lunedì 24 gennaio 2011

PRESENTATO "DON VITO" LE VERITA' DI MASSIMO CIANCIMINO

In una affollata e fredda ex chiesa di Santa Margherita, Massimo Ciancimino, figlio di Don Vito Ciaincimino, l’uomo che per decenni ebbe contatti con i maggiori boss della mafia, da Bontade a Provenzano a Riina, ha presentato il suo libro, scritto a quattro mani con il giornalista Francesco la Licata, nel quale racconta la sua verità sui fatti di mafia che videro coinvolto suo padre. Non un pentito, non un collaboratore di giustizia, ma come lui stesso ha precisato, solo uno che risponde alle domande dei magistrati per permettere al figlio di vivere una vita tranquilla e non sotto scorta. 
Massimo Ciancimino, ovvero uno che ha dovuto chiedere scusa alla città di Palermo per conto di suo padre. A seguire il dibattito c’era l’altra Sciacca. Nel vero senso del termine. Non c’erano i cosiddetti uomini di cultura paesani, forse troppo snob per apparire come semplici spettatori, ma sempre pronti a contendersi il titolo di "storico e letterato". non c’erano politici, né di destra e neppure di sinistra, evidentemente troppo impegnati davanti la Tv per vedere se nel frattempo è arrivata qualche lettera anonima a qualche amministratore locale e poter scrivere un comunicato di solidarietà. Perché una solidarietà scritta non si nega a nessuno, non costa niente, e poi, vuoi mettere... ti serve per farti pubblicità. Non c’era il sindaco e neppure un assessore, a parte un ritardatario Gianfranco Vecchio arrivato giusto in tempo per timbrare la sua presenza con una domanda. Sarà che la giunta di sinistra, a furia di cambiare è diventata qualunquista, o sarà che gli amministratori erano impegnati con gli impianti fotovoltaici? Non c’erano consiglieri comunali, e non c’erano i professionisti dell’antimafia, quelli che dicono che la mafia bisogna combatterla, però quando hanno davanti un uomo che testimonia ai processi contro Riina preferiscono starsene a casa, non si sa mai! E così, con l’Altra Sciacca seduta ad ascoltare, quella degli uomini e donne che non scrivono comunicati, ma che leggono libri e magari qualche quotidiano, Ciancimino ha parlato della sua vita, di quella di suo padre e di ciò che si dovrebbe fare per combattere la mafia.  

lunedì 17 gennaio 2011

SENZA PAROLE







RAGUSA: MORIRE PER CINQUE EURO

Quando l'essere onesti non ha prezzo! Si è impiccato, a trentanni, perché accusato di aver speso un buono sconto di cinque euro, dal supermercato Conad annesso al centro commerciale, dove lavorava come addetto alle vendite, e per questo, un mese fa era stato licenziato.
E ieri sera al corteo nel piazzale – parcheggio del centro commerciale Le Masserie di Ragusa, per rendere omaggio a Paolo Cannì c'erano amici e gente comune.  Appena sette ore prima erano stati celebrati, nella chiesa di San Pio X, i funerali del giovane.
A quanto pare il licenziamento era scattato perché Paolo Cannì aveva speso 5 euro di buoni sconto per compare un regalo al figlio di quattro anni. Anche altri colleghi avevano fatto lo stesso, ma per nessuno era scattato il licenziamento. Ma il giovane non ce l’ha fatta a sopportare di essere additato e ha preferito farla finita; lo stesso giorno in cui aveva firmato l’impugnativa al licenziamento assieme al segretario provinciale della Uil Tucs, il sindacato di cui Paolo Cannì era componente attivo. Ci eravamo sentiti fino a poche ore prima con il ragazzo – ha dichiarato Angelo Gulizia, segretario generale della Uil Tucs– ed insieme eravamo andati dall’avvocato per concordare l’impugnativa contro il licenziamento. Il ragazzo era provato, amareggiato, ma nessuno avrebbe mai potuto neanche immaginare che si sarebbe spinto così oltre. A Paolo non era stata concessa neanche la possibilità di avere un’audizione sindacale con il datore di lavoro"

 Questa storia mi riempie di tristezza. 

lunedì 3 gennaio 2011

NON BASTA UNA SCRITTA SUL CARTELLO STRADALE...

