STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"
venerdì 11 agosto 2017
venerdì 4 agosto 2017
CRONACA PSEUDO-DRAMMATICA DI UN TURISTA CHE ARRIVA A SCIACCA
Facciamo finta che io sia un turista nordico che decide di
passare le vacanze al mare in una bella cittadina della Sicilia a vocazione
turistica terzo polo turistico di un non meglio precisato polo con una
classifica che vede Sciacca al terzo posto non si sa per quale motivo.
E comunque,
per essere il terzo polo turistico siciliano dovremmo essere davanti a Taormina,
Cefalù, San Vito lo Capo, Erice, Favignana, Agrigento, Stromboli etc… etc.
Tolto di mezzo il terzo polo e eliminata la definizione di
villaggio di pescatori, il turista nordico decide di venire a Sciacca per farsi
il bagno e ammirare le bellezze naturalistiche. Considerato che non può
ammirare quelle termali perché chiuse, gli basta una bella pineta non ancora
andata a fuoco e una bella spiaggia pulita possibilmente con un servizio di bus
che dal suo alloggio lo porti fino al mare.
Non essendoci, per ovvi motivi, la
metropolitana, un collegamento continuo fra la città e le spiagge ci sarà.
O no?
Quindi prepara la sua bella valigia, ci infila la macchina
fotografica, il costume e parte.
Oggi, 4 agosto. Il turista ha preso il volo per Palermo, è
atterrato all’aeroporto stamattina alle 10.00 e si è seduto dentro la sala d’aspetto
aspettando le 14.55 il primo e unico bus diretto a Sciacca.
Il nostro eroe ha
mangiato in un ristorante dell’aeroporto e su una panchina ha schiacciato un
pisolino. Certo, poteva prendere un autobus che da Punta Raisi lo portasse a
Palermo e un altro che da Palermo lo portasse a Sciacca, ma non ci sono
indicazioni in tal senso. Anzi, i medici inseriscono questo tragitto nella
lista delle contro indicazioni estive.
Arrivato a Sciacca nella ridente cittadina terzo polo
turistico a vocazione turistica ha trovato cumuli di immondizia ai lati della strada, in mezzo alla
strada, una specie di monumento ai caduti sui marciapiedi e dietro ogni curva, e
per benvenuto un azzurro sacchetto solo e solitario poggiato accanto al vicolo.
Il proprietario dell’hotel gli ha detto che ci sono problemi con il
conferimento della spazzatura. Cose che capitano in tutte le città turistiche e
gli ha spiegato che con l’aumento dei turisti aumenta l’immondizia e gli
spazzini non ce la fanno a toglierla tutta. Insomma, un po’ è anche colpa sua.
Arrivato
in camera decide di sistemare tutto e farsi una doccia, ma ahimè il rubinetto
non funziona, non esce acqua. Il proprietario gli comunica che il rubinetto
funziona benissimo ma purtroppo c’è un guasto ai pozzi Grattavoli. Insomma per
la doccia deve aspettare che riparino il guasto a Grattavoli e sperare che non
ci sia una perdita da qualche altra parte. Male che va può comprarsi sei
bottiglie di acqua minerale e lavarsi con quella.
Fa niente. Il turista non è uno che si scoraggia. Niente
doccia? Facciamoci un bagno a mare. Il proprietario gli comunica che se vuole
andare al mare deve affittarsi una macchina, perché non ci sono collegamenti
con le spiagge. Essendo una città turistica sul mare i collegamenti non
servono, siamo già al mare!
E allora, considerato che non si può fare niente, decide di
farsi un bel giro per ammirare le bellezze del nostro centro storico. Il
proprietario gli comunica che se vuole andare a piedi deve stare molto attento,
perché tutto il centro storico è aperto al traffico veicolare, se vuole farsi
un giro per la città e scattare qualche foto, può farlo dopo le 20. Tanto le
macchine fotografiche hanno il flash. Ma dopo le 20 non può fare shopping
perché la maggior parte dei negozi sono chiusi.
Il turista si siede sul suo letto, nella sua camera d’hotel
e pensa: Ma il prossimo anno, verrò di nuovo qui?
lunedì 10 luglio 2017
UNA BELLA RECENSIONE SUL BLOG "Fimminachelegge"
Giuseppina Martorana ha dieci anni, la stessa età della nipote Rosalia, quando in contrada Santa Barbara, nella città siciliana di Cefalù scopre la verità su quell’edificio tanto chiacchierato, noto con il nome l’abbazia di Thelema.
Per tutti, quel vecchio rudere abbandonato con le mura bianche e quella scritta all’ingresso – fa ciò che vuoi sarà la tua legge – altro non è che un covo funesto dove si consumano orge e riti satanici.
