mercoledì 9 febbraio 2011

FARE IL SINDACO NON E' UN SUGGERIMENTO DEL MEDICO

Alla fine del consiglio comunale di ieri sera, la logica conclusione sarebbero state le dimissioni di Vito Bono dalla carica di sindaco di Sciacca. Io almeno mi aspettavo questo. Se non ricordo male è stata la prima volta, nella storia dei sindaci di Sciacca che opposizione e maggioranza si presentano con una serie di critiche, anche feroci, sull'operato del primo cittadino. Persino consiglieri comunali che avevano iniziato l'intervento con pacatezza, alla fine non hanno potuto fare a meno di criticare l'operato del sindaco e dell'amministrazione comunale (penso a Grisafi), mentre altri (Settecasi) hanno criticato tutto: dal dialogo fra assessori e consiglieri, alle conferenze stampa di presentazione di lattine; e altri ancora (Di Paola) pur ribadendo la sua fiducia al sindaco (ma solo all'ultimo) ha sciorinato una serie di accuse anche contro gli assessori della sua maggioranza.
A memoria d'uomo, non si era mai visto un sindaco sorbirsi, per ore, richieste di dimissioni (per lui e per il suo vice sindaco), accuse di inefficacia e di inefficienza, di menefreghismo (Turco) e persino di interessi conflittuali (Guardino). E non solo dai banchi dell'opposizione, ma anche e soprattutto da quei consiglieri che lo dovrebbero appoggiare i quali, pur appartenendo allo stesso partito (Pd) non perdono occasione per scambiarsi accuse di invidia e vittimismo.
E allora, alla fine del dibattito, ma questa è una mia opinione personale, siccome fare il sindaco non è obbligatorio, sarebbe stato meglio che Vito Bono si fosse alzato e avesse dichiarato le sue dimissioni. Perché la compagine che l'ha votato non c'è più, i rappresentanti delle sue liste ne hanno approfittato per accasarsi in altri partiti, magari in attesa di qualche "posto" o almeno qualche piccolo incarico che serva ad aumentare le entrate economiche,  il Pd, che non si era presentato alle elezioni e che oggi ha la maggioranza dei consiglieri si sfalda, e soprattutto perché, se prendi rimproveri e critiche da destra e da sinistra, evidentemente qualcosa nel tuo lavoro non ha funzionato e non funziona. E come si dice... fare il sindaco mica l'ha suggerito il medico!

sabato 5 febbraio 2011

P PER PENDETTA

Bozzetto originale della nuova edizione del carnevale di Sciacca. Mi sembra che il nostro "peppe nappa" somigli a qualcuno, a chi? accidenti... eppure quella faccia non mi è nuova!!
ECCOLO! E' proprio lui! Il fratello di V.


venerdì 4 febbraio 2011

CHE FINE HA FATTO VENERE?

I commenti, prima dello spettacolo erano entusiastici. Il mito della Dea della bellezza diventava un musical. Ecco “Veneralia”, il nuovo spettacolo ideato dai registi Antonio Di Marca e Salvatore Monte, con Vanessa Galipoli ed Edoardo Siravo, in scena il 14 Settembre in data unica allo Stadio Comunale di Sciacca in una serata che -scrivevano i giornali locali- si preannuncia già come un evento. Era così atteso che il comune di Sciacca, grazie al vice sindaco Carmelo Brunetto stanziò, a titolo di contributo 2000 euro. Non era un musical qualsiasi, niente a che vedere con Jesus Christ Superstar, o con le commedie di Broadway, per Venere ci voleva un palcoscenico da 20 metri, un cast di 40 attori, cantanti, ballerini, Vanessa Galipoli nei panni di Venere e la partecipazione straordinaria di Edoardo Siravo. E poi effetti speciali, fuochi d'artificio e musiche, purtroppo, non originali, ma presi da Nicola Piovani, Carl Orff, Ennio Morricone. Insomma più che un musical, un kolossal. Un Ben Hur al femminile.
Messo in scena il 14 settembre allo stadio comunale, abbiamo notizia di un'altra data, il 19 settembre a Pizzolungo, poi più niente. Venere è stata inghiottita dalle acque, è andata alla ricerca di Paride, si è fidanzata con Antonio Di Marca, è stata differenziata dalla Sogeir, ha scoperto che Paride in realtà era il principe azzurro e preferisce le mele della strega di biancaneve?
Fateci sapere! Anche perché non abbiamo più notizie di Veneralia, persino la pagina di Facebook è aggiornata solo fino al 28 settembre del 2010. In compenso sappiamo che i due giovani e valenti registi saccensi, anche quest'anno, si occuperanno del carnevale. Fu amaro il pasto degli dei?

