lunedì 31 maggio 2010

BUZZURRO E CANTIMAFIA... UN MESE ALL'INSEGNA DELLA MUSICA


Sarà un inizio di giugno all'insegna della musica e della solidarietà con due importanti manifestazioni che si terranno a Sciacca ed a Ribera.
Si comincia il 3 giugno alle ore 21 a Ribera, presso il teatro Lupo, organizzato dal Lions Club di Ribera si esibirà il chitarrista agrigentino Francesco Buzzurro.
Buzzurro, considerato uno dei migliori chitarristi nel panorama musicale, ha suonato con alcuni dei “mostri sacri” del jazz internazionale e nazionale come, Diane Schurr, Arturo Sandoval, Joe Bowie, e Roberto Gatto,
Ha collaborato con l’Ente Autonomo Orchestra Sinfonica Siciliana in occasione di un concerto tenuto presso il Teatro Politeama di Palermo dalla cantante Sarah Jane Morris e recentemente ha eseguito il Concerto di Aranjuez accompagnato dall’Orchestra Sinfonica Siciliana. Attualmente Buzzurro ha inciso un Cd dal titolo L'esploratore.
L'intero incasso della serata, il Lions club lo devolverà alla Lega italiana per la lotta contro i tumori.
Dal 4 al 6 giugno invece, a Sciacca La Fondazione Accursio Miraglia e la Coop Agorà, organizzano cAntimaFia festival, tre giorni di Musica, incontri, dibattiti, ai quali parteciperanno, fra gli altri, Francesco Giunta, Daniele Treves Band, Stefania Sperandeo, Vinylika, Kolaband, Ennio Salomone Venezia, Nonò Salamone e il Collettivo Musicale Peppino Impastato.
Le due manifestazioni, ancora una volta, organizzati da enti privati non vedono la presenza delle amministrazioni comunali che continuano la latitanza culturale. Ma mentre per Ribera ci potrebbe essere il problema della mancanza di un sindaco, visto che ci sono le elezioni comunali, a Sciacca, quale problema impedisce l'amministrazione di partecipare a manifestazioni organizzate da privati e, come dire, già impacchettate, dove basta solamente contribuire alla buona riuscita?

venerdì 28 maggio 2010

MARINELLO SECONDO, MESSINA 192ESIMO, CUFFARO 171ESIMO


Salvo Torrisi il più presente alla Camera, Mario Ferrara quello al Senato. Questi i parlamentari siciliani più presenti nei voti d’aula. La percentuale indicata tra parentesi accanto al nome di ciascun eletto è quella relativa alle presenze effettive, mentre quella precedente è compresa di “missioni” Ricordiamo che chi è in missione risulta ugualmente presente.
Per la Camera dei deputati il più presente è stato Salvo Torrisi Pdl 98.76% che è anche relatore del disegno di legge “piano straordinario contro le mafie, nonché delega al governo in materia di antimafia” Lo stesso Torrisi, catanese, promotore del club rossoazzuro alla Camera nei giorni scorsi ha querelato il presidente della regione Raffaele Lombardo che aveva parlato di suoi presunti rapporti con ex consigliere e ex assessore comunale di Paterno, Carmelo Frisenna di Forza Italia, arrestato per mafia. La citazione è stata fatta dal governatore dell’Isola nel suo discorso del 13 aprile scorso all’Assemblea regionale siciliana. La querela è stata depositata il 3 maggio 2010 nella cancelleria della Procura della Repubblica di Catania . Al secondo posto il saccense Giuseppe Marinello Pdl 97,72%(97,57%); Ma vediamo da vicino i nostri rappresentanti alla Camera. Vincenzo Fontana Pdl 95,75% è al 163esimo posto; Ignazio Messina Idv 73,87%(71,10%) è al 192esimo posto; Giuseppe Ruvolo Udc 70,23%(69,79%) 204esimo; Angelo Capodicasa Pd 90,74% è al 331 posto; Calogero Mannino Udc 52,96% è 419esimo, Giuseppe Scalia Pdl 89,09% è 530esimo su 630 deputati; ;
Per il senato, il più presente è Mario Ferrara Pdl 99,89%,(96,28%); poi Burgaretta Arparo Mpa 99,67%; e Bruno Alicata Pdl 99,65%; Totò Cuffaro Udc ha solo il 64,54% e si trova al 171esimo posto su 322 senatori. Finora ha presentato 1 interpellanza, 2 interrogazioni a risposta scritta, 3 disegni di legge e 6 emendamenti.