La casa, in un primo momento, di proprietà del barone Carlo La Calce, era stata affittata alla contessa Leah Harcourt e ad un uomo, un certo sir Alastor de Kerval che si scopre, solo dopo, essere il nome fittizio di Edward Alexander Crowley, meglio conosciuto come la Bestia 666.
Crowley personaggio ambiguo e controverso, realmente esistito nei primi anni del Novecento, è stato considerato il fondatore del moderno occultismo. Le cronache lo ricordano come un uomo di vasta cultura, fonte di ispirazione del satanismo e creatore di una religione magica o sessuale chiamata Magick. Durante il suo soggiorno a Cefalù si era guadagnato l’appellativo di uomo perverso che incuteva paura alla gente.
In quell’innominato luogo e dei fatti realmente accaduti, tutt’oggi scomodi e volutamente sottaciuti dagli abitanti del posto, si diceva che avvenissero cerimonie e baccanali demoniaci.
Le donne che frequentavano l’abbazia, rigorosamente bionde o rosse, erano le concubine del diavolo e, insieme a Crowley, consumavano orge e sortilegi che producevano un fluido maligno che si ripercuoteva per tutta Cefalù.

I carabinieri, nell’aprile del 1923, erano arrivati in paese con un mandato firmato di pugno da Benito Mussolini che dava l’ordine di espulsione ai mercanti da quel tempio maledetto con l’accusa di spionaggio, maltrattamento e oltraggio al pudore. Tra i curiosi, accorsi a verificare se ciò che si diceva su quel posto fosse vero, vi era anche Giuseppina Martorana, una ragazzina dell’età di dieci anni che voleva saperne di più su quell’uomo e quella casa.
“La maledizione dell’abbazia di Thelema” terzo romanzo del giornalista Accursio Soldano (Leucotea editore, pag, 143) però, non è solo questo: vi è una donna, un funerale, un’abbazia, una maledizione. Un tavolo da gioco e tanti segreti.
La Sicilia descritta è quella verghiana: superstiziosa e devota in un unico credo di sacro e pagano. E’ la terra dei vinti, in cui la religione non fa miracoli e la gente muore sola o povera.
<< Ci sono padri che meritano di morire e quando arriva la loro ora si ritrovano i figli accanto al letto di morte e altri che fanno tutto per il bene dei figli e muoiono senza nessuno accanto.>>
Quando Giuseppina Martorana passa a miglior vita, ha 90 anni. Al suo capezzale, come solitamente accade durante i funerali siciliani, si precipitano parenti, amici, conoscenti, curiosi e vicini di casa. C’è chi piange, chi commenta con sorpresa l’accaduto, chi crede sia tutta colpa dell’influsso negativo proveniente dall’abbazia. E c’è, invece, chi in quell’occasione, trova terreno fertile per elargire battute impregnate di perfidia:
<>
Quando decide mettere fine al suo lavoro di fattucchiera e all’arte tarocchi, Giuseppina Martorana lo fa perché non è stata in grado di prevedere la sua rovinosa caduta, uno scivolone che era diventato il preludio di una morte lenta ed annunciata. Trasforma così la targa di legno che attestava la sua capacità nell’arte divinatoria, in un tavolo da gioco: Ogni uomo e ogni donna è una stella – così recitava la targa.
La sera, attorno a quel tavolo in casa Martorana, siedono don Michele Mistretta detto u fiurinu, Nina e Brigida Montalbano. E tutti, in quella stanza, hanno qualcosa da confessare; qualcosa di oscuro che nessuno in paese ha mai saputo: omicidi, impiccagioni, prostituzione.
La loro vita, proprio come in una partita a briscola, ha mescolato le carte. E’ stata giocata e nessuno di loro aveva mai saputo in anticipo quando sarebbe arrivata la mano vincente, neppure Giuseppina che aveva imparato a predire il futuro. Durante quelle partite, qualcosa scatta nella mente dei presenti: la necessità di confessare i loro peccati.
<>
Nina e Brigida le due sorelle, zitelle e acide hanno un nero segreto che in paese nessuno conosce perché l’immagine che la gente ha delle due povere donne è quello delle illibate ricamatrici, rimaste orfane troppo presto.
Michele Mistretta, il dandy, giunto a Cefalù con il suo carico di bellezza e boria, si era rinchiuso nella sua villa d’oro, ma piuttosto che vivere una vita di agi e frivolezze, si era ritrovato a piangere solitario come un bambino, ridotto a guardare spettacoli teatrali in solitudine e ad avere sogni da buttare nel cesso: una vita da non ricordare.
Anche Giuseppina Martorana, mala fimmina caparbia e furba, per anni ha tenuto sotto chiave la sua verità. Chi era quella donna ritornata a Cefalù dalla Francia, con un figlio a carico, la storia un marito defunto in guerra e l’arte di leggere l’oracolo cinese? Nessuno sapeva cosa aveva realmente fatto in tutti questi anni lontano dalla Sicilia.
