martedì 15 luglio 2014

LE AMORIZZAZIONI DI SUSE

Ho finito di leggere un romanzo spassoso pubblicato dalla casa editrice siracusana "Verbavolant". Si chiama "Amorizzazioni" ed è di Suse Vertellein. E a dirvi la verità non so se definirlo (come è stato fatto) romanzo surreale o un libro per bambini mascherato da una buona dose di "lezioni private" sul mondo che ci circonda, o una sorta di piccolo saggio di estetica del linguaggio dove si analizza il valore delle virgole e dei punti, oppure la messa in pratica della teoria di Husserl (tedesco come la Vertellein) del concetto di fenomenologia secondo il quale un fenomeno non designa semplicemente il modo di apparire delle cose, ma anche le cose stesse in quanto si danno nei fenomeni; insomma dove la parola fenomeno ha un doppio senso per via dell’ essenziale correlazione fra l’apparire e ciò che appare.
Nel paese montano di “Alpo”, descritto da Suse Vertellein la giovane Mayde esperta suonatrice di campane alla ricerca del grande amore, constata "di persona personalmente" (come direbbe Camilleri) che le cose non sono più “belle bellissime” perché gli asini scioperano, le mucche si ribellano e la crisi è in agguato. Crisi economica e crisi amorosa che investiranno anche Maidy, la protagonista del romanzo.
Parlare del libro è complicato, bisogna leggerlo perché, in mezzo a tanti noiosi scrittori affermati che scrivono romanzi per contratto e volano nelle classifiche per abitudine dei lettori, questo "Amorizzazioni" è veramente carino. Ha un solo difetto, non si può leggere la sera perché i caratteri di stampa sono piccoli, ma questo è un dettaglio da occhialuti.

lunedì 23 giugno 2014

SCIACCA: UNA CITTA' SGARRUPATA, SBIADITA E CADENTE

Ci mancava solo che il giornalista Aldo Cazzullo si facesse un viaggio in Sicilia per ricordarci, a livello nazionale, sul Corriere della Sera (sette del 13 giugno 2014) che tra Ribera e Sciacca il “traffico procede a senso alternato, con code di chilometri, perché da due anni manca il guard-rail di un cavalcavia e nessuno provvede a metterlo”
Sapesse il buon Cazzullo quanti articoli giornalistici abbiamo scritto sull’argomento. Ma l’articolo può solo evidenziare una situazione o un problema, a chi gestisce il potere amministrativo il compito di farsi valere e chiedere immediati interventi. Evidentemente tutta questa forza non c’è: siamo potenzialmente forti. Ma se lo diciamo noi giornalisti locali, allora diventa un “attacco personale” se lo scrive Aldo Cazzullo tutti zitti.
E poi nel suo articolo Aldo Cazzullo, che evidentemente ha fatto una sosta nella nostra ridente cittadina a vocazione turistica, scrive delle Terme di Sciacca, “un potenziale gioiello malinconicamente chiuse. Vista dal porto, la città pare la corricella di procida, un angolo stupendo, ma sgarrupata, sbiadita, cadente”. E poi fa una considerazione amara: “la Sicilia ha gli stessi chilometri di costa delle Baleari, e ha undici volte i meno i turisti delle baleari”. Insomma, siamo una città potenzialmente termale. Altro che referendum. Pensa cosa sarebbe successo se fosse entrato in città con la scritta “Sciacca terme” e si fosse trovato davanti lo spettacolo che ha visto. Apriti cielo!

Ora, non serviva certo Aldo Cazzullo col suo editoriale a farci capire che la città di Sciacca non è quella città che “puoi solo amarla” perché il giornalista (che forse non ha visto il cartellone) non sembra l’abbia amata troppo, definendola sbiadita e cadente. Ma possiamo dargli torto? Non sono cose che ripetiamo da anni?
Viviamo veramente in una città sgarrupata che vogliono spacciarci per turistica solo perché abbiamo messo quattro vasi di ceramica nel centro storico?
Per nostra fortuna Cazzullo non se la prende solo con Sciacca, ma anche con Gibellina e si lamenta di uno "straziante colpo d'occhio della valle del Belice" ma alla fine dice che i siciliani sono ospitali.
Beh, è con questo che facciamo turismo, con l'ospitalità, perché se qualcuno si aspetta servizi, strade asfaltate e strutture che funzionino bene, farà meglio a scegliere le baleari.

