venerdì 3 luglio 2015

PREMIO STELLE DEL GATTOPARDO

Si svolgerà il 4 luglio a Santa Margherita di Belice, la manifestazione "Uomini e cose del mondo della cultura, scienza, solidarietà ed arte nelle Terre Sicane"che premia ogni anno personalità che si sono distinte nei diversi ambiti, dalla musica alla politica, dall’impresa alla medicina.
La quarta edizione della rassegna, ideata ed organizzata dall’associazione culturale Stelle del Gattopardo, presieduta dal professore Enzo Ottavio Benistati, si svolgerà a partire dalle ore 21 in Piazza Matteotti - teatro S.Alessandro, di fronte il Palazzo Filangeri di Cutò.
Durante la serata di premiazione, che vedrà la proclamazione di 25 nuove“Stelle del Gattopardo”, si esibiranno artisti e gruppi musicali.
Fra i premiati, i musicisti Nicola Ganci e Giana Guaiana, Fabiola Speziale nella sezione “Arte”, Saverio Vetrano per l’impegno nel territorio e per l’informazione i giornalisti Joseph Cacioppo, Angela Abbate e Maria Stella Ruvolo ed il giornalista e scrittore Accursio Soldano.
La rassegna sarà presentata da Rosy Abbruzzo e vedrà la partecipazione di diverse autorità pubbliche e di numerosi sindaci del comprensorio.
Ringrazio l'associazione per il prestigioso Premio.

lunedì 29 giugno 2015

PRESENTAZIONE DI LENNY BRUCE AL LETTERANDO IN FEST

Il suo corpo fu trovato dentro il bagno della sua casa, completamente nudo. Il vero nome era Leonard Alfred Schneider ed era nato il 13 ottobre 1925. Il padre Michael Schneider era nato in Inghilterra nel Kent, e nel 1905 si trasferì negli Stati Uniti dove nel 1921 conobbe Sally Kitchenburg. I suoi genitori si sposarono quattro anni dopo e nello stesso anno nacque Leonard Alfred.
Nel 1933, Michael e Sally divorziarono.
Lenny Bruce venne arrestato per la prima volta il 4 ottobre 1961 al Jazz Workshop di San Francisco con l’accusa di oscenità in pubblico; con la stessa accusa verrà arrestato il 24 ottobre 1962 al Troubadour Theatre; nel dicembre del 1962 al Gate of Horn di Chicago, nel febbraio del 1963 all’Unicorn di Hollywood, nel marzo del 1964 al Trolley-Ho di Los Angeles e nell’aprile del 1964 al Cafe au Gogò di New York.
In quegli anni verrà arrestato per possesso di narcotici il 29 settembre 1961 a Philadelphia, il 6 ottobre 1962 a Los Angeles, e ancora a Los Angeles nel gennaio del 1963. Nell’aprile del 1963 un suo intervento alla BBC di Londra sarà interrotto bruscamente e Bruce verrà bandito dall’Inghilterra, così come nel settembre dell’anno prima lo era stato dall’Australia.
Lenny Bruce ha lottato, strenuamente, per far valere il diritto alla libertà di parola, diritto che gli è stato negato fino alla fine.
Sia che venga considerato come un comico astuto o solo un canzonettista affamato di pubblicità, la sua influenza nel sociale e nel campo della commedia non può essere negata. Lui era il confronto diretto con la coscienza del suo tempo. Comico, chiaro, franco ed offensivo. Lenny Bruce portò le persone, provocandole direttamente con l’uso del linguaggio, a pensare seriamente su temi come la Religione e la politica, sfidò le convenzioni e gli atteggiamenti a quel tempo prevalenti riguardo il sesso, la droga e l’uso di alcune parole considerate oscene. Lacerò le convenzioni sociali prendendosi beffa dell’ipocrisia del Potere. Bruce osò dire l’indicibile, proferire parole “non stampabili”, stuzzicò il suo pubblico invitandolo a riflettere sui limiti a cui si è sottoposti da leggi scritte e dalle convenzioni sociali.
Una delle sue caratteristiche era quella di rivolgersi al pubblico con parole che il comune senso del pudore considera “oscene” perché era convinto che se una parola viene ripetuta continuamente, perde il suo potere di scioccare o ferire.
Ma quelli che violano tabù sociali, vanno inevitabilmente incontro a problemi e ad uno scontro con il Potere. Lenny Bruce fu un destabilizzatore, venne considerato un “comico malato” venne odiato ed amato. Alcuni anni dopo la sua morte, cinema, teatro e letteratura, cominciarono ad interessarsi del personaggio, a prendere coscienza della sua forza, e negli ultimi anni è iniziata una campagna di rivalutazione nei suoi confronti, conclusasi nel 2003 con il perdono postumo accordatogli dal Governatore dello stato di New York, George Pataki.
“Il perdono postumo di Lenny Bruce è una dichiarazione dell’impegno di New York a far valere il primo Emendamento. La libertà di parola è una delle più grandi libertà americane ed io spero che questo possa servire come un promemoria per tutte le libertà”.