Giuseppina Martorana ha una sensualità ammaliante. La sua esuberanza, peccaminosa e perturbante, disturba le donne del paese. Ha un atteggiamento biasimevole. Per tutti è la fattucchiera di Cefalù che oltraggia i valori e distrugge i tabù, attirandosi gli sguardi e le maldicenze delle comari pettegole.
Nel romanzo, Giuseppina Martorana è una costruzione letteraria molto affascinante. Ha una concupiscenza tramata e misteriosa che non si piega ad un fatto meramente fisico, quanto ad uno spirituale e carismatico. La sua forza attraente riesce a bilanciare quella malefica di Crowley e ricorda, lontanamente, la lupa di Verga…
E’ la Sicilia dei vinti. La lotta per la sopravvivenza che induce i protagonisti a commettere azioni che li renderanno colpevoli, ma ingiudicati. Sfuggiti alla legge per fortuiti casi del destino, i personaggi raccontati da Soldano, hanno tutti un potenziale inespresso o incapace di essere sfruttato.
Sconfitti, delusi, solitari con una bellezza tutta verghiana.
La narrazione procede secondo un modo ondulatorio, per analessi, avanti e indietro nel tempo, regalando al lettore dei flashback che fanno luce sulla vita di alcuni personaggi chiave del romanzo.
Il 13 ricorre spesso nella narrazione e, conoscendo i vezzi di questo autore, dobbiamo creder che ci sia una relazione tra il numero scelto e il suo significato cabalistico. Stesso accorgimento anche per la scelta del venerdì come giorno in cui muore la protagonista Giuseppina.
Secondo le credenze popolari, infatti il “venerino” – nato di venerdì – riesce a prevedere il futuro e gli spiriti maligni non hanno nessuna influenza su di lui. Chi nasce di venerdì può tranquillamente abitare in una casa invasa dagli spiriti, senza che venga da questi disturbato.
Le leggende raccontano che le donne di Palermo ogni venerdì si recavano alla chiesa delle Anime dei corpi decollati, dopo aver offerto il loro rosario, si avvicinavano alle lapidi dei loro defunti per sentire se ciò che esse desideravano venisse loro concesso.
Per gli esoterici, il 13 rappresenta il principio dell’ineluttabilità del cambiamento, il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione… i vinti. La morte, in attesa di riscatto e di rinascita.
“La maledizione dell’abbazia di Thelema” è romanzo di male fimmine, sortilegi, superstizioni e fatti di cronaca realmente accaduti, mischiati in un potpourri ben riuscito. Una libro affascinante che stregherà religiosi e miscredenti.
https://fimminachelegge.wordpress.com/2017/07/10/la-maledizione-dellabbazia-di-thelema-di-accursio-soldano-la-satanismo-di-crowley-la-sicilia-di-verga-i-vinti-la-lupa/
venerdì 7 luglio 2017
lunedì 19 giugno 2017
LA STRADA DEGLI SCRITTORI: SI PRESENTA LA MALEDIZIONE DELL'ABBAZIA DI THELEMA
Il
romanzo “La maledizione dell'Abbazia di Thelema” è stato selezionato e inserito nel calendario degli eventi
de “La Strada degli Scrittori”.
La
Strada degli scrittori è un itinerario che invita a ripercorre i
luoghi vissuti e amati da scrittori siciliani di prima grandezza:
Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia,
Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Antonio Russello, Rosso di San Secondo, e quelli descritti nei romanzi, a contatto con i volti e le variegate personalità ampiamente dettagliate in pagine e pagine di letteratura e di teatro che hanno appassionato e formato intere generazioni.
Il romanzo “La maledizione dell'abbazia di Thelema” sarà presentato durante il talk letterario "Sicilia oltre la Strada" che si terrà venerdì 23 giugno alle ore 18:30 presso l'ex Collegio dei Filippini ad Agrigento. L'incontro, coordinato dal giornalista e critico Gero Micciché, tratterà i temi oggetto di ogni opera selezionata e riflessioni legate agli argomenti trattati in ogni romanzo, oltre a proporre riflessioni sul tema della Sicilia in letteratura, del rapporto tra lo scrittore siciliano e la propria terra, con particolare riferimento agli scrittori simbolo della Strada degli Scrittori.
Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Antonio Russello, Rosso di San Secondo, e quelli descritti nei romanzi, a contatto con i volti e le variegate personalità ampiamente dettagliate in pagine e pagine di letteratura e di teatro che hanno appassionato e formato intere generazioni.
