venerdì 19 agosto 2011

CARNEVALE ESTIVO? FACCIAMOLO ANCHE A NATALE


E così abbiamo anche il carnevale estivo. Quello che molti auspicavano da tempo è diventato realtà, certo con qualche piccolo aggiustamento rispetto all'edizione di febbraio. I dati positivi di questa iniziativa sono molti. Tanto per cominciare la festa in se e per se. Spostare il carnevale nel periodo estivo significa concentrare tutto in un solo mese, cartellone degli spettacoli estivi, festa della madonna e carnevale. Se si riuscisse a spostare anche la Pasqua, visto che cambia sempre data, sarebbe perfetto. 
Altro dato positivo è che non si corre il rischio di fare la crociata sul vino di peppe nappa e di polemizzare sull'aranciata, perché d'estate è preferibile una granita dello zio Aurelio, e terzo dato positivo, non fa freddo, non piove e a stare nudi nessuno ci fa caso.
Se la manifestazione avrà successo, come crediamo, suggeriamo all'assessore Michele Ferrara di usare il carro di carnevale anche nel periodo invernale, quando quelli dell'opposizione cominceranno a chiedere motizie degli spettacoli. Si potrebbe, per esempio fare arrivare Gesù Bambino sul carro di Ingenito tirato da due buoi con sottofondo musicale delle antiche serenate che cantano le canzoni natalizie a ritmo di samba, mentre Peppe nappa vestito da re magio distribuisce cucciddati e frutta martorana, e in Piazza Scandaliato vengono sistemati gli stand per lo schiticchio. 
Perché, diciamocelo francamente, siamo un paese di schiticchio e carnevale. Sarà per questo che è sempre mancato un assessore alla cultura, ma c'è sempre stato quello agli spettacoli?

martedì 12 luglio 2011

A SCIACCA UN DISOCCUPATO OGNI CINQUE ABITANTI

Il 48% dei cittadini siciliani considera peggiorata, negli ultimi tre anni, la situazione economica della propria famiglia. Sono appena 7 su 100 i pochi fortunati che possono dire migliorato il proprio tenore di vita nell’ultimo triennio.
È quanto emerge da un’indagine, condotta dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, che rivela nell’Isola un progressivo impoverimento della classe media a reddito fisso. Sono infatti sempre di più, in Sicilia, le famiglie che faticano ad “arrivare alla fine del mese”: la crisi economica, l’aumento del costo della vita e l’assenza di concrete prospettive di lavoro per le nuove generazioni rappresentano una vera e propria emergenza sociale, i cui effetti appaiono solo attenuati dal ricorso, sempre più diffuso, a risparmi precedentemente accumulati.
Il 58% dei siciliani va alla ricerca di beni in saldo o di punti vendita più economici per l’abbigliamento. La maggioranza assoluta afferma di aver ridimensionato le spese per il tempo libero ed i pasti fuori casa; ma aumenta anche, per il 51%, la tendenza all’acquisto di prodotti alimentari più economici o in discount. Si accorciano ulteriormente i giorni di vacanza. Ma chi sono nell’Isola i “nuovi poveri”? Secondo la fotografia scattata dall’Istituto Demopolis, sono oggi in difficoltà soprattutto i nuclei familiari monoreddito con figli, e gli anziani con pensioni minime o sociali; in una situazione di debolezza appaiono pure i disoccupati e le giovani famiglie, spesso con un lavoro precario e senza immobili di proprietà.
A Sciacca la situazione è abbastanza grave. Secondo i dati fornitici dall'Ufficio di collocamento, i disoccupati iscritti nelle liste sono 8921, di cui 4415 donne e 4506 uomini. Se teniamo conto che a Sciacca siamo 40.000 risulta che in città c'è un disoccupato ogni cinque abitanti.
Facendo una distinzione per fascia d'età. Sono ben 3831 i disoccupati con meno di 30 anni, 3015 quelli fino a 40 anni e 2085 i disoccupati saccensi che hanno superato i 40 anni. Insomma, serve una politica comunale seria e possibilmente che non si fermi al rifacimento dei marciapiedi ma che aiuti i giovani a crearsi una famiglia.