giovedì 27 maggio 2010

LE BELLE ...PURE SONGS DI LAURA E SADE



A volte ci vuole fortuna. Fra la miriade di proposte discografiche che arrivano, ne trovi qualcuna discreta, qualche altra buona, moltissime da evitare e qualcuna me la vado a cercare; questa è arrivata in punta di piedi, ma carica di un sapore particolare.
“Pure songs” è uno dei CD più originali e puliti che ho ascoltato di recente. Laura Lala e Sade Mangiaracina hanno inciso per la Jazz Collection un album d'esordio che promette bene sin dalle prime battute. Uno di quelli che, per i più distratti, se non comprate adesso fra un paio d'anni lo cercherete disperatamente.
Testi in Inglese, italiano e in dialetto siculo, difficilissimo, specialmente se si vuol trasformare il dialetto in suono (e di gente che voleva cantare in dialetto siculo ne ho sentiti parecchi) che si intrecciano e si fondono in maniera impeccabile. Un primo album che si avvale anche della collaborazione di Salvatore Bonafede, Marco Spedaliere, Piero delle Monache, Diego Tarantino, Claudio Mastracci, pieno di vitalità che alterna la forza della popular music (a partire dal brano d'apertura "In the Night") alla intensità di passaggi più vicini agli standard jazzistici ("Bread"). Bellissimi i pezzi in dialetto siciliano, in particolar modo la storia straziante di “Idda”.
Che dire: una gioia per le orecchie!

martedì 25 maggio 2010

LE DIMENTICANZE DELLA GIUNTA... DI SINISTRA


La cultura a Sciacca è ormai definitivamente morta. Nel silenzio e nell’omertà di chi in questi anni, percependo laute indennità, non ha saputo valorizzare nessun tipo di progetto culturale per questa nostra città. Sarà una delle prime tematiche che la nostra giunta affronterà. Rilanceremo con forza la questione culturale. Questa città può produrre cultura. Questa città dovrà produrre cultura. In tal senso creeremo due musei a Sciacca. il museo Veneroso ed il museo Sutera.
Questo è quanto scritto nel programma elettorale dell'amministrazione saccense guidata dal sindaco Vito Bono.
Lasciando da parte le amenità scritte nel programma, saltano agli occhi due appuntamenti mancati: il concerto del primo maggio, solitamente organizzato da sindacati e giovani di sinistra quest'anno, per la prima volta a Sciacca ha avuto la collaborazioni di enti privati e musicisti, la collaborazione della CGIL e l'assenza totale dell'amministrazione comunale.
La commemorazione per la strage dei giudici Falcone e Borsellino, solitamente ricordata con un concerto "suoni per ricordare" che è stato riproposto persino dalla giunta guidata da Mario Turturici, quest'anno non si è fatta! E' stata dimenticata. Ed è stata dimenticata da quelli che poi si presentano a fare scena muta nei convegni antimafia, oppure a dichiarare la propia vicinanza alle vittime. E, per colmo dei colmi, al convegno dibattito organizzato dal PDL alla Badia Grande, l'on. Pippo Segreto ha voluto iniziare i lavori con un minuto di silenzio ricordando proprio tutte le vittime della mafia.
A dimostrazione che la lotta alla mafia non ha colore, ma le dimenticanze sono tutte da una parte.
Senza offesa per nessuno: non è obbligatorio fare l'assessore alla Cultura, si può anche chiedere di cambiare delega; mica si offende nessuno!

venerdì 21 maggio 2010

QUANDO UN LAVORO E' FATTO BENE... RIMANE NEL TEMPO!