I consiglieri comunali Francesco Fiorino e Giuseppe Ambrogio hanno presentato all'amministrazione comunale una mozione di indirizzo per cambiare il nome della città da Sciacca a Sciacca Terme.
I due consiglieri del PD sostengono che le Terme di Sciacca sono tra le più rinomate in Europa, conosciute ed apprezzate fin dai tempi degli antichi greci e rappresentano certamente una delle più importanti risorse della nostra città, grazie alle proprietà terapeutiche dei suoi fanghi, bagni, vapori e inalazioni, e propongono quindi che il Consiglio Comunale esprima un indirizzo volto ad impegnare l’Amministrazione a porre in essere tutti i provvedimenti necessari per procedere alla modifica del nome della nostra città.
Storia Vecchia!
Ci provò il sindaco Ignazio Cucchiara con un referendum, «L'aggiunta di Terme al nostro toponimo - dichiarò Cucchiara - consentirà finalmente ai nostri concittadini di identificarsi nella risorsa più importante del territorio, quella termale, e di affermare la tradizione che vede Sciacca conosciuta in tutto il mondo proprio per le sue terme». Ma senza successo, i cittadini, quei pochi che votarono, dissero di no, anzi non fu raggiunto il quorum al referendum popolare per il cambiamento del nome della citta' di Sciacca in Sciacca Terme. Alle ore 22 di quel fatidico giorno termale, aveva votato solo il 28% degli aventi diritto, cifra lontana dalla soglia minima del 50% piu' uno, necessaria per la validita' della consultazione. Per Cucchiara si era persa un'occasione storica.
Adesso i due consiglieri ci riprovano, ma, come disse qualcuno,  una scritta su un cartello stradale non può cambiare le sorti di una comunità. Sciacca o Sciacca terme, le buche restano, le fogne pure e la sporcizia non diminuisce!

E' DELL'OSPEDALE DI MENFI L'IMMOBILE IN CUI NESSUNO PAGA L'AFFITTO

Scoppia il caso degli immobili di proprietà dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento dimenticati o nei quali gli inquilini non pagano l'affitto perché la stessa azienda si è proprio dimenticata di possederli.
La patata bollente la lanciò l'assessore alla sanità Massimo Russo dichiarando che l'ASP di Agrigento possiede oltre 200 immobili, alcuni dei quali a Roma e in cui abitano un famoso regista televisivo agrigentino e una nota attrice ed ha annunciato una indagine sul numero di immobili di proprietà delle Aziende sanitarie provinciali. Alla domanda, però se il noto regista tv, autore di numerosi programmi televisivi della Rai, e l’attrice pagassero l’affitto equo alle abitazioni, l’assessore Russo ha allargato le braccia: “In alcuni casi - ha spiegato - le locazioni sono basse o quasi nulle”, senza però specificare a chi facesse riferimento. Ma tutti hanno capito che si tratterebbe di Michele Guardì. I beni di proprietà delle aziende sanitarie siciliane sono costituti soprattutto da lasciti, ecco perché ci sono anche feudi e diversi terreni e con l’alienazione di alcuni di questi beni si riuscirebbe ad incassare almeno 845 milioni di euro. Proprio ieri poi, è scoppiato il caso del palazzo di Palermo di proprietà dell'azienda sanitaria provinciale di Agrigento i cui inquilini dal 1978 non pagano gli affitti all'ente. Ebbene, quell'immobile sito in piazza marina 87, di mq 495, costituito da piano terra, ammezzato, primo e secondo piano è di proprietà dell'ospedale di Menfi, un nosocomio che nel 1967 aveva un patrimonio derivante da donazioni di 1 miliardo e 800 milioni di lire e che entrò nella disponibilità delle usl al momento della loro costituzione (1983) Il palazzo fu donato dal dottor Giuseppe Giambalvo, assieme a quello di via Favara-piazza delle Stimmate e di una tenuta agricola in Ventimiglia Sicula. Adesso l'amministrazione comunale di Menfi mette a disposizione dell'assessorato alla Sanità tutta la documentazione storica necessaria per la ricognizione dei beni donati dai menfitani all'ex Ospedale di Menfi e vedere, magari, se anche nei beni di proprietà dell'ospedale di menfi ci sia qualche regista o attore che non paga l'affitto.