Il romanzo “La maledizione dell'abbazia di Thelema” sarà presentato durante il talk letterario "Sicilia oltre la Strada" che si terrà venerdì 23 giugno alle ore 18:30 presso l'ex Collegio dei Filippini ad Agrigento. L'incontro, coordinato dal giornalista e critico Gero Micciché, tratterà i temi oggetto di ogni opera selezionata e riflessioni legate agli argomenti trattati in ogni romanzo, oltre a proporre riflessioni sul tema della Sicilia in letteratura, del rapporto tra lo scrittore siciliano e la propria terra, con particolare riferimento agli scrittori simbolo della Strada degli Scrittori.
lunedì 15 maggio 2017
LA COMMEDIA "BALLATA PER COMICO SOLO" VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE "NAVARRO"
Grande
successo di pubblico per la IX edizione del Premio internazionale
Navarro che si è svolta all’interno della sala convegni della
Banca Credito Cooperativo di Sambuca di Sicilia,
Nel
corso della mattinata si è tenuto il secondo Convegno di Studi
Navarriani con le relazioni di numerosi esponenti della cultura e la
partecipazione di dirigenti e docenti dell’hinterland. Presenti
varie delegazioni di studenti, fra cui prima quelli dell’Istituto
Fra Felice da Sambuca. Ad accogliere gli ospiti gli alunni
dell'istituto ”Amato Vetrano” di Sciacca ed il Leo Club Sambuca
Belice.
Nel
pomeriggio si è invece, svolta la cerimonia di premiazione
coordinata da Claudia Brunetta. La
giuria, presieduta da Enzo
Randazzo, affiancato da Loretta Abruzzo, Paola Armato, Salvatore Lo
Giudice, Giuseppe Di Pietra, Angela Balistreri, Angela Campo, Alice
Titone, Gisella Mondino, Claudia Brunetta, Daniela Rizzuto, Paolo
Marciante, Alessandro Becchina e Annalia Todaro, ha deciso di
assegnare, oltre ai premi per le sezioni in concorso, anche premi
speciali a personalità che si sono distinte per il loro impegno nei
campi della cultura. Il primo premio nella sezione
teatro è stato assegnato alla mia commedia “Ballata per comico solo”.
Commedia questa, che ha già ricevuto tre premi in
altrettanti concorsi.
martedì 28 marzo 2017
GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO 2017
Anche a Sciacca si è svolta la giornata mondiale del teatro e prima dello spettacolo di Gianfranco D’Angelo e Demo Mura (la cui performance ricordava molto da vicino il linguaggio di #Lenny Bruce), l’amministrazione comunale ha voluto premiare le compagnie teatrali amatoriali che operano a Sciacca e il sottoscritto che negli anni si è distinto per i numerosi premi conquistati in campo nazionale con i suoi testi messi in scena a Roma nel prestigioso e storico teatro Aurelio ed al Fringe festival.
La serata è stata presentata da Fabio Piazza e dall’assessore Salvatore Monte che non ha risparmiato una frecciata non velata alla
cosiddetta “Intellighenzia” saccense che invoca un giorno si ed uno no il ricorso alla cultura come mezzo per migliorare e migliorarsi ma sistematicamente è assente alle manifestazioni a meno che non ci siano amici e parenti a fare gli "attori principali" per poi gridare al "successo" cittadino.
E ieri il pubblico non era numeroso.
La performance di D’Angelo e Mura è stata divertente. E se conosciamo a fondo la carriera di D’Angelo, una sorpresa positiva è stato Demo Mura il quale usa un linguaggio non convenzionale che va “interpretato”. D’altronde, come lui stesso ha dichiarato: “non sono un comico, sono un intrattenitore”.
Due frasi (quella di Monte e di Mura) che dovrebbero far riflettere molti operatori teatrali amatoriali, i quali credono che il teatro sia una forma di passatempo culturale buono per ogni occasione e finiscono per commettere quattro errori fondamentali:
1 La messa in scena di una commedia non è sostituibile con una estrazione di biglietti
2 Un testo teatrale è diverso da un copione di carnevale
3 Imparare a memoria un testo non significa recitare
4 Il confronto con altre realtà serve a crescere e aggiustare eventuali difetti.
giovedì 23 marzo 2017
SONO UN AUTORE TEATRALE SENZA COMPAGNIA
In
occasione della Giornata mondiale del Teatro che si svolgerà il
prossimo 27 Marzo, l'amministrazione comunale ha deciso di dare
pubblici riconoscimenti alle compagnie teatrali e anche agli autori
saccensi che negli anni hanno raggiunto importanti risultati.
Ovviamente
la location, visto che si parla di teatro, sarà il Samonà in una
serata in cui è previsto lo spettacolo di Gianfranco D’Angelo e
Demo Mura dal titolo ‘Talk&show: una lunga storia d’attore’.
I
riconoscimenti saranno assegnati alle compagnie locali che negli anni
si sono distinte portando in scena in Sicilia, e qualcuna in giro per
l’Italia, opere che hanno avuto l’apprezzamento del pubblico e
della critica.
