il potere amministrativo il compito di farsi valere e chiedere immediati interventi. Evidentemente tutta questa forza non c’è: siamo potenzialmente forti. Ma se lo diciamo noi giornalisti locali, allora diventa un “attacco personale” se lo scrive Aldo Cazzullo tutti zitti.
E poi nel suo articolo Aldo Cazzullo, che evidentemente ha fatto una sosta nella nostra ridente cittadina a vocazione turistica, scrive delle Terme di Sciacca, “un potenziale gioiello malinconicamente chiuse. Vista dal porto, la città pare la corricella di procida, un angolo stupendo, ma sgarrupata, sbiadita, cadente”. E poi fa una considerazione amara: “la Sicilia ha gli stessi chilometri di costa delle Baleari, e ha undici volte i meno i turisti delle baleari”. Insomma, siamo una città potenzialmente termale. Altro che referendum. Pensa cosa sarebbe successo se fosse entrato in città con la scritta “Sciacca terme” e si fosse trovato davanti lo spettacolo che ha visto. Apriti cielo!

Ora, non serviva certo Aldo Cazzullo col suo editoriale a farci capire che la città di Sciacca non è quella città che “puoi solo amarla” perché il giornalista (che forse non ha visto il cartellone) non sembra l’abbia amata troppo, definendola sbiadita e cadente. Ma possiamo dargli torto? Non sono cose che ripetiamo da anni?
Viviamo veramente in una città sgarrupata che vogliono spacciarci per turistica solo perché abbiamo messo quattro vasi di ceramica nel centro storico?
Per nostra fortuna Cazzullo non se la prende solo con Sciacca, ma anche con Gibellina e si lamenta di uno "straziante colpo d'occhio della valle del Belice" ma alla fine dice che i siciliani sono ospitali.
Beh, è con questo che facciamo turismo, con l'ospitalità, perché se qualcuno si aspetta servizi, strade asfaltate e strutture che funzionino bene, farà meglio a scegliere le baleari.

sabato 21 giugno 2014

UN INVITO A ... VIAGGIARE

"Il venditore di attimi" tra viaggi nella vita e carpe diem. Un libro da leggere
di Joseph Cacioppo

"Quel gran genio del mio amico" molto probabilmente non apprezzerà il parallelo tra "Il venditore di attimi" e Lucio Battisti. L'accostamento, tra la letteratura e le canzonette non gli va a genio. Snobismo da letterato o semplicemente gusto da bastian contrario? Difficile dirlo: per decifrare un letterato occorre un altro letterato. Ed al cronista locale non resta che sorvolare.
Eppure il suo libro è anche un invito a "viaggiare". "Si viaggiare", come canta Battisti. Oltre che un invito a cogliere l'attimo (carpe diem). Certo il mio amico non scrive testi per i carri allegorici di Sciacca, ma ai lettori del suo "Il venditore di attimi", nel finale, uno scherzo lo regala, ancorchè non carnevalesco.
La trama, raccontata con stile sobrio, senza fronzoli, essenziale, è semplice: il dialogo tra due persone. Anche se più che un dialogo sembrerebbe un monologo. In effetti il protagonista (che formalmente non lo è) è quello che parla di più. L'altro, Alfred (il protagonista apparente), ascolta ma a lasciare traccia sul libro sono i suoi pensieri, provocati e sconvolti, dal racconto dei "viaggi" della vita del suo occasionale interlocutore.
"Si viaggiare, evitando le buche più dure, gentilmente senza fumo con amore, dolcemente viaggiare ....", canta Battisti. E con la stessa dolcezza il protagonista (reale) de "Il venditore di attimi" prende per mano il suo compagno "di spiaggia" e lo allontana da quell'attimo che potrebbe essere fatale. Lo fa con garbo, "senza fumo", "con amore". E per ricondurlo al "gusto vero della vita" (non è pubblicità occulta) quasi disturba Lucio Dalla: "l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale". Certo il dialogo tra i due non è così diretto (si danno del "lei", fino a quando non sono costretti a ricorrere al "tu"). E un raccontare di storie finalizzate a dare un pugno nello stomaco dell'ascoltatore da distrarre. E' un modo per fare spostare i pensieri di Alfred, dai suoi propositi di prima mattina, su sua figlia Teresa e sui suoi doveri di padre. Ed anche di marito.
E come per ogni favola che si rispetti arriva il lieto fine. Che ne "Il venditore di attimi" arriva attraverso un originale "biglietto per il viaggio": i libri dai quali sono state tratte le storie di "vita vissuta" e raccontate durante tutto il giorno.
Storie che hanno fatto acquisire al "venditore" l'attimo immediatamente prima di quello che avrebbe potuto essere l'ultimo e gli hanno fatto "vendere" quegli attimi che hanno impedito l'irreparabile.
Chissà se Vitangelo Moscarda (rectius: Accursio Soldano) ci perdonerà per questa chiave di lettura. Speriamo.
("Il venditore di attimi", di Accursio Soldano. Graphofeel edizioni)
http://www.laraldo.info/public/news_singola.asp?id=1177