martedì 25 gennaio 2011

AAA... CERCASI DEPUTATO

CUFFARO: TRE ANNI DI LAVORO, VENTI ANNI IN ASPETTATIVA


L’ex governatore Toto’ Cuffaro, condannato con sentenza definitiva a sette anni di carcere per favoreggiamento aggravato alla mafia e violazione del segreto istruttorio, perdera’ il posto di lavoro alla Regione siciliana, secondo gli uffici regionali preposti. 
L’ex senatore Pid, medico specializzato in radiologia, è dipendente dell’Ispettorato regionale alla Sanità dal 1989, in aspettativa dal 1991, dopo la prima elezione all’Assemblea regionale siciliana. Dagli uffici della Regione spiegano che la posizione lavorativa di Cuffaro sarà esaminata non appena giungeranno gli atti della Cassazione. 
 Insomma, con tutto il rispetto che si può avere in questi casi, lavorare all'ispettorato per 3 anni e mettersi in aspettativa per 20 anni, mi sembra una esagerazione. Certo, la legge lo consente, ma insomma...

lunedì 24 gennaio 2011

PRESENTATO "DON VITO" LE VERITA' DI MASSIMO CIANCIMINO

In una affollata e fredda ex chiesa di Santa Margherita, Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito Ciaincimino, l’uomo che per decenni ebbe contatti con i maggiori boss della mafia, da Bontade a Provenzano a Riina, ha presentato il suo libro, scritto a quattro mani con il giornalista Francesco la Licata, nel quale racconta la sua verità sui fatti di mafia che videro coinvolto suo padre. Non un pentito, non un collaboratore di giustizia, ma come lui stesso ha precisato, solo uno che risponde alle domande dei magistrati per permettere al figlio di vivere una vita tranquilla e non sotto scorta. 
Massimo Ciancimino, ovvero uno che ha dovuto chiedere scusa alla città di Palermo per conto di suo padre. A seguire il dibattito c’era l’altra Sciacca. Nel vero senso del termine. Non c’erano i cosiddetti uomini di cultura paesani, forse troppo snob per apparire come semplici spettatori, ma sempre pronti a contendersi il titolo di "storico e letterato". non c’erano politici, né di destra e neppure di sinistra, evidentemente troppo impegnati davanti la Tv per vedere se nel frattempo è arrivata qualche lettera anonima a qualche amministratore locale e poter scrivere un comunicato di solidarietà. Perché una solidarietà scritta non si nega a nessuno, non costa niente, e poi, vuoi mettere... ti serve per farti pubblicità. Non c’era il sindaco e neppure un assessore, a parte un ritardatario Gianfranco Vecchio arrivato giusto in tempo per timbrare la sua presenza con una domanda. Sarà che la giunta di sinistra, a furia di cambiare è diventata qualunquista, o sarà che gli amministratori erano impegnati con gli impianti fotovoltaici? Non c’erano consiglieri comunali, e non c’erano i professionisti dell’antimafia, quelli che dicono che la mafia bisogna combatterla, però quando hanno davanti un uomo che testimonia ai processi contro Riina preferiscono starsene a casa, non si sa mai! E così, con l’Altra Sciacca seduta ad ascoltare, quella degli uomini e donne che non scrivono comunicati, ma che leggono libri e magari qualche quotidiano, Ciancimino ha parlato della sua vita, di quella di suo padre e di ciò che si dovrebbe fare per combattere la mafia.  