L'elenco
delle compagnie amatoriali premiate comprende la storica
“Compagnia
dell’Isola, poi TeatroOltre, Porta Vagnu, Frati e Soru (che non
conosco) e il Gruppo Teatro Tredici.
Poi
ci sarà un pubblico riconoscimento anche a chi ha scritto per il
teatro.
Il
comunicato dice che sarà assegnato “allo scrittore Accursio
Soldano, autore di pregevoli testi vincitori di importanti concorsi”.
Ovvero:
L'atto
unico “Sono l'unica cosa che
non posso essere” ha vinto il Primo
Premio al concorso teatrale “Navarro”
La
commedia “Riflesso senza immagine” messa in scena a Roma ha vinto
il Primo Premio al concorso nazionale “Teatro Aurelio”
La
commedia “Ballata per comico solo” ha vinto la Menzione speciale
due anni dopo allo stesso concorso Teatrale e Segnalazione d'onore al
Premio “Convivio”.
Senza
contare che dal mio romanzo “Il venditore di attimi” è stata
fatta una riduzione teatrale messa in scena al prestigioso Fringe
Festival di Roma dalla Compagnia Antares
di Roma e riproposta a
Sciacca dalla compagnia Teatro Marietano.
Per
dirla tutta, a parte Sciacca, le mie commedie e i miei lavori
riscontrano il giudizio positivo di compagnie teatrali e di giurati
nel resto d'Italia. E questo mi fa enormemente piacere, perché posso
vantarmi di essere, dopo Vincenzo Licata (vedi Don Turi e Gano di
Magonza) l'unico autore teatrale saccense senza compagnia teatrale
che può sedersi in platea ed assistere alla messa in scena di una
sua commedia.
martedì 21 marzo 2017
ELEZIONI COMUNALI: E ORA ARRIVA IL BELLO!
|
Con la decisione di Fabrizio Di
Paola di non ricandidarsi a sindaco di questa città si apre una nuova fase
della “campagna elettorale”.
Fino ad oggi infatti, le altre forze politiche e
le associazioni che hanno deciso o ipotizzato di scendere in campo hanno fatto
il vecchio giochino del nome da buttare in pasto alla stampa e sui social per
vedere il grado di preferenza, l'effetto che fa, ma fondamentalmente hanno aspettato di risolvere
l'amletico dubbio che li assillava: dovremo fare campagna elettorale contro Di Paola o no?
Perché il vero tema politico-sociale di queste
settimane è stato proprio questo: chi contrapporre a chi?
Se Di Paola avesse deciso di ricandidarsi la situazione (per gli altri) sarebbe stata semplificata: bastava dire male parole a Fabrizio Di Paola, David Emmi, Caracappa o Salvatore Monte, additarli come responsabili dello sfascio cittadino e non c'era neanche bisogno di presentare un programma elettorale.
Se Di Paola avesse deciso di ricandidarsi la situazione (per gli altri) sarebbe stata semplificata: bastava dire male parole a Fabrizio Di Paola, David Emmi, Caracappa o Salvatore Monte, additarli come responsabili dello sfascio cittadino e non c'era neanche bisogno di presentare un programma elettorale.
In attesa della
decisione di Di Paola, tutti gli altri partiti e non, hanno cominciato le
consultazioni e i litigi (prendendosi a male parole prima ancora di sedersi a discutere) e si sono rivisti in giro, nei bar, nelle riunioni, a passeggio a
braccetto infilati dentro i vecchi Loden di gucciniana memoria, personaggi (più o meno politici) che
erano spariti da tempo dalla visuale, pensionati e persino soggetti che avevano deciso, come Siddharta di dedicarsi ad una lunga meditazione.
Insomma quelli che che quando si tratta di “dare una mano” e deliziare la platea con la loro critica costruttiva riappaiono come fantasmi depositari di antichi saggi politici e altri che pur non avendo mai fatto politica, ma pura e semplice economia, si sono messi il vestito della festa, una bella cravatta abbinata e si sono improvvisati politici di lungo corso accompagnati da politicanti di qualche via sacerdotale e nostalgici di Piazza Matteotti. Quando c'erano ancora suoni per ricordare.
Insomma quelli che che quando si tratta di “dare una mano” e deliziare la platea con la loro critica costruttiva riappaiono come fantasmi depositari di antichi saggi politici e altri che pur non avendo mai fatto politica, ma pura e semplice economia, si sono messi il vestito della festa, una bella cravatta abbinata e si sono improvvisati politici di lungo corso accompagnati da politicanti di qualche via sacerdotale e nostalgici di Piazza Matteotti. Quando c'erano ancora suoni per ricordare.
Ora il nodo è sciolto, il dado e tratto e la minestra
può essere impiattata.