IL GIORNALE DI SALLUSTI PUBBLICA UNA INCHIESTA SUL BELICE

Ancora un attacco agli sprechi del terremoto nel belice. Stavolta, dopo la Repubblica e lo scorso anno Il corriere della sera, a puntare l'indice è stato un reportage pubblicato sul quotidiano “Il giornale”. Tre pagine, con tanto di titolo in copertina che recita: “Ecco dove buttano i nostri soldi” firmato dal vice direttore Nicola Porro. E all'interno due pagine, con foto in bianco e nero di un vecchio su un asino e il titolo “Il terremoto che ci svuota le tasche” firmato da Gian Maria De Francesco
Per la ricostruzione del terremoto del Belice del gennaio 1968 , si legge nell'articolo, lo Stato italiano nel corso degli undici anni successivi aveva speso 900 miliardi delle vecchie lire che rivalutate in euro attuali ammonterebbero a circa 5,8 miliardi. Un intervento talmente massiccio che a ventiquattro anni di distanza nel gennaio 1992 circa 1.500 famiglie vivevano ancora nelle baraccopoli. E oggi?
Ogni anno il Tesoro si fa carico per oltre 10 milioni di euro dell’estinzione dei mutui relativi al sisma che colpì le province di Agrigento, Palermo e Trapani. Altri 2,5 milioni arrivano invece dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il giornalista poi si permette di fare l'ironico e scrive che, siccome 43 anni sono un periodo troppo breve per completare un’opera di ricostruzione vi sono specifici stanziamenti in bilancio: due milioni per il completamento degli interventi e 507.026 euro per le opere di urbanizzazione primaria. Insomma, 25 miliardi delle vecchie lire per un evento così remoto. Le nostre tasse, scrive il giornalista, servono anche a questo.


sabato 2 luglio 2011

UNA LETTERA DA AGRIGENTO SUL CASO EMANUELA ORLANDI

“In data odierna presso i nostri uffici di Villorba, in provincia di Treviso – dichiara Mario Tricarico, direttore editoriale di Edizioni Anordest - abbiamo ricevuta una busta timbrata dalla Sicilia (Palermo) contenente una lettera firmata da tal 'Kate S. Boards', espressamente indicato come “nome fittizio”, del quale si riporta anche un indirizzo di Agrigento. Il testo fa riferimento al gruppo Phoenix, che nei mesi successivi alla scomparsa di Emanuela Orlandi lasciò cinque messaggi ad alto contenuto intimidatorio in alcune chiese romane”.
Il direttore editoriale A nord est ha recentemente pubblicato il libro 'Mia sorella Emanuela' scritto dal giornalista Fabrizio Peronaci e da Pietro Orlandi, e per la prima volta dopo 28 anni il famoso gruppo Phoenix è stato identificato in ambienti del Sisde, come da rivelazioni del fratello di Emanuela contenute nel volume. Fu un agente segreto che era in costante contatto con la famiglia a confessare la reale identità del gruppo”.
La casa editrice Edizioni Anordest mette fin da subito a disposizione degli organi inquirenti la lettera ricevuta. Quanto al contenuto del testo, il sedicente Kate S. Boards, dall’analisi di alcune espressioni dei comunicati di Phoenix (“irregolare obbedienza”), avvalora la pista “massonica- esoterica” sia per il caso Orlandi sia per la scomparsa di Mirella Gregori (un’altra ragazzina quindicenne scomparsa a Roma, sempre nel 1983). 
 In un altro passaggio fa riferimento a una rivendicazione del rapimento firmata “Dragan”, con uno scritto trovato assieme a 4 sassolini in una busta gialla a Roma. Infine, un secco invito: “Fatelo sapere a chi di dovere”. 

giovedì 23 giugno 2011

CAPODICASA, FALLICA, MESSINA... E...MOZIONATEVI!

Durante l'iter del DL Sviluppo, il deputato del Pdl Giuseppe Marinello, che oltretutto era relatore, aveva sollevato il problema "Lampedusa" dichiarando che ci voleva un provvedimento ad hoc. Questa la dichiarazione di Marinello: "Stiamo interloquendo con il Governo per trovare comunque una soluzione che passi anche attraverso una riformulazione delle proposte emendative che possono essere presentate dai relatori o dal Governo stesso. Altrimenti - ha concluso il relatore in commissione Bilancio - non resta che la strada di un immediato provvedimento di emergenza, una ordinanza della Protezione civile che dovrebbe essere sostenuta da tutti".
Adesso il Governo ha dato una risposta per Lampedusa e... i vari deputati hanno allertato i loro uffici stampa per scrivere comunicati. Naturalmente, prendendosi il merito della questione. Ecco alcuni esempi:

“Aver approvato delle mozioni che impegnano il Governo ad intervenire per l’emergenza di Lampedusa è un importante risultato”. Lo dice Angelo Capodicasa, deputato del Partito Democratico, commentando l’approvazione, all’unanimità, alla Camera della mozione del Pd con che impegna il Governo “a predisporre in tempi rapidi iniziative di rilancio e di sostegno all’economia di Lampedusa”.