mercoledì 29 dicembre 2010

IN ITALIA, UNO STRANIERO SU DUE DICHIARA MENO DI 10,000 EURO

In Italia uno straniero su due dichiara al fisco meno di 10 mila € e il reddito medio dichiarato ammonta a 12.639€, 6.755 € in meno di quanto dichiarato dagli italiani. Essi sono il 7,8% di tutti i contribuenti e dichiarano il 5,2% dei redditi nazionali. Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Lazio sono le regioni in cui gli stranieri dichiarano i redditi più elevati. Questi alcuni dei risultati di un’indagine realizzata dalla FONDAZIONE LEONE MORESSA che ha analizzato le dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche in base al paese di nascita dei contribuenti per l’anno di imposta 2008 fornite dal Ministero delle Finanze. 40 miliardi di € è l’ammontare di reddito complessivamente dichiarato dagli oltre 3 milioni di contribuenti nati all’estero. Ciò significa che, in termini percentuali, essi rappresentano il 7,8% dei contribuenti totali
e certificano il 5,2% dell’intera ricchezza prodotta; dal 2005 il volume dichiarato e il numero di contribuenti sono cresciuti quasi nella stessa proporzione: +32,8% nel primo caso e + 32% nel secondo.
Differenze di genere: il 40,9% dei contribuenti nati all’estero è donna e contribuiscono per appena un
terzo dei redditi degli stranieri. Esse infatti dichiarano mediamente appena 10mila €, contro i 14mila €
degli uomini.
Tipologie dei redditi dichiarati: l’88% degli stranieri dichiara redditi da lavoro dipendente e assimilati, mentre appena il 19% compila anche la sezione del modello relativa ai terreni e fabbricati (quando per gli italiani si tratta dell’81,7%). In media si calcola come per i redditi da lavoro dipendente l’ammontare annuo si attesti a 12.342 €, 5mila € in meno degli italiani. Classi di reddito: la metà dei contribuenti nati all’estero dichiarano meno di 10mila €, mentre se si tratta di soggetti nati in Italia la percentuale scende al 33,1%. In termini di percentuali cumulate, il punto mediano della distribuzione dei redditi degli stranieri si posiziona nella classe da 0 a 10mila €, mentre per gli italiani, tra i 15mila e i 25mila €.
Provenienza: il Paese da cui proviene il maggior numero di contribuenti stranieri è la Romania: qui è nato il 17,6% di tutti i contribuenti stranieri, seguiti da Albania e Marocco. Ma se i primi dichiarano mediamente 8.761€, per i secondi si tratta di 11.828€ e per i terzi di 10.915€. In quanto al genere, la Moldavia è il paese che annovera la maggior percentuale di donne contribuenti (67,4%) e sono i Paesi dell’Est Europa ad aver visto aumentare di più il numero di donne dal 2005: +143,6% dalla Romania e +113,6% dalla Moldavia.
Differenze regionali: la presenza dei contribuenti nati all’estero è più alta nelle aree del Nord, più
contenuta nel Mezzogiorno. Quasi il 20% dei dichiaranti stranieri si concentra in Lombardia seguito,
distaccato di alcuni punti percentuali, da Veneto (11,3%), Emilia Romagna (10,5%) e Lazio (9,6%). Il
Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia si distinguono per la più elevata densità di contribuenti nati
all’estero rispetto ai contribuenti totali. A guadagnare di più sono i contribuenti stranieri che vivono in
Lombardia con oltre 15.000 € di reddito, seguiti a ruota dal Friuli Venezia Giulia (14.225 €), Piemonte
(13.419 €) e Lazio (13.330 €). Ma è al Nord che si evidenziano i maggiori gap retributivi con gli italiani.
“La quantificazione dei contribuenti stranieri e dei redditi da loro dichiarati” affermano i ricercatori della
FONDAZIONE LEONE MORESSA “permette di confermare ancora una volta come gli stranieri siano
– e con ogni probabilità continueranno sempre più ad essere – una parte importante della struttura sociale del nostro Paese. Studiare questo fenomeno significa comprendere come gli stranieri contribuiscano alla crescita complessiva dell’economia nazionale, non dimenticando come ci si potrebbe aspettare un’incidenza addirittura più elevata se solo il lavoro sommerso venisse regolarizzato; operazione, questa, a tutela degli immigrati, ma anche a beneficio dell’intera collettività.”