E adesso arriva il bello! Di Paola non si candida e automaticamente cade il lungo report sulla sua attività di sindaco. Tocca presentare un programma serio, mannaggia!
Abbiamo nomi, sigle, animalisti grillini, espressioni dialettali di stupore, curriculum più o meno altisonanti, candidati di candidati, abbiamo i “mi piace” che fanno scena, la rosa di nomi, i petali di candidati, gli intellettuali che danno lezioni una settimana si ed una no, ma niente di concreto, niente di serio.
Ma qual è la politica economica, sociale e culturale che si vuole dare a questa città? Ancora non è dato sapere.
Abbiamo nomi, sigle, animalisti grillini, espressioni dialettali di stupore, curriculum più o meno altisonanti, candidati di candidati, abbiamo i “mi piace” che fanno scena, la rosa di nomi, i petali di candidati, gli intellettuali che danno lezioni una settimana si ed una no, ma niente di concreto, niente di serio.
Ma qual è la politica economica, sociale e culturale che si vuole dare a questa città? Ancora non è dato sapere.
sabato 18 febbraio 2017
C'ERA UN VOLTA UN RE...
C'era un volta un Re, che
essendo Re aveva uno stuolo di servitori, consiglieri, consiglieri
dei consiglieri, raccomandati e un pubblico privato per gli applausi.
Il Re si dilettava nel
canto e ogni tanto riuniva tutti per far ascoltare la sua nuova
composizione. Scriveva poesie, e ogni giovedì riuniva le sue truppe
e recitava i suoi versi, per farli stare meglio, diceva. Il Re era
anche un grande artista e si dilettava nel difficile mestiere
dell'equilibrista: faceva mettere per terra una tavola larga 10
centimetri e ci camminava sopra da una parte all'altra senza cadere.
E tutti applaudivano. E dicevano "Ma quanto è bravo, il nostro Re"
Il Re era anche un grande
pittore e ogni sei mesi tirava fuori i suoi quadri da dentro il
palazzo e li metteva in esposizione per le vie della sua città
cosicché tutti potessero vederli e tutti esclamavano “Ohhhh che
bravo” con quattro e più acca!
Il Re era un artista, un
pittore, un cantante, un musicista, un saltimbanco e tutto il popolo
era felice perché non solo avevano un Re, ma questo, con tutte le
sue qualità era sicuramente il migliore Re al mondo!
Un giorno in paese arrivò
il carrozzone di un circo e il Re chiese che si esibissero a Palazzo
per vedere cosa sapevano fare. I circensi montarono un piccolo
palchetto col sipario e il Re vide che il sipario era bello e ben
dipinto, vide che un tizio venuto da lontano e da chissà dove riusciva a camminare su un filo sospeso in
aria, ascoltò la ragazza che con voce suadente cantava una bella canzone senza rima e il capo
comico che recitava poesie un po' più belle delle sue.
Il Re colto da improvviso
sentimento di invidia ordinò alle guardie di rinchiudere tutti nelle
segrete del castello, fece edificare alte mura a protezione della
città e vietò l'ingresso agli stranieri.
"Ma come -disse- questi vorrebbero venire qui a sovvertire l'ordine? Non lo sanno che il miglior al mondo sono io? Cos'è questo spirito rivoluzionario?"
"Ma come -disse- questi vorrebbero venire qui a sovvertire l'ordine? Non lo sanno che il miglior al mondo sono io? Cos'è questo spirito rivoluzionario?"
Poi prese in mano il suo
spartito e cominciò a recitare le sue poesie con il pubblico che
ripeteva: Ohhhh ma quanto è bravo!
venerdì 17 febbraio 2017
LA DIFFERENZA FRA CULTURA E SPETTACOLO ... TERZO ME!

Io credo che sia arrivato il momento di dare una svolta culturale a questa città che ha, da sempre fatto confusione fra spettacolo e cultura inserendo in questa ultima categoria qualsiasi cosa avesse una data e un pubblico.
E’ spettacolo l’esibizione di una banda musicale, è spettacolo il carnevale, è spettacolo l’esibizione di un comico ed è spettacolo l’estemporanea organizzazione di manifestazioni paesane che, nella povertà del linguaggio vengono presentati col termine eventi.
E' cultura qualsiasi manifestazione contribuisca a migliorare e ad arricchire il sapere di un singolo individuo o della massa indipendentemente dal grado di spettacolarizzazione con cui si presenta. E' cultura il confronto, ciò che genera dibattito e ciò che serve a formare o modificare una opinione.
I problemi, quelli che hanno contribuito a rendere questa città il paradiso della mediocrità culturale sono essenzialmente due:
La mancanza di una politica culturale messa in atto da chi ha amministrato
La scelta dell’esempio culturale da seguire.