lunedì 17 gennaio 2011

SENZA PAROLE







RAGUSA: MORIRE PER CINQUE EURO

Quando l'essere onesti non ha prezzo! Si è impiccato, a trentanni, perché accusato di aver speso un buono sconto di cinque euro, dal supermercato Conad annesso al centro commerciale, dove lavorava come addetto alle vendite, e per questo, un mese fa era stato licenziato.
E ieri sera al corteo nel piazzale – parcheggio del centro commerciale Le Masserie di Ragusa, per rendere omaggio a Paolo Cannì c'erano amici e gente comune.  Appena sette ore prima erano stati celebrati, nella chiesa di San Pio X, i funerali del giovane.
A quanto pare il licenziamento era scattato perché Paolo Cannì aveva speso 5 euro di buoni sconto per compare un regalo al figlio di quattro anni. Anche altri colleghi avevano fatto lo stesso, ma per nessuno era scattato il licenziamento. Ma il giovane non ce l’ha fatta a sopportare di essere additato e ha preferito farla finita; lo stesso giorno in cui aveva firmato l’impugnativa al licenziamento assieme al segretario provinciale della Uil Tucs, il sindacato di cui Paolo Cannì era componente attivo. Ci eravamo sentiti fino a poche ore prima con il ragazzo – ha dichiarato Angelo Gulizia, segretario generale della Uil Tucs– ed insieme eravamo andati dall’avvocato per concordare l’impugnativa contro il licenziamento. Il ragazzo era provato, amareggiato, ma nessuno avrebbe mai potuto neanche immaginare che si sarebbe spinto così oltre. A Paolo non era stata concessa neanche la possibilità di avere un’audizione sindacale con il datore di lavoro"

 Questa storia mi riempie di tristezza. 

lunedì 3 gennaio 2011

NON BASTA UNA SCRITTA SUL CARTELLO STRADALE...

I consiglieri comunali Francesco Fiorino e Giuseppe Ambrogio hanno presentato all'amministrazione comunale una mozione di indirizzo per cambiare il nome della città da Sciacca a Sciacca Terme.
I due consiglieri del PD sostengono che le Terme di Sciacca sono tra le più rinomate in Europa, conosciute ed apprezzate fin dai tempi degli antichi greci e rappresentano certamente una delle più importanti risorse della nostra città, grazie alle proprietà terapeutiche dei suoi fanghi, bagni, vapori e inalazioni, e propongono quindi che il Consiglio Comunale esprima un indirizzo volto ad impegnare l’Amministrazione a porre in essere tutti i provvedimenti necessari per procedere alla modifica del nome della nostra città.
Storia Vecchia!
Ci provò il sindaco Ignazio Cucchiara con un referendum, «L'aggiunta di Terme al nostro toponimo - dichiarò Cucchiara - consentirà finalmente ai nostri concittadini di identificarsi nella risorsa più importante del territorio, quella termale, e di affermare la tradizione che vede Sciacca conosciuta in tutto il mondo proprio per le sue terme». Ma senza successo, i cittadini, quei pochi che votarono, dissero di no, anzi non fu raggiunto il quorum al referendum popolare per il cambiamento del nome della citta' di Sciacca in Sciacca Terme. Alle ore 22 di quel fatidico giorno termale, aveva votato solo il 28% degli aventi diritto, cifra lontana dalla soglia minima del 50% piu' uno, necessaria per la validita' della consultazione. Per Cucchiara si era persa un'occasione storica.
Adesso i due consiglieri ci riprovano, ma, come disse qualcuno,  una scritta su un cartello stradale non può cambiare le sorti di una comunità. Sciacca o Sciacca terme, le buche restano, le fogne pure e la sporcizia non diminuisce!