mercoledì 27 maggio 2015

LE STELLE DEL GATTOPARDO IL PROSSIMO 4 LUGLIO

Torna anche quest’anno a Santa Margherita di Belice, il prossimo 4 luglio, la manifestazione "Uomini e cose del mondo della cultura, scienza, solidarietà ed arte nelle Terre Sicane" che premia ogni anno personalità che si sono distinte nei diversi ambiti, dalla musica alla politica, dall’impresa alla medicina. 
La quarta edizione della rassegna, ideata ed organizzata dall’associazione culturale sportiva Stelle del Gattopardo, presieduta dal professore Enzo Ottavio Benistati, si svolgerà a partire dalle ore 21 in Piazza Matteotti - teatro S. Alessandro, di fronte il Palazzo Filangeri di Cutò. 
Durante la serata di premiazione, che vedrà la proclamazione di 25 nuove “Stelle del Gattopardo”, si esibiranno artisti e gruppi musicali. 
Tra questi le cantanti liriche Marianna Pizzolato e Anna Canzoniere, le cantanti folk Patrizia Genova e Giana Guaiana, il musicista Mario Liberto, Maria Elena Viola al pianoforte, Nicola Ganci (cantautore e musicista), Stefano Bilello, partecipante allo Zecchino d'oro e il coro Unitre Castelvetrano Selinunte "Raffaele Caravaglios". 
La selezione dei premiati, che riceveranno una pergamena riportante le “attestazioni di merito”, è svolta dallo stesso presidente dell’associazione, Enzo Ottavio Benistati, coadiuvato da i suoi collaboratori, durante un lungo lavoro che si articola in un anno. 
La rassegna sarà presentata dalla giornalista Rosy Abbruzzo e vedrà la partecipazione di diverse autorità pubbliche e di numerosi sindaci del comprensorio.

giovedì 14 maggio 2015

CASABLANCA

Grazie a Graziella Proto, ho iniziato a collaborare con una rivista siciliana che è una vera e propria macchina da guerra contro il piattume giornalistico. In verità, malgrado l'invito del direttore (la quale evidentemente, in campo giornalistico riponeva in me più fiducia di quante ne abbia io di me stesso), non sapevo cosa scrivere, perché se sfogliate la rivista http://www.lesiciliane.org/casablanca.html vedrete che gli argomenti sono di stretta cronaca ma trattati con taglio molto più professionale rispetto alla "cronaca" spicciola. Ed è da anni che non mi occupo più di cronaca o inchieste.
Alla fine, considerato che oggi mi occupo principalmente di musica e di libri abbiamo concordato su questi due argomenti.
Ora, per essere chiari vi copio paro paro quel che dice la presentazione
E' una rivista più o meno come il vecchio Avvenimenti ma con metà pagine (la stiamo facendo a cambiali). Dei "vecchi" per ora ci siamo io, Graziella Proto e Lillo Venezia (quello del "Male": è il più moderato e ragionevole dei tre, dal che potete capire il livello medio della banda), con Shining alle tastiere. Poi c'è una decina di giovani giornalisti venuti su ora; e, al solito, i vecchi e nuovi compagni che si stanno arruolando in questi giorni, appena sentito il segnale, al solito, alla garibaldina. Al solito, non pretendiamo di far tutto da soli: contiamo sul fatto che, facendo partire concretamente un primo gruppo, ne nasca un processo virtuoso che metta in moto in Sicilia e dappertutto qualcosa. Rita, Berlusca, Provenzano, le speranze, i cortei: cosa c'è più da aspettare? Quando, se non ora?

