STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"
lunedì 10 marzo 2014
mercoledì 5 marzo 2014
PERCHE' IL CARNEVALE SI DEVE FARE!
Il
carnevale di Sciacca è stato rinviato, causa pioggia, a sabato 8 e
domenica 9 marzo. Sabato 8 è la festa delle donne, il giorno dopo è
la prima domenica di quaresima. Era naturale e poteva capitare che
la kermesse carnascialesca potesse coincidere con altre ricorrenze.
Ma se la festa delle donne è una usanza recente non molto usata
neppure dalle donne, la quaresima esiste da quando Gesù è stato
crocifisso: mischiare il profano (carnevale) col sacro (la penitenza)
rischia di far saltare il banco. Ma detto questo, secondo me,
indipendentemente da tutto, il carnevale si deve fare, e si farà.
Si
deve fare perché il carnevale non è solo tre giorni sfilata, ma è
il frutto di un lavoro di mesi, fatto di riunioni, accordi,
incazzature, delusioni e speranze. E' un lungo e paziente lavoro di
un assessore (Monte) che ci mette la faccia anche quando non dovrebbe
e non toccherebbe a lui, mentre altri si presentano quando tutti
ridono e spariscono nelle difficoltà.
Il
carnevale è centinaia di giovani e di vecchi che la sera si
riuniscono nei garage e incollano, dipingono, modellano, saldano, si
sporcano, si incazzano, sorridono, preparano da mangiare e bevono in
compagnia.
Il
carnevale è centinaia di mamme che la sera accompagnano i figli alla
scuola di ballo per preparare le coreografie, bambini che danzano,
mamme e papà al freddo ad aspettare, maestri di ballo pazienti in
mesi e mesi di preparazione. Il carnevale è preparare il vestito
anche per chi non sfilerà nel gruppo mascherato e per chi non
canterà l'inno del carro avversario. Il carnevale è dei vecchi che
non possono uscire da casa, per quelli che sono negli ospizi, negli
ospedali o nelle case circondariali, Basterebbero solo questi motivi
per giustificare la volontà di fare la sfilata. Per rispetto verso
tutti coloro che hanno speso tempo ed energia a preparare la festa.
Ma
di motivi ce se sarebbero altri che è lungo elencare. A cominciare
dalla società partenopea che ha creduto nella festa per finire alle
TV locali che hanno lavorato proponendo trasmissioni televisive di
preparazione alla festa. Annullare tutto sarebbe stato un peccato che
neppure la quaresima avrebbe potuto togliere.
sabato 22 febbraio 2014
R.I.P. FRANCESCO DI GIACOMO, DORMI QUESTO SOGNO
Era la grande e gentile voce che ci ha accompagnato (mi ha) per tanti anni, il simbolo di un'epoca bella del rock italiano. Francesco Di Giacomo, cantante del Banco del Mutuo Soccorso, è morto per le conseguenze di un grave incidente stradale a Zagarolo, in Via Valle Del Formale, nei pressi del centro sportivo.
Erano i tempi del Banco, della PFM, degli Stormy Six, degli Osanna, degli Area di Demetrio Stratos, Le Orme e di Napoli Centrale (tanto per citarne alcuni), tempi di bella musica rock, quando PFM e Banco incidevano negli studi di Keith Emerson (un grande).
Secondo le prime ricostruzioni il cantante, che viaggiava da solo, sarebbe stato colto da un malore che gli avrebbe fatto perdere il controllo dell'auto: dopo aver invaso l'altra corsia, la vettura si è schiantata su una Rover che viaggiava in senso opposto. Vana la corsa in ospedale.
Di lui ci resteranno tante belle canzoni, TANTI bei momenti musicali, tanti ricordi ed a me tanti bei dischi e un "non mi rompete" che ascolterò in cuffia alla sua memoria, lasciando che "dorma questo sogno"
mercoledì 19 febbraio 2014
IL BELLANCA DI BALIANI PARTE... MALE
Fa
sempre “scena” vedere il nome di Andrea Camilleri su un
cartellone teatrale anche se dello scrittore empedoclino c'è solo
l'idea.Però è innegabile: attira clienti.