E' DELL'OSPEDALE DI MENFI L'IMMOBILE IN CUI NESSUNO PAGA L'AFFITTO

Scoppia il caso degli immobili di proprietà dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento dimenticati o nei quali gli inquilini non pagano l'affitto perché la stessa azienda si è proprio dimenticata di possederli.
La patata bollente la lanciò l'assessore alla sanità Massimo Russo dichiarando che l'ASP di Agrigento possiede oltre 200 immobili, alcuni dei quali a Roma e in cui abitano un famoso regista televisivo agrigentino e una nota attrice ed ha annunciato una indagine sul numero di immobili di proprietà delle Aziende sanitarie provinciali. Alla domanda, però se il noto regista tv, autore di numerosi programmi televisivi della Rai, e l’attrice pagassero l’affitto equo alle abitazioni, l’assessore Russo ha allargato le braccia: “In alcuni casi - ha spiegato - le locazioni sono basse o quasi nulle”, senza però specificare a chi facesse riferimento. Ma tutti hanno capito che si tratterebbe di Michele Guardì. I beni di proprietà delle aziende sanitarie siciliane sono costituti soprattutto da lasciti, ecco perché ci sono anche feudi e diversi terreni e con l’alienazione di alcuni di questi beni si riuscirebbe ad incassare almeno 845 milioni di euro. Proprio ieri poi, è scoppiato il caso del palazzo di Palermo di proprietà dell'azienda sanitaria provinciale di Agrigento i cui inquilini dal 1978 non pagano gli affitti all'ente. Ebbene, quell'immobile sito in piazza marina 87, di mq 495, costituito da piano terra, ammezzato, primo e secondo piano è di proprietà dell'ospedale di Menfi, un nosocomio che nel 1967 aveva un patrimonio derivante da donazioni di 1 miliardo e 800 milioni di lire e che entrò nella disponibilità delle usl al momento della loro costituzione (1983) Il palazzo fu donato dal dottor Giuseppe Giambalvo, assieme a quello di via Favara-piazza delle Stimmate e di una tenuta agricola in Ventimiglia Sicula. Adesso l'amministrazione comunale di Menfi mette a disposizione dell'assessorato alla Sanità tutta la documentazione storica necessaria per la ricognizione dei beni donati dai menfitani all'ex Ospedale di Menfi e vedere, magari, se anche nei beni di proprietà dell'ospedale di menfi ci sia qualche regista o attore che non paga l'affitto.