sabato 21 giugno 2014

UN INVITO A ... VIAGGIARE

"Il venditore di attimi" tra viaggi nella vita e carpe diem. Un libro da leggere
di Joseph Cacioppo

"Quel gran genio del mio amico" molto probabilmente non apprezzerà il parallelo tra "Il venditore di attimi" e Lucio Battisti. L'accostamento, tra la letteratura e le canzonette non gli va a genio. Snobismo da letterato o semplicemente gusto da bastian contrario? Difficile dirlo: per decifrare un letterato occorre un altro letterato. Ed al cronista locale non resta che sorvolare.
Eppure il suo libro è anche un invito a "viaggiare". "Si viaggiare", come canta Battisti. Oltre che un invito a cogliere l'attimo (carpe diem). Certo il mio amico non scrive testi per i carri allegorici di Sciacca, ma ai lettori del suo "Il venditore di attimi", nel finale, uno scherzo lo regala, ancorchè non carnevalesco.
La trama, raccontata con stile sobrio, senza fronzoli, essenziale, è semplice: il dialogo tra due persone. Anche se più che un dialogo sembrerebbe un monologo. In effetti il protagonista (che formalmente non lo è) è quello che parla di più. L'altro, Alfred (il protagonista apparente), ascolta ma a lasciare traccia sul libro sono i suoi pensieri, provocati e sconvolti, dal racconto dei "viaggi" della vita del suo occasionale interlocutore.
"Si viaggiare, evitando le buche più dure, gentilmente senza fumo con amore, dolcemente viaggiare ....", canta Battisti. E con la stessa dolcezza il protagonista (reale) de "Il venditore di attimi" prende per mano il suo compagno "di spiaggia" e lo allontana da quell'attimo che potrebbe essere fatale. Lo fa con garbo, "senza fumo", "con amore". E per ricondurlo al "gusto vero della vita" (non è pubblicità occulta) quasi disturba Lucio Dalla: "l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale". Certo il dialogo tra i due non è così diretto (si danno del "lei", fino a quando non sono costretti a ricorrere al "tu"). E un raccontare di storie finalizzate a dare un pugno nello stomaco dell'ascoltatore da distrarre. E' un modo per fare spostare i pensieri di Alfred, dai suoi propositi di prima mattina, su sua figlia Teresa e sui suoi doveri di padre. Ed anche di marito.
E come per ogni favola che si rispetti arriva il lieto fine. Che ne "Il venditore di attimi" arriva attraverso un originale "biglietto per il viaggio": i libri dai quali sono state tratte le storie di "vita vissuta" e raccontate durante tutto il giorno.
Storie che hanno fatto acquisire al "venditore" l'attimo immediatamente prima di quello che avrebbe potuto essere l'ultimo e gli hanno fatto "vendere" quegli attimi che hanno impedito l'irreparabile.
Chissà se Vitangelo Moscarda (rectius: Accursio Soldano) ci perdonerà per questa chiave di lettura. Speriamo.
("Il venditore di attimi", di Accursio Soldano. Graphofeel edizioni)
http://www.laraldo.info/public/news_singola.asp?id=1177

sabato 7 giugno 2014

L'INVASIONE ALIENA DEGLI SCRITTORI POST-FACEBOOK


Ormai i politici si danno alla letteratura, sia quando sono in carica, ma specialmente quando, per vari vicissitudini, non vanno più in televisione. Non è una novità, Ultimamente, solo per restare ai più noti, l'hanno fatto Walter Veltroni, che da quando ha lasciato il posto di segretario di partito si è scoperto romanziere, Angelino Alfano, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro, il senatore Domenico Scilipoti che ha trovato in Berlusconi il suo editore preferito (dopo il suo famoso voto...) e Matteo Renzi.
Giornalisti che passano al ruolo di scrittore poi non si contano più. La maggior parte dei giornalisti che si dedica alla letteratura scrive libri sulla mafia o contro il potente di turno, qualcuno si occupa di economia, qualche altro scrive romanzi. In questa categoria annoveriamo anche il giornalista catanese Pietrangelo Buttafuoco molto più conosciuto per aver partecipato l'11 febbraio 2011 a fianco di Giuliano Ferrara, alla manifestazione pro Berlusconi del Mutanda Day, a Giovanni Floris, conduttore di Ballarò, il quale ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata dalla Feltrinelli che gli chiedeva di scrivere un romanzo sugli anni ottanta. Lui non aveva idea di come fare, ma un invito della Feltrinelli non si rifiuta. 
Questo, tanto per citare i più noti che, ovviamente, trovano grosse case editrici pronte a pubblicarli.
Fra i politici che si avventurano nell'arte del romanzo e della scrittura c'è anche l'ex presidente dell'Ars ed esponente di Fratelli d'Italia Nicola Cristaldi che ha pubblicato “I Traditori”, lo scorso anno, presentato da Gianfranco Fini e “Abitavo alla Maddalena”, entrambi editi da Libridine, una casa editrice di Mazara del vallo, città in cui è attuale sindaco.