Il
22 marzo prossimo, presso la sala Sinopoli dell'auditorium parco
della musica di Roma, l'attore Marco Baliani metterà in scena “La
nave volante” un inedito d'autore che l'attore ha dedicato a
Giuseppe Mario Bellanca con le musiche di Mirto Baliani.
Che
Camilleri abbia suggerito l'idea di scrivere qualcosa per il teatro
dedicata al famoso costruttore di aerei saccense emigrato in America
non può che farci piacere, ma se il testo scritto da Baliani
corrisponde alle note di presentazione pubblicate sul sito, ci sono
evidenti errori storici che sarebbe meglio aggiustare.
Nella
nota di presentazione infatti, c'è scritto che “Pochi sanno che
l'aereo col quale Charles Lindbergh compì la prima traversata aerea
dell' Oceano Atlantico, in solitario e senza scalo, fu costruito
dall’ingegnere italiano originario di Sciacca, piccolo paese della
Sicilia in provincia di Agrigento” Ora, non volendo contestare il
piccolo paese, forse Baliani o Camilleri non sanno che l'aereo col
quale Lindbergh compì la traversata sull'oceano non era stato
costruito da Bellanca, ma proprio a causa del rifiuto del socio di Bellanca di vendere l'aereo, Lindbergh si rivolse alle industrie Ryan.
Speriamo che il testo scritto non abbia
questi errori, a meno che, come si dice in giro, non sia una licenza
poetica. Di due cose però possiamo essere contenti.
La prima è che il grande
scrittore Andrea Camilleri suggerisca di mettere in scena qualcosa
che riguardi Giuseppe Bellanca (tanto per evitarci ancora una volta Montalbano);
la seconda che un grande attore
come Marco Baliani ne scriva il testo.
A dimostrazione che il lavoro fatto nel libro “Giuseppe Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti” non è una cosa che riguarda solo Sciacca ma interessa anche grandi scrittori e uomini di teatro.
A volte, basta un'idea buttata lì. Appuntamento
il 22 marzo a Roma.
martedì 4 febbraio 2014
LIBRO DELL'ANNO 2014
COMUNICATO STAMPA
Abbiamo il piacere e l'onore di
comunicare
che giorno 16 Marzo 2014 alle ore 18
presso il Foyer del Teatro Pirandello
di Agrigento
verrà conferito il Premio Nazionale
"Libri dell'Anno" 6.a Edizione ai sottoindicati volumi:
Libri dell'anno 2014:
Accursio Soldano: “Giuseppe Mario
Bellanca e i pionieri delle macchine volanti”- Ed. Epsylon
Stefano Miloto “L'Assillo”
romanzo-Ed. Bonaccorso
Rosanna Bocchieri “Un teatro,una
storia:il teatro della concordia di Ragusa” Ed. Sipario
Nino Agnello “Le sconciature di
Pirandello” Ed. Thule
Pino Camilleri “L'anello d'oro”
Enzo Sardo “La chiesa madre di
Racalmuto” Ed.Sciascia
Antonio Silvano Messina “La
Matriarca” -romanzo- Ed. Armando Siciliano
Mario Gaziano e Aurelio Patti
Direttori culturali della XIII Mostra
del Libro di Tradizioni popolari e di Cultura d'Arte di Sicilia dal
'700 al '900
sabato 25 gennaio 2014
venerdì 27 dicembre 2013
GIUSEPPE BELLANCA SU TGCOM24
"Beato il Paese che
non ha bisogno di eroi", scriveva Berthold Brecht, ma tutt'altro
che beato è un Paese che i suoi eroi li ha e li dimentica. Uno di
questi è Giuseppe Bellanca, un nome che praticamente nessuno in
Italia conosce ma che negli Stati Uniti è venerato per essere stato
uno dei padri dell'aviazione civile. Ingegnere visionario, nel 1911,
a 25 anni, lasciò il nostro Paese per gli States (anche allora
c'erano le "fughe di cervelli"...) dove fondò una scuola
di volo e fino al 1960, anno della sua morte, continuò a progettare
aerei su aerei. Finalmente è uscito un libro, "Giuseppe Mario
Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti" (Epsylon editrice,
14 euro) che rende parziale giustizia a questa dimenticanza tutta
italiana. Tgcom24 ha intervistato l'autore del volume, Accursio
Soldano.