mercoledì 15 dicembre 2010

MARIANO ROSSI... DA SCIACCA

Il 24 ottobre del 1807, moriva a Roma il pittore saccense Mariano Rossi, conosciuto  soprattutto per aver affrescato con “Camillo che scaccia i Galli” la Volta del salone d'ingresso della palazzina di Villa Borghese a Roma; per aver dipinto “il Sogno di Papa Innocenzo III” nella chiesa di S. Maria all'Ara Coeli, e, su commissione del Re di Napoli Ferdinando IV, aver decorato la Volta del salone che fa da anticamera agli appartamenti reali della Reggia di Caserta. In questo salone, il pittore saccense raffigurò “Le nozze di Alessandro Magno con Rossana”.
Ma le opere di Mariano Rossi, riconosciuto come uno dei maggiori pittori del 700 italiano, ed oggi in esposizione al Museo del Louvre di Parigi, si trovano in tutta Italia. E soprattuto in Sicilia. Fu lui, che nel 1802 ricevette l'incarico di decorare la Cattedrale di Palermo. Gli affreschi, secondo il disegno orginale, dovevano ricoprire il catino dell'abside, la volta del coro, la cupola e la navata centrale, e dovevano rappresentare idealmente, il ristabilimento della religione cristiana in Sicilia ad opera dei Normanni. Mariano Rossi non terminò tutto il lavoro, ma ancora oggi si possono ammirare gli affreschi nel catino dell'abside dove sono rappresentati Roberto il Giuscardo e il Conte Ruggero che restituiscono la chiesa al vescovo Nicodemo e nella Volta del coro, dove è dipinta l'Assunzione di Maria Vergine. L'occasione di affrescare la Cattedrale di Palermo gli venne data nel 1978, quando, insieme a Ferdinando IV fuggì da Napoli per recarsi a Palermo. E' in questa occasione che “il degno e celebre pittore don Mariano Rossi che fortunatamente si trova in questa città” ricevette dal sovrano l'incarico di decorare gli interni della Cattedrale. Per quel lavoro, avrebbe percepito uno stipendio annuo di 60 onze. Ma dopo due anni e dopo aver affrescato il catino dell'abside e la Volta del coro, il pittore saccense venne sospeso dall'incarico perchè considerato inadempiente ai suoi doveri. Ma chi era questo pittore? Mariano Rossi nacque a Sciacca da Francesco Russo e da Margherita Cottone l'8 dicembre 1731. In seguito cambiò il cognome in Rossi. Fin da piccolo comincia ad apprendere i primi rudimenti dell'arte pittorica presso la bottega del suo compaesano Gaspare Testone. Questi, avendo intuito le grandi potenzialità del giovane Rossi, e grazie ai buoni uffizi di Don Gioacchino Manno, Barone di Lazzarino, lo avvia a Palermo alla scuola di Filippo Randazzo.
Alla morte di questi, avvenuta nel 1747 Mariano Rossi parte della volta di Napoli, dove rimane quasi tre anni, per poi trasferirsi a Roma, accolto dal sacerdote Antonio Pavone che lo inserisce nella bottega di Marco Benfial. Da qui parte la fortuna e la fama del giovane Mariano Rossi che a soli 23 anni, il 10 maggio 1754 al concorso di pittura indetto dall'Accademia di San Luca, ottiene il secondo premio con il disegno raffigurante Elia che ordina al popolo l'arresto dei falsi profeti di Baal. La proclamazione ufficiale avviene sei mesi dopo con una solenne celebrazione in Campidoglio. La fama del giovane pittore siciliano comincia a crescere a tal punto che il 5 ottobre del 1766 viene accolto fra i membri dell'Accademia di San Luca e il 21 dicembre si insedia nella carica. Il lavoro non manca mai, e gli anni che vanno dal 1764 al 1768 Mariano Rossi li dedica, soprattutto, ad affrescare la chiesa di San Giuseppe alla Lungara, a Roma. Vi dipinge l'Adorazione dei Magi, la Strage degli innocenti, tredici riquadri con la scena centrale di Cristo nell'orto e, lateralmente, i dodici apostoli. E ancora, quattro tondi con la nascita del Redentore, lo sposalizio della Vergine, Gesù nella bottega di Giuseppe, e la morte di Giuseppe. Ma in quegli anni lavora anche in Sicilia. A Sciacca, nella chiesa delle Giummare, dipinge l'Assunzione della Vergine con S. Benedetto e, lateralmente, due riquadri con i santi Pietro e Paolo, mentre nel presbiterio raffigura la Santissima Trinità. Sempre per le chiese di Sciacca realizza “La Vergine e le Anime purganti” per la chiesa del Purgatorio, e per la chiesa di San Francesco di Paola la Madonna della Luce ed i dipinti con la Deposizione la Sacra Famiglia. Questi ultimi tre, restaurati, sono oggi esposti nell'ex chiesa di Santa Margherita, nell'ambito di una mostra dedicata al Rossi. Le tre grandi tele sono accompagnate da un omaggio che sette pittori saccensi hanno voluto dedicare al maestro. Favorito dalla crescente fama e dalle segnalazioni del Cardinale Alessandro Albani, il Rossi, nel 1770, è chiamato a Torino dal duca di Savoia e Re di Sardegna Carlo Emanuele III. In quella città, nell'appartamento estivo del re, dipinge un affresco rappresentando in maniera allegorica le arti della pittura, della scultura, dell'architettura e del disegno, due dipinti per le camere delle principesse Madama di Savoia e Maria Felicita e un cartone per un arazzo con Enea che salpa verso il Chersoneso.
Finito il lavoro, rientra a Roma, e il 3 febbraio 1772 per procura, sposa la cugina Rosa Navarra dalla quale avrà tre figli, Tommaso, Arcangelo e Teresa. Solo Tommaso si dedicherà alla pittura, ma non riuscirà ad eguagliare il padre. Nel 1774 dipinge quello che è considerato il suo capolavoro. In quell'anno riceve dal cardinale Scipione Caffarelli Borghese l'incarico di decorare la Volta del salone d'ingresso nella palazzina di Villa Borghese. La Volta misura 19 metri di lunghezza per 13 metri di larghezza. L'affresco rappresenta l'apoteosi di Romolo accolto da Giove nell'Olimpo, mentre propizia la vittoria dell'eroe romano Furio Camillo contro i Galli, guidati da Brenno. Il tema sembra che fu scelto in occasione della nascita del primogenito di Marcantonio IV Borghese. Nel dipinto viene raffigurato Camillo che arriva con la spada sguainata sul colle capitolino rovesciando la bilancia su cui all'oro dei romani fa da contrappeso la spada di Brenno  che, caduto a terra, alza il braccio destro per proteggersi. I lavori per questo grandioso affresco lo impegnarono dall'ottobre del 1776 al giugno del 1779 e alla fine ricevette un compenso di 4800 scudi.
Ma gli eventi storici e la rivoluzione napoleonica condizionarono la vita del Rossi. Nel 1979 nel corso di un tumulto provocato da alcuni rivoluzionari italiani e francesi, venne ucciso un generale francese. Questo fornì il pretesto per una la cosiddetta occupazione francese di Roma. Il generale Berthier marciò sulla città, occupandola senza incontrare resistenza e dandosi poi al saccheggio dei tesori d’arte del Vaticano. Ridottosi quasi in miseria in seguito all'arresto di Papa Pio VI da parte dei francesi, Mariano Rossi si rifugiò in Sicilia al seguito di Ferdinando IV di Borbone e vi rimase fino al 1804. In questi ultimi due anni dirigerà l'Accademia del Disegno di Palermo. Nel 1806 viene richiamato dal Sovrano a Caserta, ma in seguito all'ingresso delle truppe francesi, che ormai, con Napoleone avevano invaso l'Italia, si rifugia a Roma dove muore in solitudine, il 24 ottobre 1807, non volendo lavorare per i nuovi signori francesi. E' sepolto nella chiesa di Santa Susanna.