La Camera dei deputati ha approvato all’unanimità la mozione, presentata dal parlamentare di Forza del Sud Pippo Fallica, per garantire esenzioni fiscali in favore di Lampedusa.
Illustrando il testo all’Aula, il parlamentare siciliano del movimento arancione ha invitato il Governo ad “ottemperare nel più breve tempo possibile alle richieste contenute nella mozione, che è un atto formale che impegna l’esecutivo.



“E’ stata approvata la nostra mozione che chiede interventi urgenti di natura tributaria e contributiva e investimenti nel settore turistico per l’isola di Lampedusa. I danni per un’isola come Lampedusa, che vive di turismo estivo, sono di una gravità straordinaria. Le stime parlano di una perdita di 42 mila presenze, che potrebbero arrivare anche a 84 mila a fine stagione, con un calo, rispetto ai flussi turistici ordinari, di oltre l'80 per cento”. Lo afferma il deputato Ignazio Messina, capogruppo IdV
 Lo devo ammettere! Mi viene da ridere!

mercoledì 15 giugno 2011

AHI AHI AHI CARMELO... MA CHE MI COMBINI?

Determinazione del Sindaco n. 29 del 31.05.2011. - Soggetto percettore: Dott. Giuseppe Maria Sgrò. – Oggetto dell’incarico: Conferimento incarico esperto ex art. 14 L.R n.7/1992 in materia di informazione e comunicazione. – Compenso previsto per un bimestre: euro 2.000,00 (duemila,00)
Ahi ahi ahi Carmelo, ma che combini? Prima dichiari a tutto il mondo, con comunicati stampa, notizie via web, conferenze, dichiarazioni spontanee etc etc che i tuoi consulenti saranno solo a titolo gratuito, e poi cominci a pagare? Un po' di coerenza! Sennò il buon Angelo Renda segretario del locale Circolo di Sinistra Ecologia Libertà ti bacchetta e anche di brutto!
Il primo cittadino riberese Carmelo Pace lo aveva ripetuto, più volte e pubblicamente, che l’esercizio della consulenza a favore del comune da parte di privati del luogo sarebbe stata solo ed esclusivamente a titolo gratuito. L’ultima volta fu a fine anno 2010, quando un comunicato dell’Ufficio di Gabinetto del Sindaco, con toni euforici ed esaltanti, ribadiva che intenteva affidare l’incarico di consulenti a titolo gratuito, a sette soggetti, in possesso di idonei requisiti. Il fine era quello di ricevere una collaborazione volontaria e gratuita in diversi settori giudicati prioritari come quello della comunicazione. Veniva esplicitato nell’avviso pubblico, che il criterio della selezione mirava a dare “spazio e nuove opportunità” ai numerosi giovani. Il sindaco si augurava, altresì, che dal bando selettivo per titoli i fortunati e futuri consulenti fossero principalmente: “giovani, preparati, con tanta voglia di fare e desiderosi di spendersi per la città di Ribera”. Ai primi di Marzo scrive Angelo Renda Segretario di SEL, i sette nuovi consulente a titolo gratuito, venivano ricevuti con una solenne e calorosa cerimonia nell’accogliente e colorita “Sala dei Sindaci”. Erano stati scelti non per caso, ma in seguito alla valutazione del curriculum vitae, su un totale di ventidue soggetti che avevano partecipato allo specifico bando pubblico. Quella che abbiamo appreso in questi giorni, scrive Renda, è una notizia grave che mina sin dalle basi i più elementari canoni del buon senso. Illogica per ciò che era stato detto e fatto in precedenza. Un comportamento amministrativo irrispettoso, evidenzia nella nota Angelo Renda, perché è uno schiaffo morale, una presa in giro, una umiliazione per gli altri sei cittadini collaboratori a costo zero. Forse non viene avvertito, ma “per un pugno di euro” si va a mortificare lo stesso soggetto che ha ricevuto l’emolumento non previsto perché facente parte dei sette che avrebbero dovuto dare consulenza senza nulla ricevere! Ecco il provvedimento, un fulmine a ciel sereno: Determinazione del Sindaco n. 29 del 31.05.2011. - Soggetto percettore: Dott. Giuseppe Maria Sgrò. – Oggetto dell’incarico: Conferimento incarico esperto ex art. 14 L.R n.7/1992 in materia di informazione e comunicazione. – Compenso previsto per un bimestre: euro 2.000,00 (duemila,00).- I nostri amministratori, ancora una volta sostiene nella nota Angelo Renda, sono stati i protagonisti di una doppiezza trasferita in una finzione scenica dei cosiddetti “veri politici navigati”. Essi sono gli attori di una commedia, di un film, di una sceneggiata teatrale già vista, già miseramente consumata! 