Chi era Giuseppe Bellanca?
Perché la sua figura è da ricordare?
Perché è uno dei maggiori scienziati che l’Italia abbia generato. Quello che Giuseppe Bellanca ha fatto nel campo dell’aviazione è paragonabile a quello che altri grandi, come Volta o Pacinotti, hanno fatto nei loro campi di competenza. Ha stravolto il modo di costruire aerei passando dalla formula biplana al monoplano, ha cambiato l’impostazione del motore, ha costruito aerei capaci di battere qualsiasi record fino a quel momento inimmaginabili, compresa la trasvolata sull’Oceano Atlantico. E’ stato un pioniere dell’aviazione e nel corso della sua vita ha sempre cercato nuove soluzioni. Praticamente, quando oggi saliamo su un aereo di linea, la maggior parte delle invenzioni che lo rendono sicuro sono uscite dalla Bellanca Aircraft
Perché è uno dei maggiori scienziati che l’Italia abbia generato. Quello che Giuseppe Bellanca ha fatto nel campo dell’aviazione è paragonabile a quello che altri grandi, come Volta o Pacinotti, hanno fatto nei loro campi di competenza. Ha stravolto il modo di costruire aerei passando dalla formula biplana al monoplano, ha cambiato l’impostazione del motore, ha costruito aerei capaci di battere qualsiasi record fino a quel momento inimmaginabili, compresa la trasvolata sull’Oceano Atlantico. E’ stato un pioniere dell’aviazione e nel corso della sua vita ha sempre cercato nuove soluzioni. Praticamente, quando oggi saliamo su un aereo di linea, la maggior parte delle invenzioni che lo rendono sicuro sono uscite dalla Bellanca Aircraft
Siciliano di nascita, studi a Milano, a un certo punto va negli Stati Uniti. Come mai?
Perché in Italia non
c’erano le condizioni, sia economiche che sociali, per poter
portare avanti i suoi progetti. Basti pensare che il primo aereo che
Bellanca costruì assieme a due suoi amici, anche loro studenti al
Politecnico di Milano, era in canne di bambù e l’hangar era una
vecchia stalla. Il secondo progetto invece non vide mai la luce
perché non furono trovati i soldi necessari per comprare un motore.
E allora, considerato che in America c’erano già due suoi fratelli
e che le condizioni di vita e di opportunità erano completamente
diverse, decise di emigrare.
La sua figura viene associata a quella di Lindbergh, come mai?
La sua figura viene associata a quella di Lindbergh, come mai?
Beh, fu lo stesso
Lindbergh a dire: “Se posso avere un Bellanca volerò da solo” e
fu lui che si recò in fabbrica per comprare il famoso WB2 che aveva
battuto tutti i record di persistenza in volo. Lindbergh sapeva
benissimo che con un aereo costruito nelle fabbriche Bellanca si
poteva volare sopra l’Oceano, senza scalo, da New York a Parigi, ma
il socio di Bellanca, Charles Levine, si rifiutò di venderglielo. Il
resto è storia. Ma quello che mi preme sottolineare e che in pochi
sanno è che il giorno in cui l’aereo di Lindbergh partì per la
storica traversata dell’Oceano, sul campo di volo c’erano tre
aerei e quello di Bellanca, con a bordo il pilota Charles Chamberlin,
era sicuramente il più veloce ed il più sicuro. Solo che, a seguito
di una denuncia, l’aereo fu posto sotto sequestro. Oggi tutti
giustamente ricordano Lindbergh, ma se non ci fossero state beghe
legali, che spiego nel libro, avremmo un’altra storia.
Nella New York di quegli anni strinse amicizia con Fiorello la Guardia, che diventerà sindaco della Grande Mela. Come si conobbero i due?
Nella New York di quegli anni strinse amicizia con Fiorello la Guardia, che diventerà sindaco della Grande Mela. Come si conobbero i due?