Insomma, oggi, in piena invasione di alieni sbarcati su facebook che mettono in mostra la loro capacità di analisi in due righe, un uomo, per poter sopravvivere dev’essere un tuttofare. Politico ma anche scrittore, giornalista ma anche saggista, scrittore ma anche candidato e per finire il candidato scrittore che diventa giornalista. Ma soprattutto deve essere mezzo cieco e leggere solo i caratteri grandi, eliminando a priori le piccolezze postiane dei social network.

giovedì 8 maggio 2014

SACCENSI FANNO ARTE A MILANO, DOVE NON C'E' IL MARE ED IL CARNEVALE

Saccensi a Milano, dove l'arte non conosce confini, non c'è il mare, non organizzano sfilate di carri allegorici e soprattutto non conoscono la storia dei Perollo e dei conti Luna quindi non hanno problemi del "questo si, questo no". Sono Cosimo Barna e Nino Soldano, seppur con due ruoli diversi. Barna espone nella mostra “L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano”, una collettiva presso l'ex-Fornace alzaia Naviglio Pavese, e vuole essere essere un momento collettivo di riconoscimento della nostra identità di cittadini delle ”terre d’acqua” in vista di Expo 2015. La mostra crea un percorso attraverso diverse forme artistiche: Trenta immagini fotografiche di grande dimensione di Fabrizio Garghetti, tredici opere di Giulia Alberti tra sculture in vetro massiccio di Murano e “sculture-impronta” in pasta di cellulosa. Dieci sculture luminose di fantastici animali acquatici di Claus Joans, cinque sculture di pietra lavorate dall’acqua di Stefano Zucchi, sette opere di Momò Calascibetta e tre opere di Cosimo Barna che raccontano le correnti marine e i branchi di pesci i cui movimenti a spirale trasformano l’acqua in un caleidoscopio di colori, dove racconta della vita dell’acqua e delle sue correnti attraverso pennellate di colore da cui guizza fuori la luce. 
Ma non c'è solo Cosimo Barna impegnato in questi giorni a Milano. C'è anche Nino Soldano, apprezzato gallerista saccense al quale è stato dedicato il Museo di Gibellina che ha lavorato tanti anni a Milano e che ha messo a disposizione del Mudima, la sua collezione privata di opere di Fabrizio Plessi. Si tratta di un forte nucleo di grandi lavori progettuali, a metà tra un’iconografia pop e il concettualismo successivo, risalenti agli anni che vanno dal 1969 al 1976, esposti prima nello studio milanese del gallerista saccense ed oggi facenti parte della sua collezione. 
Un pittore ed un gallerista saccense che potrebbe esporre la sua collezione privata in un museo di Sciacca ed invece presta le sue opere alle gallerie milanesi ed ha fatto importanti donazioni a Gibellina. Perché qui non abbiamo un museo artistico. Però, abbiamo il museo del carnevale (come a Rio de Janeiro) e un Museo del mare che ricorda tanto la storia del vascello fantasma (se ne parla ma non si vede) e che aspetta l'alta marea per aprire i battenti.
E intanto il tempo passa!

venerdì 11 aprile 2014

LASCIATE IN PACE TURIDDU U MORU!