mercoledì 29 dicembre 2010

IN ITALIA, UNO STRANIERO SU DUE DICHIARA MENO DI 10,000 EURO

In Italia uno straniero su due dichiara al fisco meno di 10 mila € e il reddito medio dichiarato ammonta a 12.639€, 6.755 € in meno di quanto dichiarato dagli italiani. Essi sono il 7,8% di tutti i contribuenti e dichiarano il 5,2% dei redditi nazionali. Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Lazio sono le regioni in cui gli stranieri dichiarano i redditi più elevati. Questi alcuni dei risultati di un’indagine realizzata dalla FONDAZIONE LEONE MORESSA che ha analizzato le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche in base al paese di nascita dei contribuenti per l’anno di imposta 2008 fornite dal Ministero delle Finanze. 40 miliardi di € è l’ammontare di reddito complessivamente dichiarato dagli oltre 3 milioni di contribuenti nati all’estero. Ciò significa che, in termini percentuali, essi rappresentano il 7,8% dei contribuenti totali
e certificano il 5,2% dell’intera ricchezza prodotta; dal 2005 il volume dichiarato e il numero di contribuenti sono cresciuti quasi nella stessa proporzione: +32,8% nel primo caso e + 32% nel secondo.
Differenze di genere: il 40,9% dei contribuenti nati all’estero è donna e contribuiscono per appena un
terzo dei redditi degli stranieri. Esse infatti dichiarano mediamente appena 10mila €, contro i 14mila €
degli uomini.
Tipologie dei redditi dichiarati: l’88% degli stranieri dichiara redditi da lavoro dipendente e assimilati, mentre appena il 19% compila anche la sezione del modello relativa ai terreni e fabbricati (quando per gli italiani si tratta dell’81,7%). In media si calcola come per i redditi da lavoro dipendente l’ammontare annuo si attesti a 12.342 €, 5mila € in meno degli italiani. Classi di reddito: la metà dei contribuenti nati all’estero dichiarano meno di 10mila €, mentre se si tratta di soggetti nati in Italia la percentuale scende al 33,1%. In termini di percentuali cumulate, il punto mediano della distribuzione dei redditi degli stranieri si posiziona nella classe da 0 a 10mila €, mentre per gli italiani, tra i 15mila e i 25mila €.
Provenienza: il Paese da cui proviene il maggior numero di contribuenti stranieri è la Romania: qui è nato il 17,6% di tutti i contribuenti stranieri, seguiti da Albania e Marocco. Ma se i primi dichiarano mediamente 8.761€, per i secondi si tratta di 11.828€ e per i terzi di 10.915€. In quanto al genere, la Moldavia è il paese che annovera la maggior percentuale di donne contribuenti (67,4%) e sono i Paesi dell’Est Europa ad aver visto aumentare di più il numero di donne dal 2005: +143,6% dalla Romania e +113,6% dalla Moldavia.
Differenze regionali: la presenza dei contribuenti nati all’estero è più alta nelle aree del Nord, più
contenuta nel Mezzogiorno. Quasi il 20% dei dichiaranti stranieri si concentra in Lombardia seguito,
distaccato di alcuni punti percentuali, da Veneto (11,3%), Emilia Romagna (10,5%) e Lazio (9,6%). Il
Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia si distinguono per la più elevata densità di contribuenti nati
all’estero rispetto ai contribuenti totali. A guadagnare di più sono i contribuenti stranieri che vivono in
Lombardia con oltre 15.000 € di reddito, seguiti a ruota dal Friuli Venezia Giulia (14.225 €), Piemonte
(13.419 €) e Lazio (13.330 €). Ma è al Nord che si evidenziano i maggiori gap retributivi con gli italiani.
“La quantificazione dei contribuenti stranieri e dei redditi da loro dichiarati” affermano i ricercatori della
FONDAZIONE LEONE MORESSA “permette di confermare ancora una volta come gli stranieri siano
– e con ogni probabilità continueranno sempre più ad essere – una parte importante della struttura sociale del nostro Paese. Studiare questo fenomeno significa comprendere come gli stranieri contribuiscano alla crescita complessiva dell’economia nazionale, non dimenticando come ci si potrebbe aspettare un’incidenza addirittura più elevata se solo il lavoro sommerso venisse regolarizzato; operazione, questa, a tutela degli immigrati, ma anche a beneficio dell’intera collettività.”