Come si conoscono due
emigrati che hanno voglia di fare qualcosa per cambiare la loro
condizione sociale. Spinto dalla sua passione per il volo, quando
Bellanca si trasferì in America cominciò a costruire il suo nuovo
aeroplano grazie ad un finanziamento che gli accordarono alcuni
membri della comunità italiana. Il maggior finanziatore di quel
progetto fu un ristoratore italiano, insieme ai suoi cuochi e ad
alcuni camerieri. Fu stipulato un regolare contratto sottoscritto
dalle parti e redatto da un giovane avvocato di nome Fiorello La
Guardia. Poi, in cambio di lezioni di volo, La Guardia insegnò a
Bellanca a guidare l’automobile.
Gli Stati Uniti hanno addirittura dedicato una copertina del "Time" a Bellanca. Com'è ricordato al di là dell'Oceano?
Gli Stati Uniti hanno addirittura dedicato una copertina del "Time" a Bellanca. Com'è ricordato al di là dell'Oceano?
Se dovessi elencare tutto
ci vorrebbero pagine intere. La vecchia fabbrica di Bellanca è stata
restaurata, ci sono associazioni, tipo “Friends of Bellanca”
che lo ricordano, lo Smithsonian Museum di Washington ha tre sale
espositive dedicate a lui, in Giappone c’è un monumento che
ricorda la prima trasvolata dell’Oceano Pacifico compiuta da un
aereo della Bellanca aircraft, stessa cosa in Lituania. A Bellanca
sono dedicate strade in quasi tutti gli Stati Uniti. Per gli
americani è un genio, inserito nel 1993 nella Hall of fame
dell’aviazione mondiale.
E qui in Italia? C'è
qualcuno che si ricorda di lui?
A primo acchito direi
pochi. Sicuramente gli addetti ai lavori, le scuole di volo, le
università, ma non essendo una rockstar ed essendo passati più di
50 anni dalla sua morte il ricordo comincia a svanire. E poi, a parte
il fatto che neppure quando era in vita Bellanca sapeva pubblicizzare
bene il suo lavoro, ricordiamoci che era un costruttore di aerei, e
solitamente, quando si compiva un’impresa aviatoria, la fama e i
titoli dei giornali andavano soprattutto ai piloti. Però posso dire
che uno dei motivi che mi ha spinto a iniziare la ricerca su Bellanca
è stato un articolo di una paginetta pubblicato nel giornale “Giro
campo” pubblicato dall’aero club Brescia a firma di Pierre
Verzelletti. Leggendo quell’articolo ho capito che stavo
cominciando a scoprire qualcosa di importante: un genio
dell’aviazione mondiale.
Ci parli un po' del libro.
Com'è nata e come si è sviluppata l'idea? Che materiali ha
consultato per la stesura?
L’idea è nata da un mio
amico e lontano parente di Bellanca. Avevo scritto un libro sulla
storia dei sindaci di Sciacca (città dove è nato Bellanca, ndr) e
Filippo Bellanca mi propose di scriverne uno su quel suo lontano
parente. All’inizio non avevo idea da dove cominciare e cosa avrei
trovato. Le solite iniziali ricerche su Google, qualche articolo su
quotidiani italiani e poi un abbonamento a tutti i quotidiani
americani per avere accesso alle edizioni dei primi del 900, contatti
con lo Smithsonian che mi inviò del materiale, ricerche in
biblioteche e vecchi libri americani dedicati proprio a Bellanca, e
contatti con le associazioni americane che ricordano Bellanca e con
alcuni suoi parenti. La cosa che mi è dispiaciuta, se posso dirlo, è
che mentre ho trovato piena collaborazione in alcuni parenti di
Bellanca che abitano a Sciacca e a Palermo, da altri, a cui ho
chiesto notizie e foto, ho ricevuto solo dinieghi. E non ho ne mai
capito il motivo. Comunque, mi accorgevo che più andavo avanti più
quel Bellanca era una continua scoperta. I suoi piloti e quelli che
avevano pilotato i suoi aerei erano americani, peruviani, lituani,
italiani, tedeschi e per ogni volo c’era una storia da raccontare.
E’ stata una ricerca entusiasmante e commovente. Lo ammetto, mi
sono commosso quando ho incrociato la storia di Francesco De Pinedo.
Alla fine del libro c'è
anche una perizia grafologica su alcuni scritti di Bellanca. Cosa
emerge?