giovedì 23 aprile 2015

UNA BELLA INTERVISTA SU SOLOLIBRI.NET

E’ in libreria ormai da alcuni mesi “Aspettando Mr. Wolf” (Graphofeel 2014), secondo libro del giornalistaAccursio Soldano . E’ una pubblicazione non troppo lunga ma assai significativa che prende il titolo da un personaggio di Pulp Fiction, Mr. Wolf appunto, colui che arriva nei momenti difficili e sistema anche le situazioni più critiche. Perché far ricorso a lui?
Aristotele Giordano, giornalista poco conosciuto e alla ricerca di maggior fama o almeno desideroso della pubblicazione di un articolo che superi le venti - trenta righe, ha dopo innumerevoli richieste l’occasione di intervistare un boss di “Cosa Nostra”, Don Fofò, al secolo Alfonso Catanzaro, da nove anni ormai in carcere. Sarà questo un incontro molto, molto particolare…
  • Accursio, vuoi presentarci Aristotele e Don Fofò?
Diciamo che sono due falliti. Ognuno nel proprio campo. Aristotele Giordano non riesce ad avere quel successo che crede di meritare e cerca di trovare negli altri i motivi del suo insuccesso. Lo stesso vale per Don Fofò, che è in carcere. Entrambi hanno bisogno di giustificare i propri fallimenti e allo stesso tempo di avere, finalmente, la possibilità di mettere in mostra la propria irrilevanza nella società. L’occasione è un’intervista, da pubblicare in un libro che porterebbe ad entrambi quel momento di notorietà a lungo ricercato. E se ci pensi, o vai in una qualsiasi libreria, vedrai che in mezzo alle sezioni di libri classici, gialli, filosofici o di medicina, da un po’di tempo a questa parte c’è anche una sezione “mafia”. Non perché quei libri abbiano da dire qualcosa di diverso di quello che si legge sui giornali, ma molto spesso perché chi li scrive cerca i suoi quindici minuti di notorietà. In fondo, l’anonimato spaventa tutti. Ci dispiacerebbe morire sapendo che nessuno ricorderà il nostro nome.
  • Perché Don Fofò dice “ Io non faccio parte di nessuna organizzazione criminale. Io sono un uomo d’onore”?
Per i siciliani l’onorabilità del proprio nome e il rispetto alla persona sono due punti essenziali. Il personaggio del mio libro, pur facendo parte di una famiglia mafiosa, non ritiene che i suoi comportamenti, compresi i delitti che commette, siano da punire proprio perché appartenendo ad un’organizzazione che ha delle regole precise di comportamento (per sé e per gli altri), il non andare contro quelle regole fa di lui un uomo d’onore che ha rispetto sia verso se stesso sia verso quelle regole che ha accettato di seguire. Nessuno, visto che non si è pentito di quello che ha fatto, che non ha tradito la sua “famiglia”, può rimproverarlo di essere venuto meno alla parola data. Lui è un uomo d’onore. Ma, ovviamente, il concetto può essere visto in vari modi. Per fare un esempio cinematografico (visto che il romanzo ne ha tanti) basta guardare l’ultima scena del film di Pietro Germi “In nome della legge” (che peraltro è stato girato a Sciacca). Quando torna in paese per arrestare chi aveva ucciso il giovane Paolino, il Pretore Guido Schiavi guarda il capo mafia Turi Passalacqua che arriva a cavallo e solo dopo un cenno di intesa del mafioso può arrestare il colpevole… in nome della legge. Ebbene Leonardo Sciascia rimproverò a Germi di aver fatto un film in cui si accreditava alla mafia un’immagine ispirata da una profonda vocazione di giustizia (il capomafia fa arrestare l’assassino del giovane), mentre secondo Tommaso Buscetta i suoi amici mafiosi disapprovavano il finale perché secondo loro, il comportamento di Passalacqua era indegno di un uomo d’onore (un capomafia non tradisce i suoi uomini).
  • Per il boss Catanzaro risulta assai importante il discorso del rispetto, così tanto che cita Mosè e la Bibbia al riguardo…
