STORIE DI UN GIORNALISTA CON UNA LAUREA IN FILOSOFIA. Assioma di Cole "La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento"
sabato 16 dicembre 2017
sabato 9 dicembre 2017
PERCHE' "COME UN CANDITO A NATALE" VINCEREBBE IL FESTIVAL DI SANREMO
Ora immaginate la scena.
Siamo sul palco
dell'Ariston per la nuova edizione del festival di Sanremo.
I giovani hanno cantato,
hanno cantato pure due o tre cantautori e gruppi Indie che nessuno
conosce e che per uscire dal limbo della musica indipendente hanno
accolto con favore l'opportunità di esibirsi davanti al grande pubblico televisivo dell'Ariston. Ma quale Premio Tenco, quello non lo vede nessuno!
I gruppi Indie si sa, evitano accuratamente i
Talent show, non vanno a farsi giudicare da Fedez o dalla Littizzetto, loro
fanno musica seria... con testi seri, arrangiamenti seri.
C'è anche qualche Big, che come il panettone
esce fuori una volta all'anno, mentre per i restanti undici mesi
sparisce dalla circolazione canterina, e ci sono quelli tipo Fiorella
Mannoia che prima di cantare la nuova canzone ricorda il suo successo
dello scorso anno con la canzone "Che sia benedetta", un
inno alla vita e all'amore etc etc...
Il bravo presentatore
annuncia l'ospite d'onore, che è amico della Mannoia, l'ospite è
Manu Chao, l'ultimo dei mohicani, e sul palco dell'Ariston canterà
"Clandestino", un pezzo dedicato a tutti i migranti, a
coloro che viaggiano sui barconi o che passano i confini col Messico alla faccia di Trump,
a quelli che viaggiano stipati dentro i camion verso una vita
migliore a coloro che si sentono clandestini anche a casa propria.
"Pa' una ciudad del norte, Yo me fui a trabajar, Mi vida la
dejé, Entre Ceuta y Gibraltar, Soy una raya en el mar, Fantasma en
la ciudad, Mi vida va prohibida, Dice la autoridad",
Una canzone
contro le discriminazioni razziali e sociali, un'apertura dei confini
del mondo, con una opportunità per tutti".
Applausi.
Il presentatore poi, quasi commosso (perché lui sa già tutto) annuncia la nuova canzone in gara, un testo contro le discriminazione molto i voga in questo secolo consumistico, un
inno per chi nella vita non ha avuto grosse possibilità, una canzone
dedicata a chi, malgrado sia sempre presente, dall'oratorio al marciapiede, non ha mai avuto la
giusta considerazione da parte degli altri, una canzone per gli "ultimi" che potrebbe
anche essere un buon sermone di Natale per ricordare le piccole gioie
della vita, le poche soddisfazioni e le tante delusioni. Niente a che vedere con la "Canzone di Natale"
dei Zen Circus, ma qualcosa che stringe il cuore e fa capire che
siamo tutti uguali, che non possiamo "scartare" nessuna
ipotesi di convivenza civile e d'amore.
Basta essere derisi,
bistrattati, buttati via, e non bisogna nascondersi dietro un dito o una intera mano, ma affrontare la
vita con determinazione, perché di vita ne abbiamo solo una e niente
di quello che ci offre va buttato, deriso, scartato.
Perché tutto ha
un fine.
Una canzone politicamente scorretta, perchè potrebbe essere usata nei comizi di Bersani e Co, rottamati senza ritegno, buttati via come indesiderati, scartati dal nuovo che avanza.
Signore e signore, annuncia il presentatore, dal
Palco dell'Ariston di Sanremo, di Catagnano, Pelan e De Martino
"Come un candito a Natale", canta Jacopo Rondinelli.
Applausi e lacrime.Una canzone politicamente scorretta, perchè potrebbe essere usata nei comizi di Bersani e Co, rottamati senza ritegno, buttati via come indesiderati, scartati dal nuovo che avanza.