Emerge la figura di un
uomo intelligente, concreto, di uno che non amava le teorie astratte
o le situazioni poco chiare. Bellanca era risoluto, decideva
l’obiettivo e organizzava l’azione cercando di risolvere
immediatamente i problemi pratici. Come ebbe a dire Elinor Smith, il
suo capo collaudatore: Bellanca è uno che ride, si diverte, e a
tavola è spassosissimo, ma quando siamo al lavoro cambia
completamente, diventa preciso e se necessario burbero.
http://www.tgcom24.mediaset.it/cultura/2013/notizia/un-libro-per-giuseppe-bellanca-pioniere-dimenticato-delle-prime-macchine-volanti-_2017620.shtml
http://www.tgcom24.mediaset.it/cultura/2013/notizia/un-libro-per-giuseppe-bellanca-pioniere-dimenticato-delle-prime-macchine-volanti-_2017620.shtml
mercoledì 18 dicembre 2013
VECCHIE STORIE DA PRIMA PAGINA
"Storie da prima pagina" è una raccolta di articoli pubblicati sulla prima pagina del quotidiano "La Repubblica" nell'edizione di Palermo. Libro voluto fortemente dal Lions club di Sciacca e dall'allora presidente Michele Cirafisi
Articoli che abbracciano un arco di tempo che va dal 2003 al 2007. Volutamente, per non dargli una connotazione temporale, non ho inserito la data di pubblicazione.
Non tutti. Ho deciso di inserire solo quelle storie che, per l’originalità o per chissà quale altro strano motivo, sono finite in prima pagina, o nelle pagine dedicate alla cultura. E che comunque potessero ancora interessare il lettore. Nella maggior parte dei casi riguardano personaggi che in qualche modo andavano e vanno ricordati, altri parlano di fatti inconsueti, strani, alcuni di essi evidenziano i paradossi della nostra isola, intrisa di miti e di leggende. Ma parlano anche di persone. Che un giorno, sono balzati agli onori della cronaca e che qui vengono riproposti in tutta la loro umanità. Gli articoli inseriti in questo volume, nella maggior parte dei casi, sono nella loro prima stesura, così come li avevo pensati e scritti. Prima che il redattore capo del giornale, dopo attenta lettura, decidesse di inserirlo nel giornale.
Per esigenze di spazio, per difficoltà dell’argomento trattato, o perché scritto e spedito senza preavviso. A quel punto, il collega che lavora in redazione, si vede arrivare un’analisi della commedia di Arthur Miller e deve capire cosa diavolo c’entra con la Sicilia. O magari non ha mai visto “Le iene” di Tarantino e non conosce Steve Buscemi (mica possiamo conoscere tutto).
Considerato che il libro non è più in circolazione, ho deciso di fare un pdf e regalarlo a chi fosse interessato.
Per avere una copia in pdf basta inviare una mail a accursiosoldano@libero.it
Articoli che abbracciano un arco di tempo che va dal 2003 al 2007. Volutamente, per non dargli una connotazione temporale, non ho inserito la data di pubblicazione.
Non tutti. Ho deciso di inserire solo quelle storie che, per l’originalità o per chissà quale altro strano motivo, sono finite in prima pagina, o nelle pagine dedicate alla cultura. E che comunque potessero ancora interessare il lettore. Nella maggior parte dei casi riguardano personaggi che in qualche modo andavano e vanno ricordati, altri parlano di fatti inconsueti, strani, alcuni di essi evidenziano i paradossi della nostra isola, intrisa di miti e di leggende. Ma parlano anche di persone. Che un giorno, sono balzati agli onori della cronaca e che qui vengono riproposti in tutta la loro umanità. Gli articoli inseriti in questo volume, nella maggior parte dei casi, sono nella loro prima stesura, così come li avevo pensati e scritti. Prima che il redattore capo del giornale, dopo attenta lettura, decidesse di inserirlo nel giornale.
Per esigenze di spazio, per difficoltà dell’argomento trattato, o perché scritto e spedito senza preavviso. A quel punto, il collega che lavora in redazione, si vede arrivare un’analisi della commedia di Arthur Miller e deve capire cosa diavolo c’entra con la Sicilia. O magari non ha mai visto “Le iene” di Tarantino e non conosce Steve Buscemi (mica possiamo conoscere tutto).