lunedì 13 giugno 2011

IL GIALLO DELLA MOZIONE DI SFIDUCIA CONTRO D'ORSI

Totò Scozzari

Giallo alla provincia regionale di Agrigento che vede coinvolti il gruppo consiliare del Movimento per l’Autonomia in Consiglio Provinciale, composto da Totò Scozzari (capogruppo), Pino Quartararo, Gaetano Militello, Ignazio Tavormina, Davide Gentile, Calogero Martello e Giuseppe Terrazzino, e il presidente della Provincia Eugenio D'Orsi. Il primo comunicato stampa arriva nelle redazioni giornalistiche della provincia alle ore 13 e 14 minuti e, considerato quello che succede ad Agrigento, dove D'Orsi azzera le sue giunte ad ogni cambio di vento dei suoi referenti politici, la notizia ha del clamoroso. Nella nosta si legge che i consiglieri provinciali dell'MPA “sono pronti anche a firmare il documento di sfiducia nei confronti del Presidente della Provincia Regionale di Agrigento”
Insomma l'MPA contro il suo stesso massimo rappresentante provinciale. Nella nota, il capogruppo Totò Scozzari va oltre, e dichiara che: “Se il problema è la persona del Presidente D’Orsi, noi del Mpa siamo pronti a firmare il documento di sfiducia, ma solo dopo aver dato vita in Consiglio Provinciale, ad un serrato e leale dibattito politico...”
Insomma, per Scozzari, “ si apra un dibattito politico in Consiglio” e si augura che il Presidente Buscemi prima che l’Mpa firmi la mozione di sfiducia al Presidente D’Orsi, rassegni anche lui le proprie dimissioni dalla carica”. Poi tutta una serie di dichiarazioni contro questo e quell'altro, ma la notizia è: se il problema è D'Orsi, l'MPA firma la mozione di sfiducia.
Tutto fatto? Ma quando mai! Alle 14.53 arriva il contrordine compagni! un altro comunicato nel quale si legge: Si prega gentilmente di BLOCCARE la pubblicazione del comunicato stampa "Mpa: se l'ostacolo è D'Orsi firmeremo la sfiducia. Scozzari, ma dopo un dibattito politico in Consiglio.
La domanda è: chi ha tirato le orecchie al buon Totò Scozzari che si era avventato in dichiarazioni di sfiducia contro il presidente D'Orsi? E' stato Di Mauro o addirittura Lombardo? Sicuramente i capoccioni palermitani dell'MPA l'avranno chiamato al telefono e gli avranno detto: “A Totò, già abbiamo problemi alla regione, ma che cazzo scrivi? Ma come ti è venuta in mente una cosa del genere?” Oppure, dopo un'ora di riflessione è stato un auto-ripensamento?  E' vero che a pensar male si fa peccato... 

lunedì 6 giugno 2011

LO SCILIPOTI CONFUSO!