La vittoria è assicurata!
venerdì 24 novembre 2017
I ROMANZI DELL'APPARENZA E IL VIAGGIO DI ALBERTO CAEIRO
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| ACCURSIO SOLDANO |
Devo dire che sono stato fortunato, perché sin dal primo romanzo (Il venditore di attimi), eliminando a priori le case editrici a pagamento, quelle che offrono editing e chissà quanti passaggi televisivi e su quotidiani più o meno conosciuti, ho trovato editori (anche se con qualche problema di diffusione a livello nazionale) che hanno creduto in me.
Il primo romanzo è stato molto fortunato, perché
dopo alcuni mesi dall'uscita mi hanno chiamato da Roma chiedendomi se potevano farne una riduzione teatrale. Mariella Gravinese, attrice bravissima che all'epoca non conoscevo mi propose l'idea ed io accettai.
L'atto unico "Il venditore di attimi" tratto dal mio romanzo fu messo in scena al Fringe Festival di Roma.
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| MARIANO DEIDDA |
Il terzo romanzo (il secondo sul filone dell'apparire) è "La maledizione dell'abbazia di Thelema". Anche qui, come in "Il venditore di attimi" personaggi realmente esistiti (Aleister Crowley) sono infilati in storie completamente inventate, amplificate da ricordi e situazioni non chiare (all'inizio) per poi assumere una veste verosimile se non veritiera. Il romanzo è sicuramente un inno al "quello che sono veramente non lo saprai mai".
Pubblicato in Portogallo dall'editore Ler Devagar mi ha permesso di varcare i confini italiani della letteratura e di essere uno dei pochi scrittori siciliani pubblicati all'estero. Il che mi rende orgoglioso del mio lavoro. Vuol dire che, in fondo, non scrivo storie banali.
Per parlare di Alberto Caeiro senza urtare la sensibilità dei portoghesi potevo chiedere consigli solo a due persone: Mariano Deidda, sicuramente uno dei pochi autori italiani (musicista in questo caso) che può vantarsi di essere uno studioso di Fernando Pessoa e Antonio Tabucchi.
Deidda lo avevo conosciuto anni prima, in occasione dell'uscita di un suo Cd in cui metteva in musica le poesie di Pessoa quindi andavo sul sicuro e poi, inutile dirlo, per ovvi motivi non potevo chiedere nulla a Tabucchi.
Non volevo che Caeiro viaggiasse da solo in Sicilia (non sarebbe stato verosimile e poi ci sono troppi invidiosi in giro) volevo qualcuno che lo accompagnasse, che conoscesse sia Fernando Pessoa che la Sicilia e Deidda era perfetto!
Il viaggio di Caeiro parte da Lisbona ed io mi auguro che sia lungo e bellissimo!
domenica 19 novembre 2017
ELOGIO DEL RUTTINO... E DELLA BUONA CREANZA
Vi è mai capitato di fare un
ruttino, anche piccolo, magari seduti in pizzeria dopo aver ingoiato un pezzo
di pizza margherita accompagnata da un sorso di coca cola ghiacciata frizzante?
E ricordate la vostra faccia, a metà strada fra il divertito e il colpevole
mentre gli occhi vanno avanti, indietro, a destra ed a sinistra per vedere
(stando ben nascosti) chi l’ha sentito e quale reazione ha avuto a quel suono
non proprio, come dire, di buona educazione emesso senza nessuna autorizzazione
da parte vostra? Una specie di suono incondizionato come un riflesso non
controllabile che vorreste non avesse nessuna immagine da associare.
Tanto meno
la vostra faccia!
E però è strano! Perché se quel
ruttino proveniente da quel tavolo in fondo alla sala, quel suono sgradevole
che qualsiasi decalogo, catalogo, libro di galateo e persino il Trattato dei Costumi
di Monsignor Della Casa condanna senza appello l’avesse emesso un neonato
sistemato comodamente nella sua carrozzella, nessuna avrebbe avuto niente da
ridire, anzi, sarebbe stato accolto con un applauso da parte degli astanti e
sorrisi di compiacimento per l’avvenuta buona digestione del neonato. Parrebbe
che il ruttino liberatorio vada bene fino ad una certa età, poi diventa
qualcosa di improponibile.
Un uomo adulto deve contenersi, stringere la pancia,
mettere la mano in bocca e in ultima analisi rifugiarsi sotto il tavolo
sperando che lo stesso non faccia da eco.