mercoledì 15 dicembre 2010

MARIANO ROSSI... DA SCIACCA

Il 24 ottobre del 1807, moriva a Roma il pittore saccense Mariano Rossi, conosciuto  soprattutto per aver affrescato con “Camillo che scaccia i Galli” la Volta del salone d'ingresso della palazzina di Villa Borghese a Roma; per aver dipinto “il Sogno di Papa Innocenzo III” nella chiesa di S. Maria all'Ara Coeli, e, su commissione del Re di Napoli Ferdinando IV, aver decorato la Volta del salone che fa da anticamera agli appartamenti reali della Reggia di Caserta. In questo salone, il pittore saccense raffigurò “Le nozze di Alessandro Magno con Rossana”.
Ma le opere di Mariano Rossi, riconosciuto come uno dei maggiori pittori del 700 italiano, ed oggi in esposizione al Museo del Louvre di Parigi, si trovano in tutta Italia. E soprattuto in Sicilia. Fu lui, che nel 1802 ricevette l'incarico di decorare la Cattedrale di Palermo. Gli affreschi, secondo il disegno orginale, dovevano ricoprire il catino dell'abside, la volta del coro, la cupola e la navata centrale, e dovevano rappresentare idealmente, il ristabilimento della religione cristiana in Sicilia ad opera dei Normanni. Mariano Rossi non terminò tutto il lavoro, ma ancora oggi si possono ammirare gli affreschi nel catino dell'abside dove sono rappresentati Roberto il Giuscardo e il Conte Ruggero che restituiscono la chiesa al vescovo Nicodemo e nella Volta del coro, dove è dipinta l'Assunzione di Maria Vergine. L'occasione di affrescare la Cattedrale di Palermo gli venne data nel 1978, quando, insieme a Ferdinando IV fuggì da Napoli per recarsi a Palermo. E' in questa occasione che “il degno e celebre pittore don Mariano Rossi che fortunatamente si trova in questa città” ricevette dal sovrano l'incarico di decorare gli interni della Cattedrale. Per quel lavoro, avrebbe percepito uno stipendio annuo di 60 onze. Ma dopo due anni e dopo aver affrescato il catino dell'abside e la Volta del coro, il pittore saccense venne sospeso dall'incarico perchè considerato inadempiente ai suoi doveri. Ma chi era questo pittore? Mariano Rossi nacque a Sciacca da Francesco Russo e da Margherita Cottone l'8 dicembre 1731. In seguito cambiò il cognome in Rossi. Fin da piccolo comincia ad apprendere i primi rudimenti dell'arte pittorica presso la bottega del suo compaesano Gaspare Testone. Questi, avendo intuito le grandi potenzialità del giovane Rossi, e grazie ai buoni uffizi di Don Gioacchino Manno, Barone di Lazzarino, lo avvia a Palermo alla scuola di Filippo Randazzo.
Alla morte di questi, avvenuta nel 1747 Mariano Rossi parte della volta di Napoli, dove rimane quasi tre anni, per poi trasferirsi a Roma, accolto dal sacerdote Antonio Pavone che lo inserisce nella bottega di Marco Benfial. Da qui parte la fortuna e la fama del giovane Mariano Rossi che a soli 23 anni, il 10 maggio 1754 al concorso di pittura indetto dall'Accademia di San Luca, ottiene il secondo premio con il disegno raffigurante Elia che ordina al popolo l'arresto dei falsi profeti di Baal. La proclamazione ufficiale avviene sei mesi dopo con una solenne celebrazione in Campidoglio. La fama del giovane pittore siciliano comincia a crescere a tal punto che il 5 ottobre del 1766 viene accolto fra i membri dell'Accademia di San Luca e il 21 dicembre si insedia nella carica. Il lavoro non manca mai, e gli anni che vanno dal 1764 al 1768 Mariano Rossi li dedica, soprattutto, ad affrescare la chiesa di San Giuseppe alla Lungara, a Roma. Vi dipinge l'Adorazione dei Magi, la Strage degli innocenti, tredici riquadri con la scena centrale di Cristo nell'orto e, lateralmente, i dodici apostoli. E ancora, quattro tondi con la nascita del Redentore, lo sposalizio della Vergine, Gesù nella bottega di Giuseppe, e la morte di Giuseppe. Ma in quegli anni lavora anche in Sicilia. A Sciacca, nella chiesa delle Giummare, dipinge l'Assunzione della Vergine con S. Benedetto e, lateralmente, due riquadri con i santi Pietro e Paolo, mentre nel presbiterio raffigura la Santissima Trinità. Sempre per le chiese di Sciacca realizza “La Vergine e le Anime purganti” per la chiesa del Purgatorio, e per la chiesa di San Francesco di Paola la Madonna della Luce ed i dipinti con la Deposizione e la Sacra Famiglia. Questi ultimi tre, restaurati, sono oggi esposti nell'ex chiesa di Santa Margherita, nell'ambito di una mostra dedicata al Rossi. Le tre grandi tele sono accompagnate da un omaggio che sette pittori saccensi hanno voluto dedicare al maestro. Favorito dalla crescente fama e dalle segnalazioni del Cardinale Alessandro Albani, il Rossi, nel 1770, è chiamato a Torino dal duca di Savoia e Re di Sardegna Carlo Emanuele III. In quella città, nell'appartamento estivo del re, dipinge un affresco rappresentando in maniera allegorica le arti della pittura, della scultura, dell'architettura e del disegno, due dipinti per le camere delle principesse Madama di Savoia e Maria Felicita e un cartone per un arazzo con Enea che salpa verso il Chersoneso.
Finito il lavoro, rientra a Roma, e il 3 febbraio 1772 per procura, sposa la cugina Rosa Navarra dalla quale avrà tre figli, Tommaso, Arcangelo e Teresa. Solo Tommaso si dedicherà alla pittura, ma non riuscirà ad eguagliare il padre. Nel 1774 dipinge quello che è considerato il suo capolavoro. In quell'anno riceve dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese l'incarico di decorare la Volta del salone d'ingresso nella palazzina di Villa Borghese. La Volta misura 19 metri di lunghezza per 13 metri di larghezza. L'affresco rappresenta l'apoteosi di Romolo accolto da Giove nell'Olimpo, mentre propizia la vittoria dell'eroe romano Furio Camillo contro i Galli, guidati da Brenno. Il tema sembra che fu scelto in occasione della nascita del primogenito di Marcantonio IV Borghese. Nel dipinto viene raffigurato Camillo che arriva con la spada sguainata sul colle capitolino rovesciando la bilancia su cui all'oro dei romani fa da contrappeso la spada di Brenno  che, caduto a terra, alza il braccio destro per proteggersi. I lavori per questo grandioso affresco lo impegnarono dall'ottobre del 1776 al giugno del 1779 e alla fine ricevette un compenso di 4800 scudi.
Ma gli eventi storici e la rivoluzione napoleonica condizionarono la vita del Rossi. Nel 1979 nel corso di un tumulto provocato da alcuni rivoluzionari italiani e francesi, venne ucciso un generale francese. Questo fornì il pretesto per una la cosiddetta occupazione francese di Roma. Il generale Berthier marciò sulla città, occupandola senza incontrare resistenza e dandosi poi al saccheggio dei tesori d’arte del Vaticano. Ridottosi quasi in miseria in seguito all'arresto di Papa Pio VI da parte dei francesi, Mariano Rossi si rifugiò in Sicilia al seguito di Ferdinando IV di Borbone e vi rimase fino al 1804. In questi ultimi due anni dirigerà l'Accademia del Disegno di Palermo. Nel 1806 viene richiamato dal Sovrano a Caserta, ma in seguito all'ingresso delle truppe francesi, che ormai, con Napoleone avevano invaso l'Italia, si rifugia a Roma dove muore in solitudine, il 24 ottobre 1807, non volendo lavorare per i nuovi signori francesi. E' sepolto nella chiesa di Santa Susanna.