42 ANNI DOPO UNA COMMISSIONE, RIUNITASI UNA VOLTA SOLA, VALUTERÀ «CIÒ CHE NON È STATO FATTO»
Il gattopardo, la fata cattiva e il supplizio inflitto al Belice
Tra lamiere e abusi: così hanno vissuto due generazioni

Nulla più della Chiesa Madre di Gibellina rende l’idea del supplizio inflitto al Belice. L’hanno inaugurata il 28 marzo 2010, quarantadue anni dopo il terremoto. Ma solo perché il sindaco Vito Bonanno è ricorso a uno stratagemma per trovare i pochi soldi che mancavano: l’ha fatta dichiarare ufficialmente «opera di interesse artistico». Così la Regione ha tirato fuori un po’ di denari: trecentomila euro. Meno della metà di quanto spendono nei piani alti di Palazzo dei Normanni per abbonamenti alle agenzie di stampa e ai giornali online. Ci credereste? C’è voluta l’ostinazione di un sindaco che quando Gibellina tutta intera collassò non era neppure stato concepito. Aveva un anno appena quando l’architetto Ludovico Quaroni progettò la chiesa, con la sua enorme «sfera metafisica». Andava per i sedici quel giorno del 1985 in cui i lavori cominciarono. Ne aveva venticinque il 13 agosto del 1994 in cui la copertura della Chiesa, costata cinque miliardi, crollò. Inchieste, controinchieste, perizie. Otto anni per riaprire il cantiere e altri otto per chiuderlo: grazie a un’elemosina. Così, a quarant’anni suonati, il sindaco Bonanno ha potuto tagliare il nastro. Uno scandalo nello scandalo. Il dispetto della «fata cattiva» che ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa aveva accompagnato 150 anni fa, in quei paesi della Sicilia occidentale, il plebiscito per l’annessione all’Italia di Vittorio Emanuele. A Santa Margherita di Belice il terremoto del ’68 non risparmiò nemmeno la casa, del Gattopardo. In una delle memorabili cronache pubblicate in quei terribili giorni dal Corriere, Giovanni Russo fece vedere la polvere antica delle macerie: «Il Palazzo dei Filangieri di Cutò, il palazzo nel quale Tomasi di Lampedusa ha ambientato il Gattopardo, è rovinato con le povere case di tufo di migliaia di contadini, le stesse del tempo in cui il principe Francesco Salina vide arrivare i garibaldini e assistette alla fine del suo regno». Solo la facciata era rimasta in piedi. Ma il resto era un cumulo di mattoncini Lego colorati. Gli ambienti dove il bisnonno di Tomasi, alias Principe di Salina, aveva davvero passato la vita, erano stati spazzati via in un solo istante, Insieme ai ricordi del Gattopardo: «Salì la scala interna, passò per il salone degli arazzi, per quello azzurro, per quello giallo; le persiane abbassate filtravano la luce, nel suo studio la pendola di Boulle batteva sommessa…».

Il palazzo lo rimisero in sesto. Ma nel paese di Tomasi due generazioni hanno vissuto nelle lamiere. Le ultime baracche sono state smantellate nel 2007, senza risparmiare l’ennesimo sfregio a quella terra martoriata. I tetti delle baracche erano fatti di amianto e ciò che è rimasto quando le hanno smontate assomigliava a una landa devastata da un bombardamento chimico, con milioni di invisibili frammenti cancerogeni. Sarebbe necessaria una bonifica radicale, ma intanto bisognerebbe completare lo smaltimento dei pezzi e delle schegge d’amianto: se ci fosse una discarica. L’unica esistente in Sicilia, a Catania, è in esaurimento. Così non resta che spedire i veleni verso la Germania. Con costi stratosferici che rallentano la bonifica. Come se non bastasse, nel cratere della ricostruzione ci sono ancora interi quartieri senza fogne, che scaricano i liquami nei pozzi neri e strade di terra battuta, senza lampioni. Da non credere. Tutto per via di una vecchia legge del 1987, che diede ai comuni il potere sulla ricostruzione delle abitazione, ma senza dire nulla sulle cosiddette opere di «urbanizzazione primaria ». È stato calcolato dai sindaci dei 21 comuni della valle del Belice che sarebbero necessari almeno 140 milioni per quel capitolo. Ammesso che bastino. Poi servirebbero ancora 230 milioni per completare la ricostruzione delle abitazioni. Ammesso che bastino anche quelli. In tutto 370 milioni. Meno di quanto si è speso per le opere del G8 della Maddalena finite nelle fauci di Anemone & co. Ma per chiudere questa pagina vergognosa i soldi non si trovano. «Cinque milioni l’anno, ci vogliono dare. Sa che le dico? Che se li tengano», ringhia il sindaco di Gibellina.