Considerato che il libro non è più in circolazione, ho deciso di fare un pdf e regalarlo a chi fosse interessato.
Per avere una copia in pdf basta inviare una mail a accursiosoldano@libero.it
mercoledì 27 novembre 2013
LA RIVISTA JP4 RECENSISCE IL BELLANCA
La
rivista JP4, mensile specializzato in aeronautica e spazio, nel
numero di dicembre dedica spazio, con una recensione al libro
“Giuseppe Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti” scritto
da Accursio Soldano e pubblicato dalla casa editrice Epsylon di Roma.
Dopo
lo speciale che l'ANSA ha voluto dedicare al volume che ripercorre la
storia del costruttore di aerei saccensi, anche le riviste
specializzate recensiscono in maniera lusinghiera il libro. “ottimo
questo omaggio sotto forma di libro di 182 pagine, ben scritto e
documentato... una ricca raccolta di foto e una quarantina di
interessanti giornali d'epoca”
“Il
libro – si legge nella recensione- è il vivo ritratto di un uomo
eccezionale, che centra il suo obiettivo, anche se non è una
completa enciclopedia di tutti gli aerei di Bellanca. L'autore
descrive bene l'atmisfera degli anni della febbre atlantica e svela
come solo il caso diede la fama a Charles Lindberg e non a Bellanca.
Un
lavoro, si legge ancora, non ponderoso, ma validissimo, ben scritto e
dall'elegante realizzazione grafica.
domenica 27 ottobre 2013
RECENSIONE SULLA RUBRICA LIBRI DELL'ANSA
Libri: Bellanca, storia dell'ingegnere
con il sogno del volo
Sarà presentato nelle scuole volume sui pionieri dell'aviazione
(di
Giovanni Franco) (ANSA) - PALERMO, 25 OTT - Nei pressi dell'aeroporto
"Fiorello La Guardia"
di New York c'è una strada dedicata a lui. E anche nel Maryland, in California. A Sciacca (Ag)
invece paese natale di Giuseppe Bellanca, nato nel 1886 e morto nel 1960, c'è solo una striminzita stradina intitolata ai non meglio identificati "Fratelli Bellanca" (gli altri due erano un sindacalista e il direttore di un giornale locale, e viene da pensare che forse l'omaggio era rivolto a uno dei suoi due congiunti). Eppure scrive il giornalista Tano Gullo "era uno dei massimi cervelli scientifici che la
Sicilia abbia generato. Nel settore aeronautico ha lo stesso peso specifico che hanno i Marconi,
i Volta, i Pacinotti in altri comparti". A raccontare le gesta di questo personaggio è ora Accursio
Soldano che ha scritto il libro "Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti" (Epsylon editrice; 182 pagine; 14 euro). Un volume ricco di immagini d'epoca e di manoscritti che sarà anche presentato nelle scuole. "Una raccolta sistematica di eventi, fatti, documenti che raccontano la vita,
non solo di Bellanca, ma anche di tutti quei piloti, - afferma l'autore - quei temerari che sulle "macchine volanti" cercarono la gloria nel tentativo di attraversare gli oceani: qualcuno, pilotando un "Bellanca"
ci riuscì, molti perirono, ma tutti contribuirono a spostare un po' più in là i confini del volo". Bellanca, afferma Soldano anche lui di Sciacca: "non è uno dei tanti siciliani nato in un piccolo paese in
provincia di Agrigento ed emigrato giovanissimo in America in cerca di fortuna, era un ingegnere aeronautico e aveva un sogno: costruire aerei e volare dall'America in Europa senza scalo".
Da giovane frequentò l'Istituto Tecnico di Milano, laureandosi nel 1908 in matematica e durante
i suoi studi per la seconda laurea in ingegneria aeronautica decise di disegnare e costruire il suo primo aereo.