Le segnalazioni su quello che una volta era il luogo di lavoro di  Salvatore Bentivegna, conosciuto a Sciacca come "Turiddu u moru" e che dopo la sua morte è stato smantellato sono state varie. Prima si segnalava che la zona era sporca, poi è stata ripulita e tolta la baracca, poi si segnalava che c'era una falda acquifera e si cercò qualche rimedio, adesso, sempre a proposito dell'acqua santa che scorga in quel posto arriva un'altra segnalazione dimenticando che siamo vicinissimi alle vecchie terme selinuntine, ovvero dove basta scavare un po' e una vena d'acqua termale la trovi.
Ma cosa fare di quella piccola fontanella d'acqua e di quel sito salito agli onori della cronaca cittadina? La prima proposta è stata quella di recintarla e inserire all'interno un totem descrittivo che racconti la vita dell'artista. 
Recintare una sorgente spontanea significa mettere una recinzione in ogni piccola sorgente che si trova a Sciacca, e questo è impossibile. Sull'idea di mettere un totem descrittivo che ricordi Turiddu u moru, uomo che fino al giorno della sua morte non ha avuto nessun riconoscimento artistico, tantomeno dai saccensi, e che vendeva le sue piccole sculture e i ciondoli davanti al bar Santangelo per potersi comprare da mangiare, mi sembra quanto di più ipocrita si possa fare, e offensivo alla memoria di una persona che non cercava la notorietà e che viveva in una baracca fuori dal paese.
E poi, cosa si può scrivere in questo totem per ricordare Turiddu u moru e chi dovrebbe scrivere qualcosa? La prima mostra in cui c'era qualche "pezzo" di "u moru" fu fatta a Gibellina, nel 2011 promossa dalla Fondazione Orestiadi a cura di Eva di Stefano, la seconda volta che qualche opera del Moro è stata esposta fu nel 2013 in una collettiva d'Art Brut realizzata al centro d'arte "Halle Saint Pierre" di Parigi dal titolo “Banditi dell'arte”. Poi più niente, né prima né dopo!

Ma lasciando da parte la fama nazionale o internazionale in campo artistico che Turiddu u moru (così come Filippo Bentivegna) non ha, e che per sua natura non ha mai cercato, (se due mostre sono indice di notorietà, cosa dovrebbero dire alcuni pittori saccensi?) quali iniziative sono state fatte a Sciacca in tutti questi anni? Quali mostre? Quali convegni su art brut o per ricordarlo? Nessuno, niente di niente. 
 Ma a Sciacca siamo così, passi dall'essere il signor nessuno, dallo stare davanti al bar a vendere le sculture, al ruolo di grande artista da ricordare ad imperitura memoria, solo perché un giorno qualcuno si sveglia con la smania del filantropo e dello scopritore di talenti .
Lasciate in pace Turiddu, già gli avete tolto la baracca, non toglietegli pure il suo "starsene fuori paese".

lunedì 31 marzo 2014

PREMIAZIONE AL TEATRO AURELIO DI ROMA

1° CLASSIFICATO premiato con la messa in scena del testo che sarà curata dalla
Compagnia Stabile del Teatro Aurelio nell’ambito della stagione teatrale 2014/2015, Targa
personalizzata e Diploma di Merito)
ACCURSIO SOLDANO di Sciacca (Agrigento) con “Riflesso senza immagine”
Il testo affronta, attraverso una sorta di teatro dell’assurdo, temi oggi attuali più che mai: la 
condanna all’incomunicabilità, il desiderio di autoesclusione, quindi l’inevitabile autodifesa 
da riporre nella follia, lucida, consapevole e quindi ancora più drammatica. 
La scrittura drammaturgica è sobria, misurata, appropriata, ironica, sempre in perfetto 
equilibrio con il contenuto.  
Bisogna ammetterlo: vedere una propria opera riscuotere il parere positivo fa sempre piacere, se poi quell'opera vince, la soddisfazione è doppia.
La premiazione al Teatro Aurelio di Roma, sabato 29 marzo 2014, per la mia commedia "Riflesso senza immagine" risultata vincitrice del concorso nazionale organizzato dalla Compagnia stabile e da alcune associazioni culturali, è stata un momento emozionante, ma ancor di più sapere che la commedia sarà messa in scena dalla stessa compagnia.
A giugno, o al massimo nel mese di Luglio si sapranno le date della messa in scena.
Intanto mi godo (se permettete) questo successo.





lunedì 24 marzo 2014

LA NAVE VOLANTE DI BALIANI, ROBA DA "RIDATECI I SOLDI"