Eppure pareva che di quattrini ne fossero piovuti a secchiate. Nel 1996 il primo governo di Romano Prodi tirò le somme: al Belice era arrivato in 28 anni l’equivalente, attualizzato, di 12 mila miliardi di lire. Neanche metà di quanto era stato destinato al Friuli. Ma che fossero pochi non si può proprio dire: i comuni del Belice colpiti dal sisma erano 21 e quelli del Friuli 137, sette volte più numerosi. Si parlava, all’epoca, di 650 milioni di lire per ogni famiglia terremotata. Peccato che all’inizio, cioè quando servivano, fisicamente arrivarono con il contagocce. E non sempre dove ce n’era davvero bisogno. Colpa della «fata cattiva»... Passi per la stella esoterica di Pietro Consagra, un monumento alto 25 metri che accoglie il visitatore sulla strada d’accesso a Gibellina Nuova. Passi per il colossale aratro di Arnaldo Pomodoro, la torre civica a forma di ala di jet dell’architetto Alessandro Mendini, la scultura metallica «Contrappunto» di Fausto Melotti. Passi anche per la scelta di seppellire l’antica Gibellina sotto il Cretto del grande Alberto Burri, l’immenso sepolcro di cemento che oggi custodisce le macerie di un paese che all’inviato del Corriere Egisto Corradi, uno dei primi arrivati lì dopo il terremoto, apparve come fosse «stato schiacciato da un gigantesco maglio di pietra». Può darsi che davvero non sembrasse possibile altra scelta, quarant’anni fa, che quella di spostare più a valle di chilometri e chilometri il paese sorto prima dei Greci, poi arabo, poi medievale. In fondo, c’erano già dei precedenti storici. Come quello di Giuseppe Lanza duca di Camastra, il quale dopo il disastroso terremoto del 1693 aveva spostato di otto chilometri Noto.

Fu una scelta culturalmente coraggiosa, quella di riempire Gibellina Nuova con le opere (talora stravaganti) di alcuni dei nostri più rinomati architetti e artisti. Ma è proprio assurdo e offensivo verso l’arte chiedersi oggi se quell’operazione aveva senso? Era più importante dare spazio alla fantasia di alcune grandi «firme » come Francesco Purini che disegnò un favoloso «Sistema di piazze» a dimensione di genio destinato a restare vuoto per l’eternità o ricreare una piazza a dimensione di uomo dove la gente strappata al vecchio paese distrutto, devastata dai lutti, annientata nella memoria, potesse trovare un caffè, un angolo alberato, un circolo anziani, un qualcosa dove tentare di ritrovarsi? Prima di investire in grandi e a volte ciclopiche opere d’arte esposte e case rotonde a rischi di degrado e incuria non sarebbe stato meglio pensare alle strade, alle fogne, ai lampioni che ancora oggi mancano? Per non parlare degli abusi in tutta l’area terremotata. Nel 2004 l’ex sindaco di Salemi, Biagio Mastrantoni, denunciò che diversi residenti avevano aperto cantieri fantasma pur di intascare i fondi per il terremoto. Chi aveva comprato la fuoriserie, chi era andato in vacanza alle Maldive…
Tre anni più tardi Accursio Soldano riferì su Repubblica il fondato sospetto che molti destinatari dei contributi per la ricostruzione avessero impiegato quei soldi per farsi la villetta al mare. E nell’estate del 2009 il nuovo sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi, è arrivato a sospendere tutti i finanziamenti: «I contributi dello Stato sono stati erogati in modo fraudolento, con l’alibi della messa in sicurezza sono stati demoliti edifici intatti nel centro storico!». Tra i quali quello che, per lui, era «il più bel palazzo della cittadina». Il risultato è che a 42 anni dal terremoto nessuno è in grado di dire quando e se la ricostruzione della Valle del Belice sarà davvero finita. Il conto? Nemmeno su quello si possono fare previsioni certe. Esattamente un anno fa il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, annunciò una commissione regionale per «valutare ciò che non è stato fatto e le eventuali partite finanziarie da rivendicare a Roma in sede di federalismo fiscale». Una commissione! Dopo quarantuno anni! Detto fatto (ci si passi l’ironia) il parto è durato un anno. Fino alla nascita, il primo marzo scorso. Da allora si è riunita una volta, per esaminare una proposta di disegno di legge. «Che fine abbia fatto non sappiamo», allarga le braccia sconsolato Vito Bonanno, uno dei suoi undici componenti. I quali, stando al decreto, «espletano l’incarico a titolo gratuito». Che sia per quello che poi non si riunisce?
Sergio Rizzo, Gian Antonio Stella
08 maggio 2010 Corriere della Sera