LA GUERRA DELL' ALBERO DI NATALE

Il Natale a Sciacca, si è trasformato in una vera e propria guerra politica, con maggioranza e opposizione che chiedono all'amministrazione comunale di rimuovere l'albero di Natale posizionato in piazza Scandaliato. Insomma, quell'albero di Natale, che in verità sembra una tenda indiana con appiccicati rifiuti in plastica (piatti, bottiglie, ruote di bicicletta), non piace a nessuno. E la querelle si sposta pure sul social network Facebook, dove i commenti vanno dal “ma che schifo è” al più diretto “orrendo” fino alle spiegazioni ironiche del tipo “Penso che stiano cercando di far vedere come risolvere i problemi di Napoli”. Nei giorni scorsi i consiglieri comunali del PD, Simone Di Paola, Maurizio Grisafi e  Giuseppe Ambrogio, che peraltro appoggiano la giunta guidata dal sindaco Vito Bono, in una nota, avevano preso le distanze dall'iniziativa e parlano di “limite del buon gusto e dell'estetica travalicato”, di “bruttura che oltraggia la piazza Scandaliato”. I tre esponenti del PD hanno chiamato in causa perfino la Sovrintendenza ai beni culturali chiedendosi come ha potuto tollerare un simile intevento” e chiedendo, senza mezzi termini, la sostituzione dell'attuale albero con uno più convenzionale e gradevole. Ma non solo quelli del PD, anche il gruppo consiliare “Leali per Sciacca” con Michele Patti si associa alla nota dei tre consiglieri comunali e dichiara che “se l'amministrazione comunale non è in grado di provvedere ad un albero di Natale tradizionale, il gruppo consiliare si renderà disponibile a trovarne uno adatto allo spirito natalizio, lasciando all'amministrazione comunale il solo costo del trasporto”. Laconica la replica affidata all'assessore allo spettacolo Michele Ferrara che difende quella che lui stesso ha definito,  “l'opera d'arte” collocata in piazza Scandaliato. Alla faccia: se questa è un'opera d'arte... sarà un messaggio per la raccolta differenziata (c'entra la Sogeir) sarà un messaggio ecologico, ma che sia brutto è brutto! Candidiamola per l'opera più brutta dell'anno!!

giovedì 25 novembre 2010

DA PRENDERE A CALCI IN CULO!


Questa la dichiarazione di uno dei peggiori giornalisti della storia. Assodato il lecchinaggio al potere di questo pseudo giornalista che ricorda sempre più spesso il film "V per Vendetta" dove il Duce appare sul grande schermo e ordina ai capi della polizia, ai suoi portavoci e ai giornalisti cosa dire e cosa fare per il bene del popolo, a me sembra che questa dichiarazioni siano passibili di denuncia per Istigazione alla violenza. E con l'aggravante che è una istigazione alla violenza contro studenti che manifestano la propria indignazione contro un Ministro (la Gelmini) che, pur di uscire dall'anonimato si inventa una riforma fatta male, senza soldi e boicottata dal suo compagno di giochi Tremonti. Sembra che siano tutti alla ricerca di un posto nei libri di storia: ogni Ministro che arriva sente il bisogno di cambiare tutto. E questa è una autentica cazzata!
Ora, a parte il fatto che un giornalista, di una TV nazionale non dovrebbe permettersi commenti di nessun genere, ma essere al di fuori della mischia, considerato che mia figlia ha partecipato, e giustamente, alle manifestazioni, nel caso mai accadesse, che mia figlia tornasse a casa con un livido,  l'unico colpevole sarebbe questa specie di uomo asservito al potere per una paga da direttore di giornale. Che sia senza deontologia professionale lo sanno tutti (in Italia e all'estero) ma in una società civile, non si può permettere ad uno stronzo di andare in televisione e sparare cazzate e chiedere alla Polizia di picchiare gli studenti. Una vergogna nazionale!
Presumo che i pugni in testa, presi il giorno prima lo abbiamo rincoglionito più di quanto lo è solitamente, ma in ogni caso Mi arrogo il diritto, in virtù delle dichiarazioni fatte in diretta televisiva da Emilio Fede, che, direttamente o indirettamente potrebbe nuocere a mia figlia, che chiede solo di poter studiare tranquillamente, di prenderlo a calci in culo il giorno in cui ne avrò l'occasione!