Il discorso di Don Fofò è molto semplice. Diciamo subito che il personaggio usa Mosè come alibi per i suoi omicidi, ma fa una domanda precisa: perché l’uccisione dei primogeniti egiziani è un atto dovuto e non punibile dalla storia e l’uccisione dei primogeniti da parte di Erode è omicidio? Il gesto, anche se aveva una motivazione diversa, andava alla ricerca di un risultato favorevole a chi lo ha compiuto. Però, malgrado il reato sia lo stesso, Mosè è un santo, Erode un assassino. E’ una cosa che accade ancora oggi. Ma il vero problema è la mancanza di rispetto che abbiamo per le cose e per la vita. La gente è capace di uccidere solo per uno stop non rispettato, per un cane investito, per un amore non corrisposto. Non abbiamo rispetto per ciò che ci circonda, per l’ambiente. Abbiamo perso il piacere della condivisione ma siamo pronti a mettere in mostra il nostro pietismo quando leggiamo un fatto di cronaca nera sul giornale perché come diceva Gregory Corso “la pietà si appoggia al suo bombardamento preferito e perdona la bomba.”
  • Poi le tematiche si ampliano. Le parole di Don Fofò toccano il giornalista e lo fanno riflettere, anzi, portano il pensiero al suo lavoro. Quali attinenze?
Le attinenze fra giornalismo e mafia? Beh, entrambi, per poter funzionare, hanno bisogno di un’organizzazione verticistica in cui ci sia un capo che decide cosa fare e sudditi che obbediscono alle direttive. Cambiano i metodi di approccio alla “battaglia” ma alla fine ci vuole il morto sul campo. Io ricordo ancora la vergognosa campagna di stampa che una nota testata giornalistica fece contro l’allora direttore di “Avvenire” Dino Boffo, reo di aver scritto un editoriale non favorevole a Berlusconi. Ebbene, in quella occasione, il direttore di quel giornale lo accusò, gli dedicò le prime pagine con documenti e fotocopie e dopo le dimissioni di Boffo dichiarò che tutte le accuse erano state inventate per rappresaglia. Secondo me questo è un approfittare del proprio potere (una testata giornalistica) e della propria posizione verticistica per eliminare un concorrente usando qualsiasi mezzo. Il “morto” sul campo è stato Boffo. E mi sono chiesto e me lo chiedo ancora oggi: in quella redazione non c’era un giornalista che, sapendo di scrivere cose inventate, aveva dichiarato la propria contrarietà, o tutti erano ad ubbidire? Beh, anche oggi, talvolta, non si seguono le regole della corretta informazione, perché come diceva Von Kleist tanti anni fa ci sono solo due tipi di giornali: quelli che scrivono a favore del potere, e quelli che scrivono contro.
  • Il tuo è un libro coraggioso che non ruota solo sulla mafia, ma denuncia anche aspetti del giornalismo e della politica. Come sei riuscito in tutto ciò?
Il mio non è un libro di mafia o sulla mafia. Io lo definisco un giallo o un noir. Il giornalista che intervista il mafioso è solo un pretesto per confrontarci con la realtà quotidiana in cui, molte volte, quello che pensiamo non corrisponde a quello che diciamo e dove, pur di conservare un minimo di “ruolo nella società”, siamo disposti a ricorrere a qualsiasi espediente. Volevo due personaggi che nell’immaginario collettivo fossero distanti anni luce sia per i valori in cui credono che per la “missione” scelta. Solitamente il giornalista è quello buono e il mafioso è il cattivo. Qui non ci sono buoni o cattivi, ma solo persone che cercano di ritagliarsi un ruolo ricorrendo a qualsiasi mezzo e dimostrare che in fondo, ognuno di noi, mafioso, giornalista, politico o semplice magazziniere, al momento di operare una scelta o di difendere il proprio pezzetto di terreno, pur di raggiungere lo scopo, non sempre agisce correttamente.
  • Se Mr. Wolf, colui che “risolve problemi” venisse qui ora, quale, secondo te, sanerebbe per primo?
Se fosse capace di risolvere il problema dell’incomunicabilità fra esseri umani sarebbe perfetto. Parliamo poco, molte volte parliamo male, ci affidiamo a dicerie, mettiamo in mostra il nostro pietismo e viviamo la nostra vita come se ne avessimo un’altra a disposizione. Per fortuna abbiamo momenti d’amore, ma dovremmo stare più con gli altri che fra gli altri. Perché Mister Wolf, come in“Aspettando Godot” di Beckett, non arriva mai.