mercoledì 14 aprile 2010

MATRIMONIO FRA GAY O BENEDIZIONE DEL PASTORE?


La notizia, come le maldicenze era detta a bassa voce, nei bar, nei vicoli, e nelle piazze di Marsala. Due donne si sono sposate in chiesa? A fugare ogni dubbio ci ha pensato lo stesso parroco. Alessandro Esposito, il pastore della comunità valdese di Trapani e Marsala, dichiara che ha benedetto l’unione di due persone dello stesso sesso. Ed erano due donne. E proprio per l'anomalia del “matrimonio” sono state proprio le due novelle spose a chiedere di mantenere il massimo riserbo. Ma le notizie volano fino a quando lo stesso pastore, in una intervista pubblicata su un sito web, ammette il fattaccio, dichiarando che per lui “L’unico amore sbagliato è quello a cui l’uomo impone dei limiti” e che è “ la Chiesa a dover intraprendere un cammino di conversione e non gli omosessuali, vittime di pregiudizi ingiustificati e condanne” .
Dichiarazione questa, che ha trovato d'accordo le comunità gay ma una serie infinita di commenti contrari e scandalizzati. Per alcuni infatti, la chiesa Valdese ha voluto solo farsi pubblicità, per altri invece è solo un atto d'amore. Il pastore valdese, che suo malgrado ha acquistato notorietà ha dichiarato che il suo gesto è stato “ una benedizione senza alcun effetto civile in quanto lo Stato italiano al momento non riconosce alcun diritto alle coppie di fatto” ma in città questo “matrimonio” o benedizione che dir si voglia, non è stato accettato dalla comunità che teme un invasione di gay e lesbiche che si recano nei locali della chiesa valdese per essere benedetti.
Intanto, le due novelle spose continuano a mantenere l'anonimato e secondo alcuni sarebbero andate in luna di miele mentre il pastore valdese Alessandro Esposito che ha celebrato l'unione viene additato da alcuni come blasfemo, da altri come colui che è stato capace di sfidare convenzioni e consuetudini “La sessualità -ha dichiarato- appartiene alla sfera intima e, come tale, inviolabile, dell’individuo: la religione, pertanto, se vuole porsi al servizio delle donne e degli uomini, dovrebbe limitarsi a riconoscerla e a rispettarla, senza emettere sentenze”. Con buona pace di chi chiede la scomunica del pastore.