"I valori essenziali della nostra Patria potrebbero essere contaminati da quella parte di politici di estrema sinistra interessati a prendere, per un uso improprio, il potere dello Stato". Lo ha dichiarato il segretario politico del Movimento di Responsabilità Nazionale Domenico Scilipoti, nel corso di un comizio pubblico a Segesta, dove ha difeso l'indifendibile scelta di voto del 14 dicembre 2010 (ancora si ricorda i fischi). Scilipoti, ovvero l'ex parlamentare eletto nell'Italia dei Valori (ovvero a sinistra) e poi cambiato in corsa lo schieramento insieme ad altri che si sono inventati questo sedicente “Movimento responsabile” (di cosa? Chi te l'ha chiesto? Non certo i tuoi elettori!) per fare un favore a Berlusconi, adesso parla di Valori universali e si rivolge persino a Dio. Nel suo comizio infatti, ha sottolineato la necessità di riproporre determinati valori. "Dobbiamo rinforzare l'idea di Dio come forza aggregante universale...” (come a dire che Scilipoti, colpito dalla figura di Giuda, ha tradito il suo partito e adesso si pente?)
Scilipoti... caro conterraneo. Mi sa che sei più confuso che persuaso!

venerdì 3 giugno 2011

UNA SCAPPATELLA A 12 EURO

Ma non è che questi della RYANAIR sono Comunisti? E poi, che è questa bassa insinuazione sulle scappatelle (a 12 euro) con la foto del presidente Berlusconi?
I comunisti ci assediano, non solo via terra, adesso anche dall'aria!

PICCOLO QUESITO... CHI CI RICORDA?

Vorrei proporre un piccolo quesito. Leggendo queste poche righe, la descrizione di quello che avviene vi ricorda qualcosa?

 Sapete qual è la cosa più buffa che un uomo può fare? Finanziare la costruzione di una mongolfiera e chiedere a qualcuno di andarsene in giro per il mondo per poi descriverglielo. Johann, che avevo conosciuto quando abitava a Lipsia, fece questo. Illustrò la sua idea ad un suo amico, un certo Giannozzo, un briccone patentato che aveva conosciuto anni addietro durante lo svolgimento di un processo nella città di Abdera. Ovviamente il tizio non se lo fece ripetere due volte, e in una bella giornata di primavera buttò la zavorra e si librò in aria. Oltre alla mongolfiera fornì al suo aeronauta un piccolo corno da postiglione, un binocolo da guerra e un quaderno dove annotare tutto quello che ritenesse utile: come un diario di bordo. D'altronde, sebbene l'idea di girare il mondo in mongolfiera gli sembrasse strana, sicuramente non superava in assurdità quello che era accaduto agli Abderiti. E poi, vuoi mettere la gioia ineffabile di essere una specie di fantasma?
Ma forse è meglio che vi racconti tutto dall’inizio.
Johann e sua moglie Karoline abitavano a Bayreuth. Più che abitare diciamo che si erano ritirati in quella piccola città sul ramo rosso del Meno dopo la morte del loro unico figlio. Capirete che quella, per loro, era stata una grande perdita. Quando arrivai mi accolse Karoline perché il mio amico, ormai cieco, passava gran parte della giornata seduto sulla sua sedia a dondolo davanti al camino. La prima cosa che notai entrando fu la gran quantità di maiolica e ceramica disseminata per la casa. Sul camino, negli scaffali della libreria, sul tavolo, persino poggiate per terra. Mi disse che le aveva comprate in una fabbrica del paese e pregò Karoline di mostrarmi una serie di pezzi dipinti da un certo Lowenfinck, messi in bella mostra sul camino. Doveva essere un pittore famoso, perché Johann ne era particolarmente orgoglioso. E poggiati su un grande tavolo al centro della stanza c'erano vasi e candelieri con decorazioni cinesi. Alcuni di essi mostravano intrecci e giochi pittorici di notevole fattura. Bevemmo un the in una di quelle tazze di ceramica colorata e venni a sapere del viaggio di Giannozzo.
E’ proprio vero, mi disse mostrandomi un vecchio quaderno con la copertina nera che teneva sulle gambe, visti dall’alto, la nostra opinione sulle cose e su noi stessi, cambia. Le differenze svaniscono, diventiamo piccole formiche. Secondo quanto aveva scritto Giannozzo nel suo diario, che Johann aveva ascoltato tante volte dalla calda voce di sua moglie e che ormai conosceva a memoria, le nostre città, per chi vede dall’alto, appaiono come banchi di ostriche abitate da figurine, e noi siamo semplici comparse in una rappresentazione teatrale, provinciali senza spirito né religione. Presumo, aggiunse, che, mentre noi cerchiamo affannosamente di uscire dalla mediocrità, anche Dio ci vede così: piccoli e insignificanti. Questa considerazione lo rattristò, ma ancor di più lo rattristava la morte di Giannozzo che precipitò durante un temporale. Per lo schianto al suolo la mongolfiera prese fuoco. Lo ritrovarono poco distante con il viso bruciato e gli arti spezzati, pare fosse quasi irriconoscibile. Ma per fortuna il diario si era salvato, e adesso se lo teneva stretto fra le mani. A trovare il corpo di Giannozzo fu un amico comune, tale Graul che conoscendo tutta la storia portò a Johann quello che lui stesso definì il giornale di bordo di Giannozzo.
-Il mio amico è veramente morto? Chiede Johann.
Graul annuì porgendogli il quaderno
-Raccontami cosa hai visto, era proprio lui?
E Graul raccontò. Il temporale infuriava in modo terribile e molto vicino a terra, precipitando giù dall’alto insieme al Reno. Io e alcuni altri sentimmo effettivamente un suono strano, non armonioso, isolato, tagliente, provenire dall’oscura volta delle nubi. Poi quest’ul-tima fu squarciata dal fragore di uno schianto. Poco lontano da noi volò giù su un prato il pallone sfracellato e la navicella che vi era appesa. Riconobbi immediatamente il mio caro amico. Il suo braccio destro e la bocca erano stazzati via, il corno in parte fuso, i suoi sopraccigli, un tempo così lunghi ed alti sopra gli occhi erano bruciati, spariti, la faccia aveva una smorfia di profonda rabbia; tutto il resto era intatto.
Johann prese il quaderno, ringraziò l’amico e scoppiò a piangere. Quel diario, che avrebbe letto e riletto mille volte, era l’unico ricordo del suo amico che volando a tremilacinquecento piedi di altezza, aveva scoperto dentro tutti i vari teatri della vita, contemporaneamente in attività e a sipario alzato, la bellezza del particolare. E aveva ammirato il salto dei cervi e dei caprioli e il volo dei falchi. E mi venne in mente il mio amico Jan. Anche lui, un tempo, prima che Alfonso partisse per la Spagna aveva visto il mondo dall'alto di una mongolfiera. Quel giorno capii che la vita è un continuo ripetersi di situazioni e di eventi. E che c'è sempre, per ogni cosa, una prospettiva diversa.
Johann continuava a sorseggiare il suo the. E mi invitò a rimanere per la notte.
-Ti voglio raccontare cosa ho visto da cieco -mi disse, ed io non potei rifiutare.  