E allora risulta chiaro che
è arrivato il momento di eliminare questo cattivo uso del Bon Ton.
Ed è quello
che, divertentissimamente (si può dire?) fa Laura Bonelli nel suo “Elogio del
ruttino” pubblicato dalla Babbomorto editore. Un testo snello, veloce,
divertente, una sorta di trattato filosofico sulla non buona creanza che, se posso
fare un paragone, ricorda le brevi performance del comico Paolo
Rossi nel pieno della forma (sia mentale che intestinale). Una Bonelli in piena forma!
Il solo problema (se così si
può definire) è che (ma questo fa della casa editrice di Antonio Castronuovo un
esempio unico nel panorama letterario italiano di massa) il pamphlet è stato
stampato in sole 107 copie.
Quindi bisogna proprio essere fortunati ad averne
uno nella propria biblioteca.
Ma potete sempre chiedere all’autrice!
sabato 28 ottobre 2017
A VIAGEM IN PORTOGALLO
Sarà
presentato in anteprima domenica 29 ottobre a “Folio”
il Festival Literàrio Internacional di Obidos,
in Portogallo
il mio nuovo romanzo dal titolo “A
viagem à Sicilia de Alberto Caeiro” e sarò in
collegamento con la sede del Festival attraverso skype è edito Ler
devagar | edições unipop. La traduzione è stata curata da Andrea
Ragusa e Ana Cláudia Santos, la revisione del testo a cura di Maria
Luísa Castelo.
Il
romanzo completa il trittico dedicato alla “apparenza”
iniziato con “Aspettando Mr. Wolf”, seguito da “La maledizione
dell’Abbazia di Thelema”, in cui personaggi realmente esistiti
vengono immersi in una realtà immaginaria con continui scambi di
ruoli apparentemente senza soluzione di continuità ma che conducono
tutti ad un unico fine: l’apparire per essere.
Il
romanzo racconta un immaginario viaggio in Sicilia di Alberto Caeiro
(un eteronimo di Pessoa) alla ricerca di risposte sulla sua
non-esistenza e gli incontri non solo con Bentivegna ma anche con
altri personaggi storici che hanno fatto tappa a Sciacca e in altri
paesi della Sicilia.
Nel
suo girovagare per le campagne siciliane Alberto Caeiro (personaggio
nato dalla fantasia di Fernando Pessoa) scoprirà miti, storie e
leggende della Sicilia mentre i suoi interlocutori avranno a che fare
(in uno scambio necessario di ruoli) con personaggi immaginari. La
continua ricerca di risposte sulla costruzione della sua vita è un
pretesto per ricordare che ciò che conta è il presente!
“Caeiro
è come un quadro raffigurante un uomo, non sai chi sia, e per questo
gli si può costruire addosso una vita intera, amplificarne e
modificarne la realtà”
lunedì 11 settembre 2017
BUONDI': E ADESSO TUTTI A CHIEDERSI: COSA ACCADRA' A NATALE?
La pubblicità del Buondì
Motta ha sicuramente segnato un punto importante nella comunicazione
pubblicitaria, uno spartiacque fra gli spot buonisti e "politicamente
corretti" mandati in onda fino ad oggi, tutti uguali, tutti con
lo stesso messaggio, con i pubblicitari a scervellarsi (mica tanto) su come fare
apparire appetibile, buono e comprabile il loro prodotto in quindici o
trenta secondi. E siccome, per chi fa pubblicità la merce che
pubblicizza è la migliore, lo spot deve essere accattivante,
socialmente accettabile, non osceno (nel senso di "fuori dalla scena")
e che ispiri sentimenti.
Poi arriva la Motta che decide di rompere
con le brave mammine che uccidono i batteri di casa travestite da supergirl,
con i cani che hanno problemi di gengive, con Banderas che dialoga
con le galline dentro un mulino, con le mamme che mangiano tonno in
scatola perché piace a Kevin Costner, e la situazione cambia radicalmente. La mammina in questione o ha poca conoscenza delle delizie che si possono trovare al supermercato, oppure, per non essere distratta dal suo lavoro (mettere i fiori nel vaso) da una figlia che sembra uscita da un vecchio spot, dice una bugia.