sabato 7 giugno 2014

L'INVASIONE ALIENA DEGLI SCRITTORI POST-FACEBOOK


Ormai i politici si danno alla letteratura, sia quando sono in carica, ma specialmente quando, per vari vicissitudini, non vanno più in televisione. Non è una novità, Ultimamente, solo per restare ai più noti, l'hanno fatto Walter Veltroni, che da quando ha lasciato il posto di segretario di partito si è scoperto romanziere, Angelino Alfano, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, il senatore Domenico Scilipoti che ha trovato in Berlusconi il suo editore preferito (dopo il suo famoso voto...) e Matteo Renzi.
Giornalisti che passano al ruolo di scrittore poi non si contano più. La maggior parte dei giornalisti che si dedica alla letteratura scrive libri sulla mafia o contro il potente di turno, qualcuno si occupa di economia, qualche altro scrive romanzi. In questa categoria annoveriamo anche il giornalista catanese Pietrangelo Buttafuoco molto più conosciuto per aver partecipato l'11 febbraio 2011 a fianco di Giuliano Ferrara, alla manifestazione pro Berlusconi del Mutanda Day, a Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, il quale ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata dalla Feltrinelli che gli chiedeva di scrivere un romanzo sugli anni ottanta. Lui non aveva idea di come fare, ma un invito della Feltrinelli non si rifiuta. 
Questo, tanto per citare i più noti che, ovviamente, trovano grosse case editrici pronte a pubblicarli.
Fra i politici che si avventurano nell'arte del romanzo e della scrittura c'è anche l'ex presidente dell'Ars ed esponente di Fratelli d'Italia Nicola Cristaldi che ha pubblicato “I Traditori”, lo scorso anno, presentato da Gianfranco Fini e “Abitavo alla Maddalena”, entrambi editi da Libridine, una casa editrice di Mazara del vallo, città in cui è attuale sindaco.

Insomma, oggi, in piena invasione di alieni sbarcati su facebook che mettono in mostra la loro capacità di analisi in due righe, un uomo, per poter sopravvivere dev’essere un tuttofare. Politico ma anche scrittore, giornalista ma anche saggista, scrittore ma anche candidato e per finire il candidato scrittore che diventa giornalista. Ma soprattutto deve essere mezzo cieco e leggere solo i caratteri grandi, eliminando a priori le piccolezze postiane dei social network.

giovedì 8 maggio 2014

SACCENSI FANNO ARTE A MILANO, DOVE NON C'E' IL MARE ED IL CARNEVALE

Saccensi a Milano, dove l'arte non conosce confini, non c'è il mare, non organizzano sfilate di carri allegorici e soprattutto non conoscono la storia dei Perollo e dei conti Luna quindi non hanno problemi del "questo si, questo no". Sono Cosimo Barna e Nino Soldano, seppur con due ruoli diversi. Barna espone nella mostra “L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano”, una collettiva presso l'ex-Fornace alzaia Naviglio Pavese, e vuole essere essere un momento collettivo di riconoscimento della nostra identità di cittadini delle ”terre d’acqua” in vista di Expo 2015. La mostra crea un percorso attraverso diverse forme artistiche: Trenta immagini fotografiche di grande dimensione di Fabrizio Garghetti, tredici opere di Giulia Alberti tra sculture in vetro massiccio di Murano e “sculture-impronta” in pasta di cellulosa. Dieci sculture luminose di fantastici animali acquatici di Claus Joans, cinque sculture di pietra lavorate dall’acqua di Stefano Zucchi, sette opere di Momò Calascibetta e tre opere di Cosimo Barna che raccontano le correnti marine e i branchi di pesci i cui movimenti a spirale trasformano l’acqua in un caleidoscopio di colori, dove racconta della vita dell’acqua e delle sue correnti attraverso pennellate di colore da cui guizza fuori la luce. 
Ma non c'è solo Cosimo Barna impegnato in questi giorni a Milano. C'è anche Nino Soldano, apprezzato gallerista saccense al quale è stato dedicato il Museo di Gibellina che ha lavorato tanti anni a Milano e che ha messo a disposizione del Mudima, la sua collezione privata di opere di Fabrizio Plessi. Si tratta di un forte nucleo di grandi lavori progettuali, a metà tra un’iconografia pop e il concettualismo successivo, risalenti agli anni che vanno dal 1969 al 1976, esposti prima nello studio milanese del gallerista saccense ed oggi facenti parte della sua collezione. 
Un pittore ed un gallerista saccense che potrebbe esporre la sua collezione privata in un museo di Sciacca ed invece presta le sue opere alle gallerie milanesi ed ha fatto importanti donazioni a Gibellina. Perché qui non abbiamo un museo artistico. Però, abbiamo il museo del carnevale (come a Rio de Janeiro) e un Museo del mare che ricorda tanto la storia del vascello fantasma (se ne parla ma non si vede) e che aspetta l'alta marea per aprire i battenti.
E intanto il tempo passa!