IMMIGRATO DOVE VAI? DEVI STARE IN ITALIA!

Il 2015 si preannuncia come l’anno dei record per il numero di profughi nelle nostre coste: nei primi mesi dell'anno sulle coste italiane si sono registrati oltre 18 mila profughi, 8 volte il dato del 2013. Ricordiamo che nel 2014 sono arrivati nel nostro Paese oltre 170 mila profughi, più della somma dei tre anni precedenti e quasi il triplo del 2011. I primi dati del 2015 registrano una forte crescita, che se confermata renderebbe difficile la gestione dei profughi. Lo stesso Ministro degli Esteri Gentiloni stima in 250 mila gli sbarchi previsti quest’anno.
Dall’inizio dell’anno, compresi gli ultimi arrivi, sono 3.003 i migranti sbarcati a Porto Empedocle in occasione di 10 operazioni di trasbordo o sbarco, coordinate dalla Capitaneria di Porto. Ma non sono solo gli arrivi ad essere in crescita, ma sono raddoppiate le richieste d’asilo e aumentate le richieste di ripresa in carico dei profughi rivolte all’Italia dai paesi UE. Questa situazione sta portando al collasso i sistemi di accoglienza del territorio, che attualmente ospitano 67 mila migranti e non sembrano attrezzati per far fronte al gran numero di richieste, determinando una condizione di emergenza continua.

Ma c’è una cosa che merita attenzione e che forse molti non sanno. Secondo gli accordi di Dublino, l’accoglienza dei profughi spetta al Paese di primo approdo: in altre parole tutti i profughi arrivati o in arrivo nelle nostre coste devono chiedere asilo SOLO all’Italia, e se vengono trovati in altri Stati viene richiesto all’Italia di riprendersene carico. 
In particolare, nel 2013 vi sono state oltre 22.000 domande di ripresa in carico rivolte all’Italia da altri paesi UE, pari ad oltre il 50% dei profughi sbarcati quell’anno. Il 66,1% delle richieste è andato a buon fine, facendo tornare 15 mila profughi nei nostri centri di accoglienza. 
Le richieste all’Italia provenivano principalmente da Svizzera , Germania e Svezia. Insomma, i profughi sbarcano a Porto Empedocle, poi arrivano in germania e i tedeschi ci invitano a riprenderli perché così dice il trattato. In definitiva, 
La fine dell’operazione Mare Nostrum, anziché far diminuire gli arrivi, ha generato una situazione di ancor maggiore incertezza. Il risultato è l’aumento degli sbarchi, che nei primi mesi del 2015 hanno già superato quota 18 mila.

venerdì 27 marzo 2015

UN PUNTO NEL MEDITERRANEO: MOLTI COSTI E QUALI BENEFICI?

“Trovo interessante la proposta formulata dai consiglieri comunali Antonio Casciaro e Vittorio di Natale di riprendere l’iniziativa artistica ‘Un punto nel Mediterraneo”. È quanto ha dichiarato l’assessore alla Cultura e al Turismo Salvatore Monte dopo avere ricevuto il testo della proposta che secondo i consiglieri comunali di Forza Italia è maturata “valutando che nella nostra città esiste un patrimonio culturale e artistico di straordinario livello, con la presenza in particolare di pittori riconosciuti a livello internazionale per le loro opere".
Ora vorrei dire alcune cose.
Prima di tutto non mi è chiaro se la proposta è per fare “Un punto nel Mediterraneo” o “Un punto a Sciacca” perché è anche vero che a Sciacca ci sono bravi pittori, e qualcuno riconosciuto anche a livello internazionale, ma di certo lo spirito di quella iniziativa artistica era completamente diverso.
Ammettiamo che la proposta sia di fare una mostra che, insieme ad alcuni pittori saccensi raccolga anche artisti dell'area mediterranea. Ciò significa che si dovrebbero invitare artisti italiani, spagnoli, tunisini, greci, slavi etc... e non mi sembra che a Sciacca ci sia qualcuno così infilato nel mondo dell'arte da poter formulare questi inviti. Ma anche ammettendo che ci sia (magari un gallerista o un pittore che abbia conoscenze internazionali) sorge un altro problema. La partecipazione alla mostra comporta la spedizione a Sciacca delle tele con relativa assicurazione. Chi paga il trasporto? Non credo che le casse comunali possano permettersi simili esborsi di denaro. E nella esposizione delle opere ci sarà un sistema di allarme o di vigilanza? E gli artisti coinvolti saranno ospiti del comune?
E poi abbiamo il catalogo. Perché una mostra che si chiama “Un punto nel mediterraneo” che raccoglie pittori provenienti da varie nazioni o scuole non può non avere un catalogo di presentazione (e questo costa) senza contare che il catalogo dovrebbe avvalersi di una presentazione critica (e anche questa costa!) di uno studioso dell'arte serio.
Altro problema: chi sceglierà quali pittori saccensi (o dell'area agrigentina) dovranno far parte della mostra e chi invece no? Lo farà Salvatore Monte col rischio di inimicarsi gli “artisti” esclusi che minacceranno di non votarlo alle prossime elezioni o dovrà nominare un curatore? (e questo si paga).
Insomma, la proposta è stata formulata ma sarebbe stato il caso di inserire anche, almeno a titolo informativo, gli eventuali costi (trasporto, assicurazione, inviti, catalogo, curatore) che l'operazione comporta.