A voler fare un paragone
linguistico/teatrale, la pubblicità del Buondì ricorda una
performance di Lenny Bruce quando arrivava sul palco e diceva:
"Buonasera, state
tutti bene? Andata bene la giornata?"
poi faceva una pausa e
continuava
"Avete scopato ieri
sera?"
Da un punto di vista di
"tempi" e di "messaggio" il risultato è uguale: il cambio improvviso della comunicazione. Una variazione che trova impreparato chi ascolta e quindi con un effetto sorpresa incredibile: "questa non me l'aspettavo!"
Tanto per iniziare, mai
spot pubblicitario ha avuto così tanta pubblicità da parte degli
utenti, mai tanti articoli giornalistici, commenti e parodie. Lo spot
della Motta è più conosciuto del recente vincitore del Leone D'oro
a Venezia (di cui già non parla più nessuno) e del nuovo libro di
Camilleri (di cui non ricordo il titolo), ma è politicamente
scorretto. Se invece del Buondì Motta, al povero postino fosse
piombato in testa il libro di Matteo Renzi, il PD vincerebbe le
prossime elezioni regionali in Sicilia senza bisogno di fare campagna
elettorale, semplicemente distribuendo merendine ai comizi.
Ora, abbiamo madre, padre
e postino sepolti, chi da meteoriti chi da merendine, ma questo apre
un paio di problemi.
1) I pubblicitari
continueranno a farci vedere le solite famigliole felici oppure
qualche battero costringerà la super mamma a prendere un
antibiotico? I cani risolveranno il problema delle gengive con una
visita da un veterinario, il tonno in scatola sarà venduto
indipendentemente da Kevin? Vedremo!
2) A Natale, una colomba Motta farà la cacca in testa alla
ragazzina? Babbo Natale ruberà il panettone? le renne si
rifiuteranno di partire senza prima avere assaggiato una fetta di
Pandoro?
Aspetteremo ansimanti e intanto faremo colazione dentro casa. Meglio evitare i giardini e i luoghi all'aperto.
venerdì 11 agosto 2017
venerdì 4 agosto 2017
CRONACA PSEUDO-DRAMMATICA DI UN TURISTA CHE ARRIVA A SCIACCA
Facciamo finta che io sia un turista nordico che decide di
passare le vacanze al mare in una bella cittadina della Sicilia a vocazione
turistica terzo polo turistico di un non meglio precisato polo con una
classifica che vede Sciacca al terzo posto non si sa per quale motivo.
E comunque,
per essere il terzo polo turistico siciliano dovremmo essere davanti a Taormina,
Cefalù, San Vito lo Capo, Erice, Favignana, Agrigento, Stromboli etc… etc.
Tolto di mezzo il terzo polo e eliminata la definizione di
villaggio di pescatori, il turista nordico decide di venire a Sciacca per farsi
il bagno e ammirare le bellezze naturalistiche. Considerato che non può
ammirare quelle termali perché chiuse, gli basta una bella pineta non ancora
andata a fuoco e una bella spiaggia pulita possibilmente con un servizio di bus
che dal suo alloggio lo porti fino al mare.
Non essendoci, per ovvi motivi, la
metropolitana, un collegamento continuo fra la città e le spiagge ci sarà.
O no?
Quindi prepara la sua bella valigia, ci infila la macchina
fotografica, il costume e parte.
Oggi, 4 agosto. Il turista ha preso il volo per Palermo, è
atterrato all’aeroporto stamattina alle 10.00 e si è seduto dentro la sala d’aspetto
aspettando le 14.55 il primo e unico bus diretto a Sciacca.
Il nostro eroe ha
mangiato in un ristorante dell’aeroporto e su una panchina ha schiacciato un
pisolino. Certo, poteva prendere un autobus che da Punta Raisi lo portasse a
Palermo e un altro che da Palermo lo portasse a Sciacca, ma non ci sono
indicazioni in tal senso. Anzi, i medici inseriscono questo tragitto nella
lista delle contro indicazioni estive.