sabato 3 aprile 2010

SCAMARCIO A SCIACCA... MA ERA UN PESCE D'APRILE


Tele radio Sciacca ha diffuso questa notizia letta da me.
“Sarà Riccardo Scamarcio il protagonista maschile del nuovo film ambientato a Sciacca. In questi giorni infatti, è arrivata a Sciacca la troupe del nuovo film che vedrà come protagonista il giovane attore italiano che sarà ricevuto al comune di Sciacca, oggi pomeriggio alle 15. dal regista Raimondo Moncada nella sala consiliare.Abbiamo scelto la sala consiliare, ci hanno riferito dal comune, per dare modo a tutti i fans del popolare attore di poter assistere a questo evento e fare domande o chiedere autografi a Riccardo Scamarcio, attualmente nelle sale con il nuovo film di Ozpeteck, Mine vaganti. Ed a questo proposito, all'entrata della sala consiliare saranno distribuite foto di scena dell'ultimo film. Alla manifestazione, come detto, parteciperà il famoso regista agrigentino Raimondo Moncada che dopo il successo di “Babbaluci”, presentato allo Sciacca film festival, sta cercando nuovi attori per il suo nuovo film. La trama è ancora top secret, ma siamo certi che con la presenza di Riccardo Scamarcio nel nuovo film ripeterà il successo del precedente. Riccardo Scamarcio e Raimondo Moncada, dopo l'incontro con i fans, si recheranno al porto per assaggiare la famosa granita di Aurelio”.
Ebbene, al Comune di Sciacca si sono presentate un centinaio di ragazzine in attesa che, dal nulla, apparisse l'attore. Ma in realtà era il classico pesce d'aprile.
Nei notiziati serali infatti è stato svelato il mistero. “E' stato un pesce d'aprile concordato dal direttore e dall'estensore dell'articolo, sul quale sono cadute un centinaio di ragazzine che si sono presentate al comune. Il nostro non è stato il solo scherzo. Il pesce d'aprile è un'usanza mondiale. Persino il sito della BBC ha dato la notizia oggi della scoperta che Shakesperare in realtà era francese scatenando quasi un problema fra le due nazioni, mentre per restare nei paraggi oggi è stata diffusa la notizia del ritrovamento di reperti archeologici durante gli scavi per la statale che da Agrigento porta a Licata, costringendo alcuni a girare al largo. Naturalmente anche questi erano pesci d'aprile. Il nostro è stato un pesce d'aprile in una città che aspetta il carnevale. L’ipotesi più accreditata negli ambienti accademici fa risalire l’origine del pesce d’aprile ad un periodo antecedente al 154 A.C. confermando la matrice pagana e buffonesca della festa, che continua tutt’oggi, seppur con sfumature diverse, a restare viva in gran parte del mondo. Insomma, una giornata dedicata agli scherzi. Appuntamento al prossimo anno!”

lunedì 29 marzo 2010

27 MARZO... LA FESTA DEL... SOGNO DI UN TEATRO


Hanno dovuto aspettare cinquant’anni ed è stato necessario un decreto del governo. Finalmente, ogni 27 marzo, a partire da quest'anno sarà celebrata anche in Italia la «Giornata mondiale del Teatro», che esiste in Europa dal 1961, quando fu istituita a Vienna.
E naturalmente non potevano mancare i festeggiamenti e le polemiche. A Sciacca, ad esempio, nella sala blasco del comune di Sciacca si è tenuto un incontro per parlare del teatro, delle esperienze e dei problemi. Che ci sono ed è inutile nasconderli, malgrado gli sforzi che le compagnie teatrali saccensi fanno, malgrado la mancanza cronica di spazi teatrali e le reiterate promesse di mettere in funzione questo o quello spazio teatrale.
E mentre a Sciacca si cercava, in qualche modo di festeggiare degnamente questa giornata, da Ribera arrivavano le polemiche con il Coordinamento del Partito Democratico riberese, che salutava la giornata mondiale del teatro e al contempo sottolineava la mancanza di un cartellone teatrale.
L’Italia è il paese delle feste — osservava Gabriele Lavia —. Una festa per il teatro non serve a risvegliare nulla, se non c’è un concreto impegno da parte delle istituzioni. E a proposito di impegni da parte delle amministrazioni e delle istituzioni, invitiamo le compagnie teatrali a mettere in scena La Vita è sogno, di Calderon de la Barca, magari lì, in sogno, un teatro viene fuori.