Sull’esempio da seguire la situazione è drammatica.
Mentre ad Agrigento l’esempio è il nobel per la letteratura Luigi Pirandello, a S. Margherita Belice è Tomasi di Lampedusa, a Porto Empedocle c’è Andrea Camilleri, a Racalmuto c’è Leonardo Sciascia, a Sciacca, (credo per necessità) non avendo scrittori, drammaturghi, storici, filosofi (penso a Giovanni Gentile di Castelvetrano) universalmente riconosciuti come tali, si è deciso che l'identità culturale sia rappresentata da una serie infinita di poeti dialettali che possibilmente abbiano scritto anche qualche copione di carnevale. Poi non importa se il loro nome non appare in nessun libro di testo nelle scuole di ogni ordine e grado, se non ne parla nessuna rivista specializzata, questo è! Quindi, qualsiasi sia la sua produzione, diventa in automatico il miglior in Sicilia, sicuramente uno dei migliori al mondo. Perché un esempio da seguire lo dobbiamo avere!
Ovviamente è escluso dall’elenco il Tommaso Fazello, archeologo, storico e scrittore perché poco si addice a spettacolo. Non fa scena, però ha una statua in piazza!
Sulla mancanza di una politica culturale la situazione è sotto gli occhi di tutti.
Non esiste nessuna manifestazione, a parte il carnevale (che sicuramente non arricchisce il fruitore dal punto di vista culturale), che possa avvalersi del marchio “Comune di Sciacca”.
Non esiste un cartellone teatrale (come a Sambuca, Calamonaci, Ribera) non esiste una manifestazione di interesse storico (a meno che non si voglia far passare per storica la processione della Madonna del Soccorso) e tutto ciò che è durato e dura negli anni è organizzato da privati (SciaccaFilm fest, Letterando in fest, Ritrovarsi).
Credo che sia arrivato il momento di fare chiarezza, aprire il sipario davanti gli occhi e distinguere nettamente ciò che è spettacolo da ciò che arricchisce culturalmente una persona. Io ci spero!
mercoledì 7 dicembre 2016
PERCHE' RENZI HA PERSO SUL REFERENDUM?
Perché Matteo Renzi è
riuscito a perdere un Referendum che gli italiani aspettavano da
decenni? Sfido chiunque a dire che fino a pochi giorni fa non si
lamentava dell'alto numero di parlamentari e senatori, che non si
lamentava degli stipendi che percepivano, che volevano mandarli a
casa per direttissima.
Ebbene, arriva uno che
chiede: volete abolire il Senato e averne uno dimezzato che non
percepisce quegli stipendi? E quasi il 60% risponde NO.
Beh, qualcosa non quadra!
Ovviamente, tutti a citare
la Costituzione, la Resistenza, i padri fondatori ma pochi a leggere
quello che la Riforma proponeva. Perché, in fondo, non gliene
fregava niente a nessuno, era solo l'occasione per mandare un segnale
forte all'ex sindaco di Firenze che dopo una campagna pubblicitaria
orchestrata ad hoc su alcuni giornali quando era sindaco (intervistato un giorno si ed uno no, anche senza un motivo reale), prima ha messo le mani sul PD
e poi sul Governo.
Il voto era: Renzi SI,
Renzi NO, e il premier fiorentino per un eccesso di arroganza ha
perso.
Quali sono i motivi? Ve li elenco (ma potrebbe essere incompleto).
Troppa presunzione di onnipotenza nella gestione politica (convinto
che essendo Premier e segretario del PD poteva vincere a man bassa)
Una Lotta Continua all'interno del suo partito (a cominciare dal
siluramento di Letta per prenderne il posto),
La difesa ad oltranza di un Ministro (Boschi) che in un Paese normale si sarebbe dimesso all'indomani dell'inchiesta in cui era coinvolto il padre,
La difesa ad oltranza di un Ministro (Boschi) che in un Paese normale si sarebbe dimesso all'indomani dell'inchiesta in cui era coinvolto il padre,
Il decreto
Sala Banche volto a garantire il salvataggio di quattro banche
italiane in dissesto (Banca delle Marche, Banca Popolare dell’Etruria
e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, CariChieti) fregandosene
dei risparmiatori che ancora aspettano il risarcimento,
L'abbandono
del fronte dei moderati e dei cattolici che dopo il varo della Legge Cirinnà sulle
unioni civili e del cosiddetto divorzio breve (che tanto per
cominciare ha spaccato la coalizione di Governo, Pd da una parte e NCD
dall'altra) ed ha spaccato il paese in due (con manifestazioni di
piazza e scontri) gliel'avevano giurata.
Senza contare tutti quegli italiani che per anni hanno visto la TV senza pagare il canone e un bel giorno se lo sono visti recapitare in bolletta.