Arrivato a Sciacca nella ridente cittadina terzo polo
turistico a vocazione turistica ha trovato cumuli di immondizia ai lati della strada, in mezzo alla
strada, una specie di monumento ai caduti sui marciapiedi e dietro ogni curva, e
per benvenuto un azzurro sacchetto solo e solitario poggiato accanto al vicolo.
Il proprietario dell’hotel gli ha detto che ci sono problemi con il
conferimento della spazzatura. Cose che capitano in tutte le città turistiche e
gli ha spiegato che con l’aumento dei turisti aumenta l’immondizia e gli
spazzini non ce la fanno a toglierla tutta. Insomma, un po’ è anche colpa sua.
Arrivato
in camera decide di sistemare tutto e farsi una doccia, ma ahimè il rubinetto
non funziona, non esce acqua. Il proprietario gli comunica che il rubinetto
funziona benissimo ma purtroppo c’è un guasto ai pozzi Grattavoli. Insomma per
la doccia deve aspettare che riparino il guasto a Grattavoli e sperare che non
ci sia una perdita da qualche altra parte. Male che va può comprarsi sei
bottiglie di acqua minerale e lavarsi con quella.
Fa niente. Il turista non è uno che si scoraggia. Niente
doccia? Facciamoci un bagno a mare. Il proprietario gli comunica che se vuole
andare al mare deve affittarsi una macchina, perché non ci sono collegamenti
con le spiagge. Essendo una città turistica sul mare i collegamenti non
servono, siamo già al mare!
E allora, considerato che non si può fare niente, decide di
farsi un bel giro per ammirare le bellezze del nostro centro storico. Il
proprietario gli comunica che se vuole andare a piedi deve stare molto attento,
perché tutto il centro storico è aperto al traffico veicolare, se vuole farsi
un giro per la città e scattare qualche foto, può farlo dopo le 20. Tanto le
macchine fotografiche hanno il flash. Ma dopo le 20 non può fare shopping
perché la maggior parte dei negozi sono chiusi.
Il turista si siede sul suo letto, nella sua camera d’hotel
e pensa: Ma il prossimo anno, verrò di nuovo qui?
lunedì 10 luglio 2017
UNA BELLA RECENSIONE SUL BLOG "Fimminachelegge"
Giuseppina Martorana ha dieci anni, la stessa età della nipote Rosalia, quando in contrada Santa Barbara, nella città siciliana di Cefalù scopre la verità su quell’edificio tanto chiacchierato, noto con il nome l’abbazia di Thelema.
Per tutti, quel vecchio rudere abbandonato con le mura bianche e quella scritta all’ingresso – fa ciò che vuoi sarà la tua legge – altro non è che un covo funesto dove si consumano orge e riti satanici.
La casa, in un primo momento, di proprietà del barone Carlo La Calce, era stata affittata alla contessa Leah Harcourt e ad un uomo, un certo sir Alastor de Kerval che si scopre, solo dopo, essere il nome fittizio di Edward Alexander Crowley, meglio conosciuto come la Bestia 666.
Crowley personaggio ambiguo e controverso, realmente esistito nei primi anni del Novecento, è stato considerato il fondatore del moderno occultismo. Le cronache lo ricordano come un uomo di vasta cultura, fonte di ispirazione del satanismo e creatore di una religione magica o sessuale chiamata Magick. Durante il suo soggiorno a Cefalù si era guadagnato l’appellativo di uomo perverso che incuteva paura alla gente.
In quell’innominato luogo e dei fatti realmente accaduti, tutt’oggi scomodi e volutamente sottaciuti dagli abitanti del posto, si diceva che avvenissero cerimonie e baccanali demoniaci.
Le donne che frequentavano l’abbazia, rigorosamente bionde o rosse, erano le concubine del diavolo e, insieme a Crowley, consumavano orge e sortilegi che producevano un fluido maligno che si ripercuoteva per tutta Cefalù.