lunedì 30 maggio 2011

MA MASTELLA E' UNO CHE RIFLETTE PRIMA DI PARLARE?

Non vorremmo dire che Clemente Mastella parla a vanvera, che insomma sia uno di quelli che pur di apparire con un trafiletto su un giornale dica la prima cosa che gli passa per la mente senza riflettere. Conosciamo il buon Clemente come un politico riflessivo.

Esponente della Democrazia Cristiana, è stato molto "riflessivo" quando si è improvvisato fondatore di alcuni partiti come il Centro Cristiano Democratico (CCD), i Cristiani Democratici per la Repubblica (CDR), l'Unione Democratica per la Repubblica (UDR) e infine l'UDEUR, con cui ha caratterizzato la sua storia politica negli anni Duemila. Attualmente è segretario nazionale dei Popolari per il Sud. Insomma politicamente riflette parecchio e cambia... parecchio.
Non fu abbastanza riflessivo nella scelta dei suoi collaboratori all'Udeur se è vero che nel 2000 quando, insieme a Salvatore Cuffaro, fu testimone di nozze del braccio destro di Bernardo Provenzano, Francesco Campanella, l'uomo che fornì a Provenzano i documenti falsi per andare in Francia a operarsi alla prostata. Campanella era il segretario dei giovani dell'UDEUR.
E non è stato abbastanza riflessivo quando ha rilasciato questa dichiarazione riportata dai giornali. Clemè... lascia perdere!
 