Senza contare tutti quegli italiani che per anni hanno visto la TV senza pagare il canone e un bel giorno se lo sono visti recapitare in bolletta.
E l'occasione l'hanno
avuta: il referendum che Renzi, in un eccesso di auto-glorificazione
si è intestato.
Il prossimo passo sarà
quello di togliergli la segreteria del Partito Democratico dove, con
la scusa del dibattito interno i suoi esponenti sparano colpi di
cannone a questo e quello dimostrando chiaramente di non avere
un'unità di idee e di posizione politica.
Il fatto è che la
Politica è una cosa seria, ma da un po' di anni a questa parte si è
ridotta a pochi tweet con hastag vari.
sabato 19 novembre 2016
SE IO FOSSI BOB DYLAN....
Il premio Nobel per la
letteratura a Bob Dylan ha fatto discutere molto.
Alla notizia, il popolo
social che non vede l'ora di esprimere una opinione (come ovvio) si è
diviso tra favorevoli e contrari, tra quelli che chiedevano e si
chiedevano che c'entra Dylan con la Letteratura e quelli che vedevano
nelle canzoni di Dylan un livello “alto” di poesia.
Non voglio soffermarmi su
questo aspetto.
Se parliamo di poesia,
credo che nessuno meriti il Nobel più di Dylan (peraltro scelse di
chiamarsi così in onore al poeta, drammaturgo e scrittore gallese
Dylan Thomas). Ma finite le manfrine sul “merito” sono iniziate
quelle sulla “presenza” o meno di Dylan alla manifestazione di
consegna del premio. Il buon vecchio Bob ha dichiarato che non potrà
andarci per “impegni presi in precedenza”.
E sono ricominciate le
scaramucce tra guelfi e ghibellini.
Ebbene, se io fossi stato
Bob Dylan non sarei andato. E vi spiego perché.
Qual è il motivo che
costringe uno scrittore, poeta o musicista (in questo caso) a
ritirare il Premio Nobel? Fondamentalmente sono tre:
- Il prestigio del premio. Considerato il massimo in questo settore
- L'impennata di vendite (che siano essi romanzi o commedie o CD)
- Il tam tam mediatico che mi permette di farmi conoscere in tutto il mondo.
Il punto 2 non interessa
Bob Dylan visto che non si contano quanti milioni di dischi e libri
il cantautore americano ha venduto e continua a vendere ancora oggi e
la quantità spropositata di concerti che ancora fa!
Non interessa neppure il
punto 3 perché le canzoni di Bob Dylan le conoscono persino i
bambini che sono ancora dentro la pancia delle donne. (Pare che fare
ascoltare alcune sue canzoni ai feti faccia bene al futuro
nascituro). Dylan non ha bisogno dell'articolo sul giornale che
annuncia il conferimento del Nobel per farsi conoscere: è già
abbastanza famoso di suo.
Sul punto 1 il discorso
cambia.
Facciamo l'analisi dei
nobel per la letteratura degli ultimi anni.
Ve li elenco in ordine.
Nel 2011 Tomas
Tranströmer, nel 2012 Mo Yan, nel 2013 Alice Munro, nel 2014 Patrick
Modiano, nel 2015 Svjatlana Aleksievič.
Ora, io non credo che
prima del conferimento del Nobel, il grande pubblico dei lettori
conoscesse questi autori, come non credo che, ancora oggi, in molti
hanno un loro libro nello scaffale di casa.
E' naturale che scrittori
come Modiano il quale alla notizia ha onestamente dichiarato «Sono
felice, ma trovo tutto questo bizzarro» che documentaristi come la
Aleksievic, perseguitata dal regime del suo Paese o la canadese Munro
(autrice di racconti) si sentano onorati di ricevere il Nobel e
lascino tutti gli impegni per andarlo a ritirare, perché per loro
vanno bene tutti e tre i punti analizzati in precedenza. E' un
riconoscimento di prestigio, venderà un sacco di copie del suo libro
e il nome rimbalzerà nel mondo facendo fare la figura degli
ignoranti a chi, fino a quel momento non li conosceva.
Certo, confesso la mia
ignoranza (non sono un accademico), a parte Mo Yan (ma solo perché
vidi il film “Sorgo rosso” di Zhang Yimou), non conoscevo nessuno
di questi scrittori premiati col Nobel.
Buon per loro. Ho comprato
un loro libro.
Ma dico, se io fossi Bob
Dylan, considerate le precedenti assegnazioni, a che mi serve
ricevere un Nobel? Per testimoniare cosa, che non si sappia già? Per farmi conoscere da chi, che non mi conosce già?
Fondamentalmente non mi serve a niente, quindi... se non ho impegni
vado, altrimenti, che lo diano ad un altro illustre sconosciuto.
Iscriviti a:
Post (Atom)




