Se l'attore Marco Baliani avesse messo in scena la sua "Nave volante" dedicata alla storia di Giuseppe Mario Bellanca, invece che all'Auditorium parco della musica di Roma, all'interno del glorioso Cine Micron di Sciacca, tutti gli spettatori avrebbero gridato la famosa frase "Raso, i soldi vulemu". Perché si, lo spettacolo messo in scena da Baliani rientra a buon diritto nella categoria "restituiteci i soldi".
Partiamo dal fatto che l'Auditorium era quasi pieno. L'attore è Baliani, l'idea di fare qualcosa su Bellanca gliel'aveva data niente meno che Andrea Camilleri, quindi, con un binomio di cotanta potenza letteraria è normale che la sala sia piena. Di certo gli spettatori non erano lì perché conoscevano la storia di Giuseppe Mario Bellanca, perché se così fosse stato, a parte la recita (?) approssimativa (vista da tutti) si sarebbero accorti di alcuni errori durante l'excursus storico. Non se ne sono accorti, ma per sfortuna di Baliani e di Camilleri, in sala c'erano anche i parenti di Bellanca, che la storia la sanno veramente e conoscono bene la successione dei fatti.
Andiamo allo spettacolo: Baliani parlava dell'aereo Parasol e dietro le sue spalle appariva la foto dell'aereo 28-70, parlava del CF e alle spalle appariva la foto del "Cruisemaster", tutto fuori tempo. L'impressione che si è avuta è che Baliani avrebbe dovuto rifiutare l'impegno datogli da Camilleri (sua l'idea) oppure rinviare la recita a quando avesse avuto a disposizione più notizie e più materiale.
E poi? chi cavolo è questo Saru amico di Peppino? E che ci andava a fare Peppino a San Calogero quando tutti sanno che giocava a Cammordino? e perché riprendere la leggenda che vuole Bellanca così potente da decidere, durante la seconda guerra mondiale se bombardare o meno Sciacca? Ultima annotazione non meno importante. Baliani alla fine dello spettacolo fa riferimento a Ellis Island. Perfetto per commuovere il pubblico con la storia del povero emigrato sfigato, ma è un riferimento fuori da ogni logica che riguardi Bellanca.
Giuseppe Mario Bellanca non partì dalla Sicilia con la valigia di cartone e il libretto rosso da ignorante, ma con due lauree, una in matematica e l'altra in ingegneria, sapeva già dove andare visto che due fratelli erano in America e i soldi per costruire il suo aereo non li fece vendendo prosciutti, ma con una colletta fatta da importanti uomini del tempo. Giusta per amor di storia.
Ma soprattutto, perché devo pagare 20 euro per vedere una persona vestina di nero che per più di un'ora legge (LEGGE) trentadue pagine di notizie su un costruttore italiano emigrato in America, dimostrando anche che non le ricordava bene e facendo pause che non doveva fare?
O forse mi sono perso qualche passaggio ed è questo il teatro moderno, dove basta mettere in cartellone un nome che attira gente e puoi permettersi il lusso di andare su google, prendere 4 notizie su Bellanca e leggerle agli spettatori paganti?
Se così è, preferisco il teatro amatoriale.

Bellanca, Baliani, Camilleri

martedì 18 marzo 2014

PRIMO PREMIO AL CONCORSO NAZIONALE TEATRO AURELIO

“Riflesso senza immagine”, la mia commedia in due atti, ha vinto la seconda edizione del premio letterario nazionale “Teatro Aurelio” organizzato dall’Associazione Culturale “Il Raggio” e la Direzione del Teatro Aurelio, in collaborazione con l'Associazione Culturale Scriviamo Insieme e con il patrocinio del comune di Roma.
La Commissione composta da Paolo Romani, Lucrezia Coletti, Andrea Farroni, Antonio Gallo, Manuele Guarnacci, Maria Pia Iannotta,
Silvia Iori, Lucrezia Lanza, Stefania Pascucci, Francesco Piotti e Angelo Tuti ha premiato il testo che quindi sarà messo in scena dalla Compagnia Stabile del Teatro Aurelio nell’ambito della stagione teatrale 2014/2015.
“Riflesso senza immagine” è un testo attuale che affronta il tema della incomunicabilità, della difficoltà a rapportarsi e della potenza del linguaggio che, per dirla con Nietzsche, fa apparire senza alcun riflesso vero l'immagine che abbiamo del mondo che ci circonda.

La premiazione si svolgerà a Roma il prossimo 29 marzo alle ore 16.00 presso il Teatro Aurelio, Largo S. Pio V, 4 .