Non avendo i fondi disponibili per realizzarlo, pensò di farlo con canne di bambù, montandolo dentro
una vecchia stalla. Poi, insieme a due suoi amici, Enea Bossi e Paolo Invernizzi produsse, nel 1909,
il primo volo di un aereo totalmente italiano (come disegno e costruzione). Ma l'Italia di quegli anni
non era ancora pronta per le innovazioni in campo aeronautico e allora, su pressione di suo fratello
Carlo, il giovane Giuseppe emigrò in America e cominciò dapprima a dare lezioni di volo e poi a
costruire aerei dal disegno innovativo e dalle performance fino a quel momento impensabili.
I "Bellanca aircraft" erano diventati famosi in tutta l'America, al punto da meritarsi la copertina
di "uomo dell'anno" nella popolare rivista "Time", ma il suo socio in affari Charles Levine non
volle vendere un suo monoplano a Charles Lindberg per la trasvolata in solitario da New York a
Parigi mancando quindi l'appuntamento con la storia. Eppure l'ingegnere saccense avrebbe avuto
modi di rifarsi in seguito. I documenti sulle sue leggendarie imprese, a cavallo tra gli anni Venti e
Trenta del Novecento, sono esposti nell'Archivio del Museo Nazionale dell'Aria e dello Spazio di Washington. Nel 1993 è stato inserito nella Hall of fame dell'aviazione mondiale.(ANSA).
di New York c'è una strada dedicata a lui. E anche nel Maryland, in California. A Sciacca (Ag)
invece paese natale di Giuseppe Bellanca, nato nel 1886 e morto nel 1960, c'è solo una striminzita stradina intitolata ai non meglio identificati "Fratelli Bellanca" (gli altri due erano un sindacalista e il direttore di un giornale locale, e viene da pensare che forse l'omaggio era rivolto a uno dei suoi due congiunti). Eppure scrive il giornalista Tano Gullo "era uno dei massimi cervelli scientifici che la
Sicilia abbia generato. Nel settore aeronautico ha lo stesso peso specifico che hanno i Marconi,
i Volta, i Pacinotti in altri comparti". A raccontare le gesta di questo personaggio è ora Accursio
Soldano che ha scritto il libro "Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti" (Epsylon editrice; 182 pagine; 14 euro). Un volume ricco di immagini d'epoca e di manoscritti che sarà anche presentato nelle scuole. "Una raccolta sistematica di eventi, fatti, documenti che raccontano la vita,
non solo di Bellanca, ma anche di tutti quei piloti, - afferma l'autore - quei temerari che sulle "macchine volanti" cercarono la gloria nel tentativo di attraversare gli oceani: qualcuno, pilotando un "Bellanca"
ci riuscì, molti perirono, ma tutti contribuirono a spostare un po' più in là i confini del volo". Bellanca, afferma Soldano anche lui di Sciacca: "non è uno dei tanti siciliani nato in un piccolo paese in
provincia di Agrigento ed emigrato giovanissimo in America in cerca di fortuna, era un ingegnere aeronautico e aveva un sogno: costruire aerei e volare dall'America in Europa senza scalo".
Da giovane frequentò l'Istituto Tecnico di Milano, laureandosi nel 1908 in matematica e durante
i suoi studi per la seconda laurea in ingegneria aeronautica decise di disegnare e costruire il suo primo aereo.
Non avendo i fondi disponibili per realizzarlo, pensò di farlo con canne di bambù, montandolo dentro
una vecchia stalla. Poi, insieme a due suoi amici, Enea Bossi e Paolo Invernizzi produsse, nel 1909,
il primo volo di un aereo totalmente italiano (come disegno e costruzione). Ma l'Italia di quegli anni
non era ancora pronta per le innovazioni in campo aeronautico e allora, su pressione di suo fratello
Carlo, il giovane Giuseppe emigrò in America e cominciò dapprima a dare lezioni di volo e poi a
costruire aerei dal disegno innovativo e dalle performance fino a quel momento impensabili.