I carabinieri, nell’aprile del 1923, erano arrivati in paese con un mandato firmato di pugno da Benito Mussolini che dava l’ordine di espulsione ai mercanti da quel tempio maledetto con l’accusa di spionaggio, maltrattamento e oltraggio al pudore. Tra i curiosi, accorsi a verificare se ciò che si diceva su quel posto fosse vero, vi era anche Giuseppina Martorana, una ragazzina dell’età di dieci anni che voleva saperne di più su quell’uomo e quella casa.
“La maledizione dell’abbazia di Thelema” terzo romanzo del giornalista Accursio Soldano (Leucotea editore, pag, 143) però, non è solo questo: vi è una donna, un funerale, un’abbazia, una maledizione. Un tavolo da gioco e tanti segreti.
La Sicilia descritta è quella verghiana: superstiziosa e devota in un unico credo di sacro e pagano. E’ la terra dei vinti, in cui la religione non fa miracoli e la gente muore sola o povera.
<< Ci sono padri che meritano di morire e quando arriva la loro ora si ritrovano i figli accanto al letto di morte e altri che fanno tutto per il bene dei figli e muoiono senza nessuno accanto.>>
Quando Giuseppina Martorana passa a miglior vita, ha 90 anni. Al suo capezzale, come solitamente accade durante i funerali siciliani, si precipitano parenti, amici, conoscenti, curiosi e vicini di casa. C’è chi piange, chi commenta con sorpresa l’accaduto, chi crede sia tutta colpa dell’influsso negativo proveniente dall’abbazia. E c’è, invece, chi in quell’occasione, trova terreno fertile per elargire battute impregnate di perfidia:
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Quando decide mettere fine al suo lavoro di fattucchiera e all’arte tarocchi, Giuseppina Martorana lo fa perché non è stata in grado di prevedere la sua rovinosa caduta, uno scivolone che era diventato il preludio di una morte lenta ed annunciata. Trasforma così la targa di legno che attestava la sua capacità nell’arte divinatoria, in un tavolo da gioco: Ogni uomo e ogni donna è una stella – così recitava la targa.
La sera, attorno a quel tavolo in casa Martorana, siedono don Michele Mistretta detto u fiurinu, Nina e Brigida Montalbano. E tutti, in quella stanza, hanno qualcosa da confessare; qualcosa di oscuro che nessuno in paese ha mai saputo: omicidi, impiccagioni, prostituzione.
La loro vita, proprio come in una partita a briscola, ha mescolato le carte. E’ stata giocata e nessuno di loro aveva mai saputo in anticipo quando sarebbe arrivata la mano vincente, neppure Giuseppina che aveva imparato a predire il futuro. Durante quelle partite, qualcosa scatta nella mente dei presenti: la necessità di confessare i loro peccati.
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Nina e Brigida le due sorelle, zitelle e acide hanno un nero segreto che in paese nessuno conosce perché l’immagine che la gente ha delle due povere donne è quello delle illibate ricamatrici, rimaste orfane troppo presto.
Michele Mistretta, il dandy, giunto a Cefalù con il suo carico di bellezza e boria, si era rinchiuso nella sua villa d’oro, ma piuttosto che vivere una vita di agi e frivolezze, si era ritrovato a piangere solitario come un bambino, ridotto a guardare spettacoli teatrali in solitudine e ad avere sogni da buttare nel cesso: una vita da non ricordare.
Anche Giuseppina Martorana, mala fimmina caparbia e furba, per anni ha tenuto sotto chiave la sua verità. Chi era quella donna ritornata a Cefalù dalla Francia, con un figlio a carico, la storia un marito defunto in guerra e l’arte di leggere l’oracolo cinese? Nessuno sapeva cosa aveva realmente fatto in tutti questi anni lontano dalla Sicilia.
Giuseppina Martorana ha una sensualità ammaliante. La sua esuberanza, peccaminosa e perturbante, disturba le donne del paese. Ha un atteggiamento biasimevole. Per tutti è la fattucchiera di Cefalù che oltraggia i valori e distrugge i tabù, attirandosi gli sguardi e le maldicenze delle comari pettegole.