sabato 27 marzo 2010

I PEZZI MANCANTI DELLA DESTRA E DELLA SINISTRA


Ieri sera, al castello incantato di Filippo Bentivegna, alla presenza di un buon pubblico, del sostituto procuratore della Repubblica Salvatore Vella, del neo segretario della CGIL Franco Zammuto, del deputato nazionale Giuseppe Marinello e con le assenze dei rappresentanti dell'amministrazione comunale, è stato presentato il libro di Salvo Palazzolo, giornalista del quotidiano La Repubblica dal titolo “I pezzi mancanti”. L'incontro è stato moderato dal collega Massimo D'Antoni. Il volume, pubblicato da Laterza pone una serie di domande. Ben 24. Palazzolo si chiede dove sono finiti gli appunti di Peppino Impastato, l'agenda del commissario Ninni Cassarà, le videocassette di Mauro Rostagno, le relazioni dell'agente Nino Agostino, i files di Giovanni Falcone che sparirono di colpo dal suo computer, l'agenda di Paolo Borsellino mai ritrovata, il dossier del maresciallo Antonino Lombardo e tutte le altre prove trafugate dagli infedeli servitori dello Stato?
Ma rimangono sempre domande. Chi sono i mandanti occulti dei delitti eccellenti di Cosa Nostra? E chi sono gli insospettabili tesorieri della mafia? Ma soprattutto quali sono le complicità e le trattative con la politica? E sulla politica, il giornalista, e collega di "Repubblica" è stato chiaro. Si commette un errore, ha detto, se si considera la lotta alla mafia come proprietà di una parte politica. Dando praticamente, e sicuramente senza volerlo, una risposta a tutte le diatribe e le discussioni che hanno animato le scorse settimane. Diatribe su convegni e "convenienze" che hanno tenuto banco su Facebook, nei vari blog privati e che hanno fatto consumare decine di metri di carta in comunicati stampa.
La lotta alla mafia, ha detto Palazzolo, non ha colore. Ed ha ricordato che ci sono state vittime di destra come Mattarella e di sinistra come Pio La Torre, con insabbiamenti da parte degli esponenti della DC e dell'allora PCI.
Sarebbe il caso, per uscire dalla mediocrità imperante di questa città, che si uscisse fuori, una volta per tutte da queste mere appartenenze a partiti e partitini e si comiciasse una lotta comune.
O è chiedere troppo?

giovedì 25 marzo 2010

GLI ATO RIFIUTI PASSANO DA 27 A 10


Esprimiamo la nostra personale condivisione nei confronti della riforma della Gestione dei rifiuti approvata ieri dall’ARS.
Con la riduzione degli ATO da 27 a 10, si dà un forte segnale di razionalizzazione e di contenimento di organismi e strutture spesso pletorici ed onerosi.
Questo il commento del deputato del PDL Giuseppe Marinello.
Ricordiamo, peraltro, -scrive il deputato saccense- che la norma approvata va nell’esatta direzione di quanto previsto dalla Finanziaria Regionale del 2006, così come fortemente richiesto dal PDL.
Con questa riforma, si chiude per sempre l’argomento degli ATO cosidetti “virtuosi” che, così come chiaramente evidenziato nelle ultime settimane, hanno rappresentato un oggetto di trattativa con alcuni settori del PD, evidentemente più interessati al mantenimento di rendite politiche e di posizioni che nulla avevano a che vedere con lo spirito riformatore della legge.
Insomma, secondo Marinello, gli ATO siciliani, o almeno la maggior parte di loro erano solo società che permettevano rendite ad alcuni (in particolare a qualcuno del PD). Non sappiamo se ciò corrisponde, ma nella storia della Sicilia abbiamo avuto troppi enti inutili, creati ad hoc da politici per riempirli di amici, parenti, raccomandati e amici degli amici, con grossi stipendi mensili per poterci permettere il lusso di dubitare.
Di certo c'è che la riduzione di ben 16 (sedici) ATO farà risparmiare un sacco di soldi ed eliminare un bel po' di enti di plastica. Eppoi, diciamocelo: munnizza era e munnizza è!