A meno che... non si voglia fare “Un punto a Sciacca” allora i costi si dimezzano. Ma a quel punto diventa una collettiva saccense, prendiamo i quadri di casa dei nostri artisti e li portiamo al museo Scaglione. E in ogni caso ci vuole sempre un curatore, perché nessuna amministrazione comunale ha voglia di rischiare una esclusione di un artista che poi se ne va in giro per la città a dire quante è brutta questa mostra!
Per chiudere: i costi li abbiamo (per sommi capi) analizzati. Per i benefici aspettiamo delucidazioni.

lunedì 23 marzo 2015

NELLA GIURIA DI S...CORTICANDO: UNA BELLA ESPERIENZA

Si è conclusa sabato sera la seconda edizione del festival nazionale di corti teatrali “S..Corticando”, organizzata dalla compagnia Teatroltre di Sciacca. In una serata ricca di emozioni e sorprese, come l’esibizione del cantautore saccense Ennio Salomone, è stato proclamato il vincitore di “S…Corticando 2015”: il corto “Caloiru Pispisa” della compagnia di Camastra “Ramulia” si è imposto sugli altri grazie ad una splendida interpretazione di Lillo Zarbo e all’accompagnamento con chitarra dal vivo, del musicista e regista dello spettacolo, Salvatore Nicosia. 
Devo ammettere che è stata una bella esperienza far parte della giuria composta anche da Giovanna Bongiorno, Michele Barbera, Rossana Puccio e Pippo Santangelo, ed è stato bello vedere tanta gente assistere agli spettacoli.
Devo dire che i "corti" teatrali presentati dalle varie compagnie che hanno partecipato alla manifestazione erano tutti di ottima fattura e presentavano testi interessanti. Qualcuno di essi, con qualche piccolo modifica poteva avere un successo migliore, ma alcuni autori hanno, secondo me, ecceduto nella ricerca di un nuovo "linguaggio" perdendosi nell'assurdo di
Ionescana memoria.
Comunque, tutti bravi, e bravi gli attori.
Devo fare un plauso a Franco Bruno ed alla compagnia TeatrOltre che ha organizzato la manifestazione per avermi dato la possibilità di assistere ad un "confronto" di testi e recitazione, (cosa molto rara a Sciacca) e di vedere all'opera compagnie teatrali provenienti da Genova o da Nova Siri, così come da Camastra, Licata e Sciacca. Solo confrontando i vari stili di recitazione e di scrittura si può arricchire il proprio bagaglio culturale, prendere il meglio da tutti e correggere eventuali errori.
Alla fine abbiamo stilato la classifica che ha visto al secondo posto un ex-equo tra la compagnia di Licata “Dietro le quinte” con il corto “Il bell’indifferente” e la compagnia “La Pozzanghera” di Genova con “Bitch”; mentre si è piazzato al gradino più basso del podio il “Gruppo Giano Teatro” di Nova Siri (MT) con il corto “La strategia”.
Attribuiti altri due premi: la giuria dei giovani ha premiato il corto della compagnia “Dietro le quinte” di Licata, mentre la giuria popolare ha premiato il corto della compagnia genovese “La pozzanghera”.