Nel romanzo, Giuseppina Martorana è una costruzione letteraria molto affascinante. Ha una concupiscenza tramata e misteriosa che non si piega ad un fatto meramente fisico, quanto ad uno spirituale e carismatico. La sua forza attraente riesce a bilanciare quella malefica di Crowley e ricorda, lontanamente, la lupa di Verga…
E’ la Sicilia dei vinti. La lotta per la sopravvivenza che induce i protagonisti a commettere azioni che li renderanno colpevoli, ma ingiudicati. Sfuggiti alla legge per fortuiti casi del destino, i personaggi raccontati da Soldano, hanno tutti un potenziale inespresso o incapace di essere sfruttato.
Sconfitti, delusi, solitari con una bellezza tutta verghiana.
La narrazione procede secondo un modo ondulatorio, per analessi, avanti e indietro nel tempo, regalando al lettore dei flashback che fanno luce sulla vita di alcuni personaggi chiave del romanzo.
Il 13 ricorre spesso nella narrazione e, conoscendo i vezzi di questo autore, dobbiamo creder che ci sia una relazione tra il numero scelto e il suo significato cabalistico. Stesso accorgimento anche per la scelta del venerdì come giorno in cui muore la protagonista Giuseppina.
Secondo le credenze popolari, infatti il “venerino” – nato di venerdì – riesce a prevedere il futuro e gli spiriti maligni non hanno nessuna influenza su di lui. Chi nasce di venerdì può tranquillamente abitare in una casa invasa dagli spiriti, senza che venga da questi disturbato.
Le leggende raccontano che le donne di Palermo ogni venerdì si recavano alla chiesa delle Anime dei corpi decollati, dopo aver offerto il loro rosario, si avvicinavano alle lapidi dei loro defunti per sentire se ciò che esse desideravano venisse loro concesso.
Per gli esoterici, il 13 rappresenta il principio dell’ineluttabilità del cambiamento, il significato di questo concetto, è un monito a non aggrapparsi a ciò che non sostiene più l’evoluzione… i vinti. La morte, in attesa di riscatto e di rinascita.
“La maledizione dell’abbazia di Thelema” è romanzo di male fimmine, sortilegi, superstizioni e fatti di cronaca realmente accaduti, mischiati in un potpourri ben riuscito. Una libro affascinante che stregherà religiosi e miscredenti.
https://fimminachelegge.wordpress.com/2017/07/10/la-maledizione-dellabbazia-di-thelema-di-accursio-soldano-la-satanismo-di-crowley-la-sicilia-di-verga-i-vinti-la-lupa/
venerdì 7 luglio 2017
lunedì 19 giugno 2017
LA STRADA DEGLI SCRITTORI: SI PRESENTA LA MALEDIZIONE DELL'ABBAZIA DI THELEMA
Il
romanzo “La maledizione dell'Abbazia di Thelema” è stato selezionato e inserito nel calendario degli eventi
de “La Strada degli Scrittori”.
La
Strada degli scrittori è un itinerario che invita a ripercorre i
luoghi vissuti e amati da scrittori siciliani di prima grandezza:
Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia,
Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Antonio Russello, Rosso di San Secondo, e quelli descritti nei romanzi, a contatto con i volti e le variegate personalità ampiamente dettagliate in pagine e pagine di letteratura e di teatro che hanno appassionato e formato intere generazioni.
Il romanzo “La maledizione dell'abbazia di Thelema” sarà presentato durante il talk letterario "Sicilia oltre la Strada" che si terrà venerdì 23 giugno alle ore 18:30 presso l'ex Collegio dei Filippini ad Agrigento. L'incontro, coordinato dal giornalista e critico Gero Micciché, tratterà i temi oggetto di ogni opera selezionata e riflessioni legate agli argomenti trattati in ogni romanzo, oltre a proporre riflessioni sul tema della Sicilia in letteratura, del rapporto tra lo scrittore siciliano e la propria terra, con particolare riferimento agli scrittori simbolo della Strada degli Scrittori.
Andrea Camilleri, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Antonio Russello, Rosso di San Secondo, e quelli descritti nei romanzi, a contatto con i volti e le variegate personalità ampiamente dettagliate in pagine e pagine di letteratura e di teatro che hanno appassionato e formato intere generazioni.