sabato 20 marzo 2010

LA DIABOLICA GIRGENTI ACQUE


Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Mai detto fu più appropriato per la gestione dell'acqua pubblica fatta da Girgenti acque. Ormai i cittadini saccensi e non hanno il terrore della bolletta. Non si sa che cifra arriverà, non si capisce come facciano i controlli, e soprattutto non si sa con quali criteri quantifichino l'importo da pagare. Chiunque, all'emissione delle bollette, vedendo una cifra che supera le 500 euro per una abitazione privata, si chiederebbe quanto meno, se all'interno di due stanze e bagno ci sia anche una piscina privata che giustifichi questa quantità di acqua consumata. Girgenti acque invece invita a verificare se ci sono perdite, ma le uniche perdite, non riparate, sono quelle che si verificano nelle condutture.
Ma oltre alle bollette pazze, adesso Girgenti acque risponde alle contestazioni senza aver fatto le opportune verifiche.
Ma andiamo ai fatti e spieghiamo perché si arriva al ridicolo.
L'utente in questione si vede recapitare una bolletta di 705 euro per il consumo di acqua con un contatore che, segnerebbe 59. Ciò significa che quello stesso contatore ha superato quota mille, si è azzerato ed ha ricominciato d'accapo. Niente di più falso, visto che il contatore segna 459.
La bolletta, in copia viene portata agli uffici comunali e per la contestazione negli uffici di Girgenti acque, spiegando all'addetto che evidentemente è stato commesso un errore.
L'errore sta nel fatto che quel contatore, dietro suggerimento dell'EAS è stato chiuso da quasi tre anni perché il proprietario ne aveva in funzione ben due. I tecnici dell'EAS hanno provveduto a staccare i tubi e a chiuderlo con tanto di piombatura.
Ci si aspettava un mea culpa della Girgenti acque. Invece, alla contestazione effettuata dopo lunga e penosa fila, arriva una lettera di risposta nella quale si invita ancora una volta a verificare eventuali perdite (che non possono esserci) e che il consumo è quello rilevato precedentemente.
Insomma, Girgenti acque ha spedito una lettera di risposta senza curarsi di andare a controllare la contestazione. Lettere precompilate che dimostrano la approssimazione con la quale opera la società. Se avessero mandato un addetto a controllare si sarebbero accorti che il contatore è staccato. Invece non hanno mandato nessuno e continuano nella loro opera diabolica. E questo non è accettabile, per gli utenti, per i cittadini e per chi lotta per un bene comune: l'acqua.

mercoledì 17 marzo 2010

PORTA PALERMO IN MANO AGLI ATTACCHINI SELVAGGI


Si parla di senso civico e di rispetto, si organizzano mostre e convegni sul valore bei beni monumentali e poi si assiste giornalmente ad uno scempio non autorizzato. L'affissione di manifesti selvaggi nei nostri monumenti storici.
Quello preso di mira da vari ambulanti, agenzie che cercano telefonisti, assicurazioni e musicisti vari, è la porta palermo. Uno dei monumenti più belli della città, restaurato non molto tempo addietro che però deve subire lo scempio del manifesto selvaggio da parte di chi, in maniera del tutto arbitraria, pubblicizza la propria attività o l'evento in discoteca. Se entrando da Porta Palermo, questo è il biglietto da visita riguardo la cura dei monumenti siamo messi veramente male. Siccome di questo argomento ce ne siamo occupati parecchie volte, ma, evidentemente non si scoraggia nessuno, allora proponiamo all'amministrazione comunale di predisporre una ordinanza che vieti categoricamente l'affissione nei monumenti storici, prevedendo multe salate ai trasgressori. E se gli attacchini, armati di scotch, non sono colti sul fatto, perché magari vanno in giro di notte e approfittano dell'oscurità, prevedere la multa, anch'essa salata, alla società, ditta, o locale pubblicizzato sui manifesti che diventa facilmente rintracciabile.
Solo in questo modo si può responsabilizzare chi organizza eventi o pubblicizza la propria attività facendo scempio dei nostri monumenti, in barba ad ogni divieto.