LA GUERRA DELL' ALBERO DI NATALE

Il Natale a Sciacca, si è trasformato in una vera e propria guerra politica, con maggioranza e opposizione che chiedono all'amministrazione comunale di rimuovere l'albero di Natale posizionato in piazza Scandaliato. Insomma, quell'albero di Natale, che in verità sembra una tenda indiana con appiccicati rifiuti in plastica (piatti, bottiglie, ruote di bicicletta), non piace a nessuno. E la querelle si sposta pure sul social network Facebook, dove i commenti vanno dal “ma che schifo è” al più diretto “orrendo” fino alle spiegazioni ironiche del tipo “Penso che stiano cercando di far vedere come risolvere i problemi di Napoli”. Nei giorni scorsi i consiglieri comunali del PD, Simone Di Paola, Maurizio Grisafi e  Giuseppe Ambrogio, che peraltro appoggiano la giunta guidata dal sindaco Vito Bono, in una nota, avevano preso le distanze dall'iniziativa e parlano di “limite del buon gusto e dell'estetica travalicato”, di “bruttura che oltraggia la piazza Scandaliato”. I tre esponenti del PD hanno chiamato in causa perfino la Sovrintendenza ai beni culturali chiedendosi come ha potuto tollerare un simile intevento” e chiedendo, senza mezzi termini, la sostituzione dell'attuale albero con uno più convenzionale e gradevole. Ma non solo quelli del PD, anche il gruppo consiliare “Leali per Sciacca” con Michele Patti si associa alla nota dei tre consiglieri comunali e dichiara che “se l'amministrazione comunale non è in grado di provvedere ad un albero di Natale tradizionale, il gruppo consiliare si renderà disponibile a trovarne uno adatto allo spirito natalizio, lasciando all'amministrazione comunale il solo costo del trasporto”. Laconica la replica affidata all'assessore allo spettacolo Michele Ferrara che difende quella che lui stesso ha definito,  “l'opera d'arte” collocata in piazza Scandaliato. Alla faccia: se questa è un'opera d'arte... sarà un messaggio per la raccolta differenziata (c'entra la Sogeir) sarà un messaggio ecologico, ma che sia brutto è brutto! Candidiamola per l'opera più brutta dell'anno!!