Il romanzo “La maledizione dell'abbazia di Thelema” sarà presentato durante il talk letterario "Sicilia oltre la Strada" che si terrà venerdì 23 giugno alle ore 18:30 presso l'ex Collegio dei Filippini ad Agrigento. L'incontro, coordinato dal giornalista e critico Gero Micciché, tratterà i temi oggetto di ogni opera selezionata e riflessioni legate agli argomenti trattati in ogni romanzo, oltre a proporre riflessioni sul tema della Sicilia in letteratura, del rapporto tra lo scrittore siciliano e la propria terra, con particolare riferimento agli scrittori simbolo della Strada degli Scrittori.
lunedì 15 maggio 2017
LA COMMEDIA "BALLATA PER COMICO SOLO" VINCE IL PREMIO INTERNAZIONALE "NAVARRO"
Grande
successo di pubblico per la IX edizione del Premio internazionale
Navarro che si è svolta all’interno della sala convegni della
Banca Credito Cooperativo di Sambuca di Sicilia,
Nel
corso della mattinata si è tenuto il secondo Convegno di Studi
Navarriani con le relazioni di numerosi esponenti della cultura e la
partecipazione di dirigenti e docenti dell’hinterland. Presenti
varie delegazioni di studenti, fra cui prima quelli dell’Istituto
Fra Felice da Sambuca. Ad accogliere gli ospiti gli alunni
dell'istituto ”Amato Vetrano” di Sciacca ed il Leo Club Sambuca
Belice.
Nel
pomeriggio si è invece, svolta la cerimonia di premiazione
coordinata da Claudia Brunetta. La
giuria, presieduta da Enzo
Randazzo, affiancato da Loretta Abruzzo, Paola Armato, Salvatore Lo
Giudice, Giuseppe Di Pietra, Angela Balistreri, Angela Campo, Alice
Titone, Gisella Mondino, Claudia Brunetta, Daniela Rizzuto, Paolo
Marciante, Alessandro Becchina e Annalia Todaro, ha deciso di
assegnare, oltre ai premi per le sezioni in concorso, anche premi
speciali a personalità che si sono distinte per il loro impegno nei
campi della cultura. Il primo premio nella sezione
teatro è stato assegnato alla mia commedia “Ballata per comico solo”.
Commedia questa, che ha già ricevuto tre premi in
altrettanti concorsi.
martedì 28 marzo 2017
GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO 2017
Anche a Sciacca si è svolta la giornata mondiale del teatro e prima dello spettacolo di Gianfranco D’Angelo e Demo Mura (la cui performance ricordava molto da vicino il linguaggio di #Lenny Bruce), l’amministrazione comunale ha voluto premiare le compagnie teatrali amatoriali che operano a Sciacca e il sottoscritto che negli anni si è distinto per i numerosi premi conquistati in campo nazionale con i suoi testi messi in scena a Roma nel prestigioso e storico teatro Aurelio ed al Fringe festival.
La serata è stata presentata da Fabio Piazza e dall’assessore Salvatore Monte che non ha risparmiato una frecciata non velata alla
cosiddetta “Intellighenzia” saccense che invoca un giorno si ed uno no il ricorso alla cultura come mezzo per migliorare e migliorarsi ma sistematicamente è assente alle manifestazioni a meno che non ci siano amici e parenti a fare gli "attori principali" per poi gridare al "successo" cittadino.
E ieri il pubblico non era numeroso.
La performance di D’Angelo e Mura è stata divertente. E se conosciamo a fondo la carriera di D’Angelo, una sorpresa positiva è stato Demo Mura il quale usa un linguaggio non convenzionale che va “interpretato”. D’altronde, come lui stesso ha dichiarato: “non sono un comico, sono un intrattenitore”.
Due frasi (quella di Monte e di Mura) che dovrebbero far riflettere molti operatori teatrali amatoriali, i quali credono che il teatro sia una forma di passatempo culturale buono per ogni occasione e finiscono per commettere quattro errori fondamentali:
1 La messa in scena di una commedia non è sostituibile con una estrazione di biglietti
2 Un testo teatrale è diverso da un copione di carnevale
3 Imparare a memoria un testo non significa recitare
4 Il confronto con altre realtà serve a crescere e aggiustare eventuali difetti.
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