IL PASSANTE FERROVIARIO DI PALERMO IN MANO ALLA MAFIA

La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo, al termine di una complessa attività investigativa e di monitoraggio su eventuali condizionamenti mafiosi negli appalti,  in esecuzione dell’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere, emessa in data 25 maggio 2011 dal G.I.P. del Tribunale di Palermo Riccardo Ricciardi, ha arrestato Andrea Impastato, di Cinisi (PA), 63 enne, pregiudicato mafioso, sorvegliato speciale, imprenditore edile nel settore del calcestruzzo, ritenuto responsabile di concorso esterno in associazione mafiosa, per avere gestito affari ed imprese nell’interesse degli esponenti di vertice dell’associazione mafiosa, tra i quali  Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo, ottenendo, in tal modo, il sostegno per l’inserimento delle proprie società, operanti nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo, in alcuni tra i più importanti lavori pubblici svolti nelle zone della provincia di Palermo, controllate dagli esponenti mafiosi, tra i quali i lavori per il porto di Balestrate e quello per il cd. “passante ferroviario”, quest’ultimo assegnato ad un consorzio di imprese .
L’indagine sulla realizzazione del “passante ferroviario” di Palermo e sulle possibili infiltrazioni mafiose, iniziata alcuni anni fa, era scaturita da acquisizioni investigative emerse nell’ambito di un'altra attività di indagine. Successivamente, le risultanze investigative sono state supportate anche dal contenuto di un “pizzino” trovato nel covo del boss Bernardo Provenzano, al momento del suo arresto, avvenuto l’11 aprile 2006. In particolare, quello datato 25 febbraio 2006, la cui paternità è stata attribuita al capomafia Lo Piccolo Salvatore, all’epoca anch’egli latitante, in cui quest’ultimo informa il suo interlocutore Provenzano Bernardo dell’imminente partenza dei lavori per la realizzazione della metropolitana, invitandolo a fornire il nome di qualche imprenditore di sua conoscenza nella produzione e nella fornitura del calcestruzzo che sarebbe stato inserito nel consorzio che stava creando con Andrea Impastato: "..Lo informo, che siccome in breve (forse in aprile) dovrebbe iniziare la metropolitana che è un grosso lavoro e quindi le volevo chiedere che se le interessa qualche calcestruzzi di fare lavorare me lo faccia sapere che la inserisco nel consorziato che sto facendo con Andrea Impastato. In merito attendo sue notizie...”
Effettivamente le indagini hanno consentito di evidenziare interessi convergenti di diverse “famiglie” mafiose della provincia palermitana, la cui sfera d’influenza ricadeva nei territori interessati dall’imponente opera.
Le intercettazioni sia telefoniche che ambientali, intercorse tanto tra il responsabile dell’associazione temporanea di imprese affidataria dei lavori e i suoi più stretti collaboratori, quanto tra gli stessi vertici di un’impresa ed il figlio dell’odierno arrestato, consentivano, non solo, di confermare la diretta partecipazione delle imprese riconducibili alla persona dell’Impastato Andrea nei lavori del passante ferroviario attraverso la fornitura del calcestruzzo nei diversi cantieri, che nel frattempo erano stati aperti lungo la tratta compresa tra Carini ed il quartiere di Brancaccio, ma altresì di evidenziare il ruolo di primaria importanza assunto da Impastato, il quale, nonostante fosse formalmente escluso dalla partecipazione ai predetti lavori, continuava ad essere costantemente aggiornato sull’evoluzione degli stessi dai familiari, nel corso degli incontri presso la sala colloqui della casa circondariale “Ucciardone” di Palermo, ove l’Impastato Andrea si trovava recluso in esecuzione di condanna, emessa nei suoi confronti dalla Corte d’Appello di Palermo.
Da tali conversazioni è emerso lo stretto legame che si era venuto a creare tra il responsabile della associazione temporanea di imprese ed i titolari di due società, entrambe riconducibili alla famiglia Impastato.
Contatti, nella specie, estrinsecatisi nell’imposizione, da parte del responsabile del consorzio di imprese facente capo alla ditta appaltante, di una serie di direttive ai suoi collaboratori dirette a concedere delle priorità alle sopra menzionate società nella fornitura del calcestruzzo per la realizzazione dei lavori del “passante ferroviario”, mediante l’effettuazione di visite periodiche presso gli impianti di produzione del calcestruzzo delle predette società e le cave di estrazione dei materiali ad esse facenti capo, nonché mediante l’effettuazione di una serie di “pressioni” presso la Prefettura di Palermo, dirette ad ottenere le necessarie autorizzazioni ai lavori in capo alle sopra citate società, pur nella consapevolezza del fatto che la stessa Prefettura di Palermo aveva espressamente escluso una  di esse dalla partecipazione allo svolgimento dei lavori per la realizzazione dell’opera pubblica, in quanto uno dei due soci, l’odierno arrestato Impastato Andrea, era gravato da una sentenza di condanna divenuta irrevocabile per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa.
Nell’ambito della medesima indagine sul “passante ferroviario di Palermo”, mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, sono stati acquisiti elementi di prova a carico di Domenico D’amico, di anni 61, palermitano,  condannato con sentenza definitiva dalla Corte d’Appello di Palermo del 12 luglio 2004 per il delitto di cui all’art. 416bis c.p.,  per il delitto di trasferimento fraudolento di valori aggravato in concorso ( art. 110 c.p., 12 quinquies legge 7 agosto 1992 n°356, aggravato dall’art. 7 del d.l. n°152/1991), per avere attribuito prima al fratello Marcello D’amico (deceduto) e poi ai nipoti Salvatore Dimino e Ivana Dimino, la titolarità delle quote di partecipazione del capitale sociale di una società, avente sede in Palermo, in realtà di sua pertinenza, ponendo in essere tale comportamento al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali ed al fine di favorire l’associazione mafiosa denominata “Cosa Nostra”.
 Dalle intercettazioni telefoniche e ambientali è emersa chiaramente la riconducibilità e l’effettiva gestione della società da parte del D’amico.  
Le indagini, sono state coordinate dal Procuratore Agg. presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo Dr. Antonio Ingroia, e dai Sostituti Procuratori Dr. Gaetano Paci e Dr. Francesco Del Bene.