COME SI DICE: E CHE IL SIGNORE CE LA MANDI BUONA!


Padre Davide Mordino, 37 anni, parroco della Basilica di San Calogero a Sciacca è stato già trasferito da alcuni mesi e sospeso dopo un processo voluto dalla gerarchia ecclesiale. Dopo le denunce di alcuni giovani parrocchiani è indagato dalla Procura di Palermo anche per induzione alla prostituzione minorile: avrebbe pagato fotografie e prestazioni sessuali con i soldi della parrocchia. Lui respinge tutte le accuse. 

La Chiesa l’ha già sospeso da qualche mese. Frate Davide Mordino, 37 anni, ormai ex parroco della Basilica di San Calogero, a Sciacca, è adesso indagato dalla Procura di Palermo. Le accuse sono gravi: pedopornografia e prostituzione minorile, reati che hanno fatto scattare la competenza distrettuale. 

Gli agenti del commissariato di Sciacca hanno perquisito le abitazioni del sacerdote, nell’Agrigentino e a Palermo. Un computer è stato sequestrato, e adesso si trova all’esame degli inquirenti, che stanno cercando riscontri alle accuse mosse da alcuni giovani della parrocchia di San Calogero. Proprio sulla base di queste denunce è scattata anche un’altra contestazione nei confronti di fra Davide, quella di appropriazione indebita: secondo la ricostruzione dell’accusa, il sacerdote si sarebbe impossessato di alcune somme della parrocchia per ottenere da un gruppo di minorenni foto e prestazioni sessuali.
Di certo, per il caso Sciacca, la Chiesa si è mossa con tempestività, sull’onda degli ultimi moniti di Papa Benedetto XVI. Il Terzo Ordine regolare dei Francescani e la Curia vescovile di Agrigento hanno istituito un vero e proprio processo. Ma la decisione non è definitiva (anche in attesa delle conclusioni della magistratura).

sabato 20 novembre 2010

I BAMBINI SOFFRONO DI SOLITUDINE

Secondo la casistica regionale riferita al periodo gennaio 2009 – ottobre 2010. Nell’arco temporale considerato il Centro Nazionale di Ascolto di Telefono Azzurro, attraverso la Linea Gratuita 1.96.96 (rivolta ai bambini e agli adolescenti) e la Linea Istituzionale 199.15.15.15 (rivolta agli adulti e agli operatori dei servizi), è intervenuto complessivamente su 5.370 casi segnalati dall’intero territorio nazionale che hanno richiesto una consulenza su problematiche rilevanti.
In Sicilia, al secondo posto per le richieste di aiuto, sono state date 641 consulenze, nell’arco temporale considerato. L’aiuto è stato rivolto a maschi: (40,7%) e femmine (59,3%) di cui da 0 a 10 anni, il 20,6% dei casi; da 11 a 14 anni nel 61,8% e infine per l'età che va da 15 a 18 anni: il 17,6%.
Le maggiori richieste arrivano dalla provincia di Catania (43,8 %) poi Palermo (19,5), Caltanissetta 9%, Agrigento (7,8), Messina (7,2), Enna (4,5), Trapani (3,6), Ragusa (2,7) e Siracusa (1,9)
e principali problematiche segnalate dai ragazzi sono il Bisogno di parlare: 59,4%, la Solitudine: 14,9%, i Problemi sentimentali: 14,2% quelli relazionali con i coetanei: 10,9%, il Disagio emotivo/psicologico: 10,5%, i problemi relazionali con i genitori: 10%, l' Abuso fisico: 9,3%, la conflittualità tra componenti del nucleo familiare: 6,8% le paure: 6,7%, l'abuso psicologico: 5,8%, i problemi per la separazione dei genitori: 5,2%, quelli della inadeguatezza genitoriale: 5,2% e infine l'abuso sessuale: 3,7%. Negli ultimi 10 anni il Telefono Azzurro ha gestito 43252 casi relativi a bambini e adolescenti. Considerando il numero totale dei minori, ciò significa che 1 bambino su 200 ha chiamato il Telefono Azzurro per chiedere aiuto. Tra loro, ben 14772 hanno riferito episodi di violenza. E' logico supporre che esista un vero e proprio sommerso di disagio e violenza inascoltati». Il bullismo raddoppia tra il 2000 ed il 2010: dall’8% al 16%, e in costante crescita anche tutti quei fenomeni classificabili come “cyber bullismo”: l’invio di foto o video minacciosi, invio di informazioni false e l’esclusione intenzionale dai gruppi online.