I "Bellanca aircraft" erano diventati famosi in tutta l'America, al punto da meritarsi la copertina
di "uomo dell'anno" nella popolare rivista "Time", ma il suo socio in affari Charles Levine non
volle vendere un suo monoplano a Charles Lindberg per la trasvolata in solitario da New York a
Parigi mancando quindi l'appuntamento con la storia. Eppure l'ingegnere saccense avrebbe avuto
modi di rifarsi in seguito. I documenti sulle sue leggendarie imprese, a cavallo tra gli anni Venti e
Trenta del Novecento, sono esposti nell'Archivio del Museo Nazionale dell'Aria e dello Spazio di Washington. Nel 1993 è stato inserito nella Hall of fame dell'aviazione mondiale.(ANSA).
sabato 19 ottobre 2013
RECENSIONE SU IL MATTINO DI PARMA
‘Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti’ di Accursio Soldano
Ci fu un’epoca in cui l’uomo aveva bisogno di conquistare il cielo e sentiva che il volo era l’espressione della propria libertà. Erano gli anni in cui Charles Lindberg, giovane pilota delle linee aeree postali di S. Louis, partiva, in solitario, per il suo storico volo da New York a Parigi. L’inizio del Novecento vide molti sognatori tradurre in realtà i propri aneliti. Tra questi un italiano, forse meno conosciuto, ma che fu uno dei protagonisti della storia dell’aviazione mondiale a cavallo tra gli anni Venti e Trenta. La biografia dell’ingegnere e progettista Giuseppe Bellanca, siciliano, originario di Sciacca, viene tratteggiata da un suo conterraneo, il giornalista Accursio Soldano, nel libro ‘Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti’ (Epsylon Editrice).
Dagli esordi con un rudimentale apparecchio costruito con canne di bambù, all’arrivo in America, prima ad Omaha, in Nebraska, dove fonda la sua prima società di aircraft, per approdare infine nel Delawere, in un tragitto di vita costellato di progetti e realizzazioni di volo eroiche ed appassionate.
Soldano fa un minuzioso ed interessante lavoro di ricerca storica, includendo nel suo libro una selezione di articoli tratti da quotidiani dell’epoca e dando spazio anche ad altri pionieri che si distinsero per spirito di avventura, testando sulla propria pelle le possibilità dei nuovi velivoli che si andavano progettando in quegli anni.
C’è un’impercettibile linea di pensiero tra i due scritti di Soldano, ovvero l’espressione di un anelito dell’uomo che sembra lontano da questo tempo attuale, un tempo concentrato a guardare gli eventi esterni senza soffermarsi sulle potenzialità interne insite nell’animo umano, rimpiangendo tempi migliori.
“Nessuno si toglie la vita in un posto così pieno di vita. Bisogna solo dare alle cose la loro giusta dimensione, dare ad ogni evento la giusta valenza ed evitare di accumulare rimpianti. Il rimpianto, come si sa, è uno spreco di energia” (da Il Venditore di attimi)
mercoledì 18 settembre 2013
RECENSIONE SUL PERIODICO "L'ARALDO"
Anche il periodico "L'araldo" diretto da Joseph Cacioppo pubblica un articolo sul libro "Giuseppe Mario Bellanca e i pionieri sulle macchine volanti" che sta riscuotendo apprezzamenti, eppure per l’Enciclopedia della Sicilia, pubblicata da Ricci grazie alle generosità di mamma Regione, Giuseppe Mario Bellanca, pioniere dell’aviazione mondiale, non esiste. Non c’è traccia nelle migliaia di pagine del volumone.
L’ingegnere aeronautico Bellanca, geniale inventore di caratura internazionale, come scrive il giornalista Tano Gullo nella introduzione al libro, è una delle tante vittime della sicula dimenticanza. Ed è un fantasma perfino a Sciacca, paese dove è nato nel 1886. Solo una striminzita stradina intitolata ai non meglio identificati "Fratelli Bellanca" (gli altri due erano un sindacalista e il direttore di un giornale locale, e viene da pensare che forse l’omaggio era rivolto a uno dei suoi due congiunti), e una targa nella scalcinata facciata di una vecchia casupola del porto che ne ricorda i natali posta dai familiari dopo la sua morte. Vale a dire poca roba rispetto ai meriti scientifici del personaggio.
Senza timori di smentite riteniamo che sia uno dei massimi cervelli scientifici che la Sicilia abbia generato. Nel settore aeronautico ha lo stesso peso specifico che hanno i Marconi, i Volta i Pacinotti in altri comparti.
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