venerdì 20 maggio 2011

VIVIANI NON SI DIMETTE. E VENTURI SI CHIEDE: MA CHE FANNO QUELLI DEL SERVIZIO 5

MARCO VENTURI

Dopo l’ispezione disposta dall’assessore regionale alle Attività Produttive Marco Venturi si era sparsa voce che il consigliere in pectore della Camera di Commercio di Agrigento, l'ex vice sindaco di Menfi ed ex sindacalista (e altri ex) Riccardo Viviani si era dimesso. In verità Viviani non solo non si è dimesso, ma ha dichiarato che querelerà per diffamazione Arnone e che avrà un incontro proprio con Venturi. Riccardo Viviani, proprio il giorno delle nomine, era stato accusato dal consigliere comunale del PD di Agrigento, Giuseppe Arnone, di essere coinvolto in un procedimento penale a danno proprio della Camera di Commercio. Procedimento che lo aveva portato alla condanna di 3 anni. "Nel solco del rispetto della legalità e dei principi di trasparenza che contraddistingue il mio operato -aveva dichiarato il presidente della camera di Commercio agrigentina Vittorio Messina- ho invitato il neo consigliere Riccardo Viviani a non insediarsi"
La storia raccontata da Arnone è questa: Viviani tempo addietro era stato nominato Presidente di una Azienda Speciale della Camera di Commercio, l’Azienda per i Porti, e secondo quanto emerso, aveva dotato l’Azienda di un conto corrente bancario della Camera di Commercio, ma secondo gli inquirenti, aveva in parte versato queste somme nel suo conto corrente personale ed in parte le aveva utilizzate emettendo assegni per pagare esigenze personali. Il tutto per 24 mila euro. Viviani quindi era stato accusato di peculato  finito sotto processo al Tribunale di Agrigento e condannato a 3 anni. Ma Viviani stesso replica a queste accuse dicendosi sicuro di dimostrare la propria estraneità ai fatti e che, la Corte dei Conti aveva archiviato il caso non riscontrando nessun danno erariale. Quindi era stato nominato da qualche organizzazione, ente o associazione agricola a presentarlo per far parte del consiglio generale della Camera di Commercio. Ovvero per far parte dello stesso Ente che, secondo Arnone, aveva derubato, ma che secondo Viviani non era vero.
L'assessore regionale Marco Venturi aveva chiesto chiarimenti anche al direttore generale del dipartimento Attività Produttive. "Il servizio 5 - aveva affermato l'assessore Venturi - era a conoscenza del procedimento penale pendente nei confronti del consigliere camerale fin dal giugno del 2009. Appare del tutto inaccettabile che su un argomento così delicato, cioè la ricandidatura di un soggetto con carichi penali pendenti, il servizio non sia intervenuto per quanto di sua competenza, né abbia informato il sottoscritto".
Alla prossima puntata!