martedì 17 marzo 2015

#NONCOMPRATEICDDIELTONJOHN

Quando #Domenico Dolce, che tutti conosciamo per il marchio di moda e per il suo essere dichiaratamente gay ha detto a “Panorama” ("non mi convincono quelli che io chiamo i figli della chimica, i bambini sintetici") non si aspettava che quella frase potesse ritorceglisi contro e che a puntare il dito contro di lui fossero i gay. A cominciare da Elton John che si è sentito offeso per “i suoi bambini” dimenticando che i “suoi bambini” sono frutto di una pratica scientifica (la procreazione assistita) e non hanno niente a che vedere con il “suoi” di una madre. Ma come si dice: un papà difende sempre i buoi figli.
Il buon Elton ne ha dette di cotte e di crude, ha lanciato l'hastag per boicottare Dolce e Gabbana, ha dichiarato che non indosserà più i capi firmati dai due stilisti, anzi ha invitato a metterli al rogo (i vestiti). Insomma una reazione degna del miglior fondamentalista gay. E appresso a lui un'infinità di celebrità (per la maggior parte gay) da Ricky Martin a salire. In meno di ventiquattro ore, da tutto il mondo, i talebani del “progresso assistito” invitavano a non comprare i vestiti di Dolce e Gabbana, qualcuno consigliava di bruciarli. Ci mancava solo il Ku Klux Klan e quelli dell'Isis e poi c'erano tutti. Tutti scagliati contro Domenico Dolce reo di aver detto una frase che, come la definiamo?... omofoba?
Una frase omofoba detta da un gay è il massimo!
Ora, fermo restando che ognuno può pensarla come gli pare, risulta evidente la sproporzione fra la frase e la reazione di chi si è sentito direttamente tirato in causa. E' come se uno da del mafioso ad una giornalista e l'indomani tutti i giornalisti del mondo si scagliano contro il malcapitato, come se fossero una setta, una organizzazione, una P2 dei giorni nostri pronti a difendere la categoria.
A quanto pare, secondo quanto ha dichiarato Stefano Gabbana, "Tutta questa campagna è nata on line per volontà di un gruppo di attivisti gay".
Come a dire: un gay non oltranzista può essere pericoloso! Guai a non allinearsi al “moderno” pensiero delle lotte civili, perché da qualche parte, e grazie ai social network qualcuno ti mette su una bella guerra di religione con rogo in piazza di abiti griffati. Ma nei diritti civili di ogni persona, non rientra anche il diritto di esprimere la propria opinione senza essere lapidato in diretta web?