mercoledì 17 novembre 2010

MIMMO SEGRETO: L'ULTIMO VERO SOCIALISTA


Si è spento ieri, all'età di 88 anni, Mimmo Segreto. Da tutti conosciuto come il senatore Segreto, ha ricoperto la carica di sindaco di Sciacca due volte. La prima volta è stato eletto il 26 ottobre 1957 e rimase in carica appena sei mesi. Lasciò l’incarico il 23 aprile 1958.
Rieletto sindaco il 14 maggio del 1965, Mimmo Segreto lasciò l’incarico il 5 marzo del 1966 per poi essere rieletto il 18 maggio del 1967. L’ultimo giorno da sindaco è datato 28 agosto 1967.
Segreto venne eletto sindaco nel 1957 dopo le dimissioni della giunta presieduta dal comunista Giuseppe Berti e nella quale Segreto era vice sindaco.
Berti si dimise perché era oltre alla carica di sindaco ricopriva anche quella di senatore della Repubblica, e una nuova legge stabiliva l’incompatibilità fra le due cariche, insomma chi ricopriva una carica parlamentare non poteva amministrare una città. Dopo le dimissioni di Berti, il consiglio comunale decide di affidargli l’incarico di sindaco. A quel tempo la maggioranza consiliare era di sinistra. Aveva vinto le elezioni col fronte popolare, social-comunista, un movimento che raggruppava comunisti, socialisti e personaggi della sinistra. 
In verità, in quella elezione, il primo degli eletti era stato Segreto, ma si decise di eleggere sindaco Giuseppe Berti perché era un uomo di grande esperienza di cultura, e senatore della Repubblica. Insomma venne quasi naturale eleggere Berti alla guida della città. Poi venne fatta la legge che sanciva l’incompatibilità fra le due cariche e Berti si dimise.
L'ultima intervista, Mimmo Segreto la rilasciò al sottoscritto per la stesura del libro "Il mestiere di Sindaco". Vi riporto quello che mi disse.
Se dovessi dare un giudizio personale di come andava la politica a quel tempo, direi che è assolutamente negativo. Con la sua sindacatura, Molinari poteva contare sull’appoggio del governo regionale, ed in particolare sull’appoggio del deputato regionale La Loggia, un uomo straordinario dal punto di vista intellettuale. Quindi l’ex sindaco usufruiva di un grande aiuto politico e di un notevole supporto dal punto di vista economico che gli permetteva di risolvere i problemi della città. Quando siamo arrivati noi della sinistra a Palazzo di Città, parte della DC cominciò a boicottarci. Insomma questa amministrazione che sorgeva in opposizione alla vecchia politica sciacchitana non era vista di buon occhi dai vecchi potentati. Possiamo dire che abbiamo constatato e subito, una dimostrazione di forza politica da parte della destra, una opposizione dura. Volevano metterci in qualsiasi modo, in difficoltà; ed in effetti ci riuscirono. L’apparato burocratico comunale era formato da gente proveniente dalla democrazia cristiana, o che stava lì grazie alla DC, insomma non era la nostra gente. Siamo arrivati a Palazzo di Città e ci siamo subito scontrati con i burocrati.
Per fare un esempio, in quell’anno non ci hanno messo in bilancio neppure i soldi per organizzare il carnevale. Molinari, che non digeriva la sconfitta cercò con tutti i mezzi di non farci fare il carnevale, ma noi sapevamo che non organizzare la manifestazione equivaleva ad una sconfitta. Allora i consiglieri comunali si recarono nelle campagne a raccogliere il frumento. Con i soldi ricavati dalla vendita, aggiunti ad altri piccoli proventi e alla auto-tassazione, siamo riusciti ad organizzare il carnevale. Una festa dimezzata, ma ben riuscita.
Lo stesso problema con l’organizzazione della festa di ferragosto.
Il comune, ancora una volta, non aveva soldi. E allora tutti i consiglieri comunali si autotassaromo per organizzare la festa, ma soprattutto per organizzare la famosa “pisca” di ferragosto.
E a distanza di anni, benché non fossi più sindaco, la gente mi fermava per strada chiedendo il pagamento dei regali che avevamo messo a sorteggio. Pagai quasi tutto di tasca mia, ma la festa riuscimmo ad organizzarla.
Sia durante il periodo in cui sono stato assessore ai lavori pubblici con Berti, sia come sindaco di Sciacca, ho sempre rifiutato il pagamento dell’indennità e non ho mai preso soldi per servizi al comune. Se dovevo andare a Palermo per risolvere problemi che interessavano la città, ci andavo con la mia macchina.
Oltre a lottare contro Molinari che non accettava la sconfitta, il problema era la mancanza di esperienza, nessuno di noi conosceva il funzionamento della macchina amministrativa, e quindi era naturale che la nostra inesperienza e il boicottaggio dei burocrati ci creasse enormi difficoltà. L’unico che ricordo con piacere era l’avvocato Nuzzo Palazzotto, vice segretario comunale. Era l’unica persona che, in qualche modo, manteneva un atteggiamento responsabile e ragionevole.