Forse per questo nessuno ha lanciato l'hastag #noncomprateicddieltonJohn

mercoledì 11 marzo 2015

UN ABBRACCIO NON E' UGUALE PER TUTTI

Sabato 7 marzo mi trovavo a Roma. Alle 21.00 avrebbero messo in scena la mia commedia al Teatro Aurelio, e nel pomeriggio sono andato a passeggiare in Via del Corso. Guardavo la varietà di gente che passeggiava, che faceva shopping, chi si limitava a guardava le vetrine. E' proprio vero, è una città multietnica. Scendendo dalla metro a Piazza di Spagna ho percorso tutta Via Condotti e arrivato in Via del Corso mi sono trovato davanti sette o otto uomini e donne mascherati con dei cartelli in mano e un ragazzo col microfono in mano che invitava a non mangiare l'agnello a Pasqua. Diceva che anche l'agnello è un essere umano e che è giusto che viva con la sua mamma e che giochi nei prati. Insomma, mangiare l'agnello a Pasqua significa essere complici di un omicidio. La sostanza era questa.
Andando più avanti, verso Piazza del Popolo c'era un signore che dipingeva su carta usando confezioni di succhi di frutta. Non ho ben capito come facesse, ma i disegni erano, come dire, luminosi e in vendita al modico prezzo di dieci euro.
Più avanti ancora, sempre in via del corso, c'era un ragazzo bendato e accanto a lui un cartello con su scritto: “Un abbraccio... “ e altro che non ricordo. Insomma, mentre una ragazza con un microfono piazzato poco distante cantava una canzoncina, lui se ne stava lì fermo e aspettava che qualcuno lo abbracciasse. Una cosa che mi è sembrata veramente bella, vedere due sconosciuti abbracciarsi in mezzo ad una via non capita tutti i giorni. Più avanti, due tunisini con le loro bancarelle di borse e roba varia taroccata.
Ad un certo punto, considerato che s'era fatto buio, la ragazza smette di cantare, il giovane si toglie la benda e raccolgono i pochi soldi che la gente ha offerto.
Poi non so come (giuro che non li ho sentiti) spuntano tra la folla di via del corso, quattro vigili urbani su rombanti e bianche motociclette BMV, altri quattro vigili urbani a piedi e si dirigono di corsa verso i due ambulanti, le moto accelerano e i due ambulanti cercano di prendere tutta la loro roba e scappare. Uno ci riesce ma deve lasciare tutto sul posto, un altro riesce a prendere tutte le sue borse e borsette e scappa per un vicolo, poi, non so perché, correndo ritorna sui suoi passi. Un vigile in motocicletta cerca di bloccargli la strada mettendo la moto di traverso ma cade, un altro vigile urbano gli si butta addosso come in un placcaggio da rugby, i due cadono e travolgono una ragazza che passava da lì. Credo che la ragazza e l'ambulante si siano fatti un po' male. Comunque, l'ambulante viene bloccato e la merce sequestrata. Un ragazzo che ha assistito alla scena (ma eravamo in tanti) cerca di protestare, ma gli dicono subito di stare zitto e limitarsi a guardare.
Non parla nemmeno la ragazza che fino a pochi minuti prima invitava tutti i passanti ad abbracciarsi ed essere felici. E questo mi è dispiaciuto molto perché mi è sembrato un atteggiamento ipocrita. Insomma, poteva andare dal vigile urbano che ha placcato l'ambulante e dirgli: “abbracciatevi e sorridete”, è quello che abbiamo chiesto fino a pochi minuti fa. Ma non l'ha fatto.
Ci sono rimasto male. Per fortuna che fino a quel momento non avevo abbracciato nessuno, soprattutto quel ragazzo bendato in mezzo a Via del Corso. Se l'avessi fatto gli avrei chiesto i soldi indietro.


martedì 10 marzo 2015

RIFLESSO SENZA IMMAGINE: UN SUCCESSO!

E' stata messa in scena a Roma, al Teatro Aurelio, la mia commedia “Riflesso senza immagine”, un lavoro al quale tenevo moltissimo e che da anni tenevo chiuso dentro un cassetto fino a quando, lo scorso anno, non ho deciso di partecipare al concorso nazionale indetto proprio dal teatro romano. Vinto il concorso, il 6 ed il 7 marzo, la commedia è andata in scena.
Perché la tenevo in un cassetto? Perché avevo paura che una interpretazione sbagliata del testo potesse stravolgere il messaggio e che l'ironia dei dialoghi potesse sfociare in ridicolo. Insomma, se recitata male, quella commedia sarebbe stata una vera boiata. Ma quando c'era la possibilità che il testo venisse recitato da una compagnia stabile di un teatro storico come l'Aurelio, allora l'ho tirata fuori dal cassetto e... eccoci.
Sono state due serate magnifiche, una recitazione perfetta con Angelina (pazza al punto giusto), Andrea (chiuso nella sua incapacità di comunicare), un calzolaio (che subisce le angherie dei due coniugi senza poter reagire) e con gli altri attori che, seppur relegati in parti minori hanno usato la gestualità (vedi la sorella e il fratello) per far capire allo spettatore lo stato d'animo e le contraddizioni dell'Essere (come diceva Heidegger) fra gli altri. E un dottore che arriva per "visitare" senza fare una visita medica.
Applausi durante lo svolgimento della commedia e cinque minuti di applausi alla fine, per tutti, compreso il sottoscritto chiamato sul palco dagli attori che voglio ringraziare ancora una volta.
Ma soprattutto, quello che ci ha dato maggior soddisfazione è stato l'apprezzamento del pubblico non solo per la bravura degli attori, ma per il testo e per il messaggio che ne è venuto fuori. Un signore mi ha detto: “mi sono prenotato per la prossima sua commedia, se metterà qualcos'altro in scena io voglio esserci”.
Riflesso senza immagine è uscito dal cassetto ed è stato emozionante ascoltare l'assordante silenzio del pubblico quando Antonio, alla fine, recita la sua dissertazione sul sipario che non si chiude mai e sulla necessità di avere un segnale convenzionale per poter uscire dal teatro.

Grazie a tutti!