Avevamo problemi in tutti i campi della vita politica e civile. Noi eravamo i comunisti e socialisti, eravamo quelli cattivi pure per la Chiesa. Ricordo, oggi con un sorriso che ebbi problemi pure a sposarmi. La chiesa ci bloccava la data del matrimonio, ci proponeva, a me e mia moglie, orari assurdi. Io in verità pensavo che questo boicottaggio derivasse dal fatto di essere un socialista. Poi però ho capito che la lotta era contro di me. Anche perché dopo 4 anni, Peppino la Torre, anche lui socialista si sposò tranquillamente in chiesa e con addosso la fascia di sindaco. Ricordo che Padre Bono non mi faceva neppure cresimare o battezzare qualcuno. Padre Falanga era più aperto. Insomma, io che avevo permesso il cambio di guardia al comune di Sciacca, che avevo mandato all’opposizione la DC, ero ero il pericolo pubblico numero uno, per la destra, per la DC e per la Chiesa di allora.
Però posso affermare tranquillamente una cosa. Sono stato eletto senatore non solo grazie ai voti del mio partito, ma perché tutto il vecchio apparato democristiano votò per me.

Mi sono dimesso dalla carica di sindaco, in parte perché mi sono candidato alle regionali in parte e anche perché ero stato denunciato, una vera e propria denuncia politica da parte di alcuni esponenti della DC.
A quel tempo esisteva la tassa di famiglia. Noi come amministrazione abbiamo fatto un riesame della tassazione, e dalla verifica è risultato che c’era qualcosa che non andava. Per cui invitammo i cittadini che non erano pienamente convinti di pagare quella tassa, a presentare ricorso. Insomma, io secondo le accuse, avrei agevolato alcune persone facendo apparire che gli stessi avevano presentato la richiesta di revisione entro i termini stabiliti.
Mi hanno detto che la lettera è stata scritta dal deputato regionale Lucio Barbera, e che l’iniziativa partì dal gruppo che faceva capo a Molinari.
Essere stato eletto sindaco di Sciacca è stata per me una grande soddisfazione, ancora più grande è stata la soddisfazione di avere sconfitto Molinari, che rappresentava il nemico e il padrone politico di Sciacca. Senza contare l’enorme felicità per essere risultato il primo eletto della lista. Ero un ragazzo, avevo 30 anni. Ma ancor più grande è stata la soddisfazione quando sono stato eletto senatore della Repubblica. E’ stato nel 1968, e a dir la verità non me l’aspettavo, fu una sorpresa per me, per la mia famiglia e per Sciacca. Fu un vero e proprio evento politico, morale ed umano.
Il partito socialista non aveva mai avuto un senatore in provincia di Agrigento e sono stato eletto perché una parte della DC si è rivoltata contro Molinari. Presi 7000 voti, risultando il primo eletto in tutta Italia con il partito socialista. Il paese era in festa.
Nel 1987 mi sono ritirato. Era giusto dare possibilità ad altri.
Mimmo Segreto, l'ultimo vero socialista, si è spento all'età di 88 anni il 16 novembre 2010.

PER CHI VA IN BAGNO... E CI RESTA UN'ORA!

Il viaggio di nozze era fino a quel momento andato in modo eccezionale. I due coniugi, provenienti dall’Arabia Saudita, avevano passato una settimana fantastica in Malesia. Ma si sa che sono le piccole cose che rovinano le coppie.
E così, quando la novella sposa è andata in bagno in aeroporto, dove la coppia doveva imbarcarsi sul volo per il ritorno a casa, lo sposo ha deciso che lei ci stava mettendo troppo, e ha preso una decisione drastica: imbarcarsi senza di lei. Già perché nel frattempo la donna, terminato di fare quello che doveva in bagno, non trovando più il marito ha pensato bene di cercarlo nell’aeroporto, preoccupata che gli fosse capitato qualcosa, perdendo quindi il volo. L’uomo, una volta arrivato a destinazione, è stato accolto dai parenti che gli hanno prevedibilmente chiesto dove fosse la moglie: senza scomporsi, ha spiegato loro che lei si trovava ancora in Malesia. Ecchecavolo! Rischiava di perdere l'aereo! La moglie è stata informata dell’accaduto, ed ha presentato richiesta di divorzio.